Category Archives

17 Articles

Varie

Il cibo? Gli italiani lo vogliono sicuro

Posted by Massimo Miceli on
Il cibo? Gli italiani lo vogliono sicuro

Si sa che per gli italiani il cibo sia un’assoluta priorità. Per fortuna, anche in anni difficili come lo sono stati quelli della pandemia, gli agricoltori di casa nostra hanno saputo garantire la continuità delle forniture di cibo salutare e sicuro, contribuendo alla sostenibilità ambientale e alla lotta al riscaldamento globale. I nostri connazionali riconoscono questo valore, come sottolinea il secondo numero dell’Osservatorio Enpaia-Censis “L’agricoltura italiana nelle nuove sfide”. 

Il ruolo delle imprese agricole

Ma agli imprenditori dell’agricoltura viene chiesto molto, anche aspetti che apparentemente esulano dal loro core business. Per il 54% degli italiani infatti, gli imprenditori agricoli devono garantire la disponibilità di cibo sicuro, sano, sostenibile e di alta qualità; per il 29% la tutela del benessere degli animali allevati; per il 24% la promozione della vita nei luoghi rurali e nelle campagne; per il 19% un’offerta articolata di cibo di qualità; per il 16% la sua fornitura in modo stabile in ogni situazione. Insomma, tanti ruoli che vanno ben oltre la coltivazione o l’allevamento.

Il 96% degli italiani apprezza

Tutto questo impegno è però riconosciuto. L’agricoltura e i suoi protagonisti, riferisce Italpress, hanno visto rinforzare la loro social reputation, il grado di fiducia sociale nei loro confronti, a testimonianza di un’azione efficace e apprezzata: il 96% degli italiani ritiene che l’agricoltura sia molto o abbastanza importante per il nostro futuro. Il 74%, inoltre, è convinto che gli agricoltori abbiano già dato un contributo importante nella lotta al riscaldamento globale, quota più alta di 16 punti percentuali rispetto al dato medio europeo. L’impatto dei costi più alti per il cibo tocca sia i prodotti agricoli subito utilizzabili sia quelli processati dell’industria alimentare.

Un settore da non “lasciare solo”

“Nelle attuali difficoltà resta alta la fiducia degli italiani nell’agricoltura, perchè garantisce gli approvvigionamenti anche nelle situazioni estreme, è impegnata, da tempo, nella lotta al riscaldamento globale e il buon cibo italiano contribuisce al benessere delle persone” ha dichiarato Massimiliano Valerii, direttore generale del Censis. “In questa fase, poi, di fronte al decollo dei costi di energia e materie prime, è essenziale non lasciare sole le imprese agricole, perchè la loro crisi avrebbe costi sociali altissimi”.

Varie

Moda sostenibile e connessa: la vogliono i consumatori

Posted by Massimo Miceli on
Moda sostenibile e connessa: la vogliono i consumatori

Oggi i consumatori si aspettano esperienze e servizi che li aiutino a contribuire a coltivare abitudini sostenibili con i marchi e i prodotti di moda. Al contempo, cresce rapidamente il numero di prodotti connessi, e i consumatori sono sempre più propensi a scannerizzare etichette con lo smartphone per accedere a contenuti e servizi digitali. Insomma, la cultura dell’usa e getta non va più di moda. Tanto che secondo lo studio di Certilogo, la sostenibilità di un prodotto influenza le scelte d’acquisto. E la richiesta di trasparenza è esplicita anche da parte dei consumatori, soprattutto dei Millennial, i più attenti a fare acquisti ‘amici dell’ambiente’: 3 su 4 dichiarano di preoccuparsene molto, rispetto a 6 su 10 tra i Gen Z.

L’importanza delle certificazioni ‘green’

Inoltre, il 93% dei consumatori ritiene che i prodotti che offrono l’accesso a servizi legati alla sostenibilità siano utili, e 1 su 5 ritiene estremamente importanti le certificazioni ‘green’. Le nuove normative nell’ambito della Direttiva Europea sui Tessili Sostenibili e Circolari obbligheranno infatti i marchi della moda a dotare i prodotti di una identità digitale e un passaporto digitale del prodotto in grado di informare i consumatori dell’impatto ambientale del loro acquisto. E ora che i consumatori aspirano a divenire più responsabili sono sempre più interessati a recuperare il massimo valore possibile dai loro acquisti. Oltre il 70% dei consumatori si aspetta di recuperare in parte il valore del prodotto, e la rivendita sembra il metodo più popolare (35,6%). Inoltre, il 16,3% restituirebbe più volentieri il prodotto al brand produttore affinché lo ricicli in cambio di un riconoscimento del suo valore in qualche forma.

Parole d’ordine, autenticità e circolarità

Ma anche sapere che un prodotto è autentico e legittimo è fondamentale per i consumatori, che considerano l’autenticazione il servizio di sostenibilità più utile in assoluto quando si collegano a un prodotto connesso. Questi nuovi comportamenti dall’impronta ‘green’ possono essere sfruttati in maniera lungimirante dai brand per creare una relazione nuova, vera e reciprocamente proficua con i clienti. Ad esempio, i servizi che estendono la vita del prodotto possono ridurre lo spreco, nonché la produzione di articoli non indispensabili: come quelli di cura e di riparazione, richiesti da più del 40% dei consumatori. Perché i servizi che abilitano la circolarità aiutano a ridurre i rifiuti e l’impiego di materie prime.

Ridurre l’impatto sociale e ambientale dell’industria fashion

Per massimizzare sostenibilità e rilevanza, i brand devono quindi superare i confini dello storytelling, offrire esperienze che vadano oltre ‘il racconto delle iniziative green’, e riconoscere il ruolo fondamentale che i consumatori devono giocare per ridurre l’impatto sociale e ambientale dell’industria fashion. I brand che mancheranno di intraprendere i passi giusti verso la sostenibilità, e che non sapranno creare una connessione diretta e duratura con i loro clienti, rischiano di vedersi puniti dai consumatori, oltre che dagli enti regolatori europei e americani.

Varie

 Un “Sistema nel pallone”: gli italiani e il calcio

Posted by Massimo Miceli on
 Un “Sistema nel pallone”: gli italiani e il calcio

Per gli italiani, tifosi o meno, il tanto amato sport nazionale non merita più di essere aiutato: è già particolarmente ricco e non necessita di misure da parte dello stato. Emerge dall’indagine dl titolo Un Sistema nel pallone, condotta da SWG per Inrete. Secondo il sondaggio, per 9 intervistati su 10 il calcio versa in condizioni difficili, e per la metà la crisi è così grave da necessitare di una vera e propria rivoluzione. Opinione condivisa soprattutto tra gli over 55 (56%) e tra chi non segue il calcio (58%). Solo il 7% ritiene che il sistema abbia imboccato la strada giusta per tornare a crescere, e il 4% che il comparto sia in salute.

È tempo di spending review per rilanciare il sistema

Di fronte alle difficoltà il monito che arriva è quello di ridurre gli sprechi, anche a scapito della competitività. Lo sostiene chi non ama il calcio (83%), ma anche gli appassionati (76%). Per il 78% il sistema dovrebbe concentrarsi a sistemare i conti per gettare basi solide per il futuro, percentuale che sale all’85% per gli over 55: indice di come il futuro del pallone non possa che passare da una razionalizzazione interna anziché da un indebitamento continuo. Pena, la disaffezione di una sempre più ampia fetta di popolazione. Infatti, solo il 22% vorrebbe si puntasse sull’aumento dei ricavi, investendo per essere competitivi anche in Europa

Decreto Crescita: il calcio non dovrebbe beneficiarne

Sul fronte ristori e aiuti il giudizio è implacabile: il sistema calcio non li merita. Dal 1 gennaio 2020 il mondo del pallone ha potuto beneficiare del Decreto Crescita, un regime di tassazione agevolata per lavoratori residenti all’estero, che ha favorito l’ingaggio di campioni di livello internazionale da parte dei club italiani. Secondo il 69% degli intervistati si tratta di una scelta sbagliata: anziché favorire il risparmio, questo provoca un ulteriore aumento degli ingaggi ai calciatori, e per il 47% il mondo del pallone è già troppo sprecone e non dovrebbe godere di questi aiuti. Solo gli under 35 (29%), ritengono che la misura debba valere per tutti i settori industriali, senza distinzioni.

Una voglia di cambiamento a 360 gradi

Da qui la necessità di riforme a lungo termine. Tra queste, l’incentivo agli investimenti per favorire la crescita dei giovani calciatori (91%), l’introduzione di un salary cap europeo per stabilire un tetto massimo agli stipendi dei calciatori (90%), la forte limitazione del potere dei procuratori (90%), la revisione del modello di concessione dei diritti tv (89%), lo sviluppo del calcio femminile (85%) e lo snellimento delle procedure della PA per favorire la costruzione di stadi di proprietà da parte dei club (81%). In questo scenario, quello dell’ingresso dei fondi di investimento rappresenta per 7 intervistati su 10 un fattore positivo, che potrà giovare al calcio italiano. Negli ultimi anni il sistema si è infatti aperto alle proprietà straniere e ai fondi dell’investimento, che ne potrebbero rilanciare la competitività.

Varie

Nel 2022 e-commerce di prodotto a +10%

Posted by Massimo Miceli on

Secondo l’Osservatorio eCommerce B2c, dopo due anni in cui l’online è riuscito a porsi come canale capace di avvicinarsi ai consumatori e superare le difficoltà legate alla pandemia, l’e-commerce B2c di prodotto in Italia continua a crescere con un ritmo contenuto.
Nel 2022 gli acquisti online di prodotto valgono circa 34 miliardi di euro, +10% rispetto al 2021. E se la crescita in valore assoluto torna ai livelli pre-pandemia, dopo l’accelerazione dell’ultimo biennio (+8 miliardi nel 2020 e +5 nel 2021), l’online nel 2022 cresce di ‘soli’ 3 miliardi di euro.
Questo incremento, seppur ridimensionato, consente all’e-commerce di prodotto di guadagnare un altro punto percentuale di penetrazione. L’incidenza dei consumi online sui consumi totali passa infatti dal 10% nel 2021 all’11% nel 2022.

Food&Grocery e Abbigliamento trainano la crescita

Tra i settori rappresentativi del Made in Italy, il Food&Grocery continua a crescere sopra la media (+17%) e raggiunge un valore di 4,8 miliardi di euro. Il comparto è caratterizzato da un trend positivo in tutte le componenti (Food Delivery, Grocery Alimentare ed Enogastronomia), grazie soprattutto all’incremento delle iniziative online su tutto il territorio italiano, e al potenziamento di infrastruttura logistica e capacità di consegna. Gli acquisti online di Abbigliamento raggiungono invece 5,6 miliardi di euro (+10%). Le principali iniziative del comparto da un lato stanno lavorando all’ottimizzazione dei processi in logica omnicanale e sostenibile, dall’altro stanno sperimentando nuove forme di vendita e interazione grazie a metaverso, livestream shopping, marketplace e nuovi formati di adv.

Arredamento&Home living e Beauty i più innovativi

L’Arredamento&Home living, grazie a una crescita del +14%, vale 3,9 miliardi di euro, mentre il Beauty raggiunge 1,2 miliardi (+8%). Entrambi i comparti si confermano molto attivi sul fronte dell’innovazione tecnologica (realtà aumentata), della maggiore integrazione omnicanale (con il lancio di nuovi formati di negozio integrati con l’online) e della sostenibilità ambientale.
“L’e-commerce di prodotto, dopo due anni di crescita ‘straordinaria’, si trova in una fase di evoluzione più strutturata – dichiara Valentina Pontiggia, Direttrice dell’Osservatorio -. L’attenzione dei retailer online è rivolta all’ottimizzazione dei processi, non solo in chiave omnicanale, e alla sperimentazione di soluzioni in grado di assecondare i nuovi trend di consumo”.

Canali digitali al centro dei percorsi di acquisto

“Siamo entrati in una nuova fase dell’e-commerce, dove i canali digitali sono ormai al centro dei percorsi di acquisto di 33,3 milioni dei consumatori in Italia – afferma Roberto Liscia, Presidente di Netcomm -. Non solo perché queste persone acquistano online sempre più tipologie di prodotti e con maggior frequenza, ma anche perché i punti di contatto digitali incidono in maniera rilevante anche sugli acquisti che questi stessi consumatori effettuano nei negozi fisici. Se la pandemia ha dato impulso all’e-commerce, l’e-commerce ha dato a sua volta impulso all’acquisto multicanale, con un cliente su quattro che dichiara di aver acquistato sia off sia online da una stessa insegna”. 

Varie

Gelato confezionato: il 94% degli italiani lo consuma regolarmente 

Posted by Massimo Miceli on

L’estate sta arrivando, il 94% degli italiani dichiara di consumare regolarmente il gelato confezionato, nei vari formati disponibili.
Un risultato confermato dalla ricerca condotta da Doxa insieme a Froneri Italia, joint venture tra la multinazionale inglese specializzata nella produzione di gelati R&R e la divisione gelati Nestlé. Secondo l’indagine, che ha interessato consumatori di età compresa tra i 18 e i 74 anni, da Nord a Sud Italia, il legame con la stagione estiva, pur rimanendo molto forte, nel corso del tempo sta assumendo una connotazione più dinamica. Gli ice-cream lovers infatti amano il gelato tutto l’anno, non solo tra la primavera e l’estate (43%), ma anche durante i mesi più freddi (31%).

Il cono, che passione!

A farla da padrone, è il cono, icona gastronomica tra le più conosciute ed esportate al mondo. È infatti il cono a conquistare il maggior numero di preferenze tra i consumatori italiani di gelato (53%). Inventato dall’italiano Italo Marchioni nel 1903, e poi brevettato negli Stati Uniti, nel corso dei secoli il cono è entrato nel cuore degli italiani. Il cono, insomma, mette tutti d’accordo, battendo le vaschette (37%), lo stecco (36%) e il biscotto (33%).

Spezzare la monotonia del quotidiano

Il gelato della tradizione e i sapori dell’infanzia continua a conquistare i consumatori (37%) che sempre più spesso si aspettano, però, un’offerta che si rinnovi a ogni stagione, con combinazioni di gusti sempre nuove (36%). Gli italiani quindi mostrano una propensione crescente per la sperimentazione, e vorrebbero farsi stupire da un prodotto mai provato prima. Ad esempio, dalle caratteristiche inaspettate, come la croccantezza (69%), e che possa garantire un’esperienza multisensoriale durante l’assaggio (27%). Ma per il 41% dei consumatori italiani il gelato confezionato ideale deve essere non solo goloso, ma anche accattivante nell’aspetto, così da poter rappresentare al meglio quella coccola da concedersi per spezzare la monotonia del quotidiano.

Il peccato di gola per eccellenza

Il gelato confezionato si conferma allora come il peccato di gola per eccellenza, e al contempo caratterizza positivamente i momenti di condivisione. Quali? Principalmente la merenda del pomeriggio (48%), ma tra gli intervistati c’è anche chi preferisce mangiarlo come dessert a fine cena (31%), o più raramente, come sostituto di un pasto (18%). Nell’immaginario collettivo il gelato resta il simbolo per eccellenza dello svago nel tempo libero e della convivialità. E dopo due anni segnati da distanziamenti interpersonali e limitazioni causate dalla pandemia, per condividere un momento di pausa e spensieratezza si preferisce consumare un buon gelato in compagnia della famiglia (43%), oppure con il proprio partner (20%). Ma non solo: c’è comunque chi desidera goderselo in un momento di relax individuale (22%).

Varie

Prezzi all’ingrosso in aumento, dall’agroalimentare all’edilizia

Posted by Massimo Miceli on
Prezzi all’ingrosso in aumento, dall’agroalimentare all’edilizia

Identificare le cause per il caro vita odierno è un’operazione complessa. Di fatto, il 2022 si conferma come un anno di forte inflazione, dovuta a una combinazione di fattori, tra i quali i più recenti eventi geopolitici. I prezzi dell’agroalimentare, dei materiali da costruzione e dell’energia stanno toccando soglie decisamente elevate, che pesano sulle tasche delle famiglie e delle imprese. E per quanto riguarda l’agroalimentare, il settore dei cereali, in particolare, quello di frumento, mais, soia e oli vegetali, ha subito un forte rincaro a partire dallo scoppio della guerra tra Ucraina e Russia, con conseguenze sui settori dell’hospitality e ristorazione, già gravati dal caro energia.

Rincari per latte spot, carta e materiali edili

Il mercato dei cereali e dell’energia influenza anche quello del latte, che proviene da un periodo di grande difficoltà a causa del Covid-19. Gli allevatori sono costretti a diminuire il numero di mucche da produzione, e di conseguenza, la quantità di latte sul mercato, da qui il rincaro di latte spot e formaggi. Aumenti anche nel settore della carta e dei materiali per l’edilizia, che forti di una rapida ripresa post Covid-19 non hanno potuto soddisfare con la propria offerta l’abbondante domanda di beni. I prezzi sono lievitati a causa della scarsità di materie prime, e alcuni sostengono, spinti da un ulteriore speculazione dei soggetti intermediari. 

“Per le imprese diventa indispensabile stare al passo con i prezzi”

“La mancanza di materie prime ha fatto lievitare le importazioni dal Far East, Cina, Malesia, Indonesia, a causa dei costi di nolo e forti speculazioni – dichiara Alberto Zanotti, vicepresidente della Commissione Prezzi per le materie prime per saponeria, raffineria e stearineria -. Gli effetti sono devastanti per le nostre industrie. È diventato molto difficile lavorare. Alcune aziende, anche marchi importanti stanno segnando il passo e sono in fortissima difficoltà”.  Davanti a tempi tanto incerti per le imprese diventa quindi indispensabile stare al passo con i prezzi.

I numeri dalla CCIAA di Milano Monza Brianza Lodi

Secondo le variazioni dei prezzi all’ingrosso monitorate dalla CCIAA di Milano Monza Brianza Lodi, per il mais nazionale ad aprile 2022 la quota è pari a 382 euro a tonnellata contro i 292 euro di febbraio 2022. Vertiginoso aumento anche per gli oli vegetali: se da settembre a dicembre 2021 si era verificato un aumento di 30 euro/t, da dicembre 2021 ad aprile 2022 l’aumento è stato di 460 euro/t.
Il latte spot invece in un anno è passato dal prezzo alla tonnellata di 315 euro ad aprile 2021 a 525 euro/t oggi. Grande rincaro annuale anche per il Cartone in fogli, che subisce un aumento del 68% dal 2021, e per la Carta per fotocopiatrici, che segue con un +23% nello stesso periodo. E ancora, per i materiali da costruzione, un aumento annuale del 50% per il polietilene reticolato espanso, un’isolante acustico, mentre i rottami di metallo e acciaio balzano al 75% in più in un anno.

Varie

Per Instagram in arrivo 7 novità per la chat

Posted by Massimo Miceli on
Per Instagram in arrivo 7 novità per la chat

Lo ha annunciato Meta, che in una nota ufficiale della compagnia ha dichiarato che le novità in arrivo per la chat di Instagram saranno disponibili per tutti. Dalla posta silenziosa ai sondaggi nelle chat di gruppo fino alle condivisioni rapide di canzoni, le aggiunte verranno infatti progressivamente estese a tutto il mondo, e saranno valide sia per i sistemi iOS sia per quelli Android. Insomma, è ufficiale: ha inizio il roll out di un aggiornamento di Instagram, che introdurrà diverse novità nella sezione di messaggistica della nota app del Gruppo Meta. Si tratta di revisioni che puntano alla strategia a lungo termine di Meta, che desidera in futuro unificare l’app di messaggistica Messenger di Facebook, quella di Instagram e WhatsApp.

Chattare sarà più facile, rapido e comodo

La prima novità riguarda le risposte durante la navigazione. Quando si riceve un nuovo messaggio mentre si naviga nel feed sarà possibile rispondere senza andare nella casella di posta. Questa nuova funzionalità rende molto più facile e comodo chattare quando si è già all’interno dell’app. La seconda novità è la condivisione rapida. Toccando e tenendo premuto il pulsante di condivisione si potrà ricondividere facilmente i post. Mentre la terza, verrà introdotta per scoprire chi è online. Nella parte superiore della casella di posta si potrà infatti vedere chi è libero di chattare in quel momento.

Un’integrazione con Apple Music, Amazon Music e Spotify

La quarta novità darà la possibilità agli utenti di Instagram di riprodurre, mettere in pausa e ripetere brani musicali. Grazie all’integrazione con Apple Music, Amazon Music e Spotify, si potrà condividere nei messaggi un’anteprima di 30 secondi di un brano e i gli amici potranno ascoltarlo direttamente dalla finestra della chat. Quinta novità, inviare messaggi “silenziosi”. Con questa funzionalità sarà possibile inviare messaggi senza avvisare gli amici a tarda notte, o quando gli interlocutori sono occupati, aggiungendo ‘@silent’ al messaggio, senza perciò preoccuparsi di inviare notifiche indesiderate.

Dal tema lo-fi ai sondaggi

La penultima novità per la messaggistica di Instagram, riporta Adnkronos, è il tema lo-fi per la chat. Si tratta di un nuovo tema della chat lo-fi (bassa fedeltà, contrazione del termine in lingua inglese low fidelity) per rendere le conversazioni più personali e creative. Infine, la settima e ultima novità annunciata da Meta riguarda la possibilità di creare un sondaggio. Questa è già una delle funzionalità di chat di gruppo più amate di Messenger per creare un sondaggio direttamente nella chat di gruppo, e verrà estesa anche al sistema di messaggistica di Instagram.

Varie

Il mercato dei farmaci generici

Posted by Massimo Miceli on
Il mercato dei farmaci generici

L’Osservatorio sul sistema dei farmaci generici realizzato da Nomisma per Egualia (già Assogenerici) ha esaminato le principali voci di bilancio di 335 società di capitali, divise in 81 imprese di farmaci generici e 254 di farmaci non generici.

“Osservando l’andamento del volume d’affari delle imprese di farmaci generici si nota una crescita strutturale tra il 2014 e il 2019: i ricavi sono aumentati del +8% ogni anno e del +47,9% complessivamente, attestandosi nel 2019 a oltre 4,3 miliardi di euro”, commenta Lucio Poma, coordinatore scientifico Nomisma. Inoltre, nel periodo 2014-2019 l’incremento occupazionale supera il 31% tra le imprese di farmaci generici, e a fine periodo il numero di dipendenti si attesta a oltre 8.600 unità, 400 in più rispetto all’anno precedente.

Redditività ed EBITDA meno performanti dei farmaci non generici 

Nonostante un volume di ricavi che cresce a un ritmo più sostenuto, le imprese di farmaci generici presentano una minor capacità di generare redditività rispetto alle società che si occupano di farmaci non generici. Il margine operativo lordo (EBITDA) registra una tendenza, rispetto ai ricavi, strutturalmente meno performante per le imprese di farmaci generici, oscillando nel periodo 2014-2019 tra il 10,6% del 2019 e l’11,3% del 2017. Le imprese che si occupano di farmaci non generici, invece, mostrano valori costantemente superiori, attestandosi al 15,1% nel 2019, segnalando una distanza di redditività che tende ad amplificarsi.

La farmaceutica territoriale

Nel 2020 la spesa farmaceutica territoriale totale, pubblica e privata, ammontava a 20,5 miliardi di euro, -2,6% rispetto al 2019, allineandosi a valori simili a quelli del 2018. L’analisi per tipologia di farmaci venduti mette in evidenza un dato interessante: fra il 2009 al 2020 le vendite di generici sono aumentate del 119% a volume e del 148% a valore. Parallelamente si è verificata una graduale diminuzione della presenza di farmaci coperti da brevetto, le cui confezioni sul mercato si sono ridotte di circa 328 milioni di unità (-65%), circa -5,6 miliardi di euro (-63%) a valore. Ciò ha determinato una riconfigurazione delle quote delle tipologie di farmaci sul mercato totale, e dal 2009 al 2020 il peso dei farmaci generici è passato dal 14% al 30% in volumi e dal 7% al 21% in valori.

La spesa per la farmaceutica ospedaliera

Al fianco della farmaceutica territoriale, il canale di vendita più importante dei farmaci generici è costituito dalla farmaceutica ospedaliera. I dati 2020 evidenziano come l’emergenza pandemica abbia ridotto i consumi ospedalieri a volume, passati da 1,5 miliardi di unità minime frazionabili di medicinali a 1,3 miliardi (-14,1%). Tuttavia, i risultati dell’ultimo anno non hanno alterato le quote sul mercato. “Continua, infatti, l’ascesa dei farmaci generici, che nonostante il decremento assoluto in termini di incidenza sul totale mantengono il proprio posizionamento, passando dal 29,8% del 2019 al 30% del 2020”, prosegue Poma. Inoltre, si conferma il trend favorevole che ha visto aumentare le vendite dell’11,5% nell’ultimo quadriennio, con un guadagno di quota del 6,6%.

Varie

Chi sono i ragazzi della Gen Z? Da uno studio poche conferme e molte novità

Posted by Massimo Miceli on
Chi sono i ragazzi della Gen Z? Da uno studio poche conferme e molte novità

I ragazzi della Generazione Z continuano a cambiare ancora prima di riuscire a comprenderli, e se gli ultimi due anni sono stati molto particolari questo ha influito parecchio sull’idea che ci si è fatti di loro. Di fatto, nella ‘narrazione’ corrente sui ragazzi nati dal 1995 al 2010 alcune cose vanno riviste.
È quanto emerge da un’indagine realizzata da Eumetra International condotta tramite 10.000 interviste effettuate in Italia, Francia, Germania, Uk e Spagna, che mette a confronto la Gen Z con le altre generazioni, approfondendone i valori e gli atteggiamenti di base.

I più ‘anziani’ li superano per rispetto della natura

Quando si parla di Gen Z si pensa ai paladini assoluti del rispetto della natura, votati all’indipendenza, portatori di un nuovo modo di pensare e relazionarsi al mondo del lavoro, più libero, magari basato sulla capacità di fare di necessità virtù. Ma adesso non è più del tutto così. Su alcuni aspetti sono stati superati dai più anziani, ad esempio, proprio sul rispetto della natura. Su altri i Gen Z si sono avvicinati a modelli più consueti, ad esempio, nella relazione con il denaro e nelle aspettative sul lavoro, non più necessariamente indipendente e in divenire, ma, se possibile, sicuro e remunerativo, e soprattutto, calzante con le loro esigenze. Il passaggio chiave è proprio questo: la Gen Z sembra possedere una maggiore centratura su di sé, forse proprio in conseguenza della pandemia.

Fare i conti con un futuro che nessuno prima di loro ha dovuto affrontare

Di certo questo periodo ha lasciato molti strascichi su di loro: rabbia in alcuni, voglia di recuperare il tempo perduto in altri e in tanti una sensazione di solitudine ineluttabile, prima obbligata e ora voluta, necessaria al loro equilibrio. Cicatrici che si sono mescolate ai cambiamenti fisiologici della crescita, soprattutto al dover iniziare a fare i conti con un futuro che forse nessuna delle generazioni precedenti ha dovuto affrontare in condizioni di simile incertezza. Trovare il legame tra ogni singola causa e il relativo effetto è esercizio complesso, tanto più che alcuni di questi ragazzi hanno ormai 25 anni, e il futuro hanno già iniziato a viverlo.

Guardiamoli per quello che sono: individui che si accingono all’età adulta in un contesto difficile

Dunque, guardiamoli per quello che sono: individui che si accingono all’età adulta, destinati a ricoprire un ruolo fondamentale in un contesto difficile. E quando sono obbligati a sperimentarsi con gli snodi della vita finiscono per assomigliarci più di quanto noi stessi crediamo.
Inoltre, che fossero lontani dal mondo delle marche è una conferma. Ma adesso hanno l’esigenza di orientarsi nelle scelte di consumo che sono tenuti a praticare: come riuscire a ingaggiarli in queste scelte?

Varie

Influencer marketing, aumentano i post ‘trasparenti’

Posted by Massimo Miceli on
Influencer marketing, aumentano i post ‘trasparenti’

Creator e influencer indirizzano sempre più le scelte di acquisto dei propri follower, spingendoli all’acquisto di prodotti e servizi. Per farlo devono però inserire gli hashtag della trasparenza, ovvero segnalando che il post è di carattere commerciale. Una pratica che si sta consolidando nel tempo, anche parallelamente all’incremento delle campagne adv.  Nell’ultimo anno, ad esempio, su Instagram i post trasparenti sono aumentati del +69%. È quanto emerge dall’analisi condotta dall’Osservatorio istituito da Buzzoole, tech company specializzata in tecnologie e servizi per l’Influencer Marketing, che ha analizzato tutti i post pubblicati in lingua italiana che utilizzano gli hashtag della trasparenza suddivisi per settore, oltre ai brand più attivi sui social.

Instagram si riconferma luogo preferito per le attività dei creator

Lo studio La trasparenza nell’Influencer Marketing ha interessato tutti i post (a esclusione delle Storie) pubblicati su Instagram, Youtube, Twitter e Facebook, contenenti gli hashtag della trasparenza più utilizzati: #ad, #adv, #sponsorizzato, #sponsored, #sponsoredby, #gifted, #giftedby, #supplied e #advertising. Dall’analisi emerge che nel 2021 sono stati pubblicati 426.233 contenuti trasparenti, per 214 milioni di interazioni.
Anche nel 2021 Instagram viene riconfermato come luogo preferito per le attività dei creator, con il 65,4% dei post e l’88,2% delle interazioni generate. Al secondo posto c’è Twitter (30,3% dei post), mentre per quanto riguarda  Facebook il dato è sottostimato (3,7%), in quanto per motivi di privacy la piattaforma non permette di effettuare rilevazioni puntuali.

Moda e cosmetica i settori più attenti alle regole

La moda (abbigliamento e calzature) si riconferma l’industria più attenta alle regole, con il 29,2% dei post trasparenti. Al secondo posto, la cosmetica (prodotti per la cura del corpo), con il 13,9%, e al terzo il food, che diventa protagonista con il 9,8% dei post, guadagnando 3,3 punti percentuali.
A seguire il mondo della tecnologia (elettronica di consumo), con il 9% dei post, l’intrattenimento (tv, gaming), con l’8,7% dei post, gli accessori (borse, orologi e gioielli), con l’8,6%, e il beverage, con il 4,4%.
Come nel 2020 anche nell’ultimo anno emerge il comparto health care, con un 3,1% di post trasparenti, incentrati soprattutto sull’igiene personale e i dispositivi di sicurezza per proteggersi dal contagio.

Stagionalità e interazioni

In concomitanza alle prime riaperture da parte del governo, riporta Ansa, c’è stato un aumento anche delle campagne sponsorizzate da parte dei brand. Un altro momento particolarmente attivo è stato quello a ridosso del Black Friday e quello delle feste di fine anno.
In particolare, il settore della moda ha registrato un picco durante il mese di settembre durante la Fashion Week.
I mesi estivi, invece, hanno rappresentato il periodo ideale da parte dei brand food per promuovere i prodotti attraverso il coinvolgimento degli influencer. Rispetto alle interazioni totali (like, commenti, condivisioni) la moda cattura il 33,3% delle interazioni complessive, mentre la bellezza il 13,7% e l’entertainment l’11,3%.