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Vacanze su due ruote: trend per il 2026 e differenze generazionali

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Vacanze su due ruote: trend per il 2026 e differenze generazionali

Il cicloturismo si conferma una delle forme di vacanza più dinamiche, trans-generazionale e capace di unire benessere e scoperta del territorio. La bicicletta diventa così uno strumento per esplorare paesaggi, cultura ed eccellenze enogastronomiche con un approccio lento e autentico, spesso integrato con treni o altri mezzi di trasporto.

Per le vacanze in bicicletta con pernottamento sono sempre più diffusi i bike hotel, strutture specializzate che offrono servizi ad hoc dedicati ai ciclisti. Tra le mete, l’Italia si conferma la destinazione più richiesta, seguita da Francia e Germania. La durata media del viaggio è compresa tra 4-8 giorni.
Sono alcune anticipazioni del Rapporto Nazionale sul Cicloturismo 2025 di Isnart–Legambiente, che verrà presentato durante la 5^ edizione della Fiera del Cicloturismo, organizzata da Bikenomist all’interno della Fiera di Padova (27-29 marzo 2026).

Il boom e-bike amplia la platea dei cicloturisti

Dal punto di vista dei mezzi, l’80% dei cicloturisti utilizza la propria bici, mentre il 20% ricorre al noleggio. Inoltre, la diffusione delle e-bike ha ampliato la platea dei cicloturisti. Secondo ANCMA Confindustria, una bicicletta su cinque vendute in Italia è a pedalata assistita. Restano centrali anche bici tradizionali, gravel e mountain bike, fondamentali per la valorizzazione dei territori rurali e montani.

Per quanto riguarda la stagionalità, primavera e autunno sono i periodi ideali per viaggiare in bicicletta in Italia, mentre l’estate è particolarmente indicata per le aree montane e collinari. Anche l’’nverno offre opportunità, grazie a destinazioni con climi più miti o un’adeguata attrezzatura tecnica.

Le motivazioni variano tra le generazioni

Il cicloturismo è un fenomeno tras-generazionale che conferma il ruolo strategico della bici nello sviluppo di un turismo sostenibile e di qualità. Se la GenerazioneZ (18-29 anni) privilegia esperienze avventurose, social e digitali, i Millennials (30-44 anni), che rappresentano il 47,7% dei cicloturisti, scelgono il viaggio in bicicletta per il benessere e la scoperta del territorio, spesso in coppia o in famiglia.

La Generazione X (45-60 anni), pari al 35,4% dei cicloturisti, predilige itinerari più lunghi e contenuti culturali/enogastronomici, mentre la diffusione delle e-bike ha favorito la crescita dei Boomers cicloturisti (60+ anni), orientati a un turismo lento, confortevole e accessibile. 

Viaggio intenzionale e turismo delle radici

Una ricerca condotta da Data Appeal sulle tendenze del turismo 2026 individua tra i trend emergenti il concetto di viaggio intenzionale, in cui la scelta non riguarda soltanto la destinazione, ma soprattutto lo scopo dell’esperienza. Rigenerazione personale e riconnessione con sé stessi sono tra le motivazioni centrali: la bicicletta consente di modulare ritmi, soste e itinerari, trasformando la vacanza in un’esperienza di benessere, condivisione familiare e immersione nella natura.

Cresce anche l’interesse verso il turismo delle radici e dei borghi, inteso come percorso emotivo alla riscoperta delle proprie origini e dell’identità culturale. La mobilità in bicicletta favorisce l’incontro con le comunità locali, la conoscenza delle tradizioni, soprattutto enogastronomiche, rafforzando il senso di appartenenza ai territori.

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Tecnologia quantistica: entro il 2035 raggiungerà circa 93 miliardi di euro

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Tecnologia quantistica: entro il 2035 raggiungerà circa 93 miliardi di euro

Il panorama della tecnologia quantistica sta vivendo una rapida espansione. Nell’ultimo decennio, il numero di famiglie di brevetti internazionali (IPFs) nel settore quantistico è quintuplicato.
In totale, tra il 2005 e il 2024 gli innovatori di tutto il mondo hanno generato circa 9740 IPF relativi alla tecnologia quantistica. In testa gli USA, seguiti da Europa, Giappone, Cina e Repubblica di Corea.

Secondo uno studio dell’Ufficio Europeo dei brevetti (Epo) e dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), entro il 2035 il mercato globale della tecnologia quantistica raggiungerà circa 93 miliardi di euro.

Oltre 4500 aziende, per lo più startup

Il rapporto Epo Ocse identifica tre sottocategorie principali all’interno del settore: comunicazione quantistica, calcolo quantistico (compresa la simulazione) e rilevamento quantistico.
La comunicazione quantistica ha rappresentato il maggior numero di IPF fino al 2022, ma l’informatica quantistica ha registrato la crescita maggiore (quasi 60 volte) in termini di IPF, ed è destinata a diventare il settore più importante dell’ecosistema.

Il settore quantistico oggi comprende più di 4500 aziende, poco meno del 20% specializzate nel quantum core.
Le principali sono in genere startup e dipendono fortemente dagli investimenti iniziali e dai finanziamenti pubblici.
Alle aziende non specializzate (80%) sono riconducibili la maggior parte dei brevetti relativi alla quantistica nonché la maggiore creazione di posti di lavoro.

Strategia di investimenti per l’Italia: 227 milioni con il supporto dei fondi europei

L’Europa ospita uno dei cluster più densi di aziende specializzate nel quantum core, con percentuali di aziende vicine al 40% in Paesi come Regno Unito, Paesi Bassi e Francia. Negli Stati Uniti (20%) la quota è inferiore, mentre si riscontra una maggiore presenza di giganti tecnologici.

Dal 2005 al 2024 l’Italia non ha registrato famiglie di brevetti relativi alla tecnologia quantistica, ma dal 2025, anche grazie al supporto dei fondi europei, prevede una strategia di investimenti di oltre 227 milioni di euro per sviluppare laboratori nazionali, formare la forza lavoro e incoraggiare investimenti privati.
Gli investimenti si concentreranno su settori chiave come informatica, simulazione, comunicazione, rilevamento e scienza di base, con una partecipazione attiva ai programmi dell’UE e l’obiettivo di aumentare l’autonomia strategica.

IBM, LG, Toshiba, Intel, Microsoft i 5 maggiori richiedenti di IPF

Tra il 2005-2024 i primi cinque richiedenti di famiglie di brevetti (IPF) quantistici sono stati IBM, LG, Toshiba, Intel e Microsoft, oltre ad aziende europee come IQM Quantum Computers e Robert Bosch. Le prime quattro università per IPF quantistici provengono invece tutte dagli USA, guidate dal MIT e da Harvard.
Il CNRS, la più grande organizzazione di ricerca pubblica in Francia, si distingue come l’unica istituzione europea tra i primi 20 candidati.

In Italia, riferisce Askanews, l’Istituto Italiano Nazionale di Scienza e Tecnologia quantistica (NQSTI) è un consorzio di 20 centri di ricerca nazionali finanziato dal PNRR.
L’obiettivo è coprire l’intero spettro dalla ricerca di base fino allo sviluppo di prototipi, con una forte attenzione agli spin-off accademici e all’innovazione industriale.

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Mercato immobiliare: nel I trimestre dell’anno 228.623 compravendite

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Mercato immobiliare: nel I trimestre dell’anno 228.623 compravendite

Il primo trimestre 2025 apre l’anno con 228.623 compravendite immobiliari. I volumi intermediati aumentano rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, quando il mercato immobiliare, al contrario, aveva registrato una contrazione (-4,0% sul I trimestre 2023).
Su base congiunturale i dati ISTAT evidenziano come nel I trimestre 2025 l’indice destagionalizzato acceleri la crescita già osservata negli ultimi tre trimestri 2024, trainato soprattutto dal Nord e dal Mezzogiorno. Solo il Centro è in controtendenza.

Le convenzioni notarili per mutui, finanziamenti e altre obbligazioni con costituzione di ipoteca immobiliare risultano in crescita rispetto allo stesso periodo del 2024, quando i mutui avevano segnato un calo del 12,0% rispetto al I trimestre 2023.
Anche nel caso dei mutui, l’indice destagionalizzato mostra una crescita più sostenuta rispetto a quella registrata nei tre trimestri precedenti, con il Centro in controtendenza rispetto alle altre zone.

Crescita congiunturale e su base annua

Le 228.623 compravendite immobiliari includono le convenzioni notarili di compravendita e le altre convenzioni relative ad atti traslativi a titolo oneroso per unità immobiliari.
Il dato è in crescita rispetto al trimestre precedente (+1,5% destagionalizzato) e su base annua (+8,7% dato grezzo).

Nel confronto congiunturale le compravendite del comparto abitativo aumentano nel Nord-Ovest (+5,1%) e nelle Isole (+1,7%), risultano stabili nel Nord-Est (+0,3%) e in diminuzione al Centro (-2,1%) e al Sud (-0,9%).
Le compravendite di immobili a uso economico aumentano in tutte le aree (Nord-Ovest +4,6%, Nord-Est +1,8%, Centro +1,3%, Sud e Isole +0,4%).

Comparto abitativo +9,5%, economico -0,5%

Il 93,8% delle convenzioni stipulate riguarda i trasferimenti di proprietà di immobili a uso abitativo (214.545), il 5,8% a uso economico (13.311) e lo 0,3% a uso speciale/multiproprietà (767).
Rispetto al I trimestre 2024 le transazioni immobiliari crescono nel comparto abitativo (+9,5%) e rimangono stabili nel comparto economico (-0,5%).

A livello territoriale, il comparto abitativo aumenta su base annua nel Nord-Ovest (+17,2%), nel Nord-Est (+13,2%), nelle Isole (+6,9%) e al Sud (+6,1%), mentre diminuisce al Centro (-4,0%). Il comparto economico cala al Centro (-8,7%) e nel Nord-Est  (-4,8%), mentre cresce al Sud (+9,3%), nel Nord-Ovest e nelle Isole (+1,2%). Nell’ambito del comparto abitativo le compravendite aumentano nei piccoli (+9,6%) come nei grandi centri (+9,2%), mentre nel comparto economico calano nei grandi centri (-2,1%) e restano stabili nei piccoli (+0,5%).

Mutui, +31,5% rispetto al 2024

Nel I trimestre 2025 le convenzioni notarili per mutui, finanziamenti e altre obbligazioni con costituzione di ipoteca immobiliare sono 88.820.
Rispetto al trimestre precedente la variazione percentuale è +6,4% (dato destagionalizzato), mentre su base annua è +31,5% (dato grezzo).

Su base congiunturale l’aumento interessa il Nord-Ovest (+11,0%), il Sud (+6,1%), il Nord-Est e le Isole (entrambi +5,5%). Il Centro, al contrario, è in calo (-0,7%).
Su base annua invece la crescita interessa tutto il territorio nazionale: Nord-Ovest +40,5%, Nord-Est +35,0%, Sud +31,3%, Isole +28,9%, Centro +13,2%, e sia i piccoli sia i grandi centri, rispettivamente +32,9% e +29,8%.

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Adolescenti e stereotipi: come i giovani italiani vedono i ruoli di genere

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Adolescenti e stereotipi: come i giovani italiani vedono i ruoli di genere

Quali sono le opinioni dei ragazzi e delle ragazze in merito a relazioni, lavoro e parità? Siamo andati aventi o le antiche convinzioni sono difficili da scardinare? A questo quesito ha risposto l’Istat, in collaborazione con il Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio, che ha realizzato una ricerca per analizzare quanto siano diffusi stereotipi di genere tra adolescenti italiani.

L’obiettivo è capire come certi pregiudizi culturali influenzino il modo in cui i giovani si relazionano e costruiscono opinioni sulla violenza e sull’uguaglianza.
La ricerca si fonda sull’idea, espressa anche dalla Convenzione di Istanbul, che superare i modelli tradizionali sia fondamentale per prevenire la violenza e promuovere pari diritti tra uomini e donne.

Relazioni fra giovani: il sostegno reciproco è l’aspetto più importante 

Anche se dalla ricerca emergono dati non esattamente incoraggianti, ci sono però delle belle notizie. Ad esempio, alla domanda su cosa sia importante in una relazione sentimentale, quasi la metà degli adolescenti (48,1%) risponde che è fondamentale sostenersi nei momenti difficili. Seguono sincerità, fedeltà e comprensione. Solo una piccola parte ritiene prioritari la bellezza o l’attrazione fisica.

Quasi un terzo dei giovani (29,1%), però, continua a pensare che la gelosia sia una dimostrazione d’amore, soprattutto tra i maschi più giovani.

L’immagine conta di più per le ragazze? 

Venendo invece a modelli che si vorrebbero obsoleti, si scopre che anche oggi tra le opinioni più diffuse c’è quella secondo cui l’aspetto estetico sia più rilevante per le ragazze che per i ragazzi. Lo pensa il 56,4% degli intervistati, con percentuali più alte tra i maschi e tra i giovani di cittadinanza straniera.

Lo stereotipo risulta più diffuso tra chi vive in famiglie con basso livello d’istruzione o in condizioni economiche meno favorevoli.

La cura della casa è ancora considerata una cosa “da donne” 

L’idea che gli uomini siano meno adatti ai compiti domestici trova il consenso di un quarto dei giovani (24,9%). È una visione ancora presente, specialmente tra i maschi (30,4%), ma tende a diminuire con l’età.

Anche in questo caso, emerge un legame chiaro tra l’adesione agli stereotipi e il livello di istruzione della madre: i figli di donne laureate tendono a pensarla diversamente.

Scienza e tecnologia: un settore “maschile”?

Il 21,2% degli adolescenti crede che i ragazzi siano più portati delle ragazze nelle materie scientifiche e tecnologiche. Questo pregiudizio è più forte tra i maschi (29,1%) e tra i ragazzi stranieri. Sebbene l’età non influisca molto, le famiglie più istruite contribuiscono a ridurre questa percezione, in particolare quando le madri hanno titoli di studio universitari.

Lavoro e carriera: un modello ancora senza parità

Solo il 14,6% degli intervistati pensa che il successo lavorativo sia più importante per un uomo che per una donna, ma il divario tra maschi e femmine è netto: è d’accordo il 22% dei ragazzi, contro solo il 6,7% delle ragazze. Tra gli adolescenti stranieri, questa visione è più comune, soprattutto tra i maschi.

Ancora una volta, le madri con un alto livello d’istruzione rappresentano un fattore di apertura: le figlie di madri laureate sono le meno inclini ad accettare questo stereotipo.

La differenza? La fanno il contesto culturale e familiare

L’indagine mostra che gli stereotipi resistono di più in contesti segnati da minori opportunità educative. L’ambiente familiare gioca un ruolo fondamentale: figli di genitori con alti livelli di istruzione, soprattutto madri, mostrano maggiore consapevolezza e meno adesione ai luoghi comuni.

Intervenire sull’educazione, nelle scuole e nelle famiglie, si conferma un passaggio cruciale per promuovere una cultura più equa e rispettosa.

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Come è cambiato il ruolo della farmacia negli ultimi 5 anni?

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Come è cambiato il ruolo della farmacia negli ultimi 5 anni?

La pandemia ha cambiato molte cose nelle nostre abitudini, compresa la percezione e “l’uso” della farmacia da parte dei cittadini. Da semplice luogo di dispensazione dei farmaci, si è trasformata in un punto di accesso privilegiato ai servizi sanitari di base, consolidando la sua funzione pubblica.

Durante l’emergenza sanitaria, le farmacie hanno dimostrato una sorprendente capacità di adattamento, offrendo tamponi, vaccini e supporto informativo alla popolazione.

Fiducia, continuità e vicinanza

Secondo il rapporto “La nuova farmacia pilastro del SSN” realizzato dal Censis in collaborazione con Federfarma, la metà degli italiani visita la farmacia almeno una volta al mese. Tra gli over 64, quasi uno su due vi si reca ogni settimana.

Alto il livello di fedeltà: sei cittadini su dieci dichiarano di rivolgersi sempre alla stessa farmacia, indipendentemente dai prezzi o dai servizi offerti. Questo dato evidenzia il forte legame di fiducia instaurato nel tempo.

Salute e benessere: un nuovo binomio

Oltre al ruolo sanitario tradizionale, la farmacia viene oggi vista anche come punto di riferimento per il benessere quotidiano.

Il 46% degli intervistati associa la farmacia a prodotti e servizi dedicati alla salute globale della persona, in linea con una visione più ampia del concetto di salute, che abbraccia anche la prevenzione e la qualità della vita.

Una rete capillare al servizio di tutti

Il valore della prossimità è ritenuto fondamentale: nove italiani su dieci sottolineano la comodità di avere una farmacia sempre accessibile nelle vicinanze.

L’attenzione verso le fasce fragili della popolazione è forte: oltre il 92% riconosce alle farmacie un ruolo centrale nel supporto agli anziani e ai pazienti cronici.

Verso la farmacia dei servizi

Crescono le aspettative rispetto all’ampliamento delle prestazioni disponibili. Gli italiani chiedono test diagnostici rapidi, consegna dei farmaci a domicilio, sportelli per prenotazioni mediche e persino la possibilità di scegliere il proprio medico.

Tuttavia, quasi il 40% teme che non tutte le farmacie siano pronte ad affrontare questa trasformazione.

Una sfida per il futuro della sanità di prossimità

La maggioranza degli intervistati si dice favorevole all’evoluzione della farmacia in presidio territoriale stabile. Un modello che, secondo gli esperti, dovrà essere integrato nel Servizio Sanitario Nazionale per rispondere con efficacia ai bisogni diversificati di una popolazione sempre più esigente.

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Arriva il primo slow social che dice basta alle relazioni mordi e fuggi

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Arriva il primo slow social che dice basta alle relazioni mordi e fuggi

Slow social, slow time, slow life: basta con le relazioni mordi e fuggi, servono soluzioni che diano ai giovani, e non solo, soluzioni diverse.
A sfidare il paradigma dominante della velocità e dell’immediatezza è una rinnovata esigenza di autenticità nelle relazioni. È da questa necessità che nasce un social network innovativo per proporre un approccio completamente diverso alla socialità online.
Si chiama Intrigue e si posiziona come pioniere del movimento slow social, una filosofia che privilegia la qualità delle interazioni rispetto alla quantità.

“Si tratta di un’applicazione che vuole realizzare un sogno, quello di riportare in primo piano i valori relazionali e individuali tra le persone, ridando loro centralità e responsabilità”, spiega Walter Mazzucchelli, ideatore della piattaforma.

Un meccanismo rivoluzionario e alla portata di tutti

Per poter offrire soluzioni diverse occorre lavorare con un linguaggio ‘riconoscibile’. Il meccanismo di funzionamento di Intrigue è rivoluzionario e alla portata di tutti.
“Il gioco è semplice, chi invia un messaggio deve accoppiare un’immagine a una parola. L’immagine viene scomposta in un puzzle che il destinatario deve risolvere per accedere al messaggio di testo. Si crea così un dialogo tra le parti comprensibile solo ai due interlocutori”, chiarisce Mazzucchelli.

La piattaforma si distingue dall’approccio dominante nel settore. “Sappiamo bene di essere in controtendenza, tutti vanno fast, velocissimi. Noi siamo totalmente l’opposto – aggiunge Mazzucchelli -. Però abbiamo percepito che questo è il momento giusto per cambiare, per rivoluzionare, per riprendere i valori interpersonali”.

Verso un utilizzo più consapevole della tecnologia

Oltre alla sua funzione sociale, Intrigue incorpora anche un elemento educativo. Ogni giorno, la piattaforma invia agli utenti una ‘pillola’ di cultura sotto forma di puzzle, stimolando l’apprendimento attraverso il gioco e la scoperta. Questa caratteristica sottolinea l’impegno della piattaforma verso un utilizzo più consapevole e arricchente della tecnologia. Il potenziale di mercato appare significativo.

Con una proiezione di 5,42 miliardi di utenti totali di social media a livello mondiale entro il 2025 c’è ampio spazio per realtà che offrono alternative al modello in voga.
Alcuni studi confermano che entro pochi anni più del 50% dei social verrà ridotto in modo drastico, perché il criterio della velocità non è più premiante.

Ripensare il concetto di socialità digitale

L’approccio di Intrigue non è tanto una critica ai social media esistenti quanto una proposta per un loro utilizzo più consapevole.
“Non combattiamo i social, ma vorremmo solo usarli in un modo un po’ più appropriato”, precisa Mazzucchelli come riferisce Askanews.

La piattaforma punta a riportare al centro dell’esperienza digitale valori come la riflessione, la pazienza e la profondità delle relazioni.
Intrigue rappresenta quindi non solo un nuovo social network, ma un ripensamento del concetto stesso di socialità digitale.
In un mondo sempre più veloce e frammentato, la sua proposta di rallentare e approfondire potrebbe rispondere a un bisogno crescente di connessioni più autentiche e significative.

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Superbonus: nel 2025 la spesa continua a crescere. “Bruciati” 1,8 miliardi in tre mesi

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Superbonus: nel 2025 la spesa continua a crescere. “Bruciati” 1,8 miliardi in tre mesi

L’esborso per le casse dello Stato non si arresta. Nonostante il taglio dell’incentivo al 65% introdotto quest’anno, il Superbonus continua ad assorbire risorse pubbliche, e anche parecchie. Nel primo trimestre del 2025, secondo i dati elaborati dalla CGIA di Mestre, il costo per le finanze statali è aumentato di 1,8 miliardi di euro. Il totale degli oneri sostenuti per finanziare i lavori di riqualificazione energetica ha così raggiunto la cifra monstre di 126 miliardi.

Il rallentamento degli interventi previsto dalle nuove regole introdotte nel 2024 non è bastato a fermare l’emorragia di soldi. Tuttavia, con l’attuale calendario normativo, il 2026 segnerà la fine definitiva del Superbonus, salvo nuovi interventi legislativi.

Dove si spende di più (e dove meno)

Campania, Marche e Molise sono le regioni che nel primo trimestre dell’anno hanno registrato il maggior incremento percentuale della spesa legata al Superbonus. Al contrario, Puglia, Valle d’Aosta e Sardegna sono risultate le aree meno coinvolte in questa fase finale del programma di incentivi.

Benefici reali o spesa fuori controllo?

I sostenitori del Superbonus sottolineano l’effetto volano generato dall’incentivo: più occupazione, più entrate fiscali e un PIL in crescita. Tuttavia, la Banca d’Italia ha lanciato diversi allarmi: secondo alcune simulazioni, i benefici ambientali richiederebbero quasi 40 anni per compensare gli attuali costi pubblici.

Un altro elemento critico riguarda l’inefficienza della misura: un quarto dei beneficiari avrebbe effettuato i lavori anche senza incentivo, generando una spesa inutile stimata in 45 miliardi di euro. Anche la Corte dei Conti ha evidenziato come il bonus abbia favorito soprattutto i proprietari più benestanti, accentuando disuguaglianze sociali.

Tanti cantieri, poca qualità

Tra il 2021 e il 2022 il Superbonus ha contribuito in modo rilevante alla ripresa post-pandemia. Tuttavia, la corsa agli incentivi ha generato un boom di lavori eseguiti in tempi strettissimi, spesso con standard qualitativi discutibili.

L’impennata dei costi edilizi ha coinvolto anche gli appalti pubblici, costringendo molte amministrazioni a bloccare o rivedere i lavori in corso.

Solo il 4% degli edifici toccato dalla manovra

Entro la fine di marzo 2025, gli interventi ammessi a Superbonus sono stati poco meno di 500mila, pari appena al 4,1% del totale degli edifici residenziali italiani.

Le regioni con il maggior numero di lavori effettuati sono Veneto, Lombardia, Emilia-Romagna, Trentino-Alto Adige e Toscana. Più distaccato il Mezzogiorno, con Sicilia, Calabria e Molise tra le aree meno attive.

Spesa: sfiorati i 400 mila euro per immobile

Il costo medio per intervento si attesta sui 252.000 euro, ma in alcune regioni si è toccato il tetto dei 400.000 euro per immobile. In cima alla classifica troviamo la Valle d’Aosta, seguita da Liguria, Campania, Basilicata e Lombardia. Le regioni più “virtuose” in termini di spesa media risultano Toscana, Sardegna e Veneto.

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Dazi e strategie: cosa vorrebbero gli europei?

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Dazi e strategie: cosa vorrebbero gli europei?

Prosegue il clima di incertezza generato dalla politica commerciale statunitense. Il presidente Donald Trump ha annunciato nei giorni scorsi una sospensione temporanea dei dazi su alcuni prodotti tecnologici provenienti dall’estero, in particolare dalla Cina.

Si tratta di una risposta tattica dopo che Pechino aveva applicato tariffe “speculari” su beni americani, in un crescendo di tensioni che ha avuto impatti visibili sulle borse internazionali e sull’andamento dell’economia globale.

Tregua temporanea 

L’escalation tra le due superpotenze ha scatenato timori non solo a livello politico, ma anche tra gli operatori economici, in particolare nel comparto hi-tech.

Le misure protezionistiche mettono a rischio filiere complesse e fortemente delocalizzate, dove molte aziende statunitensi producono all’estero – specialmente in Cina e Vietnam – per poi esportare verso il mercato interno.

Settore Hi-Tech sotto pressione

Molti colossi tecnologici USA sono coinvolti in questa guerra commerciale, nonostante abbiano sede negli Stati Uniti. Produrre in Asia è una scelta economica ormai consolidata, ma che ora potrebbe rivelarsi addirittura un boomerang. Il congelamento dei dazi da parte di Trump rappresenta, quindi, una misura temporanea per evitare ripercussioni economiche interne troppo pesanti, ma non si può escludere che le tariffe vengano reintrodotte nel prossimo futuro.

L’Europa risponde: più investimenti per diventare tecnologicamente autonoma

Di fronte a queste tensioni, in Europa cresce il sentimento di autonomia strategica. Secondo un sondaggio realizzato da Euromedia Research il 7 aprile 2025, con metodologia CATI/CAWI su un campione rappresentativo di 1.000 cittadini italiani maggiorenni, il 65,3% degli intervistati si dice favorevole a una maggiore indipendenza tecnologica dagli Stati Uniti. Una visione condivisa anche in altri Paesi europei: in Francia e Spagna il sostegno supera il 75% della popolazione.

I cittadini chiedono a gran voce che l’Unione Europea aumenti gli investimenti in ricerca, sviluppo e innovazione, per non restare ostaggio delle scelte commerciali di altri stati o delle dinamiche geopolitiche globali.

Un’occasione per ripensare il futuro industriale dell’Europa

Questa fase di instabilità potrebbe trasformarsi in un’opportunità. L’Europa, spinta dai cittadini e dalla consapevolezza dei rischi attuali, potrebbe finalmente compiere un salto di qualità, puntando su sovranità digitale e tecnologie europee.

Un passo necessario per restare competitivi e indipendenti in un mondo sempre più instabile.

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Pagamenti digitali in Italia: il 2024 segna il sorpasso sul contante

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Pagamenti digitali in Italia: il 2024 segna il sorpasso sul contante

Per la prima volta, in Italia i pagamenti digitali hanno superato il contante. Secondo l’Osservatorio Innovative Payments del Politecnico di Milano, nel 2024 il 43% delle spese è stato effettuato con strumenti elettronici, mentre l’utilizzo del contante si è fermato al 41%. Il restante 16% è stato regolato tramite bonifici, addebiti diretti e assegni.

L’incremento dei pagamenti digitali ha raggiunto numeri importanti: ha infatti raggiunto un totale di 481 miliardi di euro, con una crescita dell’8,5% rispetto all’anno precedente. In particolare, sono stati i pagamenti contactless a trascinare questo cambiamento: rappresentano quasi il 90% delle transazioni elettroniche nei negozi, con un volume di 291 miliardi di euro (+19%).

Il cambio di passo dei commercianti 

L’adozione dei pagamenti elettronici da parte degli esercenti ha giocato un ruolo fondamentale in questa transizione. Se in passato i piccoli commercianti si mostravano scettici verso le novità, oggi il 53,5% di loro preferisce accettare pagamenti con carta piuttosto che con contante, segno di un cambio di mentalità.

Smartphone e wearable spingono i pagamenti digitali

Oltre alle carte, stanno emergendo nuove soluzioni di pagamento basate su smartphone e dispositivi wearable (smartwatch, anelli e portachiavi). Nel 2024, queste tecnologie hanno generato un transato di 56,7 miliardi di euro, con un aumento del 53% rispetto all’anno precedente.

Crescono in particolare i dispositivi wearable, che hanno raggiunto 2,5 miliardi di euro di transato (+57%). Un’altra area emergente è quella degli in-car payments, ossia i pagamenti effettuati direttamente dai veicoli, destinati a rivoluzionare il settore automotive con soluzioni specifiche per il rifornimento e il parcheggio.

Boom per il Buy Now Pay Later 

Tra le modalità di pagamento in espansione spicca anche il Buy Now Pay Later (BNPL), che consente ai consumatori di dilazionare gli acquisti senza interessi. Nel 2024, il BNPL ha registrato un volume di 6,8 miliardi di euro, con un +46% rispetto al 2023.

Questa soluzione è utilizzata principalmente nel settore dell’eCommerce, che copre il 77% del totale BNPL e rappresenta l’8,9% del mercato online italiano.

L’evoluzione nei punti vendita

Nei punti vendita fisici, il valore delle transazioni digitali ha raggiunto 385 miliardi di euro, con un incremento del 7% rispetto all’anno prima. Di questi, 43 miliardi di euro derivano da pagamenti effettuati da turisti stranieri in Italia, segnale dell’importanza dell’accettazione dei pagamenti digitali a livello internazionale.

Il numero di POS attivi in Italia è aumentato, toccando quota 3,5 milioni a fine 2024. Particolarmente rilevante è la crescita dei Software POS, che hanno raggiunto 152.000 unità rispetto alle 40.000 del 2023. Questi sistemi offrono maggiore flessibilità, permettendo di accettare pagamenti digitali direttamente da smartphone o tablet.
Una novità importante introdotta dalla legge di bilancio 2025 riguarda l’obbligo di collegamento tra POS e registratore telematico, al fine di automatizzare la registrazione delle transazioni e migliorarne la tracciabilità fiscale.

Le preferenze degli esercenti

L’Osservatorio Innovative Payments, in collaborazione con Ipsos, ha condotto un’indagine tra gli esercenti italiani, rivelando un forte interesse per i pagamenti digitali.

Infatti ben il 53,5% del campione preferisce le carte al contante, mentre il restante 43,5% continua a prediligere monete e banconote. I settori più propensi al digitale sono il commercio al dettaglio, la ristorazione e i servizi alla persona, mentre bar, tabaccherie e banchi dei mercati utilizzano ancora il contante.

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Tassi: riduzione nell’area euro. Il bollettino BCE di dicembre

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Tassi: riduzione nell’area euro. Il bollettino BCE di dicembre

L’Europa decide di dare un taglio ai tassi di interesse. Nella riunione del 12 dicembre 2024 il Consiglio direttivo ha ridotto di 25 punti base i tre tassi di interesse di riferimento della BCE. La decisione di ridurre il tasso di interesse sui depositi presso la banca centrale, ossia il tasso con il quale il Consiglio direttivo orienta la politica monetaria, si è basata sulla valutazione aggiornata circa le prospettive di inflazione, la dinamica dell’inflazione di fondo e l’intensità della trasmissione della politica monetaria.

In base alle proiezioni macroeconomiche formulate a dicembre 2024 dagli esperti dell’Eurosistema per l’area euro, si attende che l’inflazione complessiva si collochi in media al 2,1% nel 2025, all’1,9% nel 2026 e al 2,1% nel 2027, anno dell’entrata in vigore del sistema ampliato di scambio di quote di emissione dell’UE.

L’inflazione resta elevata

Per l’inflazione al netto della componente energetica e alimentare gli esperti anticipano una media del 2,3% nel 2025 e dell’1,9% nel 2026 e nel 2027.
La maggior parte delle misure dell’inflazione di fondo suggerisce che l’inflazione si collocherà stabilmente intorno all’obiettivo del 2% a medio termine perseguito dal Consiglio direttivo.

L’inflazione interna ha registrato una flessione ma resta elevata, principalmente perché salari e prezzi in determinati settori continuano ad adeguarsi, con considerevole ritardo, al passato incremento dell’inflazione.
Nonostante l’allentamento a seguito delle recenti riduzioni dei tassi, che rendono i nuovi prestiti a imprese e famiglie gradualmente meno onerosi, le condizioni di finanziamento si confermano rigide. La politica monetaria permane restrittiva, e i rialzi passati ancora si trasmettono alle consistenze dei crediti in essere.

Una politica monetaria meno restrittiva

La ripresa economica prevista nell’esercizio dello scorso dicembre sarebbe più lenta rispetto a quanto anticipato nelle proiezioni macroeconomiche formulate per l’area dell’euro a settembre 2024. Nonostante l’aumento della crescita registrato nel terzo trimestre, gli indicatori basati sulle indagini congiunturali segnalano una contrazione nel quarto.

Le proiezioni degli esperti indicano una crescita economica dello 0,7% nel 2024, dell’1,1% nel 2025 e dell’1,4% nel 2026.
La ripresa prevista è riconducibile principalmente all’incremento dei redditi reali, grazie al quale le famiglie dovrebbero poter accrescere i loro consumi, e all’aumento degli investimenti delle imprese.
Nel corso del tempo il graduale venir meno degli effetti della politica monetaria restrittiva dovrebbe sostenere la ripresa della domanda interna.

Ma il Consiglio non intende vincolarsi a un particolare percorso dei tassi

Il Consiglio direttivo è determinato ad assicurare che l’inflazione si stabilizzi durevolmente sul suo obiettivo del 2% a medio termine.
Per definire l’orientamento di politica monetaria adeguato, seguirà un approccio guidato dai dati, secondo il quale le decisioni vengono definite di volta in volta a ogni riunione.

In particolare, le decisioni sui tassi di interesse saranno basate sulla valutazione circa le prospettive di inflazione alla luce dei dati economici e finanziari più recenti, la dinamica dell’inflazione di fondo e l’intensità della trasmissione della politica monetaria.
Il Consiglio direttivo non intende vincolarsi a un particolare percorso dei tassi.