Massimo Miceli


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Intelligenza Artificiale tra uso quotidiano e timori: cosa ne pensano gli Italiani?

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Intelligenza Artificiale tra uso quotidiano e timori: cosa ne pensano gli Italiani?

L’intelligenza artificiale è ormai entrata nella routine degli italiani, con un utilizzo medio di circa tre volte alla settimana. Tuttavia, sebbene la tecnologia offra numerosi vantaggi, persistono forti timori legati alla privacy, alla disinformazione e all’impatto sul mondo del lavoro. È quanto emerge dalla ricerca “Gli italiani tra sostenibilità e intelligenza artificiale: generazioni a confronto”, condotta da BVA Doxa e presentata in occasione della terza edizione del Forum Multistakeholder organizzato da Cassa Depositi e Prestiti (CDP) a Milano.

I Giovani e l’AI: uno strumento per imparare (e per giocare)

I giovani risultano essere i principali utilizzatori dell’intelligenza artificiale: il 68% di loro la impiega regolarmente, soprattutto per il supporto nello studio (64%) e per lo svago (56%). Per questa fascia di età, l’AI rappresenta un nuovo strumento di ricerca, capace di fornire risposte rapide e personalizzate.

Nonostante l’ampio utilizzo, i giovani sono consapevoli dei possibili effetti negativi, come la riduzione delle capacità critiche e analitiche. Tuttavia, la comodità e l’efficienza offerte dalla tecnologia sembrano prevalere sui timori.

Privacy, disinformazione e lavoro

L’uso dell’intelligenza artificiale solleva dubbi trasversali a tutte le fasce d’età. Il 72% degli italiani teme che l’AI possa diventare una minaccia per l’uomo, una paura che cresce tra le donne (77%). Inoltre, il 52% si preoccupa per la possibile violazione della privacy e la diffusione di fake news, mentre il 51% teme una riduzione dei posti di lavoro a causa dell’automazione.

Un aspetto meno discusso, ma ugualmente rilevante, riguarda l’impatto ambientale: il 15% degli intervistati e il 21% dei giovani ritiene che l’utilizzo dell’AI possa contribuire all’aumento dell’inquinamento e delle emissioni di CO₂, evidenziando come le nuove generazioni siano particolarmente sensibili ai temi della sostenibilità.

AI e sostenibilità

Nel corso del Forum, il presidente di CDP, Giovanni Gorno Tempini, ha definito l’intelligenza artificiale il “fattore di svolta del secolo”, sottolineando la necessità di un cambiamento di paradigma per gestirne l’impatto.

Anche la sostenibilità è stata al centro della discussione. L’amministratore delegato di CDP, Dario Scannapieco, ha ricordato come le tematiche ambientali, sociali e di governance (ESG) siano sempre più cruciali per il futuro dell’economia e del territorio. Ha inoltre sottolineato che il 2024 è stato l’anno più caldo mai registrato, mentre nel 2023 gli eventi climatici estremi sono aumentati del 22%, evidenziando l’urgenza di un approccio responsabile all’innovazione e alla sostenibilità.

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Viaggi: in Italia le famiglie partono con i figli

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Viaggi: in Italia le famiglie partono con i figli

Lo ha scoperto l’indagine di Evaneos: il 71% delle famiglie italiane preferisce viaggiare in coppia con i figli, con una preferenza maggiore tra gli uomini (73,7%) rispetto alle donne (68,9).
Confrontando i dati complessivi e suddividendoli per tipologia familiare, la percentuale di viaggio con i figli è particolarmente alta nelle famiglie tradizionali (82,5%).

Un dato che infatti si riduce notevolmente nel caso delle famiglie allargate (49%), con genitori divorziati (39%) o monoparentali (27%).
E se per i genitori divorziati o separati emerge la tendenza a viaggiare in compagnia di amici (19,1% vs 7% famiglie tradizionali) o da soli (16,9% vs 5%), i genitori monoparentali mostrano maggiore propensione a viaggiare con la famiglia allargata (22,7%) o da soli (19,1% vs 5%).

Esperienze divertenti, ma impegnative

In generale, il 95% degli intervistati attribuisce ai viaggi in famiglia un significato positivo di condivisione (33%), relax (31%) e felicità (31%).
Per il 63%, poi, i viaggi con i figli sono esperienze divertenti che arricchiscono, anche se il 15% li percepisce come impegnativi, e il 5% considera ‘vere’ vacanze solo quelle senza figli.

Quando si è in vacanza, le opinioni si dividono su cosa fare e ‘come’. Il 51% dei genitori preferisce fare tutto insieme ai figli, mentre il 49% ritiene importante mantenere un equilibrio tra momenti condivisi e attività autonome.
Solo il 18% dichiara di fare assolutamente tutto insieme ai figli, mentre una minoranza del 5% indica di preferire attività completamente autonome tra genitori e figli.

Vacanze in villaggio, on the road o su misura?

Il 33% delle famiglie sceglie villaggi turistici, seguiti dai viaggi itineranti (23%) e quelli su misura organizzati da un agente di viaggio (20%).
Appartamenti o alberghi con angolo cucina restano meno popolari, rispettivamente con l’11% e il 9% delle preferenze.

Per più della metà del campione (53%), si evidenzia una preferenza per la programmazione semplificata del viaggio, mentre il viaggio itinerante riflette maggiore volontà di libertà.
Per i genitori monoparentali, la scelta di un villaggio dove tutto è organizzato e non c’è nulla da programmare risulta più forte (36% vs 33%), mentre i genitori divorziati o separati si distinguono per una preferenza verso il viaggio itinerante (30% vs 23%).

Obiettivo: trovare una soluzione che piaccia a tutti

Per metà delle famiglie (50%), pianificare e organizzare il viaggio è un piacere. Tuttavia, il 29% lo considera una necessità, e il 12% lo percepisce come un’incombenza stressante.
Gli ostacoli principali includono trovare una vacanza che piaccia a tutti (41%) e coordinare le disponibilità di tempo dei membri della famiglia (32%).

La maggior parte delle famiglie (70%), riporta Askanews, coinvolge i figli nella scelta delle vacanze, includendoli pienamente come co-decisori (30%), anche se la decisione finale spetta poi agli adulti (40%).
Un approccio che riflette il desiderio di creare vacanze che rispecchino i desideri di tutta la famiglia.

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Tassi: riduzione nell’area euro. Il bollettino BCE di dicembre

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Tassi: riduzione nell’area euro. Il bollettino BCE di dicembre

L’Europa decide di dare un taglio ai tassi di interesse. Nella riunione del 12 dicembre 2024 il Consiglio direttivo ha ridotto di 25 punti base i tre tassi di interesse di riferimento della BCE. La decisione di ridurre il tasso di interesse sui depositi presso la banca centrale, ossia il tasso con il quale il Consiglio direttivo orienta la politica monetaria, si è basata sulla valutazione aggiornata circa le prospettive di inflazione, la dinamica dell’inflazione di fondo e l’intensità della trasmissione della politica monetaria.

In base alle proiezioni macroeconomiche formulate a dicembre 2024 dagli esperti dell’Eurosistema per l’area euro, si attende che l’inflazione complessiva si collochi in media al 2,1% nel 2025, all’1,9% nel 2026 e al 2,1% nel 2027, anno dell’entrata in vigore del sistema ampliato di scambio di quote di emissione dell’UE.

L’inflazione resta elevata

Per l’inflazione al netto della componente energetica e alimentare gli esperti anticipano una media del 2,3% nel 2025 e dell’1,9% nel 2026 e nel 2027.
La maggior parte delle misure dell’inflazione di fondo suggerisce che l’inflazione si collocherà stabilmente intorno all’obiettivo del 2% a medio termine perseguito dal Consiglio direttivo.

L’inflazione interna ha registrato una flessione ma resta elevata, principalmente perché salari e prezzi in determinati settori continuano ad adeguarsi, con considerevole ritardo, al passato incremento dell’inflazione.
Nonostante l’allentamento a seguito delle recenti riduzioni dei tassi, che rendono i nuovi prestiti a imprese e famiglie gradualmente meno onerosi, le condizioni di finanziamento si confermano rigide. La politica monetaria permane restrittiva, e i rialzi passati ancora si trasmettono alle consistenze dei crediti in essere.

Una politica monetaria meno restrittiva

La ripresa economica prevista nell’esercizio dello scorso dicembre sarebbe più lenta rispetto a quanto anticipato nelle proiezioni macroeconomiche formulate per l’area dell’euro a settembre 2024. Nonostante l’aumento della crescita registrato nel terzo trimestre, gli indicatori basati sulle indagini congiunturali segnalano una contrazione nel quarto.

Le proiezioni degli esperti indicano una crescita economica dello 0,7% nel 2024, dell’1,1% nel 2025 e dell’1,4% nel 2026.
La ripresa prevista è riconducibile principalmente all’incremento dei redditi reali, grazie al quale le famiglie dovrebbero poter accrescere i loro consumi, e all’aumento degli investimenti delle imprese.
Nel corso del tempo il graduale venir meno degli effetti della politica monetaria restrittiva dovrebbe sostenere la ripresa della domanda interna.

Ma il Consiglio non intende vincolarsi a un particolare percorso dei tassi

Il Consiglio direttivo è determinato ad assicurare che l’inflazione si stabilizzi durevolmente sul suo obiettivo del 2% a medio termine.
Per definire l’orientamento di politica monetaria adeguato, seguirà un approccio guidato dai dati, secondo il quale le decisioni vengono definite di volta in volta a ogni riunione.

In particolare, le decisioni sui tassi di interesse saranno basate sulla valutazione circa le prospettive di inflazione alla luce dei dati economici e finanziari più recenti, la dinamica dell’inflazione di fondo e l’intensità della trasmissione della politica monetaria.
Il Consiglio direttivo non intende vincolarsi a un particolare percorso dei tassi.

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Italiani e politica internazionale: pessimisti, ma con qualche aspettativa per il 2025

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Italiani e politica internazionale: pessimisti, ma con qualche aspettativa per il 2025

Quali sono le percezioni degli italiani sul panorama geopolitico del 2024 e del nuovo anno? Lo rivelano i risultati dell’Osservatorio ISPI-Ipsos ItaliaInsight, ‘Gli italiani e la politica internazionale’: nella percezione degli italiani oggi viviamo in un mondo sempre più insicuro (88%) e frammentato (91%) e con più diseguaglianze (76%). 

La terza guerra mondiale? Un’eventualità ‘probabile’ nei prossimi tre anni per il 47%, mentre solo il 15% la ritiene ‘altamente improbabile’.
Insomma, le percezioni, già negative a inizio anno, sono via via peggiorate, confermando un clima di grande preoccupazione e profondo pessimismo.

È un mondo difficile

È un mondo minacciato innanzitutto dalle guerre (49%), anche se gli spiragli di negoziati sui vari fronti fanno scendere del 5% questo valore nell’ultima rilevazione.
La quota di menzioni del cambiamento climatico, invece, si riduce dell’11% nel quarto trimestre. Per l’Italia, tuttavia, la minaccia rimane soprattutto legata all’andamento dell’economia internazionale.

Da notare come stia maturando una prospettiva diversa su questo tema: non è più solamente un problema di crisi economiche ‘esogene’ (dal 51% al 41%), ma anche di distribuzione delle risorse, quindi, di diseguaglianze economiche e sociali (dal 34% al 41%).
Quanto all’elezione di Donald Trump, per il 38% è ‘una cattiva notizia per l’Europa e per il mondo’. Il 24% è però di parere opposto, mentre colpisce il 38% di giudizi ‘sospesi’ sul suo ritorno alla Casa Bianca 

L’elezione di Donald Trump

L’inizio della seconda presidenza Trump rappresenta però anche (ex aequo con la pace in Ucraina e in Medio Oriente) l’elemento di maggiore speranza per il 2025, tutti menzionati dal 22% degli intervistati. 
Solo l’11%, al contrario, la indica come la fonte di maggiore preoccupazione per il 2025.

In cima a questa classifica si trova una possibile crisi economica in Europa (26%), il protrarsi della guerra in Ucraina (25%), un aumento degli eventi atmosferici estremi (24%) e un’ulteriore escalation in Medio Oriente (23%).
Ma per l’Europa una seconda presidenza Trump significa soprattutto decidere come affrontare la realistica prospettiva di un crescente disimpegno militare degli USA dallo scacchiere del Vecchio Continente. 

Il disimpegno USA e la spesa militare europea

Su questo punto è chiara la propensione degli italiani: solo il 10% è a favore dell’aumento delle spese militari, mentre il 34% ritiene che i livelli attuali di spesa siano ‘adeguati anche senza gli Stati Uniti’ e il 26% sarebbe per ridurre la spesa.

Quanto alla guerra in Ucraina, la maggioranza (60%) ritiene che a questo punto del conflitto l’Ucraina debba accettare un accordo con la Russia, anche a costo di perdere parti significative del proprio territorio. E per un 21%, Europa e USA devono addirittura interrompere la fornitura di armi all’Ucraina, anche se questo dovesse comportare la conquista da parte della Russia. Rimane un 19% che ritiene che si debba continuare a fornire armi all’Ucraina fino a quando non avrà riconquistato il suo territorio.

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Cybersecurity e intelligenza artificiale: la nuova sfida delle aziende italiane 

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Cybersecurity e intelligenza artificiale: la nuova sfida delle aziende italiane 

Secondo un recente studio condotto da Kaspersky, le aziende di tutto il mondo si trovano ad affrontare un aumento delle minacce legate all’uso dell’intelligenza artificiale (AI) nei cyberattacchi. In Italia, l’84% dei professionisti IT prevede che nei prossimi due anni i cybercriminali utilizzeranno sempre di più l’AI per perfezionare le proprie strategie di attacco.

Uno scenario simile spinge le organizzazioni a rafforzare le difese informatiche, adottando nuove competenze e collaborando con fornitori specializzati in cybersecurity.

I dati della ricerca

Lo studio “Cyber defense & AI: sono pronte le aziende a proteggersi?” ha raccolto opinioni di esperti IT e responsabili della sicurezza informatica in PMI e grandi imprese italiane. I risultati sottolineano la necessità di un’immediata preparazione contro i cyberattacchi basati sull’AI.

Quasi nove professionisti su dieci si aspettano un forte aumento di tali minacce, e quindi il miglioramento delle strategie di difesa è un’assoluta priorità.

Formazione interna e consulenza esterna

Le aziende italiane stanno puntando su un approccio combinato che integra competenze interne ed esterne. L’82% degli intervistati ritiene essenziale investire nella formazione del personale per migliorare le capacità di difesa informatica, mentre l’80% considera fondamentale affidarsi a esperti esterni, come vendor di cybersecurity, per affrontare minacce sempre più sofisticate.

Queste necessità riguardano tutti i settori, dalle infrastrutture al commercio. La domanda di soluzioni avanzate è orami generalizzata.

Collaborazioni con gli esperti

Attualmente, il 42% delle aziende italiane ha già avviato o pianificato collaborazioni con fornitori esterni per gestire l’evoluzione delle minacce, mentre il 48% si concentra sulla formazione interna del personale. Circa il 49% utilizza regolarmente competenze di esperti esterni, mentre il 51% porta avanti programmi di aggiornamento per il proprio staff, dimostrando un impegno bilaterale per rafforzare la sicurezza.

“Le imprese sono sempre più consapevoli delle minacce”

Vladislav Tushkanov, responsabile del Kaspersky AI Technology Research Center, sottolinea come le aziende stiano adottando un approccio proattivo: “La nostra ricerca dimostra che le imprese sono sempre più consapevoli delle minacce basate sull’intelligenza artificiale. Sfruttare le potenzialità dell’AI consente di rafforzare le difese e innovare nelle strategie di cybersecurity, garantendo una preparazione adeguata per fronteggiare i rischi futuri”.

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Natale 2024, quanto costerà agli italiani? Anche il 300% in più

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Natale 2024, quanto costerà agli italiani? Anche il 300% in più

Dagli addobbi ai regali, dai viaggi agli alberghi agli skipass il rapporto congiunto Facile.it – Consumerismo No Profit fa il punto su quanto spenderanno le famiglie italiane per il periodo natalizio. E ha scoperto che per i soli regali di Natale gli italiani spenderanno quasi 11 miliardi di euro, con un esborso pro capite di 256 euro.

Tanti connazionali (6,2 milioni), però, spenderanno meno rispetto allo scorso anno. Tra questi, il 47% (oltre 2,9 milioni) preferirà tagliare sui costi natalizi, mentre il 40% spenderà meno perché si trova in difficoltà economica.
Ma una cosa è certa: quest’anno il Natale agli italiani costerà decisamente tanto. Il rapporto di Facile.it  parla di aumenti che per alcune voci di spesa arriveranno addirittura al 300% in più.

Per pranzo e cenone rincari del +84% in 10 anni

Per il pranzo o il cenone di Natale gli intervistati dall’indagine hanno dichiarato di mettere a budget in media 83 euro, per una spesa complessiva stimata di oltre 3,5 miliardi di euro.
Per i prezzi del pranzo o del cenone bisogna guardare anche al settore alimentare, che secondo le stime di Consumerismo no Profit, ha guidato l’aumento dell’inflazione, con un incremento dei prezzi del 2,4% rispetto all’1,1% di settembre 2024.

I rincari maggiori riguardano i beni di prima necessità, come pasta, olio, riso, farina e pane, con incrementi che vanno fino al +84% rispetto al 2014.

Per albero, luci, addobbi, decorazioni si sborsano circa 270 euro 

Nel 2023, la spesa media per decorare un albero di Natale tradizionale (albero, luci e addobbi), era stimata intorno a 233,33 euro. Nel 2024, la cifra è salita a circa 270 euro, circa il +16%, ovvero, 37 euro in più rispetto all’anno precedente.
Il costo per addobbare un albero di Natale nel 2024 può variare significativamente. Ad esempio, per l’albero artificiale, da 30 a 500 euro, a seconda di altezza, qualità e caratteristiche. Per palline e ornamenti da 10 a 100 euro per set, a seconda del materiale e del design, per le luci da 15 a 100 euro, ghirlande e festoni, da 10 a 50 euro, puntale, da 10 a 50 euro.

Vacanze: stimati 4 miliardi di spesa

Tra Natale e Capodanno saranno 11 milioni e mezzo gli italiani che si concederanno una vacanza con pernottamento di almeno una notte, per una spesa media di 335 euro e una stima complessiva di quasi 4 miliardi.
Durante le festività i voli subiranno poi rincari fino al 100%, mentre viaggiare in treno potrà costare fino al 300% in più. Sui traghetti rincari più contenuti, ma comunque a doppia cifra, mentre gli skipass hanno subito aumenti fino al +30% negli ultimi tre anni.
Il 97% delle agenzie di viaggi riscontra una media di aumento di prezzi per pacchetto vacanze del 20%. Quanto agli hotel, l’incremento è dell’8,1% sul prezzo medio di una camera (151,47 euro).

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Inquinamento: italiani poco informati sui benefici degli alberi nelle città

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Inquinamento: italiani poco informati sui benefici degli alberi nelle città

Quasi 3 italiani su 4, il 73%, sanno che gli alberi abbassano la temperatura laddove sono piantati, limitando la formazione delle cosiddette ‘isole di calore’. Inoltre, la maggior parte sa che le foreste sono in grado di assorbire grandi quantità di CO2: una consapevolezza meno diffusa tra i giovani (58% tra i18-24enni) rispetto ai 55-64enni (65%).

Ma 1 italiano su 5 non sa che gli alberi mitigano gli effetti della pioggia intensa e limitano gli allagamenti, e il 30% ignora che sono in grado di assorbire la CO2 nelle città.
Emerge da una ricerca della divisione Annalect di Omnicom Media Group per Prospettiva Terra, progetto fondato da Stefano Mancuso (accademico e divulgatore scientifico) e Marco Girelli, ceo Omnicom Media Group Italia.

Torino batte Palermo per percentuale di superficie “verde”

Per 3 italiani su 4, gli alberi sono diffusi nel proprio quartiere (75%). Tuttavia, se a Torino e Roma la percentuale è del 90%, a Milano dell’80%, a Palermo del 63%, a Napoli solo del 51%.

Di fatto, Torino ha la più alta percentuale della superficie comunale occupata da aree verdi (18,2%), mentre Palermo si ferma al 4,8%. Inoltre, la percezione cambia anche in base alla zona della città in cui si vive: il dato è più forte man mano che dal centro (72%) ci si avvicina al semi-centro della città (75%), fino alla periferia (77%).

In particolare, la percezione della forte presenza degli alberi cresce, anche fino al 30%, in periferia, mentre nelle aree centrali e semi-centrali si attesta intorno al 20%.

Chi abita in centro ne vorrebbe di più

Non a caso, dunque, Napoli e Palermo sono le città in cui gli alberi sono più desiderati, rispettivamente dal 93% e 87% di abitanti. Anche a Torino e a Milano la percentuale di chi vorrebbe più verde in città  è alta, e si attesta intorno al 75%, mentre a Roma, al 69%.

Altro dato rilevante è quello della posizione delle aree con alberi rispetto alla zona della città.
Il desiderio di avere più alberi, senza differenze sostanziali tra Nord, Centro e Sud, è molto più sentito nel centro della città (87%) rispetto al semi-centro (80%), e soprattutto, rispetto alla periferia (68%), dove la presenza degli alberi è tipicamente più forte.

Preziosi alleati anche del benessere mentale

Una cosa sicuramente mette tutti d’accordo: da Nord a Sud, per la quasi totalità del campione (96%) essere circondati da può donare benessere mentale, serenità e gioia.
Napoli, una delle due città che lamentano una scarsa presenza di alberi, è quella dove agli alberi viene maggiormente associata l’idea di maggior aiuto per il benessere mentale e la serenità.

E quando agli italiani viene chiesto quali pensieri e stati d’animo associano agli alberi, la risposta è un sentimento di serenità e leggerezza.
La prima idea,  riporta Adnkronos, è quella di relax (33%), seguita da purezza (22%), forza (17%), spiritualità (9%) e gioia (7%).

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Luce e gas: gli italiani non sanno qual è la propria tariffa

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Luce e gas: gli italiani non sanno qual è la propria tariffa

Circa 4 italiani su 10 non hanno la minima idea della tariffa applicata dal proprio fornitore luce e gas. In particolare, secondo l’indagine commissionata da Facile.it all’istituto di ricerca Annalect, la percentuale di chi non conosce la propria tariffa è pari al 39% per quanto riguarda la fornitura di energia elettrica, mentre sale addirittura al 43% per quella del gas.
Leggere le bollette energetiche e orientarsi tra le tariffe luce e gas non è sempre semplice, ma anche capire quanto si sta pagando l’energia di casa può diventare un’impresa ardua. Ma non finisce qui. Verificando le risposte di coloro che hanno dichiarato di conoscere la propria offerta, emerge un quadro in chiaroscuro.

Per l’energia elettrica, ad esempio, appena il 27% dei clienti ha dimostrato di conoscere realmente il prezzo della fornitura, il 23% ha indicato una tariffa superiore rispetto a quella reale, l’11%, invece, era convinto di pagare meno.

“Conoscere il prezzo della propria fornitura è indispensabile per valutare se stiamo pagando più del dovuto”

Per la fornitura di gas, invece, solo il 26% degli intervistati ha indicato il prezzo corretto, il 15% lo ha sovrastimato e un altro 15% lo ha sottostimato.

“Conoscere il prezzo della propria fornitura luce e gas è un elemento indispensabile per valutare se stiamo pagando più del dovuto e per capire se sul mercato esistono opportunità di risparmio – spiega Silvia Rossi, Direttore Commerciale Utilities di Facile.it -. Risparmiare è un diritto di tutti, ma per aiutare i consumatori a perseguire questo obiettivo è necessario rendere le informazioni in bolletta sempre più accessibili e chiare, a partire proprio dalle condizioni economiche applicate dal fornitore”.

Che confusione!

Tanti gli italiani insoddisfatti dalla chiarezza delle bollette, tanto è vero che appena il 7% degli intervistati ha dichiarato di conoscere il significato della maggior parte delle sigle contenute in bolletta.
Ma, bolletta alla mano, quali sono le sezioni ritenute più complesse dai consumatori? 

Il quadro che emerge fa riflettere: appena 2 italiani su 10 hanno dichiarato di riuscire a interpretare con sicurezza i consumi e le letture del contatore indicati in fattura. Ancora meno quelli in grado di capire il riquadro dedicato ai consumi storici (15%) o quello contenente il dettaglio degli importi fatturati (14%).
Per non parlare della sezione relativa al dettaglio delle imposte. Solo il 13% ha detto di riuscire a districarsi tra queste voci.

Il consiglio? Imparare a leggere le bollette

“Saper leggere e comprendere la bolletta è essenziale, non solo per capire quanto spendiamo ma anche per tutelarci dalle truffe – avverte Luigi Gabriele, Presidente di Consumerismo No Profit -.  Spesso riceviamo telefonate con promesse di sconti incredibili o tariffe super vantaggiose. È fondamentale avere una conoscenza di base per valutare queste offerte con attenzione ed evitare brutte sorprese. La scienza comportamentale dimostra che un consumatore disorientato e confuso è più incline a fare scelte casuali, con il rischio di finire per pagare di più”.

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Social media: servono davvero a vendere di più i prodotti Non Food?

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Social media: servono davvero a vendere di più i prodotti Non Food?

A rivelarlo è l’indagine svolta per l’Osservatorio Non Food 2024 di GS1 Italy da Metrica Ricerche: negli ultimi due anni oltre un italiano su tre ha comprato un prodotto non food o un servizio perché lo ha visto sui social media.

Dall’Osservatorio emerge, inoltre, che tra i social media che veicolano più frequentemente gli acquisti al primo posto si posiziona Instagram (55,9%) seguito a poca distanza da Facebook (53,2%), e con un certo stacco da TikTok, con una quota pari al 14,5%.

Il 72,7% degli acquisti tramite Instagram è da parte della Generazione Z

Ad acquistare tramite Instagram (72,7%) e TikTok sono soprattutto i giovani della Generazione Z, mentre i Baby Boomer preferiscono Facebook (64,6%).
In generale, sono comunque le generazioni più giovani a essere più coinvolte in questo comportamento d’acquisto.

Infatti, se la media nazionale di chi compra tramite i social i prodotti delle categorie non food è del 37,4%, nella Generazione Z la quota sale al 46,7%, e tra i Millennial si attesta al 42,7%.

Nel 73,3% dei casi l’acquisto viene effettuato direttamente online

Abbigliamento, calzature, intimo e accessori, con il 47,9% (ma tra la Generazione Z sale al 55,6%), profumeria e cosmesi (31,9%) ed elettronica di consumo (30,2%, ma tra i Baby Boomer sale al 39,7% e al 34,2% tra i Millennial) sono le categorie di prodotti non alimentari con la maggior percentuale di acquirenti trainata dai social.
Nel 73,3% dei casi l’acquisto viene effettuato direttamente online, attraverso un sito o il social network su cui è stato visualizzato il prodotto, e solo nel 17,1% l’acquisto avviene in negozio.

Ma su questo fronte le generazioni evidenziano comportamenti differenti, anche in funzione delle diverse categorie di prodotto acquistate.

I numeri dell’Osservatorio Non Food di GS1 Italy

La ricerca è stata realizzata a maggio 2024 da Metrica Ricerche (gruppo TradeLab) per GS1 Italy, con metodologia CAWI (Computer Web Interviewing) su un campione di 1.000 consumatori compresi nella fascia di età tra 18 e 70 anni.
L’Osservatorio Non Food di GS1 Italy raccoglie informazioni su 13 comparti: abbigliamento e calzature, elettronica di consumo, mobili e arredamento, bricolage, articoli per lo sport, prodotti di profumeria, casalinghi, prodotti di automedicazione, edutainment, prodotti di ottica, tessile casa, cancelleria, giocattoli.

L’Osservatorio viene aggiornato annualmente coinvolgendo partner riconosciuti, come TradeLab, per l’elaborazione dei risultati finali che si basano sui dati rilevati dalle più note e affidabili fonti informative, come Istat, Sita Ricerca, NielsenIQ e Gfk.

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Patente digitale sullo smartphone: come ottenerla?

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Patente digitale sullo smartphone: come ottenerla?

In attesa della piena operatività del Sistema di portafoglio digitale, l’IT-Wallet, è partito dal 23 ottobre il rilascio pubblico di tre documenti su IO. Si tratta della nuova funzionalità che permette ai cittadini italiani di aggiungere al portafoglio di app IO la versione digitale di patente di guida, tessera sanitaria e Carta Europea della Disabilità.

Per poter ottenere la patente digitale sarà necessario scaricare sul proprio smartphone l’app IO, accedere con il proprio Spid o con la Cie (Carta d’identità elettronica) e quindi generare la patente digitale seguendo le istruzioni fornite dalla piattaforma.

Dal 4 dicembre disponibile per tutti gli utenti dell’app IO

A partire dal 23 ottobre sarà progressivamente estesa ai cittadini italiani l’opportunità di avere accesso ai documenti, conferendo così piena validità legale alle versioni digitali dei documenti.
Il rilascio per i cittadini, si legge in una nota, vedrà un calendario di abilitazione: dal 23 ottobre 50.000 cittadini, dal 6 novembre 250.000, dal 30 novembre 1.000.000, dal 4 dicembre per tutti gli utenti dell’app IO.

Nel rispetto della tutela della privacy e della normativa sulla protezione dei dati personali, gli utenti, all’interno delle prime tre finestre temporali di abilitazione sopracitate, saranno selezionati con criterio randomico all’interno della base utenti dell’app IO,

“Il primo passo verso l’IT-Wallet”

“Dopo due anni di lavoro costante e discreto, il governo ha mosso il primo passo verso la realizzazione del Sistema IT-Wallet, una rivoluzione digitale che ho fortemente sostenuto fin dal mio insediamento e che andrà a regime nel 2025 – ha dichiarato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’innovazione tecnologica, Alessio Butti -. Con l’introduzione dell’IT-Wallet, e anticipando i tempi del regolamento europeo EIDAS 2 – sottolinea Butti – l’Italia intraprende un percorso ambizioso verso l’evoluzione dei servizi digitali. Questo strumento offrirà ai cittadini nuove opportunità per l’utilizzo della loro identità digitale, garantendo al tempo stesso massima sicurezza e tutela dei dati personali”.

In una prima fase i documenti digitali potranno essere utilizzati solo per interazioni offline

La funzionalità Documenti su IO è stata sperimentata nei mesi scorsi da un gruppo tecnico di valutazione, composto da addetti ai lavori che ne hanno valutato l’efficacia generale.
In pratica, patente di guida, tessera sanitaria e Carta Europea della Disabilità potranno essere utilizzati in sostituzione dei corrispettivi documenti fisici, ma in questa prima fase, solo per interazioni offline.

Nello specifico, riporta AGI, la patente potrà essere utilizzata solo in Italia per dimostrare di essere abilitato alla guida in caso di controlli delle forze dell’ordine, la tessera sanitaria permetterà di accedere alle prestazioni fornite dal Servizio Sanitario Nazionale, la Carta Europea della Disabilità avrà i medesimi utilizzi già previsti con la versione del documento fisico.