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Poltrone relax per anziani e disabili: tipologie, funzionalità e vantaggi con approccio critico

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La scelta di una poltrona relax per anziani o disabili non è semplicemente questione di comfort estetico: è una decisione clinica, ergonomica e pratica che incide sulla qualità della vita, sulla prevenzione delle complicanze e sull’organizzazione dell’assistenza domiciliare. Un’analisi critica aiuta a distinguere tra promesse commerciali e caratteristiche realmente utili per l’utente finale.

Tipologie principali

Sul mercato convivono più famiglie di prodotti, ognuna con vantaggi e limiti specifici. Una classificazione funzionale aiuta a orientarsi.

Poltrone alzapersona (lift)

Progettate per facilitare il passaggio dalla posizione seduta a quella eretta, le poltrone alzapersona incorporano un meccanismo di sollevamento che riduce lo sforzo degli arti inferiori e il carico sul caregiver. Sono essenziali in presenza di debolezza muscolare o artrosi. Criticamente, non tutte le versioni offrono angoli di inclinazione sufficienti per la riluttanza posturale o per prevenire lo scivolamento in avanti.

Poltrone reclinabili motorizzate

Offrono vari livelli di regolazione per schienale, poggiapiedi e posizione zero gravity. Ideali per esigenze di riposo prolungato o per ridurre il reflusso gastroesofageo. Tuttavia, la qualità dei motori e dei comandi influisce direttamente sulla durabilità e sulla facilità d’uso per persone con limitata destrezza manuale.

Poltrone con funzione basculante e per trasferimento laterale

Queste soluzioni sono pensate per facilitare i trasferimenti da letto o carrozzina e per migliorare la distribuzione delle pressioni corporee. Possono includere piattaforme girevoli o meccanismi che inclinano l’intero sedile: funzionali, ma spesso più costose e ingombranti.

Versioni sanitarie e domiciliari

Le poltrone certificate per uso sanitario presentano rivestimenti antibatterici, schiume ad alta resilienza e test clinici sul rischio piaghe. Le versioni domestiche privilegiano design e comfort ma possono caricare di compromessi la gestione infermieristica.

Funzionalità rilevanti

Un’analisi critica si concentra sulle funzionalità che apportano reale valore:

  • Motorizzazione intelligente: comandi intuitivi, memorie posizionali e telecomandi con grandi tasti.
  • Meccanismo alzapersona efficace: corsa adeguata e stabilità laterale.
  • Supporto antidecubito: schiume a densità variabile, pressione alternata o sistemi a gel.
  • Rivestimenti lavabili e traspiranti per igiene quotidiana.
  • Sistemi di emergenza e batterie tampone in caso di blackout.

Spesso le specifiche tecniche sono presenti nei listini ma mancano prove indipendenti sull’efficacia clinica: questo gap è cruciale nella valutazione critica dell’investimento.

Vantaggi misurabili

Le poltrone progettate correttamente offrono benefici concreti: riduzione della fatica nei trasferimenti, maggiore autonomia, minore incidenza di cadute correlate alla stazione eretta e prevenzione delle piaghe da decubito se integrate con sistemi antidecubito. Dal punto di vista psicologico, una poltrona che permette di cambiare posizione facilmente migliora la percezione di controllo e la partecipazione alle attività quotidiane.

Il rapporto costo-beneficio deve però essere valutato caso per caso: una poltrona complessa non è sempre giustificata per un utente con esigenze minime. Per questo la personalizzazione e la prova diretta rimangono criteri decisivi. In molti contesti domiciliari, la qualità dei componenti e la facilità di manutenzione determinano la soddisfazione nel lungo termine.

Criteri di scelta e criticità pratiche

Al momento dell’acquisto è necessario considerare: peso e dimensioni rispetto allo spazio domestico, capacità di carico, compatibilità con altri ausili (alza persone, pedane), facilità di pulizia e assistenza tecnica. Le etichette marketing enfatizzano spesso l’estetica e il comfort immediato, mentre sottovalutano la robustezza dei motori, la reperibilità dei ricambi e la semplicità d’uso per utenti con deficit cognitivi o motori.

Accessori essenziali

Cuscini laterali, coperture impermeabili, telecomandi semplificati e ruote bloccabili non sono optional trascurabili: migliorano sicurezza e igiene. Anche la disponibilità di test clinici o referenze sanitarie può guidare la scelta.

Per chi cerca soluzioni pratiche e affidabili, consultare fornitori specializzati è indispensabile: siti di aziende come poltrone relax offrono una panoramica tecnica utile, ma è fondamentale affiancare alla lettura commerciale una valutazione clinica personalizzata.

Una poltrona relax ben scelta non è solo un oggetto di arredo, ma uno strumento terapeutico: protegge la dignità dell’utente, alleggerisce il carico assistenziale e, se correttamente integrata nel piano di cura, riduce complicanze evitabili. Investire tempo nella valutazione critica dei materiali, delle funzionalità e delle certificazioni si traduce quasi sempre in risparmi emotivi e sanitari sul lungo periodo.

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Italia, mondo del lavoro: perché metà delle posizioni resta scoperta?

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Italia, mondo del lavoro: perché metà delle posizioni resta scoperta?

In Italia le imprese cercano personale, ma non lo trovano. Tanto che 46 contratti su 100 sono difficili da coprire. Eppure, nello stesso momento, cresce il bacino dei giovani potenzialmente disponibili al lavoro. È il quadro che emerge dal secondo Report realizzato da CNEL e Unioncamere, in collaborazione con Istat, che incrocia i dati del Sistema Informativo Excelsior del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali con le statistiche ufficiali sull’offerta di lavoro.

Ciò che emerge è spiazzante. Da una parte le imprese programmano 2,589 milioni di ingressi nel secondo semestre 2025, con un lieve calo rispetto all’anno precedente (-1,7%). Dall’altra, una larga fetta di giovano non riesce a collocarsi. 

Occupazione giovanile in calo, inattività in aumento

Secondo i dati Istat al terzo trimestre 2025, l’occupazione tra i giovani diminuisce del 3,5% su base annua. La disoccupazione scende (-4,7%), ma non perché aumentino gli occupati: cresce invece l’inattività (+4%). Un segnale che può indicare percorsi di studio più lunghi, ma anche scoraggiamento o difficoltà concrete di accesso al lavoro.

Il calo dell’occupazione colpisce soprattutto i laureati, in particolare nel Centro-Nord, mentre i diplomati mostrano maggiore tenuta, coerentemente con la domanda di figure tecniche e operative nei servizi e nel commercio. Sul fronte di genere si apre una forbice: la disoccupazione maschile giovanile si attesta al 9,6%, quella femminile sale all’11,4%, con un aumento della disoccupazione di lunga durata che penalizza soprattutto le giovani donne.
Eppure, tra i giovani occupati tra 15 e 24 anni, circa l’80% si dichiara soddisfatto del proprio lavoro, anche se spesso con giudizi cauti, consapevoli di percorsi ancora instabili.

Un mercato a due velocità

Le micro e piccole imprese restano il motore della domanda di lavoro, mentre le aziende medio-grandi adottano strategie più caute. La crescita si concentra nelle professioni qualificate nel commercio e nei servizi (+5,1%). Al contrario, calano le richieste di dirigenti (-20%), professioni intellettuali ad alta specializzazione (-12,4%), impiegati (-8,3%) e tecnici (-4,2%).

Il nodo resta il mismatch: nel 46,1% dei casi le imprese segnalano difficoltà di reperimento. Se si cercano laureati, la quota sale al 51%. I settori più in sofferenza sono costruzioni (oltre il 60% delle posizioni difficili da coprire), industria metalmeccanica ed elettronica (59,2%), servizi informatici e telecomunicazioni (51,4%). I tempi medi di ricerca arrivano a 4,5 mesi, con punte superiori ai sei.
La morale? Forse manca un sistema di orientamento e formazione che faccia davvero incontrare domanda e offerta.

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Mercato immobiliare: gli ultimi dati ufficiali del 2025

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Mercato immobiliare: gli ultimi dati ufficiali del 2025

Il mercato immobiliare italiano è difficile da fotografare. Sembra sempre che ci siano piani e sfumature differenti. E, in effetti, è quello che raccontano i dati diffusi dall’Istat sul secondo trimestre 2025.
Il mercato tiene, ma con un ritmo irregolare, fatto di slanci e pause.

Un trimestre tra “start e stop”

Tra aprile e giugno sono state registrate 255.639 compravendite immobiliari e atti simili. Rispetto allo stesso periodo del 2024 il risultato è positivo, con un aumento del 4,1%. Se però il confronto si fa con il trimestre precedente, si nota una lieve frenata del 2,3% al netto degli effetti stagionali.
In altre parole, il mercato cresce nel medio periodo, mentre nel corto sembra aver rallentato.

Le differenze tra le aree del Paese

La flessione trimestrale si vede un po’ ovunque, ma non allo stesso modo. Il calo più evidente è nel Nord-ovest, seguito dal Nord-est, mentre Centro, Sud e Isole mostrano contrazioni più contenute.

Sul fronte degli immobili destinati ad attività economiche la mappa cambia: scendono Sud e Nord-ovest, ma Nord-est e Centro registrano aumenti, con le Isole sostanzialmente stabili.

Per (quasi) tutti l’obiettivo è la casa

Il dato più chiaro riguarda la tipologia degli immobili: oltre il 94% degli atti riguarda abitazioni. Gli immobili a uso economico rappresentano poco più del 5%, mentre quelli speciali o in multiproprietà sono una quota minima.
Rispetto a un anno fa, il comparto residenziale cresce del 4,5%, mentre quello economico scivola leggermente indietro.

I piccoli comuni sono più dinamici delle grandi città

Un aspetto curioso emerge guardando alle dimensioni dei centri abitati. Nei comuni piccoli le compravendite di case aumentano con decisione, quasi del 7%. Nelle grandi città crescono anche lì, ma con passo più lento, poco sopra l’1%.

Nel settore economico succede quasi il contrario: le grandi città registrano un calo, mentre i centri minori mostrano un leggero segno più.

La ripresa dei mutui 

Se c’è un indicatore che dà il senso dell’umore del mercato, quello sono i mutui. Nel trimestre le convenzioni per finanziamenti con ipoteca sono state 100.717.

Su base annua il salto è netto: +18,1%. Segno che il credito è tornato a muoversi con più decisione. Anche qui, però, il confronto con il trimestre precedente indica una piccola battuta d’arresto.

Il bilancio dei primi sei mesi

Guardando all’intero primo semestre 2025, il quadro appare più lineare: quasi mezzo milione di compravendite e una crescita complessiva del 6,2% rispetto al 2024. Le abitazioni trainano, mentre il segmento economico resta leggermente indietro. I mutui, invece, corrono davvero: +24% nei sei mesi.

La sensazione, mettendo insieme tutti i numeri, è quella di un mercato vitale, ma ancora prudente.

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Vacanze su due ruote: trend per il 2026 e differenze generazionali

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Vacanze su due ruote: trend per il 2026 e differenze generazionali

Il cicloturismo si conferma una delle forme di vacanza più dinamiche, trans-generazionale e capace di unire benessere e scoperta del territorio. La bicicletta diventa così uno strumento per esplorare paesaggi, cultura ed eccellenze enogastronomiche con un approccio lento e autentico, spesso integrato con treni o altri mezzi di trasporto.

Per le vacanze in bicicletta con pernottamento sono sempre più diffusi i bike hotel, strutture specializzate che offrono servizi ad hoc dedicati ai ciclisti. Tra le mete, l’Italia si conferma la destinazione più richiesta, seguita da Francia e Germania. La durata media del viaggio è compresa tra 4-8 giorni.
Sono alcune anticipazioni del Rapporto Nazionale sul Cicloturismo 2025 di Isnart–Legambiente, che verrà presentato durante la 5^ edizione della Fiera del Cicloturismo, organizzata da Bikenomist all’interno della Fiera di Padova (27-29 marzo 2026).

Il boom e-bike amplia la platea dei cicloturisti

Dal punto di vista dei mezzi, l’80% dei cicloturisti utilizza la propria bici, mentre il 20% ricorre al noleggio. Inoltre, la diffusione delle e-bike ha ampliato la platea dei cicloturisti. Secondo ANCMA Confindustria, una bicicletta su cinque vendute in Italia è a pedalata assistita. Restano centrali anche bici tradizionali, gravel e mountain bike, fondamentali per la valorizzazione dei territori rurali e montani.

Per quanto riguarda la stagionalità, primavera e autunno sono i periodi ideali per viaggiare in bicicletta in Italia, mentre l’estate è particolarmente indicata per le aree montane e collinari. Anche l’’nverno offre opportunità, grazie a destinazioni con climi più miti o un’adeguata attrezzatura tecnica.

Le motivazioni variano tra le generazioni

Il cicloturismo è un fenomeno tras-generazionale che conferma il ruolo strategico della bici nello sviluppo di un turismo sostenibile e di qualità. Se la GenerazioneZ (18-29 anni) privilegia esperienze avventurose, social e digitali, i Millennials (30-44 anni), che rappresentano il 47,7% dei cicloturisti, scelgono il viaggio in bicicletta per il benessere e la scoperta del territorio, spesso in coppia o in famiglia.

La Generazione X (45-60 anni), pari al 35,4% dei cicloturisti, predilige itinerari più lunghi e contenuti culturali/enogastronomici, mentre la diffusione delle e-bike ha favorito la crescita dei Boomers cicloturisti (60+ anni), orientati a un turismo lento, confortevole e accessibile. 

Viaggio intenzionale e turismo delle radici

Una ricerca condotta da Data Appeal sulle tendenze del turismo 2026 individua tra i trend emergenti il concetto di viaggio intenzionale, in cui la scelta non riguarda soltanto la destinazione, ma soprattutto lo scopo dell’esperienza. Rigenerazione personale e riconnessione con sé stessi sono tra le motivazioni centrali: la bicicletta consente di modulare ritmi, soste e itinerari, trasformando la vacanza in un’esperienza di benessere, condivisione familiare e immersione nella natura.

Cresce anche l’interesse verso il turismo delle radici e dei borghi, inteso come percorso emotivo alla riscoperta delle proprie origini e dell’identità culturale. La mobilità in bicicletta favorisce l’incontro con le comunità locali, la conoscenza delle tradizioni, soprattutto enogastronomiche, rafforzando il senso di appartenenza ai territori.

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In che modo le app disegnano le “nuove” città

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In che modo le app disegnano le “nuove” città

Oggi sempre più spesso ci facciamo “suggerire” la città in cui viviamo. Un ristorante, una piazza, un percorso, un quartiere “che vale la pena vedere”. Dietro a queste scelte quotidiane, apparentemente innocue, c’è una rete di algoritmi che osserva, apprende e indirizza. E, nel farlo, finisce per cambiare le città stesse.

È questa la fotografia che emerge da una ricerca condotta dal Consiglio nazionale delle ricerche e dalla Scuola Normale Superiore di Pisa, pubblicata sulla rivista Machine Learning. Uno studio che mette sotto la lente d’ingrandimento il rapporto sempre più stretto tra intelligenza artificiale, comportamenti umani e spazio urbano.

Cosa accade dietro l’algoritmo

La novità non sta tanto nell’uso delle app, ormai parte della routine quotidiana, quanto nel meccanismo che si innesca. Gli studiosi parlano di un vero e proprio ciclo di retroazione: l’algoritmo suggerisce, le persone scelgono, i dati si accumulano e il sistema si adatta, rafforzando alcune dinamiche urbane e indebolendone altre.

Secondo Luca Pappalardo del Cnr-Isti di Pisa, è la prima volta che questo “feedback loop” viene modellato in modo esplicito nel contesto urbano. L’obiettivo non è capire quanto un sistema di raccomandazione sia preciso, ma che tipo di città contribuisca a costruire nel tempo. In altre parole, non si guarda più solo all’efficienza dell’algoritmo, ma alle sue conseguenze sociali e spaziali.

Le app non sono consigliere imparziali

A livello individuale, le raccomandazioni possono sembrare una ricchezza. Suggeriscono luoghi nuovi, ampliano l’orizzonte, aiutano a scoprire angoli della città che altrimenti resterebbero invisibili. Ma se si allarga lo sguardo, il quadro cambia.

Nel lungo periodo, spiegano i ricercatori, questi sistemi tendono a concentrare flussi e visite sempre sugli stessi luoghi, rafforzando la popolarità di alcune aree e lasciandone altre ai margini. Il risultato è una polarizzazione dello spazio urbano, con disuguaglianze che si accentuano invece di ridursi.

Simulare la città per capirla meglio

Per studiare questi effetti, il team ha sviluppato un simulatore capace di riprodurre l’interazione continua tra persone e algoritmi. Un modello che permette di osservare non solo le decisioni individuali, ma anche le dinamiche collettive che ne derivano: concentrazione delle visite, perdita di varietà, squilibri territoriali.

Giovanni Mauro, della Scuola Normale Superiore, parla di un cambio di prospettiva nel campo dei sistemi di raccomandazione. E Marco Minici del Cnr-Icar spinge il ragionamento oltre: l’algoritmo non è più solo uno strumento, ma un vero attore urbano.

Serve una responsabilità collettiva nel progettare le città

Il messaggio è chiaro. Se l’intelligenza artificiale contribuisce a disegnare le città del futuro, allora serve una responsabilità collettiva nel progettarla. Non solo per ottimizzare le scelte individuali, ma per tutelare equità, accessibilità e qualità della vita urbana.

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Retail ed e-commerce: sicurezza informatica in primo piano

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Retail ed e-commerce: sicurezza informatica in primo piano

Per tutti noi fare acquisti online è diventato un gesto normalissimo, quasi automatico. Un clic per comprare, un altro per pagare, magari dallo smartphone mentre si è in fila o sul divano. Proprio questa normalità, però, è diventata un terreno di caccia per i criminali informatici.

A fotografare la situazione è il Security Bulletin 2025 di Kaspersky, dedicato alla sicurezza nel settore retail ed e-commerce. Il report analizza incidenti e tendenze che riguardano sia i consumatori sia le aziende: lo spaccato che emerge è tutt’altro che rassicurante.

I numeri che raccontano il rischio

I dati parlano chiaro. Nel 2025 il 14,41% degli utenti del settore retail è stato esposto a minacce web, mentre il 22,20% ha subito attacchi direttamente sui propri dispositivi. La situazione per le aziende è ancora più preoccupante: l’8,25% delle imprese retail ed e-commerce ha affrontato attacchi ransomware.

Nel mondo B2B, i rilevamenti di ransomware sono aumentati del 152% rispetto al 2023. Parallelamente, Kaspersky ha bloccato oltre 6,7 milioni di tentativi di phishing rivolti a negozi online, sistemi di pagamento e servizi di consegna, con i siti di e-commerce come bersaglio principale.

Anche le app tradiscono

Il 2025 ha dimostrato che nemmeno gli store ufficiali sono una garanzia assoluta. Malware nascosti in applicazioni apparentemente ufficiali, persino legate alla consegna di cibo o allo shopping, hanno fatto sì che venissero rubati dati personali e credenziali bancarie.
Un campanello d’allarme per utenti sempre più abituati a fidarsi ciecamente di ciò che scaricano.

Ransomware e phishing, un copione che si ripete

Nel settore retail ed e-commerce, la crescita degli attacchi ransomware è stata trainata in larga parte da un unico attore: una variante che sfrutta strumenti legittimi per cifrare i sistemi delle vittime. Il phishing, invece, continua a essere l’arma preferita. Oltre la metà degli attacchi intercettati imitava negozi online, mentre il resto si spacciava per sistemi di pagamento o corrieri.

I momenti in cui si concentrano le truffe sono i periodi di saldi e promozioni: la fretta di aggiudicarsi un buon affare abbassa la soglia di attenzione.

Cosa accadrà nel 2026

Secondo Kaspersky, nel prossimo futuro ci aspettano sfide ancora più complesse. I chatbot diventeranno sempre più centrali nella ricerca di prodotti, e impareranno a raccogliere informazioni dettagliate sulle preferenze degli utenti. Come osserva Anna Larkina, Web Data and Privacy Analysis Expert di Kaspersky, il passaggio verso ricerche conversazionali e visive porterà alla necessità di  gestire i dati in modo ancora più attento.  Pena la sfiducia dei consumatori.

Tra le novità poco piacevoli, potremmo aspettarci che gli assistenti all’acquisto basati sull’intelligenza artificiale si spostino sempre più fuori dalle piattaforme ufficiali. Infine, la ricerca di prodotti tramite immagini aprirà nuove questioni legate alla privacy, tra volti, ambienti domestici e dettagli sensibili immortalati senza pensarci troppo.

La prima difesa è sempre il buon senso (e la consapevolezza)

Il messaggio di fondo è semplice: la tecnologia corre, ma l’attenzione deve correre più veloce. Ogni utente deve necessariamente verificare link e mittenti, informarsi sugli store, controllare le transazioni e proteggere i propri dispositivi.

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Tecnologia quantistica: entro il 2035 raggiungerà circa 93 miliardi di euro

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Tecnologia quantistica: entro il 2035 raggiungerà circa 93 miliardi di euro

Il panorama della tecnologia quantistica sta vivendo una rapida espansione. Nell’ultimo decennio, il numero di famiglie di brevetti internazionali (IPFs) nel settore quantistico è quintuplicato.
In totale, tra il 2005 e il 2024 gli innovatori di tutto il mondo hanno generato circa 9740 IPF relativi alla tecnologia quantistica. In testa gli USA, seguiti da Europa, Giappone, Cina e Repubblica di Corea.

Secondo uno studio dell’Ufficio Europeo dei brevetti (Epo) e dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), entro il 2035 il mercato globale della tecnologia quantistica raggiungerà circa 93 miliardi di euro.

Oltre 4500 aziende, per lo più startup

Il rapporto Epo Ocse identifica tre sottocategorie principali all’interno del settore: comunicazione quantistica, calcolo quantistico (compresa la simulazione) e rilevamento quantistico.
La comunicazione quantistica ha rappresentato il maggior numero di IPF fino al 2022, ma l’informatica quantistica ha registrato la crescita maggiore (quasi 60 volte) in termini di IPF, ed è destinata a diventare il settore più importante dell’ecosistema.

Il settore quantistico oggi comprende più di 4500 aziende, poco meno del 20% specializzate nel quantum core.
Le principali sono in genere startup e dipendono fortemente dagli investimenti iniziali e dai finanziamenti pubblici.
Alle aziende non specializzate (80%) sono riconducibili la maggior parte dei brevetti relativi alla quantistica nonché la maggiore creazione di posti di lavoro.

Strategia di investimenti per l’Italia: 227 milioni con il supporto dei fondi europei

L’Europa ospita uno dei cluster più densi di aziende specializzate nel quantum core, con percentuali di aziende vicine al 40% in Paesi come Regno Unito, Paesi Bassi e Francia. Negli Stati Uniti (20%) la quota è inferiore, mentre si riscontra una maggiore presenza di giganti tecnologici.

Dal 2005 al 2024 l’Italia non ha registrato famiglie di brevetti relativi alla tecnologia quantistica, ma dal 2025, anche grazie al supporto dei fondi europei, prevede una strategia di investimenti di oltre 227 milioni di euro per sviluppare laboratori nazionali, formare la forza lavoro e incoraggiare investimenti privati.
Gli investimenti si concentreranno su settori chiave come informatica, simulazione, comunicazione, rilevamento e scienza di base, con una partecipazione attiva ai programmi dell’UE e l’obiettivo di aumentare l’autonomia strategica.

IBM, LG, Toshiba, Intel, Microsoft i 5 maggiori richiedenti di IPF

Tra il 2005-2024 i primi cinque richiedenti di famiglie di brevetti (IPF) quantistici sono stati IBM, LG, Toshiba, Intel e Microsoft, oltre ad aziende europee come IQM Quantum Computers e Robert Bosch. Le prime quattro università per IPF quantistici provengono invece tutte dagli USA, guidate dal MIT e da Harvard.
Il CNRS, la più grande organizzazione di ricerca pubblica in Francia, si distingue come l’unica istituzione europea tra i primi 20 candidati.

In Italia, riferisce Askanews, l’Istituto Italiano Nazionale di Scienza e Tecnologia quantistica (NQSTI) è un consorzio di 20 centri di ricerca nazionali finanziato dal PNRR.
L’obiettivo è coprire l’intero spettro dalla ricerca di base fino allo sviluppo di prototipi, con una forte attenzione agli spin-off accademici e all’innovazione industriale.