Massimo Miceli


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Spiagge: gli italiani sono attenti alla pulizia

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Spiagge: gli italiani sono attenti alla pulizia

Il sentimento più diffuso di fronte al degrado delle spiagge italiane è il fastidio, provato da circa 25 milioni di persone. L’esperienza della sporcizia sui litorali è infatti comune tra la popolazione: sono 27,4 milioni gli italiani che l’hanno vissuta, e solo il 12% non l’ha mai provata. Sono però 19 milioni (62%) gli italiani responsabili, che si prendono cura del luogo in cui si trovano, rimuovendo se necessario gli oggetti abbandonati da altri. E se qualcuno non sembra invece essere particolarmente colpito dalla presenza di rifiuti in spiaggia, la reazione è la medesima: fare la propria parte. I responsabili sono per lo più giovani, con meno di 24 anni, vivono in prevalenza nelle grandi città del sud, sono lettori e appassionati di sport e vita all’aperto.

Dai “vorrei ma non posso” agli “indifferenti” 

È quanto emerge dal sondaggio di Sorgenia realizzato da Human Highway per misurare i sentimenti di 31 milioni di italiani che frequentano abitualmente le spiagge del Paese. Ci sono poi i vorrei ma non posso (18,7%), che provano rabbia di fronte ai litorali sporchi ma non agiscono perché non ritengono sia compito loro, non hanno gli strumenti adeguati o sono preoccupati per ragioni igieniche. Ci sono anche gli indifferenti (2,5 milioni), che pur notando la sporcizia non sentono il bisogno di intervenire, e i distratti (11,7%), che addirittura non vedono i rifiuti.

Ma quali sono i rifiuti più diffusi?

Al primo posto i mozziconi di sigaretta (notati dal 72,3% del campione), poi bottiglie, lattine e plastiche (50%), e new entry tra gli oggetti d’uso quotidiano, le mascherine (39,8%). Nella classifica degli oggetti indebitamente abbandonati sui litorali anche avanzi di alimenti, carte e giornali, escrementi di animali domestici e indumenti. Come prevenire il degrado? Il 40% degli italiani suggerisce un maggior numero di cestini e bidoni a margine dei lidi e una quota simile reclama la figura della ‘guardia marina’ per far rispettare le regole.

Le proposte per prevenire il degrado

Tra le altre proposte, riferisce Adnkronos, aumentare i cartelli informativi e dare ai bagnanti gli strumenti per portare via i propri rifiuti. Soprattutto, i più responsabili sono favorevoli a nuove forme di interventi condivisi, come flashmob da organizzare periodicamente sulle spiagge. Il 22,8% di loro vorrebbe istituire la ‘mezz’ora di pulizia’ e uno su sette consiglia di puntare sulla tecnologia, segnalando gli appuntamenti di plogging su canali social o promuovendo apposite app che indichino le spiagge più sporche e convochino i volontari a pulirle.

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GenZ e shopping: perché è diversa da tutte le altre

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GenZ e shopping: perché è diversa da tutte le altre

La Gen Z acquista ovunque convenga di più e nel momento che reputa migliore, senza necessariamente preferire un mezzo particolare per trovare ciò che desidera. Inoltre, vuole acquistare su diversi canali, desidera articoli di alta qualità e vuole essere sempre aggiornata sui nuovi trend culturali. Questa consapevolezza dei trend, riferisce Ansa, sta evidenziando alcuni fattori chiave, non ultimo il fatto che la Generazione Z sia più attenta alle questioni ambientali e al modo in cui avranno impatto sul futuro. Inoltre, secondo un recente articolo di Vogue, ci sono il 56% di possibilità in più che la Gen Z abbia acquistato articoli fashion in-store negli ultimi tre mesi, e il 38% che abbia acquistato online nello stesso intervallo di tempo. Ma secondo Manhattan Associates un aggettivo per descrivere la Gen Z potrebbe essere Generazione Omnichannel, perché è la prima generazione completamente omnicanale, che frequenta, in egual modo, le vie dello shopping e le piattaforme social.

Il gruppo più critico e attratto dal second hand

Allo stesso tempo, la Generazione Z è considerata il gruppo più critico, con una visione dell’acquisto e del consumo molto diversa rispetto a quelle precedenti. Sono gli ultimi a essere entrati nel mondo del lavoro, quelli che avranno grande potere d’acquisto nei prossimi decenni, e questo significa che i brand dovranno guadagnarsi la loro fiducia. Inoltre, la frequenza di acquisto di nuovi articoli da parte della Gen Z è stata radicalmente influenzata dal mercato dei prodotti di seconda mano e vintage, un tipo di mercato che ha il 28% di possibilità in più per questa generazione.

Pagare come, quando e con quale dispositivo o piattaforma si desidera

Secondo PayPal, il 22% della Generazione Omnichannel ha utilizzato soluzioni BNPL (Buy-Now, Pay-Later) per acquistare articoli più cari e di miglior qualità. Dall’inizio della pandemia, infatti, il 123% ha utilizzato il BNPL rispetto a prima, rappresentando così la quota più elevata rispetto a tutte le altre generazioni. Inoltre, la Gen Z ha continuato ad adottare soluzioni di pagamento mobile, app e wallet più velocemente di qualsiasi altro gruppo di consumatori. L’aspettativa di poter pagare come, quando e con quale dispositivo o piattaforma desiderano è qualcosa che ormai fa parte delle loro abitudini d’acquisto. Di conseguenza, le tecnologie tradizionali di pagamento e Point-of-Sale (PoS) devono essere aggiornate e poter offrire queste diverse soluzioni.

Come conquistare la Generazione Omnichannel?

Un’azienda che voglia avere successo di fronte a una costante evoluzione deve quindi essere abbastanza agile non solo da introdurre diverse opzioni di acquisto, ma deve anche riuscire a supportarle con le funzionalità necessarie per soddisfare le aspettative di nuovi gruppi. La Generazione Omnichannel è la nuova potenza culturale ed economica nel contesto del retail, e continuerà a dettare il cambiamento culturale, le abitudini di acquisto, e molto altro nei prossimi 20 anni.

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 Un “Sistema nel pallone”: gli italiani e il calcio

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 Un “Sistema nel pallone”: gli italiani e il calcio

Per gli italiani, tifosi o meno, il tanto amato sport nazionale non merita più di essere aiutato: è già particolarmente ricco e non necessita di misure da parte dello stato. Emerge dall’indagine dl titolo Un Sistema nel pallone, condotta da SWG per Inrete. Secondo il sondaggio, per 9 intervistati su 10 il calcio versa in condizioni difficili, e per la metà la crisi è così grave da necessitare di una vera e propria rivoluzione. Opinione condivisa soprattutto tra gli over 55 (56%) e tra chi non segue il calcio (58%). Solo il 7% ritiene che il sistema abbia imboccato la strada giusta per tornare a crescere, e il 4% che il comparto sia in salute.

È tempo di spending review per rilanciare il sistema

Di fronte alle difficoltà il monito che arriva è quello di ridurre gli sprechi, anche a scapito della competitività. Lo sostiene chi non ama il calcio (83%), ma anche gli appassionati (76%). Per il 78% il sistema dovrebbe concentrarsi a sistemare i conti per gettare basi solide per il futuro, percentuale che sale all’85% per gli over 55: indice di come il futuro del pallone non possa che passare da una razionalizzazione interna anziché da un indebitamento continuo. Pena, la disaffezione di una sempre più ampia fetta di popolazione. Infatti, solo il 22% vorrebbe si puntasse sull’aumento dei ricavi, investendo per essere competitivi anche in Europa

Decreto Crescita: il calcio non dovrebbe beneficiarne

Sul fronte ristori e aiuti il giudizio è implacabile: il sistema calcio non li merita. Dal 1 gennaio 2020 il mondo del pallone ha potuto beneficiare del Decreto Crescita, un regime di tassazione agevolata per lavoratori residenti all’estero, che ha favorito l’ingaggio di campioni di livello internazionale da parte dei club italiani. Secondo il 69% degli intervistati si tratta di una scelta sbagliata: anziché favorire il risparmio, questo provoca un ulteriore aumento degli ingaggi ai calciatori, e per il 47% il mondo del pallone è già troppo sprecone e non dovrebbe godere di questi aiuti. Solo gli under 35 (29%), ritengono che la misura debba valere per tutti i settori industriali, senza distinzioni.

Una voglia di cambiamento a 360 gradi

Da qui la necessità di riforme a lungo termine. Tra queste, l’incentivo agli investimenti per favorire la crescita dei giovani calciatori (91%), l’introduzione di un salary cap europeo per stabilire un tetto massimo agli stipendi dei calciatori (90%), la forte limitazione del potere dei procuratori (90%), la revisione del modello di concessione dei diritti tv (89%), lo sviluppo del calcio femminile (85%) e lo snellimento delle procedure della PA per favorire la costruzione di stadi di proprietà da parte dei club (81%). In questo scenario, quello dell’ingresso dei fondi di investimento rappresenta per 7 intervistati su 10 un fattore positivo, che potrà giovare al calcio italiano. Negli ultimi anni il sistema si è infatti aperto alle proprietà straniere e ai fondi dell’investimento, che ne potrebbero rilanciare la competitività.

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Vacanze 2022: l’Italia tra le principali destinazioni

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Vacanze 2022: l’Italia tra le principali destinazioni

Più di 28 milioni di italiani prevedono almeno una vacanza durante l’estate 2022, ma solo un terzo ha già prenotato. La meta più gettonata è l’Italia (85%), in particolare, Puglia (13%), Sicilia (10%) e Toscana (9%). Una percentuale più ridotta (12%) si orienterà verso destinazioni Europee, soprattutto Spagna, Grecia e Francia, e solo il 3% viaggerà verso Paesi extra-UE. Questi alcuni trend emersi dall’Osservatorio Turismo 2022 di Nomisma-UniCredit, che dal confronto tra l’estate 2021 e l’estate 2022 fa emergere una polarizzazione: da un lato, più di un quarto dei viaggiatori ha intenzione di aumentare frequenza dei viaggi (29%), durata (24%) e spesa per il pernottamento (24%), dall’altro, uno su 6 pensa che ridurrà il numero di viaggi, così come costi e durata. 

Relax, contatto con la natura e scoperta enogastronomica

Chi nel 2022 non partirà lo farà soprattutto a causa di una situazione economica non favorevole (49%), per risparmiare (12%), per timore di possibili contagi (11%), ma anche perché ha intenzione di sostituire il viaggio con gite ed escursioni di una giornata (9%). In ogni caso, gli italiani associano la vacanza soprattutto all’idea di relax (76%) o all’occasione per stare più a contatto con la natura (48%). In particolare, il 13% la considera un’opportunità per praticare sport e attività fisica e l’11% per vivere esperienze avventurose. La vacanza però è anche sinonimo di scoperta dell’enogastronomia (39%) e delle tradizioni locali (21%).

Gli operatori del turismo e il caro bollette

Come stanno vivendo gli operatori del settore l’attuale congiuntura politica, economica e sanitaria? Il 64% dichiara che questa situazione complica l’operatività delle strutture ricettive. I problemi maggiori sono provocati dall’incremento dei costi energetici (51%) e dall’inflazione (23%). In merito all’offerta, il 67% aumenterà i prezzi delle camere, il 44% quelli dei servizi, e il 28% ritiene inevitabile ridurre i mesi di apertura. Per il 54% la congiuntura attuale determinerà una minore capacità di spesa da parte dei viaggiatori, che comporterà la necessità di rivedere i prezzi di listino (34%). Il 33% pensa che si verificherà una diminuzione dei tempi di permanenza, e per il 32% assisteremo a una contrazione della domanda dall’est Europa, da altri Paesi stranieri (22%) e dall’Italia stessa (18%). 

Come cambierà il modo di viaggiare

Gli operatori sono consapevoli di dover adeguare la loro offerta, e per adattare le proposte ai nuovi bisogni dei viaggiatori entro i prossimi 2-3 anni il 16% prevede aree fitness e relax all’interno delle strutture, il 25% postazioni per lo smart working e il 17% firmerà convenzioni con co-working esterni.  Qualcuno punterà sulla digitalizzazione: il 29% realizzerà app per il check-in e il check-out oppure per prenotare i servizi, mentre il 26% inserirà sistemi di domotica nelle camere.  Il 34% realizzerà servizi su misura del cliente, il 24% inserirà nel menu prodotti biologici e il 27% offrirà tour alla scoperta della tradizione enogastronomica locale.

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A giugno previste 560mila assunzioni, ma difficoltà di reperimento al 39,2%

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A giugno previste 560mila assunzioni, ma difficoltà di reperimento al 39,2%

Le imprese italiane a giugno sono pronte ad assumere: sono circa 560mila le opportunità di lavoro, soprattutto nei settori commercio, turismo e servizi alle persone. Al contempo, però, aumenta anche la difficoltà di reperimento, che si attesta al 39,2%, circa il 9% in più rispetto a giugno 2021. A delineare il quadro è il Bollettino del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Anpal, che ha elaborato le previsioni occupazionali di giugno. In particolare, secondo il Bollettino in questo mese l’industria programma 131mila entrate, +32mila assunzioni rispetto maggio, e 328mila nel trimestre giugno-agosto, ma -32mila rispetto a quanto previsto un anno fa.

Si conferma il ricorso prevalente ai contratti a tempo determinato

Nel settore dei servizi sono circa 428mila i contratti di lavoro che si intendono attivare (+83mila rispetto a maggio) e oltre 1milione quelli previsti per il trimestre giugno-agosto. Si conferma il prevalente ricorso ai contratti a tempo determinato (oltre il 60% dei casi), mentre i contratti a tempo indeterminato raggiungono il 14,2%, di somministrazione il 9,6%, di apprendistato il 5% e le altre tipologie contrattuali l’11%. A guidare la domanda di lavoro sono i principali comparti dei servizi: la filiera turistica ha programmato per l’inizio del periodo estivo 157mila assunzioni (+50,1% su maggio), i servizi alle persone 74mila (+10,2%), e il commercio 70mila (+34,6%).

Variazioni congiunturali positive, ma negative rispetto al 2021

Previsioni positive anche per i servizi dei media e comunicazione (+77,5%) e assicurativi e finanziari (+51,5%). Per quanto riguarda i settori manifatturieri, i flussi di assunzione più elevati sono previsti da industrie meccaniche ed elettroniche (21mila), industrie metallurgiche e dei prodotti in metallo (17mila) e industrie alimentari (13mila), con variazioni positive rispetto al mese scorso, ma negative rispetto ai livelli segnalati un anno fa. Dinamica simile anche per le costruzioni, con 46mila assunzioni programmate: +39,3% su maggio, ma -19,7% rispetto al 2021. In crescita anche la quota di assunzioni per cui le imprese dichiarano difficoltà di reperimento. Il mismatch si conferma più elevato tra gli operai specializzati (53,1%), le professioni tecniche (48,3%), e tra i dirigenti e le professioni intellettuali, scientifiche e di elevata specializzazione (46,9%).

Le figure più difficili da reperire

Tra i profili più difficili da reperire, gli specialisti in scienze della vita (76,1%), in scienze matematiche, informatiche e scientifiche (55,2%), i tecnici della gestione dei processi produttivi di beni e servizi (64,2%), informatici, telematici e delle telecomunicazioni (58,9%), della salute (57,1%) e tecnici in campo ingegneristico (56,0%). Tra gli operai specializzati, difficile reperire soprattutto fonditori e saldatori (67,0%), fabbri ferrai e costruttori di utensili (63,1%), operai addetti alle rifiniture delle costruzioni (62,9%) e meccanici artigianali, montatori, riparatori e manutentori di macchine fisse e mobili (62,1%). A livello territoriale si conferma il ranking da Nord a Sud: per le imprese del Nord-Est sono difficili da reperire il 44,5% delle figure ricercate, seguite dal Nord-Ovest (41,2%), Centro (37,7%) e Sud-Isole (33,8%).

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Nel 2022 e-commerce di prodotto a +10%

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Secondo l’Osservatorio eCommerce B2c, dopo due anni in cui l’online è riuscito a porsi come canale capace di avvicinarsi ai consumatori e superare le difficoltà legate alla pandemia, l’e-commerce B2c di prodotto in Italia continua a crescere con un ritmo contenuto.
Nel 2022 gli acquisti online di prodotto valgono circa 34 miliardi di euro, +10% rispetto al 2021. E se la crescita in valore assoluto torna ai livelli pre-pandemia, dopo l’accelerazione dell’ultimo biennio (+8 miliardi nel 2020 e +5 nel 2021), l’online nel 2022 cresce di ‘soli’ 3 miliardi di euro.
Questo incremento, seppur ridimensionato, consente all’e-commerce di prodotto di guadagnare un altro punto percentuale di penetrazione. L’incidenza dei consumi online sui consumi totali passa infatti dal 10% nel 2021 all’11% nel 2022.

Food&Grocery e Abbigliamento trainano la crescita

Tra i settori rappresentativi del Made in Italy, il Food&Grocery continua a crescere sopra la media (+17%) e raggiunge un valore di 4,8 miliardi di euro. Il comparto è caratterizzato da un trend positivo in tutte le componenti (Food Delivery, Grocery Alimentare ed Enogastronomia), grazie soprattutto all’incremento delle iniziative online su tutto il territorio italiano, e al potenziamento di infrastruttura logistica e capacità di consegna. Gli acquisti online di Abbigliamento raggiungono invece 5,6 miliardi di euro (+10%). Le principali iniziative del comparto da un lato stanno lavorando all’ottimizzazione dei processi in logica omnicanale e sostenibile, dall’altro stanno sperimentando nuove forme di vendita e interazione grazie a metaverso, livestream shopping, marketplace e nuovi formati di adv.

Arredamento&Home living e Beauty i più innovativi

L’Arredamento&Home living, grazie a una crescita del +14%, vale 3,9 miliardi di euro, mentre il Beauty raggiunge 1,2 miliardi (+8%). Entrambi i comparti si confermano molto attivi sul fronte dell’innovazione tecnologica (realtà aumentata), della maggiore integrazione omnicanale (con il lancio di nuovi formati di negozio integrati con l’online) e della sostenibilità ambientale.
“L’e-commerce di prodotto, dopo due anni di crescita ‘straordinaria’, si trova in una fase di evoluzione più strutturata – dichiara Valentina Pontiggia, Direttrice dell’Osservatorio -. L’attenzione dei retailer online è rivolta all’ottimizzazione dei processi, non solo in chiave omnicanale, e alla sperimentazione di soluzioni in grado di assecondare i nuovi trend di consumo”.

Canali digitali al centro dei percorsi di acquisto

“Siamo entrati in una nuova fase dell’e-commerce, dove i canali digitali sono ormai al centro dei percorsi di acquisto di 33,3 milioni dei consumatori in Italia – afferma Roberto Liscia, Presidente di Netcomm -. Non solo perché queste persone acquistano online sempre più tipologie di prodotti e con maggior frequenza, ma anche perché i punti di contatto digitali incidono in maniera rilevante anche sugli acquisti che questi stessi consumatori effettuano nei negozi fisici. Se la pandemia ha dato impulso all’e-commerce, l’e-commerce ha dato a sua volta impulso all’acquisto multicanale, con un cliente su quattro che dichiara di aver acquistato sia off sia online da una stessa insegna”. 

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Gelato confezionato: il 94% degli italiani lo consuma regolarmente 

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L’estate sta arrivando, il 94% degli italiani dichiara di consumare regolarmente il gelato confezionato, nei vari formati disponibili.
Un risultato confermato dalla ricerca condotta da Doxa insieme a Froneri Italia, joint venture tra la multinazionale inglese specializzata nella produzione di gelati R&R e la divisione gelati Nestlé. Secondo l’indagine, che ha interessato consumatori di età compresa tra i 18 e i 74 anni, da Nord a Sud Italia, il legame con la stagione estiva, pur rimanendo molto forte, nel corso del tempo sta assumendo una connotazione più dinamica. Gli ice-cream lovers infatti amano il gelato tutto l’anno, non solo tra la primavera e l’estate (43%), ma anche durante i mesi più freddi (31%).

Il cono, che passione!

A farla da padrone, è il cono, icona gastronomica tra le più conosciute ed esportate al mondo. È infatti il cono a conquistare il maggior numero di preferenze tra i consumatori italiani di gelato (53%). Inventato dall’italiano Italo Marchioni nel 1903, e poi brevettato negli Stati Uniti, nel corso dei secoli il cono è entrato nel cuore degli italiani. Il cono, insomma, mette tutti d’accordo, battendo le vaschette (37%), lo stecco (36%) e il biscotto (33%).

Spezzare la monotonia del quotidiano

Il gelato della tradizione e i sapori dell’infanzia continua a conquistare i consumatori (37%) che sempre più spesso si aspettano, però, un’offerta che si rinnovi a ogni stagione, con combinazioni di gusti sempre nuove (36%). Gli italiani quindi mostrano una propensione crescente per la sperimentazione, e vorrebbero farsi stupire da un prodotto mai provato prima. Ad esempio, dalle caratteristiche inaspettate, come la croccantezza (69%), e che possa garantire un’esperienza multisensoriale durante l’assaggio (27%). Ma per il 41% dei consumatori italiani il gelato confezionato ideale deve essere non solo goloso, ma anche accattivante nell’aspetto, così da poter rappresentare al meglio quella coccola da concedersi per spezzare la monotonia del quotidiano.

Il peccato di gola per eccellenza

Il gelato confezionato si conferma allora come il peccato di gola per eccellenza, e al contempo caratterizza positivamente i momenti di condivisione. Quali? Principalmente la merenda del pomeriggio (48%), ma tra gli intervistati c’è anche chi preferisce mangiarlo come dessert a fine cena (31%), o più raramente, come sostituto di un pasto (18%). Nell’immaginario collettivo il gelato resta il simbolo per eccellenza dello svago nel tempo libero e della convivialità. E dopo due anni segnati da distanziamenti interpersonali e limitazioni causate dalla pandemia, per condividere un momento di pausa e spensieratezza si preferisce consumare un buon gelato in compagnia della famiglia (43%), oppure con il proprio partner (20%). Ma non solo: c’è comunque chi desidera goderselo in un momento di relax individuale (22%).

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Prezzi all’ingrosso in aumento, dall’agroalimentare all’edilizia

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Prezzi all’ingrosso in aumento, dall’agroalimentare all’edilizia

Identificare le cause per il caro vita odierno è un’operazione complessa. Di fatto, il 2022 si conferma come un anno di forte inflazione, dovuta a una combinazione di fattori, tra i quali i più recenti eventi geopolitici. I prezzi dell’agroalimentare, dei materiali da costruzione e dell’energia stanno toccando soglie decisamente elevate, che pesano sulle tasche delle famiglie e delle imprese. E per quanto riguarda l’agroalimentare, il settore dei cereali, in particolare, quello di frumento, mais, soia e oli vegetali, ha subito un forte rincaro a partire dallo scoppio della guerra tra Ucraina e Russia, con conseguenze sui settori dell’hospitality e ristorazione, già gravati dal caro energia.

Rincari per latte spot, carta e materiali edili

Il mercato dei cereali e dell’energia influenza anche quello del latte, che proviene da un periodo di grande difficoltà a causa del Covid-19. Gli allevatori sono costretti a diminuire il numero di mucche da produzione, e di conseguenza, la quantità di latte sul mercato, da qui il rincaro di latte spot e formaggi. Aumenti anche nel settore della carta e dei materiali per l’edilizia, che forti di una rapida ripresa post Covid-19 non hanno potuto soddisfare con la propria offerta l’abbondante domanda di beni. I prezzi sono lievitati a causa della scarsità di materie prime, e alcuni sostengono, spinti da un ulteriore speculazione dei soggetti intermediari. 

“Per le imprese diventa indispensabile stare al passo con i prezzi”

“La mancanza di materie prime ha fatto lievitare le importazioni dal Far East, Cina, Malesia, Indonesia, a causa dei costi di nolo e forti speculazioni – dichiara Alberto Zanotti, vicepresidente della Commissione Prezzi per le materie prime per saponeria, raffineria e stearineria -. Gli effetti sono devastanti per le nostre industrie. È diventato molto difficile lavorare. Alcune aziende, anche marchi importanti stanno segnando il passo e sono in fortissima difficoltà”.  Davanti a tempi tanto incerti per le imprese diventa quindi indispensabile stare al passo con i prezzi.

I numeri dalla CCIAA di Milano Monza Brianza Lodi

Secondo le variazioni dei prezzi all’ingrosso monitorate dalla CCIAA di Milano Monza Brianza Lodi, per il mais nazionale ad aprile 2022 la quota è pari a 382 euro a tonnellata contro i 292 euro di febbraio 2022. Vertiginoso aumento anche per gli oli vegetali: se da settembre a dicembre 2021 si era verificato un aumento di 30 euro/t, da dicembre 2021 ad aprile 2022 l’aumento è stato di 460 euro/t.
Il latte spot invece in un anno è passato dal prezzo alla tonnellata di 315 euro ad aprile 2021 a 525 euro/t oggi. Grande rincaro annuale anche per il Cartone in fogli, che subisce un aumento del 68% dal 2021, e per la Carta per fotocopiatrici, che segue con un +23% nello stesso periodo. E ancora, per i materiali da costruzione, un aumento annuale del 50% per il polietilene reticolato espanso, un’isolante acustico, mentre i rottami di metallo e acciaio balzano al 75% in più in un anno.

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Contratti collettivi, cresce leggermente la retribuzione oraria media

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Contratti collettivi, cresce leggermente la retribuzione oraria media

Come di consueto, l’Istat fotografa lo stato dell’arte dei contratti collettivi in atto nel nostro Paese. La situazione non è esattamente rosea, anche se ci sono dei segnali di ottimismo. Questi i dati aggiornati al primo trimestre di quest’anno. Alla fine di marzo 2022, i 39 contratti collettivi nazionali in vigore per la parte economica riguardano il 44,6% dei dipendenti – circa 5,5 milioni di individui– e corrispondono al 45,7% del monte retributivo complessivo. In sintesi, come spiega una nota dell’Ufficio di Statistica, l’aumento della spinta inflazionistica nel 2022 “porterebbe a una perdita di potere d’acquisto valutabile in quasi cinque punti percentuali”.

Recepiti cinque contratti

Nel corso del primo trimestre 2022 sono stati recepiti cinque contratti. Si tratti di quelli riferiti a scuola privata religiosa, cemento, calce e gesso, edilizia, mobilità – attività ferroviarie e Rai. I contratti che, a fine marzo 2022, sono in attesa di rinnovo salgono a 34 e coinvolgono circa 6,8 milioni di dipendenti, il 55,4% del totale. Uno dei dati preoccupanti riguarda invece il tempo medio di rinnovo dei contratti, che si è dilatato e anche di molto. Come riporta la nota dell’Istat, il tempo medio di attesa di rinnovo per i lavoratori con contratto scaduto, tra marzo 2021 e marzo 2022, è aumentato da 22,6 a 30,8 mesi, mentre per fortuna diminuisce lievemente per il totale dei dipendenti (da 17,7 a 17,0 mesi).

Come cambiano le retribuzioni

L’andamento delle retribuzioni fa segnare qualche dato ottimistico, anche se la crescita resta contenuta. La retribuzione oraria media nel periodo gennaio-marzo 2022 è dello 0,6% più elevata rispetto allo stesso periodo del 2021. L’indice delle retribuzioni contrattuali orarie a marzo 2022 segna un aumento dello 0,1% rispetto al mese precedente e dello 0,7% rispetto a marzo 2021. In particolare, l’aumento tendenziale è stato dell’1,6% per i dipendenti dell’industria, dello 0,4% per quelli dei servizi privati ed è stato nullo per i lavoratori della pubblica amministrazione. I settori che presentano gli aumenti tendenziali più elevati sono quelli delle farmacie private (+3,9%), dell’edilizia (+3,3%), delle telecomunicazioni (+2,5%) e del legno, carta e stampa (+2,3%). L’incremento è invece nullo per il commercio, i servizi di informazione e comunicazione, il credito e assicurazioni e la pubblica amministrazione.

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Digital transformation e green revolution guidano le imprese nel 2022

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Digital transformation e green revolution guidano le imprese nel 2022

La digital transformation e la green revolution sono i trend che guidano il mondo dell’impresa veneta nel 2022. Sul primo fronte le aziende venete hanno iniziato a lavorare e a investire da molto tempo, mentre sulla sostenibilità sono partite più di recente, ma sarà questo il focus per i prossimi anni. È quanto emerge da uno studio condotto da Fòrema, ente di formazione di Assindustria VenetoCentro, su un campione di 172 aziende venete, piccole, medie e grandi. A causa della crisi nel reperimento delle materie prime molti settori industriali però stanno rallentando la produzione. Oltre a mercati resi incerti dalla guerra in corso, lo scenario si complica per la coda lunga della crisi pandemica e i primi segnali di inflazione.

Il 30% delle aziende prevede un aumento delle attività

Ma come cambierà l’azienda nei prossimi tre anni in termini di attività, funzioni e relazioni organizzative? Il 30% delle aziende intervistate, in maggioranza appartenente al settore industriale e metalmeccanico, prevede un aumento delle attività, e il 17% si aspetta un cambiamento radicale dell’azienda, contro il 16% che si aspetta una struttura organizzativa sostanzialmente simile a quella attuale. In termini assoluti prevale l’aspettativa di prossime modifiche a processi, attività e modelli di lavoro (15%), e solo il 2% dichiara di non essere in grado di fare previsioni. Le grandi aziende prospettano trasformazioni più radicali rispetto alle Pmi, sia in termini quantitativi (aumento di funzioni/attività o focalizzazione) sia qualitativi (nuovi processi e relazioni).

In cerca di figure capaci di riprogettare la gestione dei flussi di materiali

Per affrontare la situazione, le aziende puntano a nuove professionalità. In molti stanno assumendo nuovi Chief Technology Officer-IT manager, tecnici capaci di individuare le migliori tecnologie da applicare ai prodotti o ai servizi che l’azienda produce. Anche i Digital manufacturing manager sono profili su cui puntano le imprese, profili che nei processi produttivi sappiano usare le innovazioni.
Su tutte, però, emerge l’attenzione per figure capaci di riprogettare e pianificare la produzione e la gestione dei flussi di materiali in ingresso e in uscita sulle linee produttive. In questo periodo di crisi dei costi dei materiali sono infatti figure fondamentali per mantenere redditizio il ciclo produttivo.

Adeguare le competenze in ambito digitale

In tema di digitalizzazione, il 52% delle aziende dichiara di aver già realizzato interventi formativi per adeguare le competenze in ambito digitale. Solo il 25% dichiara azioni scarse o nulle in quest’ambito.
I processi di digitalizzazione hanno coinvolto la maggior parte delle aziende intervistate, anche se tali processi riguardano prevalentemente i settori progettazione e direzionale, e in minor parte i profili più operativi. Sul tema della sostenibilità, invece, meno della metà delle aziende (42%) dichiara di aver realizzato azioni specifiche per dotarsi di competenze per una maggiore sostenibilità d’impresa. Di queste, il 15% parla di azioni complete e concluse, e il restante 27% riferisce azioni incomplete. Il campione di aziende che invece dichiara di non aver ancora fatto nulla in tema di sostenibilità si attesta al 37%.