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Contratti collettivi, cresce leggermente la retribuzione oraria media

Posted by Massimo Miceli on
Contratti collettivi, cresce leggermente la retribuzione oraria media

Come di consueto, l’Istat fotografa lo stato dell’arte dei contratti collettivi in atto nel nostro Paese. La situazione non è esattamente rosea, anche se ci sono dei segnali di ottimismo. Questi i dati aggiornati al primo trimestre di quest’anno. Alla fine di marzo 2022, i 39 contratti collettivi nazionali in vigore per la parte economica riguardano il 44,6% dei dipendenti – circa 5,5 milioni di individui– e corrispondono al 45,7% del monte retributivo complessivo. In sintesi, come spiega una nota dell’Ufficio di Statistica, l’aumento della spinta inflazionistica nel 2022 “porterebbe a una perdita di potere d’acquisto valutabile in quasi cinque punti percentuali”.

Recepiti cinque contratti

Nel corso del primo trimestre 2022 sono stati recepiti cinque contratti. Si tratti di quelli riferiti a scuola privata religiosa, cemento, calce e gesso, edilizia, mobilità – attività ferroviarie e Rai. I contratti che, a fine marzo 2022, sono in attesa di rinnovo salgono a 34 e coinvolgono circa 6,8 milioni di dipendenti, il 55,4% del totale. Uno dei dati preoccupanti riguarda invece il tempo medio di rinnovo dei contratti, che si è dilatato e anche di molto. Come riporta la nota dell’Istat, il tempo medio di attesa di rinnovo per i lavoratori con contratto scaduto, tra marzo 2021 e marzo 2022, è aumentato da 22,6 a 30,8 mesi, mentre per fortuna diminuisce lievemente per il totale dei dipendenti (da 17,7 a 17,0 mesi).

Come cambiano le retribuzioni

L’andamento delle retribuzioni fa segnare qualche dato ottimistico, anche se la crescita resta contenuta. La retribuzione oraria media nel periodo gennaio-marzo 2022 è dello 0,6% più elevata rispetto allo stesso periodo del 2021. L’indice delle retribuzioni contrattuali orarie a marzo 2022 segna un aumento dello 0,1% rispetto al mese precedente e dello 0,7% rispetto a marzo 2021. In particolare, l’aumento tendenziale è stato dell’1,6% per i dipendenti dell’industria, dello 0,4% per quelli dei servizi privati ed è stato nullo per i lavoratori della pubblica amministrazione. I settori che presentano gli aumenti tendenziali più elevati sono quelli delle farmacie private (+3,9%), dell’edilizia (+3,3%), delle telecomunicazioni (+2,5%) e del legno, carta e stampa (+2,3%). L’incremento è invece nullo per il commercio, i servizi di informazione e comunicazione, il credito e assicurazioni e la pubblica amministrazione.

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Come ripristinare la luce quando salta

Posted by Massimo Miceli on

Prima di iniziare, ti informiamo che le interruzioni di corrente possono generalmente derivare da uno sbalzo di tensione nell’impianto dovuto alla presenza di troppi dispositivi elettrici collegati alla rete.

Se stai riscontrando questo problema, non preoccuparti, potesti risolverlo anche senza dover chiamare un tecnico. In questo post ti spieghiamo come fare.

In caso di incidente grave, sarà necessario sentire direttamente la società che gestisce la tua fornitura elettrica. Semplicemente consultando il loro sito ufficiale, puoi reperire i numeri di telefono che ti consentiranno di contattarli per avere lumi circa il problema.

Passaggi per ripristinare il contatore elettrico

Raggiungi il contatore elettrico. Il primo passo è quello di verificare se l’interruzione di corrente è dovuta ad uno sbalzo di tensione o meno. Per riuscirci devi fare quanto segue:

Vai al quadro elettrico che di solito si trova all’ingresso di casa o in cucina e aprilo. Vedrai che ci sono degli interruttori. Quindi abbassali tutti e attendi 10 secondi. A questo punto rimettili su, procedendo da destra verso sinistra. L’elettricità tornerà automaticamente.

Se non ha funzionato, e gli interruttori si abbassano di nuovo automaticamente, prova a leggere la sezione successiva.

Contatta il tuo distributore di energia elettrica

Se non sei riuscito a ripristinare l’elettricità seguendo i passaggi del punto precedente, dovresti fare quanto segue. Innanzitutto dovrai chiamare il fornitore di energia elettrica che opera nella tua zona, poiché è l’azienda che gestisce il servizio erogato in casa tua e magari possono avvisarti relativamente ad eventuali lavori di manutenzione presenti nella strada in cui vivi.

Ricorda che per identificarti con il distributore dovrai indicare il tuo numero cliente, puoi trovarlo su ogni bolletta (solitamente è indicato in alto a sinistra). Ad ogni modo se gli episodi per i quali salta la luce sono costanti, dovrai verificare che la tua potenza contrattata sia adeguata: potrebbe infatti essere necessario aumentare la potenza del contatore.

Raccomandazioni tecniche

Se invece il problema non è relativo al tuo fornitore, e dunque l’anomalia tecnica è presente solo nel tuo appartamento, in questo caso il consiglio è quello di contattare un servizio di pronto intervento 24.

Ricorda inoltre che se si tratta di un guasto che non sei in grado di individuare, né tantomeno riparare, fai bene ad evitare di procedere a tentativi perché in quel caso metteresti a repentaglio la tua sicurezza e quella di tutte le altre persone presenti in casa.

Meglio per questo motivo lasciar fare ad un tecnico e capire il perché non sia possibile ripristinare la corrente nonostante tu abbia già provato a rimettere nella posizione corretta gli interruttori.

Potrebbe ad esempio trattarsi di un corto circuito presente in casa, in quanto magari qualcuno potrebbe avere accidentalmente bagnato una presa con dell’acqua e per questo motivo il sistema va in blocco di sicurezza.

Ecco perché diventa necessario attendere l’intervento di un tecnico specializzato ed evitare di effettuare operazioni fai da te.

Raccomandazioni finali

Per dispositivi come il frigorifero, la prima cosa da fare è tenere chiusa la porta del dispositivo, così che la temperatura degli alimenti rimarrà invariata fino a 12 ore dopo il suo spegnimento, più o meno.

Da quel momento, il cibo inizierà a scongelarsi. Se il problema non sarà stato ancora risolto, dovresti riempire il frigorifero con impacchi di ghiaccio per mantenerlo freddo; nel caso in cui il frigorifero sia pieno questo sarà certamente un vantaggio, in quanto la presenza di più cibi aiuta a mantenere meglio la temperatura.

Solitamente un tecnico specializzato è in grado di risolvere problemi di questo tipo in breve tempo, per cui se ne chiami uno non appena riscontrato questo problema, la luce tornerà a presto in casa ed anche il frigorifero tornerà a refrigerare correttamente i cibi.

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Fake news, gli italiani sanno riconoscerle?

Posted by Massimo Miceli on
Fake news, gli italiani sanno riconoscerle?

Gli italiani sanno riconoscere le fake news? E come si rapportano al vasto – e non sempre attendibile – mondo dell’informazione? Questo difficile rapporto tra verità e bufale è stato al centro di una recente ricerca Ipsos per IDMO (Italian Digital Media Observatory), l’hub nazionale contro la disinformazione coordinato dal centro di ricerca Data Lab dell’Università Luiss Guido Carli, che ha esplorato la fiducia e i comportamenti degli italiani nei confronti dell’informazione e delle fake news. Dall’indagine emerge come gli italiani non hanno dubbi sul significato stesso di “fake news”, ne sono a conoscenza e il 73% dichiara di essere in grado di riconoscerle (percentuale che aumenta a quasi l’80% tra i più giovani). La medesima fiducia, però, non è risposta nella capacità altrui: soltanto il 35% crede che le altre persone siano in grado di distinguere notizie vere da notizie false. In generale, tra i più giovani (18-30 anni) e i più scolarizzati le attività di controllo per analizzare l’attendibilità e affidabilità delle informazione online e, quindi, proteggersi dalla disinformazione sono maggiormente frequenti. 

I giovani credono di essere più preparati

La stragrande maggioranza degli italiani (7 su 10) si informa esclusivamente tramite fonti gratuite o solo 1 su 4 è disposto a pagare per accedere ad informazioni di cui si fida. Il termine “fake news” è ampiamente conosciuto e associato a diverse tipologie di notizie. Quelle considerate più diffuse e più pericolose dagli intervistati sono le notizie tendenziose, ovvero comunicate o interpretate in modo intenzionalmente modificato allo scopo di favorire particolari interessi. La maggioranza – più del 60% – sostiene che chi diffonde fake news sia consapevole del fatto che sono notizie false e che la principale motivazione sia economica (37%). Il restante 36% sostiene che chi diffonde fake news nella maggior parte dei casi pensa che la notizia sia vera e che la principale motivazione sia sociale (29%). Tra i più scolarizzati il quadro cambia: è il 57% a ritenere che chi diffonde una fake news non sia consapevole del fatto che la notizia sia falsa. L’indagine ha anche rilevato un ampio scostamento tra la percezione di essere personalmente in grado di distinguere fatti reali dalle fake news (73% crede di esserne in grado) e la considerazione di quanto le altre persone siano capaci di farlo (solo il 35% crede che siano in grado). Tra i più giovani e i più scolarizzati è più diffusa la fiducia nella propria capacità di distinguere fatti reali da fake news (quote sopra al 75%), mentre tra i più adulti è maggiormente diffusa la fiducia nella capacità delle altre persone in Italia (40%).

Come si scopre una bufala?

Quasi il 90% degli intervistati sostiene che la disinformazione sia diffusa in Italia e una quota simile si dichiara preoccupato per questo. Quest’ultimo dato risulta più basso tra i più giovani dove i preoccupati ammontano al 78%. Il 90% degli italiani dichiara di fare almeno un’attività di controllo davanti a un’informazione online. Le due più frequenti sono il controllo della credibilità dell’informazione e il controllo dell’informazione su diversi siti web e risultano eseguite da circa 1 cittadino su 2.
A seguire, il 44% controlla l’autenticità dell’indirizzo del sito web e il 31% controlla se regolarmente aggiornato. Altre attività vengono svolte da meno del 30% e non risultano essere particolarmente diffuse nel nostro Paese. Tra i più giovani e i più scolarizzati tutte le attività di controllo sono più frequenti: il 61% si accerta di autori e link, il 56% fa comparazioni con altri indirizzi web, il 38% bada che il sito sia aggiornato. Percentuali che crollano tra i più adulti e i meno scolarizzati.  

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La lingua inglese è un “motore mentale” per gli italiani

Posted by Massimo Miceli on
La lingua inglese è un “motore mentale” per gli italiani

L’inglese è considerato dagli italiani uno strumento fondamentale non solo a livello professionale, ma anche per una maggiore apertura mentale verso altre culture e per stringere nuovi rapporti. Secondo i risultati della ricerca commissionata da Novakid, la scuola di inglese online, all’Istituto AstraRicerche, per oltre quattro italiani su dieci l’inglese è un “motore mentale” che ha spinto a stringere rapporti più stimolanti. In pratica, chi conosce l’inglese oggi probabilmente non sarebbe la stessa persona se non l’avesse studiato, non avrebbe avuto la stessa apertura verso le culture straniere, e probabilmente non avrebbe fatto le stesse esperienze in tema di viaggi. Grazie alla spinta ricevuta dalla conoscenza dell’inglese gli italiani si definiscono persone diverse. Una spinta ancora più importante per i giovani, per i quali la padronanza della lingua può cambiare le future opportunità sociali (87%) e lavorative (80%).

Fondamentale per i più giovani e per fare carriera

Secondo gli intervistati, una buona padronanza dell’inglese è essenziale soprattutto per i più giovani: il 59% dichiara sia importantissimo per i bambini nell’ambito di un percorso di apprendimento più fluido, per il 66% è essenziale per gli adolescenti, che un domani dovranno affacciarsi al mondo del lavoro, e il 62% lo ritiene fondamentale per i giovani alle prese con i primi passi della propria carriera.
Ma l’Inglese è ritenuto fondamentale (85%) non solo per i più giovani, ma anche per gli adulti e per i soggetti che hanno difficoltà lavorative. Il 67% degli intervistati è convinto che incida nell’occupazione e nel percorso di carriera, e il 28% pensa addirittura che faccia la differenza.
La percentuale più alta di chi lo ritiene fondamentale è composta principalmente da giovani dai 18-24 anni, e dal range più senior, dai 55-65 anni.

Una funzione sociale e culturale

Ma l’inglese non è considerato utile solo per la vita lavorativa: il 49% degli intervistati dichiara che la conoscenza di questa lingua è stata più che utile anche nella vita sociale e di relazione. In particolare, la conoscenza dell’inglese ha aiutato gli intervistati ad ‘aprirsi’ al mondo, alle culture straniere (56%), a viaggi ed esperienze (54%), e ai rapporti di amicizia (41%). È proprio questa funzione sociale e culturale dell’inglese che spinge molte persone a prediligere un metodo di apprendimento autonomo e personale, fatto di azioni quotidiane.

A mettere in crisi è soprattutto la pronuncia

Tanto che il 52% afferma di avere migliorato le proprie competenze grazie alla visione di contenuti multimediali in lingua, il 49% dà il merito a viaggi in paesi anglofoni, il 43% alla lettura di libri in inglese e il 40% all’ascolto di musica internazionale. Quanto agli aspetti della lingua che la popolazione italiana ritiene più difficili e ostici è la ‘conversazione’ l’elemento che più mette alla prova gli intervistati. Il 61% ritiene infatti difficile conseguire un buon livello di confidenza nel parlare, mentre il 59% ha difficoltà nell’ascolto e nella comprensione. A mettere in crisi gli italiani è soprattutto la pronuncia (difficile per il 69%), ma anche il vocabolario e la grammatica (rispettivamente 58% e 57%).

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Caro bollette, le strategie degli italiani per spendere meno

Posted by Massimo Miceli on
Caro bollette, le strategie degli italiani per spendere meno

Non è certo un segreto che dall’inizio dell’anno ci sia stata una vera e propria stangata sui costi energetici. E i cittadini si sono visti recapitare bollette di luce e gas decisamente più pesanti rispetto a quelle dell’anno scorso. Per contrastare il caro bollette, i nostri connazionali hanno attivato una serie di strategie: dallo spegnere la luce al rinunciare alla colazione al bar fino a tagliare gli abbonamenti alle piattaforme streaming.

Quanto pesano luce e gas sui bilanci familiari? 

Una recente indagine condotta da Condexo, azienda che si occupa di gestioni condominiali, ha esplorato le opinioni della famiglie italiane che devono fare i conti con gli aumenti dei costi di elettricità e gas. Il nuovo anno per gli italiani si è aperto con una stangata: dal primo gennaio sono scattati gli aumenti che per il primo trimestre saranno del +55% per l’elettricità e +41,8% per il gas. Secondo la stima dell’Arera, l’Autorità di regolazione per Energia Reti e Ambiente, le nuove tariffe si tradurranno in una spesa per la famiglia-tipo di: +68% per la bolletta elettrica (circa 823 euro); +64% per la bolletta del gas (circa 1560 euro). Un caro bollette che peserà “molto” sull’economia familiare per il 75% degli intervistati da Condexo; “abbastanza” per il restante 25%. A pesare di più per il 60% dei 640 che hanno risposto al sondaggio il rincaro sull’elettricità. 

Obiettivo risparmio

Spinto dal desiderio di riuscire a risparmiare qualcosa, il 50% degli italiani intervistati sceglie di tenere meno luci accese in casa; il 44% farà invece un uso minore degli elettrodomestici, per far fronte al caro bollette meno lavatrici e lavastoviglie. Tra i rimedi il 25% degli intervistati ha dichiarato che sostituirà le vecchie lampadine con quelle a basso consumo; il 6% pensa invece di sostituire i vecchi elettrodomestici; il 3% l’impianto di riscaldamento. Solo il 19% è disposto ad abbassare le temperature dei termosifoni sotto i 22° nonostante ad ogni grado in meno rispetto a questo livello corrisponda un risparmio compreso tra i 6% e il 10% sul consumo. Per il 44% meglio optare per la minor dispersione del calore in casa: infissi ben chiusi, ambienti isolati e porte serrate, niente panni sui termosifoni da sottoporre a manutenzione insieme alla caldaia. Rincari che si ripercuotono anche sulle abitudini. Per far fronte alle maggiori spese per luce e gas il 65% degli intervistati da Condexo rinuncerà a pranzi e cene fuori; il 36% alla colazione al bar dove i rincari hanno fatto schizzare in alto il prezzo del caffè: secondo i calcoli di Assoutenti in alcuni casi raggiunge il prezzo di 1,50 euro la tazzina, con un rincaro del 37,6%. Il 33% taglierà su eventi sportivi dal vivo, quindi partite viste allo stadio o nei palazzetti dello sport. Il 25% rinuncerà agli abbonamenti a piattaforme streaming, stessa percentuale per chi dirà no a gite fuoriporta e piccoli viaggi o eventi culturali come cinema, teatro e mostre. Infine, un 8% ha dichiarato che taglierà le sigarette.

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Le professioni più richieste nel 2022 sono tech

Posted by Massimo Miceli on
Le professioni più richieste nel 2022 sono tech

Jobtech ha condotto un’analisi sulle cinque professioni più richieste nel 2022 tra gli annunci in somministrazione nel mondo del retail, logistica, call center, hospitality e Ho.Re.Ca. Le oscillazioni dell’attività economica registrate in questi due anni di pandemia hanno determinato problemi di scarsità di manodopera in diverse aree, e un turnover più o meno forzato che ha prodotto, per chi cerca lavoro oggi, numerose opportunità di inserimento. E dai responsabili della logistica fino ai contabili i profili richiesti diventano sempre più tech. Ma anche nel mondo retail: secondo Jobtech un fenomeno in enorme crescita sono i dark store, i punti vendita che si occupano esclusivamente dello shopping online. I dark store rappresentano un ambito pronto ad assumere migliaia di dipendenti in tutta Italia: è prevista infatti la creazione di micro centri di distribuzione di quartiere in cui lavoreranno solo rider, ‘picker’, persone deputate alla preparazione degli ordini, e ‘packer’ (magazzinieri) e store manager.

Responsabili della logistica con competenze digitali

Il responsabile della logistica in un’azienda diventerà un ‘responsabile della soddisfazione del cliente’. Quindi dovrà occuparsi dell’analisi e l’automazione nei centri di evasione ordini, pianificazioni di percorsi, conferma della disponibilità del cliente a ricevere la spedizione. Tutto ciò richiede personale formato, digitale ed esperto, riporta Italpress.

Spinta alle assunzioni di camerieri, barman, chef e pizzaioli

La pandemia ha stravolto anche il comparto Ho.Re.Ca, producendo un drastico turnover della forza lavoro. Ciò comporterà, per il 2022, una spinta alle assunzioni di camerieri, barman, chef e pizzaioli. Le opportunità non mancheranno soprattutto per professionisti con esperienza, a cui si devono però garantire tutele e diritti.
Ma una delle cause della Great Resignation è la richiesta un miglior bilanciamento tra vita e lavoro. I sostenitori della Yolo Economy (You Only Live Once, si vive una volta sola), potranno quindi contare sulle numerose opportunità da remoto offerte anche dal mondo dei call center.

Le opportunità del remote working

Quello della contabilità è un settore che si è rivelato particolarmente appetibile per chi cerca un lavoro nel 2021. Prima di tutto le donne e chi cerca opportunità di remote working. Nel 2022 ci saranno opportunità soprattutto per chi, oltre alle skill richieste dal settore, vanterà competenze nella sostenibilità. I contabili saranno sempre più strategici per l’approccio green di un’azienda.
“Il lavoro in somministrazione rappresenta spesso il punto di partenza, o di ripartenza, della forza lavoro – dichiara il fondatore di Jobtech -. Ed è una buona notizia che per loro il mercato offra numerose opportunità di inserimento. Colmare il mismatch tra domanda e offerta rappresenterà per il 2022 la vera sfida da affrontare per dare spinta allo sviluppo del Paese. In un momento storico di profondo cambiamento il lavoro del futuro dovrà essere ibrido, in parte remoto e in parte in presenza, digitale e sicuro”.

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I lavoratori vogliono lo “stile di vita ibrido”

Posted by Massimo Miceli on
I lavoratori vogliono lo “stile di vita ibrido”

Gli europei si sono adattati a uno stile di vita sempre più ibrido, dove fisico e virtuale sono sempre più integrati nella vita professionale e in quella privata.
I modelli convenzionali di vita personale e lavorativa sono superati, ed emerge una forza lavoro più agile, spinta dal desiderio di turni più flessibili, giornate lavorative più brevi e orari concentrati. Tanto che l’86% di chi ha adottato uno stile di vita ibrido non desidera più il modello lavorativo tradizionale. Una percentuale in linea anche in Italia (83%), con un 17% che invece vorrebbe tornare all’orario tradizionale 9-18. Sono alcuni risultati di Hybrid Living Futures, la ricerca paneuropea di Samsung condotta in collaborazione con The Future Laboratory.

Più ore di tempo libero

Secondo lo studio, il 55% dei cittadini europei dichiara che grazie a uno stile di vita ibrido ha visto un incremento del numero di ore di tempo libero dedicate alla famiglia (47%) o trascorse facendo esercizio fisico (43%). Il nuovo stile di vita ha permesso anche di migliorare la qualità del tempo passato con la famiglia, i momenti di relax e la produttività. Per adattarsi ai cambiamenti, la tecnologia si è rivelata un ottimo alleato. Per sette italiani su dieci, infatti, li ha aiutati ad adattarsi alla nuova routine.

Equilibristi della gestione di casa e lavoro

Passare più tempo a casa ha trasformato i lavoratori europei in equilibristi chiamati a compiere vere e proprie acrobazie nella gestione del lavoro e della casa (30%). In Italia il 40% dei lavoratori si trova a destreggiarsi tra casa e lavoro contemporaneamente. Se da un lato, però, gli intervistati hanno mostrato grande maestria nell’arte dello stile di vita ibrido, dall’altro il 18% fatica a staccare dal lavoro e il 26% ha l’impressione di lavorare ininterrottamente, mentre c’è un 41% che utilizza il tempo risparmiato sui viaggi per svolgere le faccende di casa. In Italia, riporta Italpress, tra i detrattori del lavoro agile (11%), il 51% dichiara come questa nuova modalità incentivi la cultura ‘dell’always on’.

La cultura dell’always on, la tecnologia smart e la casa

Per far fronte alle pressioni esercitate dalla cultura dell’always on, il 56% dei lavoratori italiani è ancora alla ricerca di un modo per stabilire un confine tra la propria vita personale e quella professionale. La tecnologia smart sta cercando di colmare questo divario, tuttavia, l’84% dei lavoratori italiani è ancora alla ricerca di una tecnologia più efficace e di maggiore supporto da parte del datore di lavoro per la gestione di questa nuova modalità di vita e lavoro.
Il rapporto rivela inoltre l’importanza delle abitazioni nel percorso di adattamento allo stile di vita ibrido. L’80% degli italiani ha apportato migliorie all’interno delle abitazioni e il 42% ha creato nuovi spazi in casa, mentre il 44% ha scelto un immobile più adeguato alle esigenze di questo nuovo stile di vita.

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Nel 2021 in Italia i ransomware sono aumentati dell’81%

Posted by Massimo Miceli on
Nel 2021 in Italia i ransomware sono aumentati dell’81%

Da gennaio a novembre 2021 quasi un incidente di sicurezza su due, ovvero quasi il 50% di tutte le richieste di Incident Response (IR) gestite dal Global Emergency Response Team (GERT) di Kaspersky, è collegato a un ransomware, con un incremento di quasi il 12% rispetto al 2020.
In Italia, nei primi 11 mesi del 2021 il numero totale degli attacchi ransomware mirati è quasi raddoppiato rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, aumentando dell’81% Dalla Kaspersky’s Story of the Year: Ransomware in the Headlines, emerge quindi che i ransomware sono stati protagonisti assoluti del panorama di cybersecurity del 2021, con attacchi rivolti persino a gasdotti e servizi sanitari nazionali.

Gli obiettivi più comuni: i settori governativo e industriale

Gli operatori di ransomware hanno perfezionato il loro arsenale concentrandosi su un minor numero di attacchi rivolti a organizzazioni di alto profilo e usufruendo di un intero ecosistema sotterraneo che supportale attività dei gruppi criminali. Di fatto, nei primi 11 mesi del 2021 la percentuale di richieste IR è stata del 46,7% contro il 37,9% di tutto il 2020, e il 34% del 2019. Gli obiettivi più comuni di questi attacchi sono stati quelli rivolti ai settori governativo e industriale. Nel 2021, infatti, gli attacchi rivolti a queste organizzazioni hanno compromesso quasi il 50% di tutte le richieste IR relative ai ransomware. Altri bersagli molto colpiti sono stati il settore IT e le istituzioni finanziarie.

Massimizzare la superficie di attacco e il ‘ricatto finanziario’

Gli operatori di ransomware hanno iniziato a richiedere riscatti più onerosi e a puntare a obiettivi di alto profilo, e hanno incrementato l’efficienza degli attacchi. Gli esperti di Kaspersky hanno individuato due tendenze che diventeranno molto comuni nel 2022. In primo luogo, è probabile che i gruppi criminali di ransomware costruiscano più frequentemente build Linux di ransomware per massimizzare la superficie di attacco. Inoltre, gli operatori ransomware inizieranno a concentrarsi maggiormente sul ‘ricatto finanziario’, una tecnica che consiste nel minacciare di far trapelare informazioni sensibili sulle società vittime dell’attacco per far crollare i prezzi delle azioni.

Divulgare informazioni su eventuali piani delle imprese

I criminali potrebbero sfruttare le fusioni o le acquisizioni delle aziende, o divulgare informazioni su eventuali piani delle imprese di diventare pubbliche. Quando le aziende si trovano in uno stato finanziario vulnerabile è più probabile che paghino il riscatto.
“Abbiamo iniziato a parlare dei cosiddetti Ransomware 2.0 nel 2020, e quello che abbiamo visto nel 2021 è stato lo sviluppo di una nuova era di questo tipo di malware – commenta Vladimir Kuskov, Head of Threat Exploration di Kaspersky -. Gli operatori di ransomware non stanno solo crittografando i dati; li stanno anche rubando da obiettivi critici su larga scala e stanno minacciando di divulgare queste informazioni nel caso in cui le vittime si rifiutino di pagare. Questa tipologia di minaccia sarà molto popolare anche per il prossimo anno”.

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Come tutelarsi dai cattivi affari del Black Friday

Posted by Massimo Miceli on
Come tutelarsi dai cattivi affari del Black Friday

Il Black Friday, l’ultimo venerdì di novembre, è il giorno in cui i prezzi dei prodotti al dettaglio subiscono una diminuzione. Ma poiché limitare gli sconti a un solo giorno, peraltro lavorativo, taglierebbe fuori dalla ‘festa del consumismo’ tante persone, il Black Friday si è allungato a un’intera settimana. Ma perché mai proprio questa data? Come spiega laleggepertutti.it, si tratta di una tradizione statunitense, figlia del consumismo occidentale. E siccome c’è sempre un’occasione per spendere, dopo il Black Friday le catene dell’elettronica hanno inventato il Cyrber Monday, il lunedì successivo al ‘venerdì nero’.

Non sempre i prezzi sono davvero scontati

Di cosa si tratta lo sanno tutti: saldi mondiali, dove la maggior parte degli acquisti avverrà online. E ciò a dimostrazione di come le leggi sui saldi non servano più a nulla. Purtroppo infatti non sempre i prezzi sono quelli scontati, ma il consumatore non ha modo di fare il confronto perché non conosce il vero prezzo di partenza.  Non ci vuole nulla a dire che su un certo prodotto viene praticato uno sconto del 30% e da 100 euro si arriva a 70 euro. Per gli acquisti online però c’è una soluzione. Si può accedere alle versioni precedenti dei siti internet usando la funzione copia cache presente sui motori di ricerca. E se lo sconto è falso si può fare una segnalazione all’Antitrust.

Saldi tutto l’anno?

Non farsi abbindolare dalle offerte irripetibili con il conto alla rovescia, come se non ci fosse più possibilità di approfittarne. Ad esempio, Poltronesofà è stata multata dall’Antitrust perché proponeva promozioni per un periodo limitato che duravano però tutto l’anno e anche l’anno dopo, e quello dopo ancora. Insomma, sconti eterni. Pertanto se non si vuole comprare durante il Black Friday basta ricordare che dopo poco ci sarà il Cyber Monday, dopodomani ci saranno i saldi, il giorno dopo ancora la specifica promozione di quello quell’altro negozio, per uno sconto continuo. Gli sconti non sono più occasione ma quotidianità, basta cercare.

Diritto di recesso e garanzia

Anche comprare con gli sconti dà il diritto di recesso. Diritto esercitabile entro 14 giorni dall’acquisto. È quindi possibile cambiare il prodotto che piace e riavere i soldi, non un semplice buono acquisto. A maggior ragione per la garanzia: un prodotto scontato non significa che debba essere mal funzionante, si ha diritto a un prodotto che valga quanto uno a prezzo pieno. Queste norme a tutela del consumatore però valgono solo in Europa. Il diritto di recesso non spetta se si compra su un potale che ha sede, ad esempio, in Cina. E ricordare che far valere i propri diritti in ambito Ue è semplice, ma può diventare impossibile al di fuori del nostro Continente.

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Imprese lombarde delle costruzioni: +5% nel secondo trimestre 2021

Posted by Massimo Miceli on
Imprese lombarde delle costruzioni: +5% nel secondo trimestre 2021

Secondo l’indagine trimestrale di Unioncamere Lombardia su base annua il balzo del volume d’affari del settore delle costruzioni in Lombardia è del +37,4%. Un risultato frutto della ripresa a pieno regime dopo la riduzione delle attività che aveva caratterizzato l’analogo periodo del 2020 in piena emergenza sanitaria. Anche nel secondo trimestre 2021 le imprese lombarde delle costruzioni e dell’edilizia registrano una forte crescita del volume d’affari. Un trend positivo confermato dalla variazione rispetto al trimestre precedente: l’incremento sul primo trimestre dell’anno sfiora infatti il 5%, registrando il quarto valore positivo consecutivo. Si conferma quindi la velocità di marcia sostenuta già registrata nei primi tre mesi dell’anno, e con questi risultati l’indice di Unioncamere Lombardia del volume d’affari torna a superare quota 100, ponendosi sia al di sopra sia dei livelli pre-crisi sia della situazione relativa agli anni precedenti. Era dal 2010 che non si raggiungevano valori simili.

Le aspettative di crescita sono positive

Anche gli imprenditori sembrano scommettere sul proseguimento della tendenza positiva, mostrando un ulteriore miglioramento del clima di fiducia. Il saldo tra aspettative di crescita e di diminuzione per il prossimo trimestre risulta ampiamente positivo (+27), e rappresenta il valore massimo della serie storica.
“Le costruzioni rivestono un ruolo fondamentale nell’economia lombarda e il loro rilancio può fare da importante volàno anche per molti altri settori – dichiara il Presidente di Unioncamere Lombardia, Gian Domenico Auricchio -. I fattori che hanno permesso questa ripresa dell’edilizia sono numerosi: dalla maggiore importanza attribuita agli spazi domestici dopo la pandemia, alle condizioni favorevoli di accesso al credito, agli incentivi fiscali e alla ripartenza degli investimenti pubblici”.

Emerge la volontà a tornare a investire

L’indagine di Unioncamere Lombardia ha approfondito anche il tema della situazione finanziaria delle imprese di costruzioni e del mercato del credito, registrando una diminuzione del grado di indebitamento e un miglioramento dei giudizi relativi alle condizioni di accesso al finanziamento bancario. Tra i motivi per ricorrere al credito spiccano le necessità di liquidità e cassa, anche in via precauzionale (79%), mentre emerge anche la rinnovata volontà delle imprese di tornare a investire: la percentuale che indica questa motivazione sale al 42%, superando così i valori del 2019.

La situazione finanziaria è meno influenzata da fattori negativi

Inoltre, vengono rilevati con meno frequenza i fattori negativi che un anno fa, a seguito dell’emergenza, penalizzavano la situazione finanziaria delle imprese, come ritardi di pagamento, difficoltà a sostenere le spese correnti e nel rimborso dei finanziamenti. Le questioni legate all’approvvigionamento e al rincaro dei materiali sembrano però rappresentare in questo momento un fattore cruciale che rischia di compromettere la crescita del settore, rallentando l’attività ed erodendo i margini delle imprese. Lo dimostra il dato sui costi di magazzino che registra una crescita di ben venti punti, dal 9% al 29%.