Massimo Miceli


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Dlgs incentivi, Unioncamere: poche imprese conoscono le opportunità

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Dlgs incentivi, Unioncamere: poche imprese conoscono le opportunità

Gli incentivi ci sono, quello che manca è la conoscenza in merito. Lo rivela Unioncamere, nel corso di un’audizione parlamentare dedicata al nuovo schema di decreto legislativo sul codice degli incentivi. Dall’analisi, si scopre che in Italia soltanto un’impresa su cinque è davvero consapevole degli incentivi disponibili per il proprio settore e per il territorio in cui opera. A rivelarlo è stata 

Secondo i dati illustrati dal segretario generale Giuseppe Tripoli, un terzo delle piccole e medie imprese scopre l’esistenza di strumenti di sostegno solo tramite consulenti privati, un canale che rischia di lasciare fuori molte realtà imprenditoriali meno strutturate.

Il ruolo delle Camere di commercio

Negli ultimi anni il sistema camerale ha intensificato gli sforzi per colmare questo divario, mettendo a disposizione sportelli informativi e servizi di assistenza. Migliaia di imprese sono state seguite in percorsi di orientamento e accesso ai bandi, ma i dati dimostrano che il gap di conoscenza rimane ampio, soprattutto tra le Pmi.

Tripoli ha sottolineato come manchi un vero punto di riferimento capace di accompagnare le aziende in tutte le fasi: dalla conoscenza delle misure, alla presentazione delle domande, fino all’attuazione concreta dei progetti finanziati.

La proposta di un “last resort”

Secondo Unioncamere, serve una struttura centrale che faccia da “last resort”, ovvero da perno stabile per la gestione degli incentivi. L’idea è quella di un soggetto pubblico in grado di garantire continuità e trasparenza, con una funzione di raccordo tra Stato, territori e imprese.

“Il decreto legislativo – ha spiegato Tripoli – è ben costruito e fissa con chiarezza una serie di priorità. Ma occorre rafforzarne l’attuazione. Sarebbe utile prevedere una struttura presente lungo tutto il ciclo di vita degli incentivi, dalla progettazione fino alla fase esecutiva”.

Unioncamere candidata a guidare il processo

Il segretario generale ha poi indicato una possibile soluzione: “Pensiamo che Unioncamere e il sistema camerale possano svolgere questo ruolo. Abbiamo radicamento sul territorio, esperienza di contatto diretto con le imprese e strumenti già operativi. Potremmo essere il punto di riferimento per rendere gli incentivi davvero accessibili”.

Un nodo cruciale per la competitività

Non è solo la burocrazia a frenare lo sviluppo. Manca anche una diffusione chiara e capillare delle informazioni, altrimenti c’è il concreto rischio che molte opportunità rimangano sulla carta. Per le Pmi, che rappresentano l’ossatura del tessuto produttivo italiano, la possibilità di accedere a contributi e agevolazioni può fare la differenza tra crescere o restare indietro.

Il Parlamento, chiamato a esaminare lo schema di decreto, dovrà ora valutare se accogliere la proposta di Unioncamere e rafforzare il sistema di accompagnamento alle imprese. 

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Adolescenti: qual è l’impatto dei social?

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Adolescenti: qual è l’impatto dei social?

Quasi il 60% degli adolescenti subisce provocazioni legate a peso, altezza, colore della pelle, capelli. E 8 su 10 criticano il proprio corpo, tanto che più del 50% modifica il modo di vestirsi per paura dei giudizi. Lo rivela l’indagine “Affettività e stereotipi di genere. Come gli adolescenti vivono relazioni, genere e identità”, condotta da Webboh Lab per ActionAid, realizzata attraverso i fondi 8×1000 dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gacape.

La pressione estetica esercitata dai social media ha un impatto fortissimo sulla vita di ragazze e ragazzi. Oltre 7 su 10 riconoscono come i corpi perfetti o ritoccati proposti online siano irreali, ciononostante, sempre 7 su 10 vogliono cambiare il proprio aspetto per apparire all’altezza di standard di bellezza irraggiungibili. Inoltre, le ragazze sono bersaglio di aspettative più dei ragazzi.

Discriminati e derisi

All’80% degli adolescenti viene detto costantemente quali sono le cose giuste da fare “per essere maschi e femmine”. Troppo spesso il porno diventa l’unica “scuola” per loro. 
Inoltre, oltre il 71% del campione ha assistito a situazioni di derisione, discriminazione per come ci si veste, esprime o si muove, o perché considerata “troppo femminile” o “troppo maschile”.

Allo stesso tempo. tra i più giovani cresce la consapevolezza critica verso i modelli di genere rigidi e giudicanti che vengono imposti anche online. Ma aspettative digitali e giudizio sociale si intrecciano rivelando come sia complesso lo spettro dell’esclusione e della violenza.

Cinque modi di vivere gli stereotipi di genere e la pressione sociale

Dall’analisi di 17 caratteristiche su stereotipi di genere, pressione sociale, emozioni, media e cultura emergono 5 profili. I più numerosi sono gli Adolescenti anti-stereotipi e i Vigili Culturali (46%): pronti ad accogliere la parità di genere in modo attivo, critico, empatico. Più ampi ma silenziosi sono i Tradizionalisti Inconsapevoli (21%): aderiscono a ruoli predefiniti in modo apparentemente innocuo, ma riproducono stereotipi di genere della società patriarcale.

I Giustificazionisti (16%) giustificano la violenza come forma d’amore e colpevolizzando le vittime, a riprova di quanto il sessismo interiorizzato sia ancora presente anche tra i più giovani. I Progressisti Distorti (17%) dimostrano invece quanto la cultura digitale possa generare confusione: rifiutano gli stereotipi più visibili ma legittimano controllo e violenza.

Dubbi sull’affettività: a chi rivolgersi?

Dalle risposte degli adolescenti riguardo i percorsi educativi su sesso e affettività emerge con forza la necessità di affrontare a scuola sessualità, affettività e relazioni anche come prevenzione della violenza (punteggio medio 8,25). 

Oltre la metà dei partecipanti al sondaggio dichiara di non sapere a chi rivolgersi nel caso di dubbi su sesso, pur riconoscendo l’utilità dei consultori. Ed è il porno a dare risposte per mancanza di alternative sicure. Ma circa 7 su 10 riconoscono che il porno influenza negativamente l’immaginario su relazioni e consenso, evidenziando la necessità di un’educazione come strumento di consapevolezza, non di censura.

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La guida definitiva per un manuale HACCP conforme

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La sicurezza alimentare è un tema di grande importanza per ogni attività che tratta, produce o somministra cibi e bevande.

Un sistema di gestione efficace, come quello fornito dall’HACCP, non solo protegge la salute dei consumatori ma garantisce anche la conformità legale e la credibilità dell’azienda.

Vogliamo allora offrire una panoramica completa sul sistema HACCP e su come redigere un manuale operativo.

È fondamentale infatti comprendere che questo approccio è utile per prevenire i rischi e migliorare la qualità dei processi, trasformando la gestione della sicurezza alimentare da un obbligo a un’opportunità di crescita.

Che cosa è l’HACCP?

L’HACCP, acronimo di Hazard Analysis and Critical Control Points, è un sistema preventivo e organizzato che si concentra sulla prevenzione dei pericoli per la sicurezza alimentare.

Nato negli anni ’60 per garantire l’igiene degli alimenti destinati agli astronauti della NASA, questo metodo viene ora applicato a livello globale in tutte le fasi della catena alimentare.

Il suo scopo principale è identificare i potenziali rischi – biologici, chimici o fisici – e stabilire misure di controllo per evitarli.

I principi dell’HACCP

Per mettere in pratica l’HACCP, si seguono sette principi. Inizialmente, si procede con l’analisi dei pericoli per individuare i punti critici di controllo (CCP), ovvero quelle fasi del processo in cui si può intervenire per eliminare o ridurre un rischio.

Vengono poi definiti i limiti critici per ciascun CCP, si stabiliscono le procedure di monitoraggio e si definiscono le azioni correttive da intraprendere in caso di scostamenti.

Si creano poi procedure per la verifica del sistema e, infine, si istituisce un sistema di registrazione e documentazione.

Il manuale HACCP è quel documento operativo che non può mancare

Il manuale per HACCP è un documento che raccoglie e descrive tutte le procedure operative e le registrazioni di un’azienda.

Non si tratta di un semplice fascicolo di istruzioni, ma di una guida pratica che aiuta i lavoratori a comprendere e applicare le normative in materia di igiene e sicurezza.

Questo manuale include l’organigramma aziendale, la descrizione dei prodotti, l’analisi dei pericoli, la procedura di sanificazione e le schede di autocontrollo. Un documento ben strutturato non solo è conforme alla legge ma diventa anche uno strumento per la formazione continua del personale.

Come redigere un manuale HACCP: passaggi essenziali per un risultato efficace

Redigere un manuale HACCP richiede metodo e precisione. Il primo passo è formare un team HACCP interno. Successivamente, si descrivono i prodotti, i processi produttivi e si realizzano i diagrammi di flusso.

A questo punto, si analizzano i pericoli e si identificano i punti critici di controllo (CCP) che sono le aree di maggior rischio. Una volta definiti, si stabiliscono i limiti critici e si decidono le procedure di monitoraggio.

Le azioni correttive, la verifica del sistema e la tenuta dei registri sono le fasi successive che completano il lavoro di redazione, facendo in modo che l’azienda sia sempre preparata ad ogni evenienza.

Vantaggi dell’applicazione HACCP

Implementare l’HACCP e disporre di un manuale conforme offre numerosi benefici che vanno ben oltre la semplice ottemperanza agli obblighi di legge.

Un’azienda che dimostra un impegno concreto per la sicurezza e l’igiene degli alimenti guadagna la fiducia dei clienti e migliora la propria reputazione sul mercato.

Si riducono gli sprechi, si ottimizzano le procedure e si evitano costose sanzioni. L’applicazione rigorosa del sistema HACCP migliora inoltre le condizioni di lavoro e la professionalità di tutto il team.

L’importanza della formazione

Un manuale HACCP, per quanto ben scritto, non può funzionare senza un’adeguata formazione del personale. I lavoratori devono conoscere e comprendere appieno le procedure, le responsabilità e l’importanza delle loro azioni quotidiane.

La formazione continua garantisce che tutti siano aggiornati sulle normative vigenti e sulle migliori prassi del settore.

Solo quando ogni membro del team è consapevole del proprio ruolo nella catena di controllo, il sistema può operare al massimo della sua efficienza, contribuendo attivamente alla salute pubblica e al successo dell’impresa.

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Trent’anni di consumi: gli italiani spendono meno in cibo ed energia, più in tecnologia e tempo libero

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Trent’anni di consumi: gli italiani spendono meno in cibo ed energia, più in tecnologia e tempo libero

Nel 2025 ogni italiano ha speso in media 22.114 euro, circa 239 euro in più rispetto all’anno scorso. È un passo avanti, ma non sufficiente a tornare ai livelli pre-crisi: c’è ancora un deciso gap con il massimo storico registrato nel 2007, con un “buco” di circa 220 euro a testa.
Lo racconta l’analisi dell’Ufficio Studi di Confcommercio sui consumi delle famiglie italiane dal 1995 a oggi.

Lo smartphone al posto del vestito nuovo

Ma cosa raccontano i numeri del report? In prima battuta, evidenziano come cambiate le priorità degli italiani. Negli ultimi trent’anni la voce che più di tutte è esplosa è quella legata alla tecnologia: computer, telefoni e internet hanno visto crescere la spesa di quasi il 3.000%. In altre parole, quello che un tempo era un lusso oggi è diventato indispensabile.

Anche il tempo libero riveste un ruolo fondamentale: tra cinema, concerti, sport e attività culturali, la spesa è più che raddoppiata (+120%). Meno entusiasmo, invece, per i viaggi (+18%) e i ristoranti (+25,7%), che pur essendo in ripresa non hanno ancora superato lo shock del Covid.

Si spende meno anche per l’energia

Al contrario, i cosiddetti beni tradizionali hanno sempre meno peso. Gli italiani spendono meno per mangiare in casa (-5,1% rispetto al 1995) e anche l’abbigliamento segna una lieve flessione (-0,5%). Mobili ed elettrodomestici restano sostanzialmente stabili, mentre l’energia domestica segna un crollo del 35%. Non è solo questione di bollette: dietro c’è il miglioramento delle tecnologie, elettrodomestici più efficienti e una maggiore attenzione al risparmio.

Conti in ordine, ma la fiducia deve consolidarsi

Dal punto di vista economico, l’Italia non se la passa male: i redditi reali delle famiglie sono più alti rispetto al periodo pre-pandemico, l’inflazione si aggira attorno al 2% e lo spread è sotto controllo. Eppure, gli italiani continuano a percepirsi più poveri di quanto non siano davvero. Questa sensazione di insicurezza spinge a risparmiare e, di fatto, rallenta i consumi.

Secondo le stime, se la fiducia dovesse consolidarsi, già nel 2025 la spesa delle famiglie potrebbe crescere di un ulteriore 1%, con un impatto positivo anche sul PIL, atteso a +0,7%.

Un’Italia che cambia 

Il quadro che emerge è quello di un Paese che spende meno in beni materiali e più in esperienze e servizi. Smartphone e viaggi hanno sostituito vestiti e mobili come simboli di benessere. Un cambiamento lento ma costante, che racconta un’Italia più digitale, più attenta al tempo libero e meno legata al consumo tradizionale. 

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Adolescenti e stereotipi: come i giovani italiani vedono i ruoli di genere

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Adolescenti e stereotipi: come i giovani italiani vedono i ruoli di genere

Quali sono le opinioni dei ragazzi e delle ragazze in merito a relazioni, lavoro e parità? Siamo andati aventi o le antiche convinzioni sono difficili da scardinare? A questo quesito ha risposto l’Istat, in collaborazione con il Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio, che ha realizzato una ricerca per analizzare quanto siano diffusi stereotipi di genere tra adolescenti italiani.

L’obiettivo è capire come certi pregiudizi culturali influenzino il modo in cui i giovani si relazionano e costruiscono opinioni sulla violenza e sull’uguaglianza.
La ricerca si fonda sull’idea, espressa anche dalla Convenzione di Istanbul, che superare i modelli tradizionali sia fondamentale per prevenire la violenza e promuovere pari diritti tra uomini e donne.

Relazioni fra giovani: il sostegno reciproco è l’aspetto più importante 

Anche se dalla ricerca emergono dati non esattamente incoraggianti, ci sono però delle belle notizie. Ad esempio, alla domanda su cosa sia importante in una relazione sentimentale, quasi la metà degli adolescenti (48,1%) risponde che è fondamentale sostenersi nei momenti difficili. Seguono sincerità, fedeltà e comprensione. Solo una piccola parte ritiene prioritari la bellezza o l’attrazione fisica.

Quasi un terzo dei giovani (29,1%), però, continua a pensare che la gelosia sia una dimostrazione d’amore, soprattutto tra i maschi più giovani.

L’immagine conta di più per le ragazze? 

Venendo invece a modelli che si vorrebbero obsoleti, si scopre che anche oggi tra le opinioni più diffuse c’è quella secondo cui l’aspetto estetico sia più rilevante per le ragazze che per i ragazzi. Lo pensa il 56,4% degli intervistati, con percentuali più alte tra i maschi e tra i giovani di cittadinanza straniera.

Lo stereotipo risulta più diffuso tra chi vive in famiglie con basso livello d’istruzione o in condizioni economiche meno favorevoli.

La cura della casa è ancora considerata una cosa “da donne” 

L’idea che gli uomini siano meno adatti ai compiti domestici trova il consenso di un quarto dei giovani (24,9%). È una visione ancora presente, specialmente tra i maschi (30,4%), ma tende a diminuire con l’età.

Anche in questo caso, emerge un legame chiaro tra l’adesione agli stereotipi e il livello di istruzione della madre: i figli di donne laureate tendono a pensarla diversamente.

Scienza e tecnologia: un settore “maschile”?

Il 21,2% degli adolescenti crede che i ragazzi siano più portati delle ragazze nelle materie scientifiche e tecnologiche. Questo pregiudizio è più forte tra i maschi (29,1%) e tra i ragazzi stranieri. Sebbene l’età non influisca molto, le famiglie più istruite contribuiscono a ridurre questa percezione, in particolare quando le madri hanno titoli di studio universitari.

Lavoro e carriera: un modello ancora senza parità

Solo il 14,6% degli intervistati pensa che il successo lavorativo sia più importante per un uomo che per una donna, ma il divario tra maschi e femmine è netto: è d’accordo il 22% dei ragazzi, contro solo il 6,7% delle ragazze. Tra gli adolescenti stranieri, questa visione è più comune, soprattutto tra i maschi.

Ancora una volta, le madri con un alto livello d’istruzione rappresentano un fattore di apertura: le figlie di madri laureate sono le meno inclini ad accettare questo stereotipo.

La differenza? La fanno il contesto culturale e familiare

L’indagine mostra che gli stereotipi resistono di più in contesti segnati da minori opportunità educative. L’ambiente familiare gioca un ruolo fondamentale: figli di genitori con alti livelli di istruzione, soprattutto madri, mostrano maggiore consapevolezza e meno adesione ai luoghi comuni.

Intervenire sull’educazione, nelle scuole e nelle famiglie, si conferma un passaggio cruciale per promuovere una cultura più equa e rispettosa.

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Vacanze e truffe: nell’ultimo anno 9 milioni di “vittime”

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Vacanze e truffe: nell’ultimo anno 9 milioni di “vittime”

Con l’estate si moltiplicano le truffe ai danni dei viaggiatori: secondo l’indagine commissionata da Facile.it a EMG Different nell’ultimo anno oltre 9 milioni di italiani hanno subito una truffa o un tentativo di frode. Il danno economico supera 560 milioni di euro.

La tipologia più comune di frodi è quella della casa fantasma, che negli scorsi 12 mesi ha colpito quasi 5,4 milioni di italiani. Due vittime su tre sono riuscite a scoprire l’inganno prima di partire, ma per quasi 1,8 milioni l’amara sorpresa è arrivata una volta giunti a destinazione.

Sono invece 851mila (16,3%) gli italiani che hanno trovato la struttura o la camera d’albergo già occupata da altri, mentre circa 560mila, una volta arrivati a destinazione si sono accorti che la sistemazione prenotata era decisamente diversa rispetto a come appariva nell’annuncio.

L’identikit dei truffati

Il fenomeno delle truffe riguarda trasversalmente tutta la popolazione, anche se i bersagli prediletti sono i più giovani.
Nella fascia compresa tra 18 e 24 anni le percentuali di truffe o tentativi di frode sono state pari al 61%, a fronte di una media nazionale del 28%.

Dal punto di vista dei canali utilizzati per portare a termine le truffe non sorprende  che i malviventi si “muovano” con più frequenza sfruttando i portali (veri o falsi) di prenotazione vacanze (53%).
Non mancano però le frodi sui social network (26,3%) e quelle che passano da portali immobiliari o annunci generalisti (20,1%).

Nessun tipo di struttura è esente dal rischio

Attenzione, però, a non abbassare la guardia solo perché si prenota fuori dal web. Quasi 500.000 italiani hanno rischiato di cadere in trappola tramite il classico cartello di affitto.
Di fatto, sovente oggetto di truffa sono le case vacanze (39%) o i B&B (35%), ma nessun tipo di struttura è esente dal rischio, tanto che in 1 caso su 4 la frode riguardava un hotel, mentre nel 18,5% dei casi, un villaggio vacanza.

Inoltre, le truffe non riguardano solo le strutture ricettive, ma anche altri prodotti o servizi legati alle vacanze. Ad esempio, nell’ultimo anno quasi 1,5 milioni di italiani hanno subito una truffa mentre erano alle prese con l’acquisto di biglietti aerei.

Noleggio auto, un caso a parte

L’11%, pari a 3,7 milioni di viaggiatori, invece, ha subito una truffa o un tentativo di frode mentre stava prenotando un’escursione.
Discorso a parte merita il noleggio dell’auto, con quasi il 10% degli intervistati che ha dichiarato di essere stato vittima di una truffa, o tentativo di frode.

In questo caso pesano non solo le truffe vere e proprie, come noleggiatori non esistenti, ma anche alcuni problemi che spesso si verificano quando si è alle prese con il noleggio auto.
Tra questi, la presenza di condizioni contrattuali poco chiare, la mancanza di trasparenza su franchigie e coperture assicurative, e l’addebito di somme importanti per piccoli danni fatti alla vettura.

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Come è cambiato il ruolo della farmacia negli ultimi 5 anni?

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Come è cambiato il ruolo della farmacia negli ultimi 5 anni?

La pandemia ha cambiato molte cose nelle nostre abitudini, compresa la percezione e “l’uso” della farmacia da parte dei cittadini. Da semplice luogo di dispensazione dei farmaci, si è trasformata in un punto di accesso privilegiato ai servizi sanitari di base, consolidando la sua funzione pubblica.

Durante l’emergenza sanitaria, le farmacie hanno dimostrato una sorprendente capacità di adattamento, offrendo tamponi, vaccini e supporto informativo alla popolazione.

Fiducia, continuità e vicinanza

Secondo il rapporto “La nuova farmacia pilastro del SSN” realizzato dal Censis in collaborazione con Federfarma, la metà degli italiani visita la farmacia almeno una volta al mese. Tra gli over 64, quasi uno su due vi si reca ogni settimana.

Alto il livello di fedeltà: sei cittadini su dieci dichiarano di rivolgersi sempre alla stessa farmacia, indipendentemente dai prezzi o dai servizi offerti. Questo dato evidenzia il forte legame di fiducia instaurato nel tempo.

Salute e benessere: un nuovo binomio

Oltre al ruolo sanitario tradizionale, la farmacia viene oggi vista anche come punto di riferimento per il benessere quotidiano.

Il 46% degli intervistati associa la farmacia a prodotti e servizi dedicati alla salute globale della persona, in linea con una visione più ampia del concetto di salute, che abbraccia anche la prevenzione e la qualità della vita.

Una rete capillare al servizio di tutti

Il valore della prossimità è ritenuto fondamentale: nove italiani su dieci sottolineano la comodità di avere una farmacia sempre accessibile nelle vicinanze.

L’attenzione verso le fasce fragili della popolazione è forte: oltre il 92% riconosce alle farmacie un ruolo centrale nel supporto agli anziani e ai pazienti cronici.

Verso la farmacia dei servizi

Crescono le aspettative rispetto all’ampliamento delle prestazioni disponibili. Gli italiani chiedono test diagnostici rapidi, consegna dei farmaci a domicilio, sportelli per prenotazioni mediche e persino la possibilità di scegliere il proprio medico.

Tuttavia, quasi il 40% teme che non tutte le farmacie siano pronte ad affrontare questa trasformazione.

Una sfida per il futuro della sanità di prossimità

La maggioranza degli intervistati si dice favorevole all’evoluzione della farmacia in presidio territoriale stabile. Un modello che, secondo gli esperti, dovrà essere integrato nel Servizio Sanitario Nazionale per rispondere con efficacia ai bisogni diversificati di una popolazione sempre più esigente.

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Arriva il primo slow social che dice basta alle relazioni mordi e fuggi

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Arriva il primo slow social che dice basta alle relazioni mordi e fuggi

Slow social, slow time, slow life: basta con le relazioni mordi e fuggi, servono soluzioni che diano ai giovani, e non solo, soluzioni diverse.
A sfidare il paradigma dominante della velocità e dell’immediatezza è una rinnovata esigenza di autenticità nelle relazioni. È da questa necessità che nasce un social network innovativo per proporre un approccio completamente diverso alla socialità online.
Si chiama Intrigue e si posiziona come pioniere del movimento slow social, una filosofia che privilegia la qualità delle interazioni rispetto alla quantità.

“Si tratta di un’applicazione che vuole realizzare un sogno, quello di riportare in primo piano i valori relazionali e individuali tra le persone, ridando loro centralità e responsabilità”, spiega Walter Mazzucchelli, ideatore della piattaforma.

Un meccanismo rivoluzionario e alla portata di tutti

Per poter offrire soluzioni diverse occorre lavorare con un linguaggio ‘riconoscibile’. Il meccanismo di funzionamento di Intrigue è rivoluzionario e alla portata di tutti.
“Il gioco è semplice, chi invia un messaggio deve accoppiare un’immagine a una parola. L’immagine viene scomposta in un puzzle che il destinatario deve risolvere per accedere al messaggio di testo. Si crea così un dialogo tra le parti comprensibile solo ai due interlocutori”, chiarisce Mazzucchelli.

La piattaforma si distingue dall’approccio dominante nel settore. “Sappiamo bene di essere in controtendenza, tutti vanno fast, velocissimi. Noi siamo totalmente l’opposto – aggiunge Mazzucchelli -. Però abbiamo percepito che questo è il momento giusto per cambiare, per rivoluzionare, per riprendere i valori interpersonali”.

Verso un utilizzo più consapevole della tecnologia

Oltre alla sua funzione sociale, Intrigue incorpora anche un elemento educativo. Ogni giorno, la piattaforma invia agli utenti una ‘pillola’ di cultura sotto forma di puzzle, stimolando l’apprendimento attraverso il gioco e la scoperta. Questa caratteristica sottolinea l’impegno della piattaforma verso un utilizzo più consapevole e arricchente della tecnologia. Il potenziale di mercato appare significativo.

Con una proiezione di 5,42 miliardi di utenti totali di social media a livello mondiale entro il 2025 c’è ampio spazio per realtà che offrono alternative al modello in voga.
Alcuni studi confermano che entro pochi anni più del 50% dei social verrà ridotto in modo drastico, perché il criterio della velocità non è più premiante.

Ripensare il concetto di socialità digitale

L’approccio di Intrigue non è tanto una critica ai social media esistenti quanto una proposta per un loro utilizzo più consapevole.
“Non combattiamo i social, ma vorremmo solo usarli in un modo un po’ più appropriato”, precisa Mazzucchelli come riferisce Askanews.

La piattaforma punta a riportare al centro dell’esperienza digitale valori come la riflessione, la pazienza e la profondità delle relazioni.
Intrigue rappresenta quindi non solo un nuovo social network, ma un ripensamento del concetto stesso di socialità digitale.
In un mondo sempre più veloce e frammentato, la sua proposta di rallentare e approfondire potrebbe rispondere a un bisogno crescente di connessioni più autentiche e significative.

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Economia: nel II trimestre 2025 congiuntura favorevole, ma consumi ancora deboli 

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Economia: nel II trimestre 2025 congiuntura favorevole, ma consumi ancora deboli 

Secondo l’indagine Confcommercio-Censis anche nel secondo trimestre del l’anno l’economia italiana continua a mostrare segnali di vivacità. La presenza di un quadro positivo, le cui evidenze principali sono date dal permanere dell’occupazione ai massimi storici, e dopo oltre un triennio, dal ritorno ad aprile della produzione industriale in territorio debolmente positivo, si riflette nel recupero della fiducia di imprese e famiglie registrato a maggio.

Ma in questo contesto, caratterizzato da turbolenze e incertezze, ma che beneficia di una stabilizzazione dell’inflazione su valori inferiori al 2%, non mancano le incognite legate all’evolversi delle politiche commerciali. E in un’ottica di misurazione del sentiment di più lungo termine, la fiducia resta sotto i livelli del 2024.

Il contesto internazionale frena la fiducia

L’incertezza sugli sviluppi futuri della situazione internazionale potrebbe frenare il recupero della fiducia, uno degli elementi portanti per il miglioramento degli investimenti e dei consumi nella seconda parte dell’anno.

Stando alle stime Confcommercio, a maggio e giugno il Pil crescerebbe su base congiunturale dello 0,1%, valori che a giugno porterebbero la variazione su base annua allo 0,8%. Nella media del secondo trimestre la stima è di una crescita dello 0,4% congiunturale, andamento su cui hanno inciso i buoni risultati di aprile, e dello 0,9% tendenziale.
Queste stime sono coerenti con la possibilità di realizzare, in assenza di particolari shock, una crescita nell’intero 2025 prossima allo 0,8%.

Permane una scarsa propensione a consumare

L’anello debole della catena continua a essere rappresentato dalle difficoltà dei consumi di instradarsi su un sentiero di crescita consolidato.
Le famiglie italiane, nonostante i miglioramenti occupazionali e reddituali, continuano a mostrare una scarsa propensione al consumo.
Queste valutazioni sono confermate dall’andamento dei consumi misurati nella metrica dell’Indicatore Consumi Confcommercio.

Sulla base delle prime stime, dopo il recupero di aprile a maggio l’indicatore registra una variazione nulla nel confronto annuo.
Il dato è sintesi di una crescita per i servizi (+0,4%) e una riduzione per i beni (-0,3%).
Andamenti che consolidano, al netto di fattori episodici, la tendenza alla terziarizzazione del consumo, mentre sono i beni, soprattutto i più tradizionali, a mostrare maggiori segnali di difficoltà.

Inflazione sotto controllo, prezzi +1,7%

I comportamenti delle famiglie non sembrano, al momento, ancora riflettere i benefici sul reddito disponibile reale derivanti dalla stabilizzazione dell’inflazione che si conferma, anche a giugno, sotto controllo.
Le stime indicano per giugno una variazione dei prezzi al consumo dello 0,1% congiunturale, confermando la crescita su base annua all’1,7%.

L’esaurirsi delle moderate spinte inflazionistiche registrate nella parte finale del 2024, e l’ipotesi del permanere dell’inflazione sui livelli attuali anche nei prossimi mesi, è confermata dalla scelte della BCE, che attuando una politica monetaria meno restrittiva, evidenzia come al momento il problema principale non sia rappresentato dall’andamento dei prezzi, ma dalla crescita.

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Il cibo straniero è più pericoloso di quello Made in Italy? Servono etichette “trasparenti”

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Il cibo straniero è più pericoloso di quello Made in Italy? Servono etichette “trasparenti”

Il numero di prodotti agroalimentari provenienti dall’estero che presentano residui chimici considerati irregolari dalla normativa UE è pari al 5,6% del totale. Per quelli di provenienza nazionale, la percentuale è appena dello 0,7%.
In pratica, il cibo e le bevande che provengono da Paesi extra UE sono otto volte più pericolosi di quelli ‘Made in Italy’.
È quanto emerge dall’analisi della Coldiretti su dati Efsa, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare.

I dati dello studio sono stati diffusi in occasione della ‘Giornata per il vero Made in Italy’, promossa da Fondazione Campagna Amica nei mercati contadini presenti lungo tutta la Penisola.
Durante l’evento è stata rilanciata anche la raccolta firme per chiedere più trasparenza sulle etichette dei prodotti alimentari.

La Dieta Mediterranea è un patrimonio che va difeso

Nel corso della Giornata per il vero Made in Italy, nei mercati di Campagna Amica i cuochi contadini e gli agricoltori hanno organizzato degustazioni, show cooking e giochi per spiegare ad adulti e bambini la grande qualità del cibo 100% italiano.
È stata anche sottolineata l’importanza di seguire i principi della Dieta Mediterranea, un patrimonio del Paese che va difeso dai rischi connessi all’attuale normativa.

Inoltre, per l’occasione, è stata organizzata la raccolta di firme per la proposta di legge di iniziativa popolare che renda obbligatoria l’origine degli ingredienti sulle etichette di tutti gli alimenti in commercio all’interno dell’Unione Europea.

Basta poco per diventare 100% italiano

L’ultima trasformazione prevista dal codice doganale dei cibi permette ai prodotti esteri di diventare 100% italiani. Basta che vengano utilizzati metodi di lavorazione specifici anche minimi.

E così, dalle cosce di maiale olandesi che diventano ‘prosciutti tricolori’ ai semilavorati cinesi usati nei prodotti trasformati di frutta e ortaggi, solo due esempi della scarsa tutela del Made in Italy, questo scandalo è favorito anche dalla scarsità di controlli a livello comunitario. E non si tratta solo dei controlli relativi alla documentazione allegata.

Meno del 10% dei prodotti agroalimentari in arrivo in Europa viene controllato “fisicamente”

Si stima infatti che solo meno del 10% dei prodotti agroalimentari in arrivo in Europa dai Paesi extra UE venga sottoposto a verifiche fisiche, ovvero, tese a testarne la salubrità.
Ci sono poi porti “colabrodo”, come quello di Rotterdam, dove vige una totale inadeguatezza dei controlli, e passa di tutto.

Da qui. l’iniziativa di Coldiretti che ha portato oltre diecimila agricoltori alle frontiere italiane, dal Brennero ai porti di Civitavecchia, Salerno e Bari, per chiedere un cambio di passo, con la raccolta di firme per una legge popolare che garantisca l’introduzione dell’obbligo dell’indicazione del Paese d’origine in etichetta.
Questo, su tutti i prodotti alimentari in commercio all’interno dei territori dell’Unione Europea.