Massimo Miceli


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In che modo le app disegnano le “nuove” città

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In che modo le app disegnano le “nuove” città

Oggi sempre più spesso ci facciamo “suggerire” la città in cui viviamo. Un ristorante, una piazza, un percorso, un quartiere “che vale la pena vedere”. Dietro a queste scelte quotidiane, apparentemente innocue, c’è una rete di algoritmi che osserva, apprende e indirizza. E, nel farlo, finisce per cambiare le città stesse.

È questa la fotografia che emerge da una ricerca condotta dal Consiglio nazionale delle ricerche e dalla Scuola Normale Superiore di Pisa, pubblicata sulla rivista Machine Learning. Uno studio che mette sotto la lente d’ingrandimento il rapporto sempre più stretto tra intelligenza artificiale, comportamenti umani e spazio urbano.

Cosa accade dietro l’algoritmo

La novità non sta tanto nell’uso delle app, ormai parte della routine quotidiana, quanto nel meccanismo che si innesca. Gli studiosi parlano di un vero e proprio ciclo di retroazione: l’algoritmo suggerisce, le persone scelgono, i dati si accumulano e il sistema si adatta, rafforzando alcune dinamiche urbane e indebolendone altre.

Secondo Luca Pappalardo del Cnr-Isti di Pisa, è la prima volta che questo “feedback loop” viene modellato in modo esplicito nel contesto urbano. L’obiettivo non è capire quanto un sistema di raccomandazione sia preciso, ma che tipo di città contribuisca a costruire nel tempo. In altre parole, non si guarda più solo all’efficienza dell’algoritmo, ma alle sue conseguenze sociali e spaziali.

Le app non sono consigliere imparziali

A livello individuale, le raccomandazioni possono sembrare una ricchezza. Suggeriscono luoghi nuovi, ampliano l’orizzonte, aiutano a scoprire angoli della città che altrimenti resterebbero invisibili. Ma se si allarga lo sguardo, il quadro cambia.

Nel lungo periodo, spiegano i ricercatori, questi sistemi tendono a concentrare flussi e visite sempre sugli stessi luoghi, rafforzando la popolarità di alcune aree e lasciandone altre ai margini. Il risultato è una polarizzazione dello spazio urbano, con disuguaglianze che si accentuano invece di ridursi.

Simulare la città per capirla meglio

Per studiare questi effetti, il team ha sviluppato un simulatore capace di riprodurre l’interazione continua tra persone e algoritmi. Un modello che permette di osservare non solo le decisioni individuali, ma anche le dinamiche collettive che ne derivano: concentrazione delle visite, perdita di varietà, squilibri territoriali.

Giovanni Mauro, della Scuola Normale Superiore, parla di un cambio di prospettiva nel campo dei sistemi di raccomandazione. E Marco Minici del Cnr-Icar spinge il ragionamento oltre: l’algoritmo non è più solo uno strumento, ma un vero attore urbano.

Serve una responsabilità collettiva nel progettare le città

Il messaggio è chiaro. Se l’intelligenza artificiale contribuisce a disegnare le città del futuro, allora serve una responsabilità collettiva nel progettarla. Non solo per ottimizzare le scelte individuali, ma per tutelare equità, accessibilità e qualità della vita urbana.

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Retail ed e-commerce: sicurezza informatica in primo piano

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Retail ed e-commerce: sicurezza informatica in primo piano

Per tutti noi fare acquisti online è diventato un gesto normalissimo, quasi automatico. Un clic per comprare, un altro per pagare, magari dallo smartphone mentre si è in fila o sul divano. Proprio questa normalità, però, è diventata un terreno di caccia per i criminali informatici.

A fotografare la situazione è il Security Bulletin 2025 di Kaspersky, dedicato alla sicurezza nel settore retail ed e-commerce. Il report analizza incidenti e tendenze che riguardano sia i consumatori sia le aziende: lo spaccato che emerge è tutt’altro che rassicurante.

I numeri che raccontano il rischio

I dati parlano chiaro. Nel 2025 il 14,41% degli utenti del settore retail è stato esposto a minacce web, mentre il 22,20% ha subito attacchi direttamente sui propri dispositivi. La situazione per le aziende è ancora più preoccupante: l’8,25% delle imprese retail ed e-commerce ha affrontato attacchi ransomware.

Nel mondo B2B, i rilevamenti di ransomware sono aumentati del 152% rispetto al 2023. Parallelamente, Kaspersky ha bloccato oltre 6,7 milioni di tentativi di phishing rivolti a negozi online, sistemi di pagamento e servizi di consegna, con i siti di e-commerce come bersaglio principale.

Anche le app tradiscono

Il 2025 ha dimostrato che nemmeno gli store ufficiali sono una garanzia assoluta. Malware nascosti in applicazioni apparentemente ufficiali, persino legate alla consegna di cibo o allo shopping, hanno fatto sì che venissero rubati dati personali e credenziali bancarie.
Un campanello d’allarme per utenti sempre più abituati a fidarsi ciecamente di ciò che scaricano.

Ransomware e phishing, un copione che si ripete

Nel settore retail ed e-commerce, la crescita degli attacchi ransomware è stata trainata in larga parte da un unico attore: una variante che sfrutta strumenti legittimi per cifrare i sistemi delle vittime. Il phishing, invece, continua a essere l’arma preferita. Oltre la metà degli attacchi intercettati imitava negozi online, mentre il resto si spacciava per sistemi di pagamento o corrieri.

I momenti in cui si concentrano le truffe sono i periodi di saldi e promozioni: la fretta di aggiudicarsi un buon affare abbassa la soglia di attenzione.

Cosa accadrà nel 2026

Secondo Kaspersky, nel prossimo futuro ci aspettano sfide ancora più complesse. I chatbot diventeranno sempre più centrali nella ricerca di prodotti, e impareranno a raccogliere informazioni dettagliate sulle preferenze degli utenti. Come osserva Anna Larkina, Web Data and Privacy Analysis Expert di Kaspersky, il passaggio verso ricerche conversazionali e visive porterà alla necessità di  gestire i dati in modo ancora più attento.  Pena la sfiducia dei consumatori.

Tra le novità poco piacevoli, potremmo aspettarci che gli assistenti all’acquisto basati sull’intelligenza artificiale si spostino sempre più fuori dalle piattaforme ufficiali. Infine, la ricerca di prodotti tramite immagini aprirà nuove questioni legate alla privacy, tra volti, ambienti domestici e dettagli sensibili immortalati senza pensarci troppo.

La prima difesa è sempre il buon senso (e la consapevolezza)

Il messaggio di fondo è semplice: la tecnologia corre, ma l’attenzione deve correre più veloce. Ogni utente deve necessariamente verificare link e mittenti, informarsi sugli store, controllare le transazioni e proteggere i propri dispositivi.

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Tecnologia quantistica: entro il 2035 raggiungerà circa 93 miliardi di euro

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Tecnologia quantistica: entro il 2035 raggiungerà circa 93 miliardi di euro

Il panorama della tecnologia quantistica sta vivendo una rapida espansione. Nell’ultimo decennio, il numero di famiglie di brevetti internazionali (IPFs) nel settore quantistico è quintuplicato.
In totale, tra il 2005 e il 2024 gli innovatori di tutto il mondo hanno generato circa 9740 IPF relativi alla tecnologia quantistica. In testa gli USA, seguiti da Europa, Giappone, Cina e Repubblica di Corea.

Secondo uno studio dell’Ufficio Europeo dei brevetti (Epo) e dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), entro il 2035 il mercato globale della tecnologia quantistica raggiungerà circa 93 miliardi di euro.

Oltre 4500 aziende, per lo più startup

Il rapporto Epo Ocse identifica tre sottocategorie principali all’interno del settore: comunicazione quantistica, calcolo quantistico (compresa la simulazione) e rilevamento quantistico.
La comunicazione quantistica ha rappresentato il maggior numero di IPF fino al 2022, ma l’informatica quantistica ha registrato la crescita maggiore (quasi 60 volte) in termini di IPF, ed è destinata a diventare il settore più importante dell’ecosistema.

Il settore quantistico oggi comprende più di 4500 aziende, poco meno del 20% specializzate nel quantum core.
Le principali sono in genere startup e dipendono fortemente dagli investimenti iniziali e dai finanziamenti pubblici.
Alle aziende non specializzate (80%) sono riconducibili la maggior parte dei brevetti relativi alla quantistica nonché la maggiore creazione di posti di lavoro.

Strategia di investimenti per l’Italia: 227 milioni con il supporto dei fondi europei

L’Europa ospita uno dei cluster più densi di aziende specializzate nel quantum core, con percentuali di aziende vicine al 40% in Paesi come Regno Unito, Paesi Bassi e Francia. Negli Stati Uniti (20%) la quota è inferiore, mentre si riscontra una maggiore presenza di giganti tecnologici.

Dal 2005 al 2024 l’Italia non ha registrato famiglie di brevetti relativi alla tecnologia quantistica, ma dal 2025, anche grazie al supporto dei fondi europei, prevede una strategia di investimenti di oltre 227 milioni di euro per sviluppare laboratori nazionali, formare la forza lavoro e incoraggiare investimenti privati.
Gli investimenti si concentreranno su settori chiave come informatica, simulazione, comunicazione, rilevamento e scienza di base, con una partecipazione attiva ai programmi dell’UE e l’obiettivo di aumentare l’autonomia strategica.

IBM, LG, Toshiba, Intel, Microsoft i 5 maggiori richiedenti di IPF

Tra il 2005-2024 i primi cinque richiedenti di famiglie di brevetti (IPF) quantistici sono stati IBM, LG, Toshiba, Intel e Microsoft, oltre ad aziende europee come IQM Quantum Computers e Robert Bosch. Le prime quattro università per IPF quantistici provengono invece tutte dagli USA, guidate dal MIT e da Harvard.
Il CNRS, la più grande organizzazione di ricerca pubblica in Francia, si distingue come l’unica istituzione europea tra i primi 20 candidati.

In Italia, riferisce Askanews, l’Istituto Italiano Nazionale di Scienza e Tecnologia quantistica (NQSTI) è un consorzio di 20 centri di ricerca nazionali finanziato dal PNRR.
L’obiettivo è coprire l’intero spettro dalla ricerca di base fino allo sviluppo di prototipi, con una forte attenzione agli spin-off accademici e all’innovazione industriale.

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Mercato immobiliare: nel I trimestre dell’anno 228.623 compravendite

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Mercato immobiliare: nel I trimestre dell’anno 228.623 compravendite

Il primo trimestre 2025 apre l’anno con 228.623 compravendite immobiliari. I volumi intermediati aumentano rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, quando il mercato immobiliare, al contrario, aveva registrato una contrazione (-4,0% sul I trimestre 2023).
Su base congiunturale i dati ISTAT evidenziano come nel I trimestre 2025 l’indice destagionalizzato acceleri la crescita già osservata negli ultimi tre trimestri 2024, trainato soprattutto dal Nord e dal Mezzogiorno. Solo il Centro è in controtendenza.

Le convenzioni notarili per mutui, finanziamenti e altre obbligazioni con costituzione di ipoteca immobiliare risultano in crescita rispetto allo stesso periodo del 2024, quando i mutui avevano segnato un calo del 12,0% rispetto al I trimestre 2023.
Anche nel caso dei mutui, l’indice destagionalizzato mostra una crescita più sostenuta rispetto a quella registrata nei tre trimestri precedenti, con il Centro in controtendenza rispetto alle altre zone.

Crescita congiunturale e su base annua

Le 228.623 compravendite immobiliari includono le convenzioni notarili di compravendita e le altre convenzioni relative ad atti traslativi a titolo oneroso per unità immobiliari.
Il dato è in crescita rispetto al trimestre precedente (+1,5% destagionalizzato) e su base annua (+8,7% dato grezzo).

Nel confronto congiunturale le compravendite del comparto abitativo aumentano nel Nord-Ovest (+5,1%) e nelle Isole (+1,7%), risultano stabili nel Nord-Est (+0,3%) e in diminuzione al Centro (-2,1%) e al Sud (-0,9%).
Le compravendite di immobili a uso economico aumentano in tutte le aree (Nord-Ovest +4,6%, Nord-Est +1,8%, Centro +1,3%, Sud e Isole +0,4%).

Comparto abitativo +9,5%, economico -0,5%

Il 93,8% delle convenzioni stipulate riguarda i trasferimenti di proprietà di immobili a uso abitativo (214.545), il 5,8% a uso economico (13.311) e lo 0,3% a uso speciale/multiproprietà (767).
Rispetto al I trimestre 2024 le transazioni immobiliari crescono nel comparto abitativo (+9,5%) e rimangono stabili nel comparto economico (-0,5%).

A livello territoriale, il comparto abitativo aumenta su base annua nel Nord-Ovest (+17,2%), nel Nord-Est (+13,2%), nelle Isole (+6,9%) e al Sud (+6,1%), mentre diminuisce al Centro (-4,0%). Il comparto economico cala al Centro (-8,7%) e nel Nord-Est  (-4,8%), mentre cresce al Sud (+9,3%), nel Nord-Ovest e nelle Isole (+1,2%). Nell’ambito del comparto abitativo le compravendite aumentano nei piccoli (+9,6%) come nei grandi centri (+9,2%), mentre nel comparto economico calano nei grandi centri (-2,1%) e restano stabili nei piccoli (+0,5%).

Mutui, +31,5% rispetto al 2024

Nel I trimestre 2025 le convenzioni notarili per mutui, finanziamenti e altre obbligazioni con costituzione di ipoteca immobiliare sono 88.820.
Rispetto al trimestre precedente la variazione percentuale è +6,4% (dato destagionalizzato), mentre su base annua è +31,5% (dato grezzo).

Su base congiunturale l’aumento interessa il Nord-Ovest (+11,0%), il Sud (+6,1%), il Nord-Est e le Isole (entrambi +5,5%). Il Centro, al contrario, è in calo (-0,7%).
Su base annua invece la crescita interessa tutto il territorio nazionale: Nord-Ovest +40,5%, Nord-Est +35,0%, Sud +31,3%, Isole +28,9%, Centro +13,2%, e sia i piccoli sia i grandi centri, rispettivamente +32,9% e +29,8%.

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Istat: i dati sul fatturato di Industria e Servizi a settembre 2025

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Istat: i dati sul fatturato di Industria e Servizi a settembre 2025

Nel mese di settembre 2025 secondo le stime Istat il fatturato dell’industria italiana, al netto dei fattori stagionali, aumenta in termini congiunturali del 2,1% in valore e del 3,0% in volume.
Le dinamiche positive si registrano sia sul mercato interno (+1,5% in valore e +2,7% in volume) sia su quello estero (+3,1% e +3,4% rispettivamente in valore e in volume).

Per quanto riguarda il settore dei servizi, l’Istat stima una crescita congiunturale dell’1,8% in valore e dell’1,6% in volume, con incrementi nel commercio all’ingrosso (+2,1% in valore e in volume) e negli altri servizi (+1,4% in valore e +1,5% in volume).

Diminuzione congiunturale solo per il comprato energetico

Gli indici destagionalizzati del fatturato in valore, riferiti ai raggruppamenti principali di industrie, a settembre registrano una diminuzione congiunturale per la sola energia (-5,3%), mentre si rilevano aumenti per i beni strumentali (+5,3%), per quelli intermedi (+2,0%) e per i beni di consumo (+0,6%).

Nel terzo trimestre 2025 il fatturato dell’industria, in termini congiunturali e al netto dei fattori stagionali, è in leggera crescita in valore e in volume (+0,5%).
Nello stesso arco temporale, per i servizi, si registra un aumento dello 0,4% in valore e dello 0,1% in volume.
A settembre 2025, il fatturato dell’industria, corretto per gli effetti di calendario, registra un aumento anche rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, in valore (+3,4%) come in volume (+3,5%).

Aumento tendenziale più marcato per beni strumentali

Per l’industria si rileva poi una crescita marcata sul mercato interno (+4,3% in valore e +4,5% in volume) e un incremento più contenuto su quello estero (+1,6% in valore e +2,0% in volume).
Per il settore dei servizi, al netto degli effetti di calendario, si registra un aumento tendenziale del 4,3% in valore e del 3,7% in volume, con una crescita sia nel commercio all’ingrosso (+3,4% in valore e +3,0% in volume), sia negli altri servizi (+5,3% in valore e +3,7% in volume).

Nel mese di settembre 2025 i giorni lavorativi di calendario sono stati 22 contro i 21 di settembre 2024. Gli indici corretti per gli effetti di calendario del fatturato in valore, riferiti ai raggruppamenti principali di industrie, su base annua registrano aumenti in tutti i settori. Il più marcato riguarda i beni strumentali (+7,2%).

Dati complessivi positivi su base mensile, trimestrale e annua  

Nel complesso, quindi, su base mensile l’indice destagionalizzato del fatturato dell’industria e dei servizi torna a crescere in valore e in volume.
Per l’industria la dinamica congiunturale positiva è più marcata nella componente estera, mentre per i servizi gli incrementi maggiori interessano il commercio all’ingrosso.

In generale, nel terzo trimestre dell’anno si osserva una lieve crescita congiunturale in entrambi i comparti. Anche in termini tendenziali, e al netto degli effetti di calendario, nei due macrosettori prevalgono segnali positivi in valore e in volume.
In questo caso, gli aumenti più significativi si registrano nei beni strumentali per l’industria e nei servizi di informazione e comunicazione e nelle attività professionali, scientifiche e tecniche per i servizi.

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Black Friday 2024: come gli italiani cambiano il modo di fare shopping

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Black Friday 2024: come gli italiani cambiano il modo di fare shopping

Per anni il Black Friday è stato raccontato come una sorta di “tempesta perfetta” dello shopping: offerte che duravano un lampo, carrelli riempiti all’impazzata, notifiche che esplodevano in ogni angolo del web. Nel 2024, però, lo scenario è cambiato. Non c’è più un’unica giornata di acquisti compulsivi, ma un periodo più disteso, una decina di giorni buoni in cui le offerte si susseguono senza quella tensione da conto alla rovescia.

I dati raccolti tramite la piattaforma LogLine mostrano chiaramente questa transizione: la finestra del Black Friday ormai genera numeri molto vicini a quelli delle settimane che precedono il Natale, tanto che novembre e dicembre stanno quasi camminando affiancati.

Novembre e dicembre oggi hanno andamenti simili

Negli anni precedenti novembre era il mese “forte”. Nel 2023, per esempio, gli acquisti quotidiani erano saliti del 56% rispetto alla media annuale. Quest’anno il divario si riduce: novembre si ferma a +45% e dicembre gli sta dietro con un +42%.

Non è un crollo, è un riassetto: le persone non si lasciano più prendere dall’idea dell’affare irripetibile e diluiscono le spese su un arco di tempo più ampio. Un segnale di una maturità che, forse, fino a qualche anno fa sembrava lontana.

Il venerdì nero si allunga

Il Black Friday 2024 è partito addirittura il giovedì, con picchi sparsi nei giorni successivi. Una sorta di onda lunga che attraversa più weekend, consentendo alla filiera — logistica compresa — di respirare.

Risultato? Meno stress, meno carrelli caricati all’ultimo minuto e una distribuzione degli ordini che rende l’intero sistema più sostenibile. Certo, si perde un po’ la magia del “solo oggi”, ma il consumatore sembra non rimpiangerla.

Meno acquisti d’impulso, più desideri realizzati

Nonostante la calma apparente, il Black Friday rimane il momento ideale per togliersi uno sfizio. Aumenti importanti si registrano nelle categorie più “di valore”: giochi e hobby moltiplicano per quattro le vendite, mentre arredamento, elettrodomestici, abbigliamento e cosmetica crescono sensibilmente.

Interessante anche la parte sui servizi: grazie all’ampliamento di LogLine, emerge che i biglietti di viaggio registrano un +31%. Segno che molti italiani approfittano delle offerte per programmare spostamenti futuri.

Un pubblico più ampio, più giovane e meno “di nicchia”

Il Black Friday non parla più solo a un target specifico. Gli uomini restano leggermente in maggioranza (52,3%), soprattutto su Amazon, ma la vera novità è l’ingresso massiccio dei più giovani: gli under 35 sono saliti al 22,7%, quasi il doppio rispetto a quattro anni fa.

E non è solo una questione anagrafica: si allarga anche la platea sociale, con una diminuzione della quota di acquirenti laureati. Lo shopping online, insomma, è diventato davvero un’abitudine trasversale.
A livello geografico, il Nord continua a fare la parte del leone: 27% dal Nord-Ovest e quasi metà degli acquisti complessivi dalle regioni settentrionali.

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Vivere da soli nel 2025: per i giovani del Nord Italia la casa è un miraggio

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Vivere da soli nel 2025: per i giovani del Nord Italia la casa è un miraggio

Lasciare la casa di famiglia per un’abitazione propria è per molti giovani italiani un percorso a ostacoli, se non addirittura un miraggio. I numeri diffusi da Eurostat parlano chiaro: l’età media dell’uscita da casa si attesta intorno ai 30,1 anni, ben al di sopra della media europea.

Un dato che racconta molto più di un semplice ritardo anagrafico: dietro c’è un mix di questioni economiche, sociali e culturali che pesano soprattutto sulle regioni settentrionali.

La “colpa”? Soprattutto dei prezzi alti

A osservare da vicino questi fenomeni ci sono anche realtà come Starposa SRL, impegnata nel settore delle ristrutturazioni immobiliari, che intercettano le difficoltà delle nuove generazioni alle prese con il primo tetto.
In Lombardia, complici i prezzi sempre più alti nelle aree urbane, l’età media del “trasloco verso l’indipendenza” arriva a circa 30 anni e mezzo. Milano, con i suoi canoni spesso proibitivi, è senza dubbio lo specchio perfetto di questa criticità.  

Il Piemonte mostra un quadro leggermente più positivo: a Torino si scende sotto la soglia dei 30 anni, intorno ai 29,8, grazie a un mercato più accessibile e a una lunga tradizione di studenti fuori sede che sperimentano, ad esempio, la convivenza temporanea.
In Emilia-Romagna, Bologna conferma la sua reputazione di città in movimento: qui i giovani iniziano a spostarsi prima rispetto al resto del Nord, con una media che sfiora i 29,5 anni. Le politiche locali a sostegno dell’affitto hanno certamente dato una mano, anche se il passaggio definitivo alla piena indipendenza resta comunque oltre la soglia dei 30.

Lavoro incerto, costi alti e un modello familiare che resiste

Il ritardo nell’uscita di casa non sorprende chi conosce il mercato del lavoro: contratti brevi, stipendi spesso troppo bassi e un clima di incertezza rendono difficile progettare un futuro stabile. A questo si aggiunge il prezzo delle abitazioni, che nel Nord raggiunge le vette tra tutte le Regioni d’Italia.

Non va poi sottovalutato il fattore culturale: in Italia la famiglia è ancora percepita come una rete di sostegno naturale e non come un freno all’autonomia. Restare più a lungo nella casa d’origine è un comportamento che, più che un tabù, rappresenta una scelta quasi ovvia.

Co-living e affitti brevi: soluzioni tampone

Per aggirare almeno in parte gli ostacoli economici, stanno prendendo piede nuovi modelli abitativi. Il co-living, ad esempio, sta guadagnando terreno soprattutto a Milano, Torino e Bologna: spazi condivisi, servizi comuni e costi più leggeri, pensati per chi vuole una casa senza “impegnarsi” troppo.

Gli affitti brevi, utili per chi si sposta per studio o lavoro, offrono un po’ di flessibilità, ma raramente possono trasformarsi in una forma di indipendenza vera, quella che richiede continuità e sicurezza economica.

Incentivi locali: segnali positivi, ma non basta

Alcune amministrazioni del Nord stanno provando a intervenire con contributi per l’affitto, sgravi per la prima casa e progetti di housing sociale. Misure positive, certo, ma che da sole non riescono a cambiare una tendenza che pare ormai ben radicata.

Un obiettivo ancora lontano

In definitiva, nel 2025 l’autonomia abitativa dei giovani del Nord Italia rimane un traguardo complesso, spesso raggiunto con anni di ritardo rispetto ai coetanei europei.
Non è soltanto una questione economica, ma una sfida che tocca opportunità, prospettive e capacità di progettare il futuro.

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Risparmiare diventa sempre più difficile: cala la fiducia delle famiglie italiane

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Risparmiare diventa sempre più difficile: cala la fiducia delle famiglie italiane

Come siamo messi noi italiani in merito al risparmio? Così così. Anche se i nostri connazionali sono per tradizione un popolo di “formiche”, nel 2025 le cose sono cambiate. Gli italiani, infatti, soffrono l’ansia da risparmio. Lo rileva la nuova indagine Acri-Ipsos, diffusa in occasione della 101ª Giornata Mondiale del Risparmio.

Dallo studio emerge un quadro complicato: sono sempre di più le famiglie che fanno fatica a mettere da parte qualche risparmio, mentre dall’altra parte cresce la preoccupazione per il futuro economico del nostro Paese. 

Quattro famiglie su dieci riescono a “mettere da parte”

In base ai dati emersi dall’indagine, solo il 41% delle famiglie italiane oggi riesce a risparmiare, contro il 46% del 2024. È il livello più basso dal 2018. In molti casi, i nuclei familiari finiscono per consumare tutto il reddito disponibile o, peggio, per attingere ai risparmi accumulati negli anni.

E le aspettative per il futuro? Anche in questo caso, lo scenario non è roseo: per i prossimi 12 mesi, gli italiani prevedono un’ulteriore riduzione della capacità di accantonamento, segno della sfiducia nel clima economico.

Il tenore di vita si abbassa 

Oltre la metà delle famiglie (57%) dichiara che il proprio tenore di vita è peggiorato o che sta vivendo momenti di difficoltà, mentre solo il 43% parla di una condizione stabile o migliorata.

Guardando ai prossimi tre anni, gli italiani si spaccano a metà: il 38% resta ottimista mentre il 39% non prevede grandi cambiamenti. C’è poi un 16% di connazionali che afferma di sentirsi seriamente preoccupato.
La fiducia nel Paese è fragile: i pessimisti sull’Italia sono il 53%, contro appena il 19% di ottimisti. Migliore la percezione del proprio territorio, dove la quota dei pessimisti scende al 28%.

Euro e prospettive globali: cresce il malcontento

A oltre vent’anni dalla sua introduzione, l’euro non convince. Il 65% degli italiani si dichiara insoddisfatto della moneta unica, percentuale in crescita rispetto al 60% del 2024. A pesare di più sono i giudizi degli adulti, dei residenti nel Sud e di chi ha un livello d’istruzione medio-basso.

Solo il 45% ritiene che l’euro rappresenterà un vantaggio per l’Italia nei prossimi vent’anni, contro il 50% dello scorso anno. Restano più fiduciosi i giovani, i laureati e chi vive nel Nord-Est.

Mattarella: “Il risparmio è un bene civico da proteggere”

Sul tema è intervento anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ricordando che la Costituzione assegna al risparmio un “alto valore civico”.
“Tutelarlo significa favorire impieghi che ne accrescano il valore e che alimentino la crescita del Paese”, ha sottolineato. 

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Mercato immobiliare, nuovo ciclo: valori in lieve calo, ma prospettive stabili

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Mercato immobiliare, nuovo ciclo: valori in lieve calo, ma prospettive stabili

Come sarà il mercato immobiliare del futuro? Il dato è particolarmente interessante per l’Italia, Paese in cui il “mattone” ha da sempre una grande importanza sotto il profilo economico e finanziario. A questo proposito, Nomisma prevede per i prossimi decenni una riduzione moderata del valore medio degli immobili residenziali italiani, compresa tra il -4,2% e il -6,2%.

Una flessione contenuta, spiegano gli analisti, che si inserisce in un quadro di trasformazione del mercato e di rinnovate regole europee in materia bancaria.

Cosa succede: nuove regole per le banche

La principale novità è rappresentata dall’entrata in vigore – dal 1° gennaio 2025 – del regolamento europeo CRR 3 (Capital Requirements Regulation), che introduce criteri più severi per la valutazione degli immobili posti a garanzia dei mutui.

In virtù di questo documento, le banche sono chiamate a stimare in modo più prudenziale il Property Value, cioè la potenziale perdita di valore di un bene immobiliare nel corso della durata del finanziamento.
L’obiettivo è rafforzare la solidità del sistema creditizio, riconoscendo che i prezzi delle case sono soggetti a cicli economici anche molto ampi e che questi possono influire sulla stabilità finanziaria complessiva.

Le proiezioni: le differenze territoriali

Per stimare l’evoluzione del mercato, Nomisma ha sviluppato un modello di analisi basato su dati storici dal 1988 e aggiornato ogni sei mesi. Le simulazioni a 30 anni indicano una perdita media potenziale di valore compresa tra il -4,2% e il -6,2%, con differenze sensibili in base alla posizione geografica e alla tipologia urbana.

Nei capoluoghi di provincia, la flessione stimata si ferma attorno al -4,5%, con una maggiore tenuta per le zone centrali rispetto alle aree periferiche. Le città metropolitane mostrano una resilienza più marcata, confermando il ruolo trainante dei grandi centri urbani nel mercato immobiliare nazionale.
Situazione diversa nei comuni più piccoli, dove la perdita potenziale arriva fino al -6,25%, penalizzata dal calo demografico e da una domanda abitativa più debole. Le località turistiche, invece, rappresentano un’eccezione positiva: qui la contrazione attesa è minima, attorno al -4,24%, grazie alla costante richiesta sia per uso abitativo che per investimento.

Il possibile scenario futuro 

Secondo Nomisma, il mercato immobiliare italiano si trova oggi nelle fasi iniziali di un nuovo ciclo. Ciò significa che i valori attuali potrebbero essere inferiori rispetto a quelli che si registreranno al termine del ciclo stesso.
In assenza di shock economici rilevanti, lo sconto da applicare ai prezzi medi per il calcolo del Property Value resta quindi contenuto.

Come sottolinea Enrico Bronchi, Head of Finance Market & Real Estate Business Development di Nomisma, la localizzazione rimane il fattore chiave per la stabilità nel tempo: centri urbani e mete turistiche si confermano le aree più resilienti, mentre i piccoli comuni restano più esposti alle oscillazioni economiche e demografiche.

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Cloud e intelligenza artificiale: per l’Europa la vera sfida è l’indipendenza digitale

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Cloud e intelligenza artificiale: per l’Europa la vera sfida è l’indipendenza digitale

Il mercato del Cloud continua a crescere, ma l’Europa deve ancora conquistare la sua autonomia. Nel 2025 il settore vale 112 miliardi di dollari, con un aumento del 20% in un solo anno. A fotografare la situazione è l’Osservatorio Cloud Transformation del Politecnico di Milano, che mette in luce un dato significativo: quasi il 90% del mercato europeo è oggi in mano a grandi provider statunitensi o non europei.

“È un segnale che non possiamo ignorare – spiega Alessandro Piva, direttore dell’Osservatorio –. La sovranità digitale è diventata una questione strategica, se vogliamo che l’Europa resti competitiva in un contesto globale sempre più instabile.”
Secondo la ricerca, oltre la metà delle grandi organizzazioni europee (il 54%) ritiene che i provider locali facciano fatica a innovare con la stessa rapidità dei colossi internazionali. Per questo, servono nuove politiche industriali comuni e una vera filiera digitale europea, capace di unire competenze pubbliche e private.

Il mercato italiano del Cloud tocca gli 8,13 miliardi di euro

In Italia, il Cloud continua a crescere. Nel 2025 il mercato tocca 8,13 miliardi di euro, con una crescita del 20% rispetto all’anno precedente. Una spinta alimentata dall’Intelligenza Artificiale e dai progetti di digitalizzazione della Pubblica Amministrazione.

A fare da traino è il Public & Hybrid Cloud, con 5,83 miliardi di euro di spesa (+21%). Tutti i segmenti crescono: infrastrutture, software e piattaforme. Il Private Cloud, invece, registra un balzo del 23% e raggiunge 1,39 miliardi, grazie al desiderio di maggiore controllo sui dati e alla nascita di nuove soluzioni di “Cloud sovrano”.

Imprese più consapevoli e selettive

“Il Cloud è ormai un elemento chiave di competitività – sottolinea Stefano Mainetti, responsabile scientifico dell’Osservatorio –. Le aziende italiane lo sanno e scelgono con maggiore attenzione dove e come usarlo.”

Il 46% delle grandi organizzazioni ha adottato strategie ibride, bilanciando tra infrastrutture proprie e servizi in cloud. Cresce anche la sensibilità verso sicurezza e privacy: il 72% delle imprese ha avviato progetti di cybersecurity, mentre quasi quattro su dieci stanno lavorando per allinearsi alle nuove regole europee come NIS2, DORA e AI Act.

AI e Cloud, binomio imprescindibile per il futuro

L’Intelligenza Artificiale e il Cloud viaggiano insieme. Un quarto delle grandi aziende utilizza già servizi di AI-as-a-Service, ma solo il 30% affida i propri progetti interamente al Cloud pubblico. Molte preferiscono ambienti privati o ibridi, per mantenere il controllo sui dati e garantire conformità normativa.

“AI e Cloud sono inseparabili – afferma Mariano Corso, tra i responsabili dell’Osservatorio – ma le imprese devono imparare a gestire in modo sicuro la loro integrazione.” Nonostante il 59% delle organizzazioni non abbia ancora definito policy interne sull’uso dei dati, oltre la metà considera l’AI la principale area di investimento per il 2026.