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Mercato immobiliare: nel I trimestre dell’anno 228.623 compravendite

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Mercato immobiliare: nel I trimestre dell’anno 228.623 compravendite

Il primo trimestre 2025 apre l’anno con 228.623 compravendite immobiliari. I volumi intermediati aumentano rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, quando il mercato immobiliare, al contrario, aveva registrato una contrazione (-4,0% sul I trimestre 2023).
Su base congiunturale i dati ISTAT evidenziano come nel I trimestre 2025 l’indice destagionalizzato acceleri la crescita già osservata negli ultimi tre trimestri 2024, trainato soprattutto dal Nord e dal Mezzogiorno. Solo il Centro è in controtendenza.

Le convenzioni notarili per mutui, finanziamenti e altre obbligazioni con costituzione di ipoteca immobiliare risultano in crescita rispetto allo stesso periodo del 2024, quando i mutui avevano segnato un calo del 12,0% rispetto al I trimestre 2023.
Anche nel caso dei mutui, l’indice destagionalizzato mostra una crescita più sostenuta rispetto a quella registrata nei tre trimestri precedenti, con il Centro in controtendenza rispetto alle altre zone.

Crescita congiunturale e su base annua

Le 228.623 compravendite immobiliari includono le convenzioni notarili di compravendita e le altre convenzioni relative ad atti traslativi a titolo oneroso per unità immobiliari.
Il dato è in crescita rispetto al trimestre precedente (+1,5% destagionalizzato) e su base annua (+8,7% dato grezzo).

Nel confronto congiunturale le compravendite del comparto abitativo aumentano nel Nord-Ovest (+5,1%) e nelle Isole (+1,7%), risultano stabili nel Nord-Est (+0,3%) e in diminuzione al Centro (-2,1%) e al Sud (-0,9%).
Le compravendite di immobili a uso economico aumentano in tutte le aree (Nord-Ovest +4,6%, Nord-Est +1,8%, Centro +1,3%, Sud e Isole +0,4%).

Comparto abitativo +9,5%, economico -0,5%

Il 93,8% delle convenzioni stipulate riguarda i trasferimenti di proprietà di immobili a uso abitativo (214.545), il 5,8% a uso economico (13.311) e lo 0,3% a uso speciale/multiproprietà (767).
Rispetto al I trimestre 2024 le transazioni immobiliari crescono nel comparto abitativo (+9,5%) e rimangono stabili nel comparto economico (-0,5%).

A livello territoriale, il comparto abitativo aumenta su base annua nel Nord-Ovest (+17,2%), nel Nord-Est (+13,2%), nelle Isole (+6,9%) e al Sud (+6,1%), mentre diminuisce al Centro (-4,0%). Il comparto economico cala al Centro (-8,7%) e nel Nord-Est  (-4,8%), mentre cresce al Sud (+9,3%), nel Nord-Ovest e nelle Isole (+1,2%). Nell’ambito del comparto abitativo le compravendite aumentano nei piccoli (+9,6%) come nei grandi centri (+9,2%), mentre nel comparto economico calano nei grandi centri (-2,1%) e restano stabili nei piccoli (+0,5%).

Mutui, +31,5% rispetto al 2024

Nel I trimestre 2025 le convenzioni notarili per mutui, finanziamenti e altre obbligazioni con costituzione di ipoteca immobiliare sono 88.820.
Rispetto al trimestre precedente la variazione percentuale è +6,4% (dato destagionalizzato), mentre su base annua è +31,5% (dato grezzo).

Su base congiunturale l’aumento interessa il Nord-Ovest (+11,0%), il Sud (+6,1%), il Nord-Est e le Isole (entrambi +5,5%). Il Centro, al contrario, è in calo (-0,7%).
Su base annua invece la crescita interessa tutto il territorio nazionale: Nord-Ovest +40,5%, Nord-Est +35,0%, Sud +31,3%, Isole +28,9%, Centro +13,2%, e sia i piccoli sia i grandi centri, rispettivamente +32,9% e +29,8%.

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Istat: i dati sul fatturato di Industria e Servizi a settembre 2025

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Istat: i dati sul fatturato di Industria e Servizi a settembre 2025

Nel mese di settembre 2025 secondo le stime Istat il fatturato dell’industria italiana, al netto dei fattori stagionali, aumenta in termini congiunturali del 2,1% in valore e del 3,0% in volume.
Le dinamiche positive si registrano sia sul mercato interno (+1,5% in valore e +2,7% in volume) sia su quello estero (+3,1% e +3,4% rispettivamente in valore e in volume).

Per quanto riguarda il settore dei servizi, l’Istat stima una crescita congiunturale dell’1,8% in valore e dell’1,6% in volume, con incrementi nel commercio all’ingrosso (+2,1% in valore e in volume) e negli altri servizi (+1,4% in valore e +1,5% in volume).

Diminuzione congiunturale solo per il comprato energetico

Gli indici destagionalizzati del fatturato in valore, riferiti ai raggruppamenti principali di industrie, a settembre registrano una diminuzione congiunturale per la sola energia (-5,3%), mentre si rilevano aumenti per i beni strumentali (+5,3%), per quelli intermedi (+2,0%) e per i beni di consumo (+0,6%).

Nel terzo trimestre 2025 il fatturato dell’industria, in termini congiunturali e al netto dei fattori stagionali, è in leggera crescita in valore e in volume (+0,5%).
Nello stesso arco temporale, per i servizi, si registra un aumento dello 0,4% in valore e dello 0,1% in volume.
A settembre 2025, il fatturato dell’industria, corretto per gli effetti di calendario, registra un aumento anche rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, in valore (+3,4%) come in volume (+3,5%).

Aumento tendenziale più marcato per beni strumentali

Per l’industria si rileva poi una crescita marcata sul mercato interno (+4,3% in valore e +4,5% in volume) e un incremento più contenuto su quello estero (+1,6% in valore e +2,0% in volume).
Per il settore dei servizi, al netto degli effetti di calendario, si registra un aumento tendenziale del 4,3% in valore e del 3,7% in volume, con una crescita sia nel commercio all’ingrosso (+3,4% in valore e +3,0% in volume), sia negli altri servizi (+5,3% in valore e +3,7% in volume).

Nel mese di settembre 2025 i giorni lavorativi di calendario sono stati 22 contro i 21 di settembre 2024. Gli indici corretti per gli effetti di calendario del fatturato in valore, riferiti ai raggruppamenti principali di industrie, su base annua registrano aumenti in tutti i settori. Il più marcato riguarda i beni strumentali (+7,2%).

Dati complessivi positivi su base mensile, trimestrale e annua  

Nel complesso, quindi, su base mensile l’indice destagionalizzato del fatturato dell’industria e dei servizi torna a crescere in valore e in volume.
Per l’industria la dinamica congiunturale positiva è più marcata nella componente estera, mentre per i servizi gli incrementi maggiori interessano il commercio all’ingrosso.

In generale, nel terzo trimestre dell’anno si osserva una lieve crescita congiunturale in entrambi i comparti. Anche in termini tendenziali, e al netto degli effetti di calendario, nei due macrosettori prevalgono segnali positivi in valore e in volume.
In questo caso, gli aumenti più significativi si registrano nei beni strumentali per l’industria e nei servizi di informazione e comunicazione e nelle attività professionali, scientifiche e tecniche per i servizi.

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Black Friday 2024: come gli italiani cambiano il modo di fare shopping

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Black Friday 2024: come gli italiani cambiano il modo di fare shopping

Per anni il Black Friday è stato raccontato come una sorta di “tempesta perfetta” dello shopping: offerte che duravano un lampo, carrelli riempiti all’impazzata, notifiche che esplodevano in ogni angolo del web. Nel 2024, però, lo scenario è cambiato. Non c’è più un’unica giornata di acquisti compulsivi, ma un periodo più disteso, una decina di giorni buoni in cui le offerte si susseguono senza quella tensione da conto alla rovescia.

I dati raccolti tramite la piattaforma LogLine mostrano chiaramente questa transizione: la finestra del Black Friday ormai genera numeri molto vicini a quelli delle settimane che precedono il Natale, tanto che novembre e dicembre stanno quasi camminando affiancati.

Novembre e dicembre oggi hanno andamenti simili

Negli anni precedenti novembre era il mese “forte”. Nel 2023, per esempio, gli acquisti quotidiani erano saliti del 56% rispetto alla media annuale. Quest’anno il divario si riduce: novembre si ferma a +45% e dicembre gli sta dietro con un +42%.

Non è un crollo, è un riassetto: le persone non si lasciano più prendere dall’idea dell’affare irripetibile e diluiscono le spese su un arco di tempo più ampio. Un segnale di una maturità che, forse, fino a qualche anno fa sembrava lontana.

Il venerdì nero si allunga

Il Black Friday 2024 è partito addirittura il giovedì, con picchi sparsi nei giorni successivi. Una sorta di onda lunga che attraversa più weekend, consentendo alla filiera — logistica compresa — di respirare.

Risultato? Meno stress, meno carrelli caricati all’ultimo minuto e una distribuzione degli ordini che rende l’intero sistema più sostenibile. Certo, si perde un po’ la magia del “solo oggi”, ma il consumatore sembra non rimpiangerla.

Meno acquisti d’impulso, più desideri realizzati

Nonostante la calma apparente, il Black Friday rimane il momento ideale per togliersi uno sfizio. Aumenti importanti si registrano nelle categorie più “di valore”: giochi e hobby moltiplicano per quattro le vendite, mentre arredamento, elettrodomestici, abbigliamento e cosmetica crescono sensibilmente.

Interessante anche la parte sui servizi: grazie all’ampliamento di LogLine, emerge che i biglietti di viaggio registrano un +31%. Segno che molti italiani approfittano delle offerte per programmare spostamenti futuri.

Un pubblico più ampio, più giovane e meno “di nicchia”

Il Black Friday non parla più solo a un target specifico. Gli uomini restano leggermente in maggioranza (52,3%), soprattutto su Amazon, ma la vera novità è l’ingresso massiccio dei più giovani: gli under 35 sono saliti al 22,7%, quasi il doppio rispetto a quattro anni fa.

E non è solo una questione anagrafica: si allarga anche la platea sociale, con una diminuzione della quota di acquirenti laureati. Lo shopping online, insomma, è diventato davvero un’abitudine trasversale.
A livello geografico, il Nord continua a fare la parte del leone: 27% dal Nord-Ovest e quasi metà degli acquisti complessivi dalle regioni settentrionali.

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Vivere da soli nel 2025: per i giovani del Nord Italia la casa è un miraggio

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Vivere da soli nel 2025: per i giovani del Nord Italia la casa è un miraggio

Lasciare la casa di famiglia per un’abitazione propria è per molti giovani italiani un percorso a ostacoli, se non addirittura un miraggio. I numeri diffusi da Eurostat parlano chiaro: l’età media dell’uscita da casa si attesta intorno ai 30,1 anni, ben al di sopra della media europea.

Un dato che racconta molto più di un semplice ritardo anagrafico: dietro c’è un mix di questioni economiche, sociali e culturali che pesano soprattutto sulle regioni settentrionali.

La “colpa”? Soprattutto dei prezzi alti

A osservare da vicino questi fenomeni ci sono anche realtà come Starposa SRL, impegnata nel settore delle ristrutturazioni immobiliari, che intercettano le difficoltà delle nuove generazioni alle prese con il primo tetto.
In Lombardia, complici i prezzi sempre più alti nelle aree urbane, l’età media del “trasloco verso l’indipendenza” arriva a circa 30 anni e mezzo. Milano, con i suoi canoni spesso proibitivi, è senza dubbio lo specchio perfetto di questa criticità.  

Il Piemonte mostra un quadro leggermente più positivo: a Torino si scende sotto la soglia dei 30 anni, intorno ai 29,8, grazie a un mercato più accessibile e a una lunga tradizione di studenti fuori sede che sperimentano, ad esempio, la convivenza temporanea.
In Emilia-Romagna, Bologna conferma la sua reputazione di città in movimento: qui i giovani iniziano a spostarsi prima rispetto al resto del Nord, con una media che sfiora i 29,5 anni. Le politiche locali a sostegno dell’affitto hanno certamente dato una mano, anche se il passaggio definitivo alla piena indipendenza resta comunque oltre la soglia dei 30.

Lavoro incerto, costi alti e un modello familiare che resiste

Il ritardo nell’uscita di casa non sorprende chi conosce il mercato del lavoro: contratti brevi, stipendi spesso troppo bassi e un clima di incertezza rendono difficile progettare un futuro stabile. A questo si aggiunge il prezzo delle abitazioni, che nel Nord raggiunge le vette tra tutte le Regioni d’Italia.

Non va poi sottovalutato il fattore culturale: in Italia la famiglia è ancora percepita come una rete di sostegno naturale e non come un freno all’autonomia. Restare più a lungo nella casa d’origine è un comportamento che, più che un tabù, rappresenta una scelta quasi ovvia.

Co-living e affitti brevi: soluzioni tampone

Per aggirare almeno in parte gli ostacoli economici, stanno prendendo piede nuovi modelli abitativi. Il co-living, ad esempio, sta guadagnando terreno soprattutto a Milano, Torino e Bologna: spazi condivisi, servizi comuni e costi più leggeri, pensati per chi vuole una casa senza “impegnarsi” troppo.

Gli affitti brevi, utili per chi si sposta per studio o lavoro, offrono un po’ di flessibilità, ma raramente possono trasformarsi in una forma di indipendenza vera, quella che richiede continuità e sicurezza economica.

Incentivi locali: segnali positivi, ma non basta

Alcune amministrazioni del Nord stanno provando a intervenire con contributi per l’affitto, sgravi per la prima casa e progetti di housing sociale. Misure positive, certo, ma che da sole non riescono a cambiare una tendenza che pare ormai ben radicata.

Un obiettivo ancora lontano

In definitiva, nel 2025 l’autonomia abitativa dei giovani del Nord Italia rimane un traguardo complesso, spesso raggiunto con anni di ritardo rispetto ai coetanei europei.
Non è soltanto una questione economica, ma una sfida che tocca opportunità, prospettive e capacità di progettare il futuro.

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Risparmiare diventa sempre più difficile: cala la fiducia delle famiglie italiane

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Risparmiare diventa sempre più difficile: cala la fiducia delle famiglie italiane

Come siamo messi noi italiani in merito al risparmio? Così così. Anche se i nostri connazionali sono per tradizione un popolo di “formiche”, nel 2025 le cose sono cambiate. Gli italiani, infatti, soffrono l’ansia da risparmio. Lo rileva la nuova indagine Acri-Ipsos, diffusa in occasione della 101ª Giornata Mondiale del Risparmio.

Dallo studio emerge un quadro complicato: sono sempre di più le famiglie che fanno fatica a mettere da parte qualche risparmio, mentre dall’altra parte cresce la preoccupazione per il futuro economico del nostro Paese. 

Quattro famiglie su dieci riescono a “mettere da parte”

In base ai dati emersi dall’indagine, solo il 41% delle famiglie italiane oggi riesce a risparmiare, contro il 46% del 2024. È il livello più basso dal 2018. In molti casi, i nuclei familiari finiscono per consumare tutto il reddito disponibile o, peggio, per attingere ai risparmi accumulati negli anni.

E le aspettative per il futuro? Anche in questo caso, lo scenario non è roseo: per i prossimi 12 mesi, gli italiani prevedono un’ulteriore riduzione della capacità di accantonamento, segno della sfiducia nel clima economico.

Il tenore di vita si abbassa 

Oltre la metà delle famiglie (57%) dichiara che il proprio tenore di vita è peggiorato o che sta vivendo momenti di difficoltà, mentre solo il 43% parla di una condizione stabile o migliorata.

Guardando ai prossimi tre anni, gli italiani si spaccano a metà: il 38% resta ottimista mentre il 39% non prevede grandi cambiamenti. C’è poi un 16% di connazionali che afferma di sentirsi seriamente preoccupato.
La fiducia nel Paese è fragile: i pessimisti sull’Italia sono il 53%, contro appena il 19% di ottimisti. Migliore la percezione del proprio territorio, dove la quota dei pessimisti scende al 28%.

Euro e prospettive globali: cresce il malcontento

A oltre vent’anni dalla sua introduzione, l’euro non convince. Il 65% degli italiani si dichiara insoddisfatto della moneta unica, percentuale in crescita rispetto al 60% del 2024. A pesare di più sono i giudizi degli adulti, dei residenti nel Sud e di chi ha un livello d’istruzione medio-basso.

Solo il 45% ritiene che l’euro rappresenterà un vantaggio per l’Italia nei prossimi vent’anni, contro il 50% dello scorso anno. Restano più fiduciosi i giovani, i laureati e chi vive nel Nord-Est.

Mattarella: “Il risparmio è un bene civico da proteggere”

Sul tema è intervento anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ricordando che la Costituzione assegna al risparmio un “alto valore civico”.
“Tutelarlo significa favorire impieghi che ne accrescano il valore e che alimentino la crescita del Paese”, ha sottolineato. 

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Mercato immobiliare, nuovo ciclo: valori in lieve calo, ma prospettive stabili

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Mercato immobiliare, nuovo ciclo: valori in lieve calo, ma prospettive stabili

Come sarà il mercato immobiliare del futuro? Il dato è particolarmente interessante per l’Italia, Paese in cui il “mattone” ha da sempre una grande importanza sotto il profilo economico e finanziario. A questo proposito, Nomisma prevede per i prossimi decenni una riduzione moderata del valore medio degli immobili residenziali italiani, compresa tra il -4,2% e il -6,2%.

Una flessione contenuta, spiegano gli analisti, che si inserisce in un quadro di trasformazione del mercato e di rinnovate regole europee in materia bancaria.

Cosa succede: nuove regole per le banche

La principale novità è rappresentata dall’entrata in vigore – dal 1° gennaio 2025 – del regolamento europeo CRR 3 (Capital Requirements Regulation), che introduce criteri più severi per la valutazione degli immobili posti a garanzia dei mutui.

In virtù di questo documento, le banche sono chiamate a stimare in modo più prudenziale il Property Value, cioè la potenziale perdita di valore di un bene immobiliare nel corso della durata del finanziamento.
L’obiettivo è rafforzare la solidità del sistema creditizio, riconoscendo che i prezzi delle case sono soggetti a cicli economici anche molto ampi e che questi possono influire sulla stabilità finanziaria complessiva.

Le proiezioni: le differenze territoriali

Per stimare l’evoluzione del mercato, Nomisma ha sviluppato un modello di analisi basato su dati storici dal 1988 e aggiornato ogni sei mesi. Le simulazioni a 30 anni indicano una perdita media potenziale di valore compresa tra il -4,2% e il -6,2%, con differenze sensibili in base alla posizione geografica e alla tipologia urbana.

Nei capoluoghi di provincia, la flessione stimata si ferma attorno al -4,5%, con una maggiore tenuta per le zone centrali rispetto alle aree periferiche. Le città metropolitane mostrano una resilienza più marcata, confermando il ruolo trainante dei grandi centri urbani nel mercato immobiliare nazionale.
Situazione diversa nei comuni più piccoli, dove la perdita potenziale arriva fino al -6,25%, penalizzata dal calo demografico e da una domanda abitativa più debole. Le località turistiche, invece, rappresentano un’eccezione positiva: qui la contrazione attesa è minima, attorno al -4,24%, grazie alla costante richiesta sia per uso abitativo che per investimento.

Il possibile scenario futuro 

Secondo Nomisma, il mercato immobiliare italiano si trova oggi nelle fasi iniziali di un nuovo ciclo. Ciò significa che i valori attuali potrebbero essere inferiori rispetto a quelli che si registreranno al termine del ciclo stesso.
In assenza di shock economici rilevanti, lo sconto da applicare ai prezzi medi per il calcolo del Property Value resta quindi contenuto.

Come sottolinea Enrico Bronchi, Head of Finance Market & Real Estate Business Development di Nomisma, la localizzazione rimane il fattore chiave per la stabilità nel tempo: centri urbani e mete turistiche si confermano le aree più resilienti, mentre i piccoli comuni restano più esposti alle oscillazioni economiche e demografiche.

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Cloud e intelligenza artificiale: per l’Europa la vera sfida è l’indipendenza digitale

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Cloud e intelligenza artificiale: per l’Europa la vera sfida è l’indipendenza digitale

Il mercato del Cloud continua a crescere, ma l’Europa deve ancora conquistare la sua autonomia. Nel 2025 il settore vale 112 miliardi di dollari, con un aumento del 20% in un solo anno. A fotografare la situazione è l’Osservatorio Cloud Transformation del Politecnico di Milano, che mette in luce un dato significativo: quasi il 90% del mercato europeo è oggi in mano a grandi provider statunitensi o non europei.

“È un segnale che non possiamo ignorare – spiega Alessandro Piva, direttore dell’Osservatorio –. La sovranità digitale è diventata una questione strategica, se vogliamo che l’Europa resti competitiva in un contesto globale sempre più instabile.”
Secondo la ricerca, oltre la metà delle grandi organizzazioni europee (il 54%) ritiene che i provider locali facciano fatica a innovare con la stessa rapidità dei colossi internazionali. Per questo, servono nuove politiche industriali comuni e una vera filiera digitale europea, capace di unire competenze pubbliche e private.

Il mercato italiano del Cloud tocca gli 8,13 miliardi di euro

In Italia, il Cloud continua a crescere. Nel 2025 il mercato tocca 8,13 miliardi di euro, con una crescita del 20% rispetto all’anno precedente. Una spinta alimentata dall’Intelligenza Artificiale e dai progetti di digitalizzazione della Pubblica Amministrazione.

A fare da traino è il Public & Hybrid Cloud, con 5,83 miliardi di euro di spesa (+21%). Tutti i segmenti crescono: infrastrutture, software e piattaforme. Il Private Cloud, invece, registra un balzo del 23% e raggiunge 1,39 miliardi, grazie al desiderio di maggiore controllo sui dati e alla nascita di nuove soluzioni di “Cloud sovrano”.

Imprese più consapevoli e selettive

“Il Cloud è ormai un elemento chiave di competitività – sottolinea Stefano Mainetti, responsabile scientifico dell’Osservatorio –. Le aziende italiane lo sanno e scelgono con maggiore attenzione dove e come usarlo.”

Il 46% delle grandi organizzazioni ha adottato strategie ibride, bilanciando tra infrastrutture proprie e servizi in cloud. Cresce anche la sensibilità verso sicurezza e privacy: il 72% delle imprese ha avviato progetti di cybersecurity, mentre quasi quattro su dieci stanno lavorando per allinearsi alle nuove regole europee come NIS2, DORA e AI Act.

AI e Cloud, binomio imprescindibile per il futuro

L’Intelligenza Artificiale e il Cloud viaggiano insieme. Un quarto delle grandi aziende utilizza già servizi di AI-as-a-Service, ma solo il 30% affida i propri progetti interamente al Cloud pubblico. Molte preferiscono ambienti privati o ibridi, per mantenere il controllo sui dati e garantire conformità normativa.

“AI e Cloud sono inseparabili – afferma Mariano Corso, tra i responsabili dell’Osservatorio – ma le imprese devono imparare a gestire in modo sicuro la loro integrazione.” Nonostante il 59% delle organizzazioni non abbia ancora definito policy interne sull’uso dei dati, oltre la metà considera l’AI la principale area di investimento per il 2026.

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Dlgs incentivi, Unioncamere: poche imprese conoscono le opportunità

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Dlgs incentivi, Unioncamere: poche imprese conoscono le opportunità

Gli incentivi ci sono, quello che manca è la conoscenza in merito. Lo rivela Unioncamere, nel corso di un’audizione parlamentare dedicata al nuovo schema di decreto legislativo sul codice degli incentivi. Dall’analisi, si scopre che in Italia soltanto un’impresa su cinque è davvero consapevole degli incentivi disponibili per il proprio settore e per il territorio in cui opera. A rivelarlo è stata 

Secondo i dati illustrati dal segretario generale Giuseppe Tripoli, un terzo delle piccole e medie imprese scopre l’esistenza di strumenti di sostegno solo tramite consulenti privati, un canale che rischia di lasciare fuori molte realtà imprenditoriali meno strutturate.

Il ruolo delle Camere di commercio

Negli ultimi anni il sistema camerale ha intensificato gli sforzi per colmare questo divario, mettendo a disposizione sportelli informativi e servizi di assistenza. Migliaia di imprese sono state seguite in percorsi di orientamento e accesso ai bandi, ma i dati dimostrano che il gap di conoscenza rimane ampio, soprattutto tra le Pmi.

Tripoli ha sottolineato come manchi un vero punto di riferimento capace di accompagnare le aziende in tutte le fasi: dalla conoscenza delle misure, alla presentazione delle domande, fino all’attuazione concreta dei progetti finanziati.

La proposta di un “last resort”

Secondo Unioncamere, serve una struttura centrale che faccia da “last resort”, ovvero da perno stabile per la gestione degli incentivi. L’idea è quella di un soggetto pubblico in grado di garantire continuità e trasparenza, con una funzione di raccordo tra Stato, territori e imprese.

“Il decreto legislativo – ha spiegato Tripoli – è ben costruito e fissa con chiarezza una serie di priorità. Ma occorre rafforzarne l’attuazione. Sarebbe utile prevedere una struttura presente lungo tutto il ciclo di vita degli incentivi, dalla progettazione fino alla fase esecutiva”.

Unioncamere candidata a guidare il processo

Il segretario generale ha poi indicato una possibile soluzione: “Pensiamo che Unioncamere e il sistema camerale possano svolgere questo ruolo. Abbiamo radicamento sul territorio, esperienza di contatto diretto con le imprese e strumenti già operativi. Potremmo essere il punto di riferimento per rendere gli incentivi davvero accessibili”.

Un nodo cruciale per la competitività

Non è solo la burocrazia a frenare lo sviluppo. Manca anche una diffusione chiara e capillare delle informazioni, altrimenti c’è il concreto rischio che molte opportunità rimangano sulla carta. Per le Pmi, che rappresentano l’ossatura del tessuto produttivo italiano, la possibilità di accedere a contributi e agevolazioni può fare la differenza tra crescere o restare indietro.

Il Parlamento, chiamato a esaminare lo schema di decreto, dovrà ora valutare se accogliere la proposta di Unioncamere e rafforzare il sistema di accompagnamento alle imprese. 

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Adolescenti: qual è l’impatto dei social?

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Adolescenti: qual è l’impatto dei social?

Quasi il 60% degli adolescenti subisce provocazioni legate a peso, altezza, colore della pelle, capelli. E 8 su 10 criticano il proprio corpo, tanto che più del 50% modifica il modo di vestirsi per paura dei giudizi. Lo rivela l’indagine “Affettività e stereotipi di genere. Come gli adolescenti vivono relazioni, genere e identità”, condotta da Webboh Lab per ActionAid, realizzata attraverso i fondi 8×1000 dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gacape.

La pressione estetica esercitata dai social media ha un impatto fortissimo sulla vita di ragazze e ragazzi. Oltre 7 su 10 riconoscono come i corpi perfetti o ritoccati proposti online siano irreali, ciononostante, sempre 7 su 10 vogliono cambiare il proprio aspetto per apparire all’altezza di standard di bellezza irraggiungibili. Inoltre, le ragazze sono bersaglio di aspettative più dei ragazzi.

Discriminati e derisi

All’80% degli adolescenti viene detto costantemente quali sono le cose giuste da fare “per essere maschi e femmine”. Troppo spesso il porno diventa l’unica “scuola” per loro. 
Inoltre, oltre il 71% del campione ha assistito a situazioni di derisione, discriminazione per come ci si veste, esprime o si muove, o perché considerata “troppo femminile” o “troppo maschile”.

Allo stesso tempo. tra i più giovani cresce la consapevolezza critica verso i modelli di genere rigidi e giudicanti che vengono imposti anche online. Ma aspettative digitali e giudizio sociale si intrecciano rivelando come sia complesso lo spettro dell’esclusione e della violenza.

Cinque modi di vivere gli stereotipi di genere e la pressione sociale

Dall’analisi di 17 caratteristiche su stereotipi di genere, pressione sociale, emozioni, media e cultura emergono 5 profili. I più numerosi sono gli Adolescenti anti-stereotipi e i Vigili Culturali (46%): pronti ad accogliere la parità di genere in modo attivo, critico, empatico. Più ampi ma silenziosi sono i Tradizionalisti Inconsapevoli (21%): aderiscono a ruoli predefiniti in modo apparentemente innocuo, ma riproducono stereotipi di genere della società patriarcale.

I Giustificazionisti (16%) giustificano la violenza come forma d’amore e colpevolizzando le vittime, a riprova di quanto il sessismo interiorizzato sia ancora presente anche tra i più giovani. I Progressisti Distorti (17%) dimostrano invece quanto la cultura digitale possa generare confusione: rifiutano gli stereotipi più visibili ma legittimano controllo e violenza.

Dubbi sull’affettività: a chi rivolgersi?

Dalle risposte degli adolescenti riguardo i percorsi educativi su sesso e affettività emerge con forza la necessità di affrontare a scuola sessualità, affettività e relazioni anche come prevenzione della violenza (punteggio medio 8,25). 

Oltre la metà dei partecipanti al sondaggio dichiara di non sapere a chi rivolgersi nel caso di dubbi su sesso, pur riconoscendo l’utilità dei consultori. Ed è il porno a dare risposte per mancanza di alternative sicure. Ma circa 7 su 10 riconoscono che il porno influenza negativamente l’immaginario su relazioni e consenso, evidenziando la necessità di un’educazione come strumento di consapevolezza, non di censura.

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La guida definitiva per un manuale HACCP conforme

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La sicurezza alimentare è un tema di grande importanza per ogni attività che tratta, produce o somministra cibi e bevande.

Un sistema di gestione efficace, come quello fornito dall’HACCP, non solo protegge la salute dei consumatori ma garantisce anche la conformità legale e la credibilità dell’azienda.

Vogliamo allora offrire una panoramica completa sul sistema HACCP e su come redigere un manuale operativo.

È fondamentale infatti comprendere che questo approccio è utile per prevenire i rischi e migliorare la qualità dei processi, trasformando la gestione della sicurezza alimentare da un obbligo a un’opportunità di crescita.

Che cosa è l’HACCP?

L’HACCP, acronimo di Hazard Analysis and Critical Control Points, è un sistema preventivo e organizzato che si concentra sulla prevenzione dei pericoli per la sicurezza alimentare.

Nato negli anni ’60 per garantire l’igiene degli alimenti destinati agli astronauti della NASA, questo metodo viene ora applicato a livello globale in tutte le fasi della catena alimentare.

Il suo scopo principale è identificare i potenziali rischi – biologici, chimici o fisici – e stabilire misure di controllo per evitarli.

I principi dell’HACCP

Per mettere in pratica l’HACCP, si seguono sette principi. Inizialmente, si procede con l’analisi dei pericoli per individuare i punti critici di controllo (CCP), ovvero quelle fasi del processo in cui si può intervenire per eliminare o ridurre un rischio.

Vengono poi definiti i limiti critici per ciascun CCP, si stabiliscono le procedure di monitoraggio e si definiscono le azioni correttive da intraprendere in caso di scostamenti.

Si creano poi procedure per la verifica del sistema e, infine, si istituisce un sistema di registrazione e documentazione.

Il manuale HACCP è quel documento operativo che non può mancare

Il manuale per HACCP è un documento che raccoglie e descrive tutte le procedure operative e le registrazioni di un’azienda.

Non si tratta di un semplice fascicolo di istruzioni, ma di una guida pratica che aiuta i lavoratori a comprendere e applicare le normative in materia di igiene e sicurezza.

Questo manuale include l’organigramma aziendale, la descrizione dei prodotti, l’analisi dei pericoli, la procedura di sanificazione e le schede di autocontrollo. Un documento ben strutturato non solo è conforme alla legge ma diventa anche uno strumento per la formazione continua del personale.

Come redigere un manuale HACCP: passaggi essenziali per un risultato efficace

Redigere un manuale HACCP richiede metodo e precisione. Il primo passo è formare un team HACCP interno. Successivamente, si descrivono i prodotti, i processi produttivi e si realizzano i diagrammi di flusso.

A questo punto, si analizzano i pericoli e si identificano i punti critici di controllo (CCP) che sono le aree di maggior rischio. Una volta definiti, si stabiliscono i limiti critici e si decidono le procedure di monitoraggio.

Le azioni correttive, la verifica del sistema e la tenuta dei registri sono le fasi successive che completano il lavoro di redazione, facendo in modo che l’azienda sia sempre preparata ad ogni evenienza.

Vantaggi dell’applicazione HACCP

Implementare l’HACCP e disporre di un manuale conforme offre numerosi benefici che vanno ben oltre la semplice ottemperanza agli obblighi di legge.

Un’azienda che dimostra un impegno concreto per la sicurezza e l’igiene degli alimenti guadagna la fiducia dei clienti e migliora la propria reputazione sul mercato.

Si riducono gli sprechi, si ottimizzano le procedure e si evitano costose sanzioni. L’applicazione rigorosa del sistema HACCP migliora inoltre le condizioni di lavoro e la professionalità di tutto il team.

L’importanza della formazione

Un manuale HACCP, per quanto ben scritto, non può funzionare senza un’adeguata formazione del personale. I lavoratori devono conoscere e comprendere appieno le procedure, le responsabilità e l’importanza delle loro azioni quotidiane.

La formazione continua garantisce che tutti siano aggiornati sulle normative vigenti e sulle migliori prassi del settore.

Solo quando ogni membro del team è consapevole del proprio ruolo nella catena di controllo, il sistema può operare al massimo della sua efficienza, contribuendo attivamente alla salute pubblica e al successo dell’impresa.