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Perché è importante il timbracartellini in azienda?

Posted by Massimo Miceli on

Grazie ad un marcatempo timbracartellini è possibile consentire ai propri dipendenti di segnare in maniera precisa e rapida il proprio orario di ingresso e di uscita dalla sede in cui l’attività lavorativa viene svolta.

Infatti, all’interno della gestione delle presenze, è molto importante che vi sia un timbracartellini per fare in modo che l’organizzazione aziendale possa sempre essere efficace, e per questo avere sempre la possibilità di andare a certificare quelli che sono gli orari di lavoro effettivamente svolti dai propri dipendenti.

Un timbracartellini rende più facile il lavoro del settore contabilità

Si tratta anche di una questione di sicurezza in quanto in caso di evacuazione, grazie ad un sistema di questo tipo, è possibile sapere con esattezza quali persone sono ancora all’interno dell’edificio. Inoltre, un timbracartellini va anche a snellire il lavoro di ufficio e di amministrazione, in quanto consente di andare a contabilizzare le ore lavorative di ciascun dipendente in maniera davvero semplice ed immediata.

I modelli proposti da Cotini srl vanno anche ad evidenziare, tramite apposito asterisco, quelle che sono le anomalie come ad esempio un ingresso ritardato al lavoro o una uscita anticipata, e andare così a facilitare il lavoro di quanti lavorano nel settore contabilità.

Un controllo efficace e costante

Di fatto, dunque, un timbracartellini svolge un’importante funzione da intermediario tra azienda e dipendenti, in quanto consente al datore di lavoro di poter avere quotidianamente un report completo su quelle che sono le presenze dei propri dipendenti e dunque rendere più efficace anche l’analisi dei costi.

In ultima analisi, un timbracartellini è uno strumento perfetto anche per fare in modo che gli orari di lavoro vengano rispettati in maniera scrupolosa, nonché per monitorare periodi di ferie, permessi di astensione dal lavoro e variazioni agli orari di lavoro che saltuariamente i singoli dipendenti possono richiedere. 

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Il piano della cucina: una scelta che dura… una vita

Posted by Massimo Miceli on
Il piano della cucina: una scelta che dura… una vita

Le cucine delle case di oggi sono sempre di più sofisticate, scenografiche, oltre che pratiche e funzionali. Si tratta di ambienti che hanno saputo conquistare un posto d’onore all’interno delle abitazioni più moderne e di tendenza, tanto che si tende a prediligere un ambiente open che inglobi zona living e appunto, zona cucina. Ovvio che, con queste premesse, la cucina deve essere un elemento assolutamente glamour, da mostrare oltre che da utilizzare.

I materiali più innovativi

Oltre ai mobili, ai ripiani e agli elettrodomestici, l’elemento caratterizzante di ogni cucina è il piano di lavoro. Attualmente sul mercato si trovano un’infinità di soluzioni adatte a soddisfare tutte le esigenze e ogni gusto. Materiali naturali come il legno, classici come come il marmo o il quarzo, più moderni e “facili” come i laminati permettono di completare e di regalare una spiccata personalità all’ambiente cucina. Certo è che un piano di lavoro dovrà “vivere” per molti anni, senza subire gli effetti di calore, maltrattamenti e del contatto con i cibi. Insomma, un piano che si rispetti deve essere non solo esteticamente bello, ma anche molto, molto resistente e pratico da pulire.

L’ultima novità per vestire la cucina

Tra i materiali più innovativi del momento, ne spicca uno prodotto da Veneta Cucine, la più integrata piattaforma italiana di produzione di mobili per cucina, di cui Pedrazzini Arreda è rivenditore ufficiale per Milano. L’azienda ha infatti dato vita a Caranto, la nuova linea di prodotto specializzata nella realizzazione di piani cucina tecnici. “Caranto è sinonimo di design ed elevate prestazioni professionali, e assicura, per le sue molteplici declinazioni, standard di assoluta qualità e bellezza e propone innumerevoli finiture per la produzione di top, banconi, alzatine, schienali, fianchi e piani di tavoli sia nell’ambito del quarzo che della ceramica, per soddisfare tutte le esigenze di personalizzazione del progetto cucina” fanno sapere dall’azienda.

Caranto Ker e Caranto Quartz

I piani Caranto si suddividono in Caranto Ker, in ceramica e Caranto Quartz, in quarzo. Quali sono le differenze fra i due? Caranto Ker è composto da argille ceramiche e colori minerali inalterabili nel tempo che non risentono dell’effetto del calore, della luce o dell’uso di alcun prodotto chimico per la pulizia e la disinfezione. E’ resistente alle alte temperature: contrariamente ad altri materiali simili non brucia con il fuoco né teme il calore. Caranto Quartz viene realizzato con prodotti lapidei di natura silicea, quindi sabbie silicee, quarzite, quarzi macinati aggregati con vetro, feldspato ed alcuni graniti. Sono piani caratterizzati da alta resistenza ai graffi, basso livello di assorbimento dell’acqua e alta resistenza agli agenti chimici. Gli alimenti non lasciano alcuna macchia sul piano. Le superfici lucide in quarzo sono non porose e altamente resistenti a liquidi e sostanze acide. Una validissima scelta in più per chi sceglie Veneta Cucine, che si aggiunge ai tanti vantaggi già previsti. Ad esempio, ogni cucina è personalizzabile in ogni suo dettaglio: oltre i materiali per il piano di lavoro, si possono scegliere anche i materiali per le ante e naturalmente gli elettrodomestici di qualsiasi marca e genere.

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Caffè, quando la macchina è un oggetto di design

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Caffè, quando la macchina è un oggetto di design

Sono sempre più belle, piccole, colorate, ergonomiche, collezionabili. Così “carine” da aggiudicarsi i più prestigiosi premi internazionali del design contemporaneo. Ecco a voi le macchine da caffè di nuova generazione, dalle linee perfette e dai costi assolutamente democratici. Grazie anche a queste caratteristiche, le ultime macchine da caffè per la casa hanno fatto innamorare gli italiani, tanto che in molti hanno riposto la tradizionale moka in soffitta e adottato un sistema a capsule.

Guarda che look

Ed è proprio ai più giovani (non solo di età, ma anche di gusti) e attenti alla moda che si rivolgono i produttori di queste deliziose macchine da caffè. Più che un elettrodomestico, un must, un pezzo d’arredo, un vero e proprio complemento (ma utile). In questo filone si inserisce anche Lavazza con Tiny, l’ultima macchina caffè Lavazza per l’espresso lanciata dall’azienda torinese. “E’ una macchina importante perchè si inserisce in quel segmento più importante in Italia che sta sotto i 70 euro che oggi rappresentano il 75% del totale delle macchine vendute in Italia. E’ una macchina particolare che si rivolge a un pubblico giovane e attento al design e alle dinamiche legate a settori come quello della moda” ha dichiarato in occasione della presentazione Pietro Mazzà, direttore marketing Lavazza.

Anima pop e tanti colori

Proprio perché le nuove macchine del caffè sono oggetti da esibire, ben vengano i colori e le linee divertenti. Così la “piccola” di casa Lavazza si veste di diversi colori, tutti allegri e positivi, insieme all’immancabile nero. Tiny Lavazza, con la sua estetica ricercata, utilizza le capsule Lavazza a Modo Mio. Sia la macchina, proposta con la vantaggiosa formula Zero Pensieri, sia tutte le scorte che si desiderano di capsule Lavazza a Modo mio sono disponibili anche su CialdaMia, il portale on line del caffè italiano in capsule di qualità. Bianca, rossa o nera Tiny si può avere direttamente attraverso CialdaMia, con 160 o 360 capsule a scelta. Il tutto a un prezzo “ristretto”.

Macchina da premio

Già vicina al mondo dell’arte – è stata coinvolta in un progetto di Maurizio Cattelan durante lo scorso Salone del mobile di Milano – Tiny si è anche aggiudicata il Red Dot Award, uno dei maggiori e più importanti premi del design mondiale. Insomma, il mercato delle capsule di caffè è bello e buono, ma soprattuto da primato. “Il single server è um mercato che continua a crescere importante per Lavazza. In Italia abbiamo una quota del 31% a valore, che è una quota importante è un mercato molto dinamico trainato dalle nuove generazioni che sono il target principale del porzionato e cresce in tutte le categorie. Cresce a doppia cifra da diversi anni, in Italia ha superato il milòione di macchine vendute all’anno e anche le capsule hanno superato il miliardo nella grande distribuzione. Un mercato molto dinamico che essendo trainato dalle nuove generazioni ha motivo di crescere nei prossimi anni” ha dichiarato pochi mesi fa Pietro Mazzà. E il futuro appare sereno e positivo. Sereno e positivo come bere una tazzina di ottimo espresso.

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Privilege Apartments | Soluzioni di alloggio di lusso a Monza

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Gli appartamenti a Monza che Privilege Apartments propone sono perfetti per chi desidera soggiornare in un appartamento esclusivo dal quale è facile raggiungere Milano o qualsiasi altra destinazione data la vicinanza con la rete autostradale. L’atmosfera di cui possono usufruire gli ospiti è estremamente rilassante e confortevole, complice anche lo splendido parco prospicente la struttura ricettiva, il quale vanta oltre 10 mila metri quadri di verde e consente di trovare il giusto relax di cui si avverte la necessità, per staccare un attimo dal caos del traffico cittadino o del lavoro. Gli appartamenti sono eco-friendly, e dunque realizzati secondo i principi di sostenibilità e risparmio energetico. La domotica è inoltre una importante caratteristica aggiuntiva delle soluzioni di alloggio Privilege Apartments perché applica la tecnologia ai dispositivi di casa, rendendo così l’ambiente ancora più piacevole e confortevole da vivere e da scoprire, nonché perfetto sia per le necessità di quanti si spostano per motivi di lavoro che per coloro i quali si concedono una vacanza e necessitano di una base ideale per poter esplorare a dovere la Brianza.

Esistono in proposito due differenti tipologie di appartamenti, entrambe perfettamente in grado di garantire il massimo del comfort ma ciascuna con delle proprie caratteristiche ben definite: gli appartamenti Classic e quelli Executive. Gli appartamenti Classic possono ospitare un massimo di due persone ed hanno una superficie di 30 mq, mentre gli appartamenti Executive sono leggermente più spaziosi (hanno una superficie di 40 mq) e possono ospitare fino a 40 persone. In entrambi i casi gli ospiti potranno approfittare di una bellissima doccia con getti idromassaggio, Wi-Fi gratuito, aria condizionata e riscaldamento, angolo cottura ed un bellissimo balcone che si affaccia sul verde. È possibile richiedere una quotazione personalizzata sfruttando l’apposito form presente sulla pagina dedicata alle prenotazioni.

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L’86% degli italiani nonostante la pandemia cerca una nuova casa

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L’86% degli italiani nonostante la pandemia cerca una nuova casa

Che si tratti di vendita o affitto la gran parte degli oltre 3.200 intervistati dalla survey di Idealista afferma di non aver cambiato orientamento rispetto ai propri criteri di scelta di un’abitazione. A causa della pandemia solo il 14% degli italiani rispondenti avrebbe cambiato le preferenze di ricerca per il 2021, mentre l’85,9% di loro non avrebbe cambiato idea negli ultimi 12 mesi e più. In termini percentuali si arriva fino all’87,3% per le persone interessate ad acquistare casa, contro l’81,5% di chi cerca una casa da affittare.

Le ricerche di case in vendita

Inoltre, il 44,1% del campione sono potenziali acquirenti di prima casa, mentre la metà degli utenti che cercano una casa da acquistare ne possiede già una di proprietà (49,2%).  Il profilo sociodemografico di chi affronta il processo di ricerca online risponde poi ai seguenti parametri: uomo tra i 45 e i 56 anni, vive in coppia con figli e ha un contratto di lavoro a tempo indeterminato. Il processo di acquisto della casa è un processo che richiede tempo, più di un anno per il 34,3% degli intervistati, e l’interesse per l’acquisto è circoscritto principalmente al comune di residenza (53,3% del totale).

Il processo di affitto è più rapido di quello di compravendita

La tipologia abitativa più ricercata è il 3 locali (52,9% dei potenziali compratori), con un prezzo che oscilla tra i 100.000 e i 200.000 euro. In termini di fabbisogno finanziario, il gruppo più numeroso di potenziali acquirenti dichiara di aver bisogno di un mutuo tra il 50% e l’80% del valore della casa. Il processo di affitto invece è molto più rapido di quello di compravendita: il 18,8% sta cercando casa da meno di un mese, mentre il gruppo più numeroso (27,2%) dichiara avere iniziato il processo di ricerca da 1 a 3 mesi, e il 20,6% porta avanti il processo di ricerca da più di un anno.

Nella ricerca di affitto prevale la domanda al femminile

Le ricerche di case in affitto vedono prevalere la domanda al femminile, distribuita in modo piuttosto indifferenziato per più fasce di età. Si tratta per il 28% delle rispondenti di donne single, o che vivono in coppie senza figli, questi due gruppi insieme compongono oltre il 55% del campione, riporta Askanews.  Le utenti del portale hanno un contratto a tempo indeterminato e non posseggono una casa di proprietà. Cercano per lo più 3 locali, per un canone di spesa che va dai 450 ai 600 euro/mese. La percentuale di reddito destinata all’affitto di solito è compresa tra il 26% e il 35%.

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Portafoglio contro smartphone: chi vince e perché

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Portafoglio contro smartphone: chi vince e perché

Fino a pochi anni fa il portafoglio era il “contenitore” di tutti gli aspetti più significativi della nostra vita. Documenti, carte di credito, patente, banconote trovavano tutti posto dentro il portafoglio, che in qualche modo rappresentava anche l’oggetto “simbolo” dell’età adulta. Ma è ancora così? Non esattamente. Oggi i compiti che tradizionalmente sono stati affidati e rinchiusi tra gli scomparti di portafogli più o meno corposi sono stati trasferiti allo smartphone, che di fatto ha sostituito le funzionalità di soldi, carte fisiche, addirittura dei documenti. Una rivoluzione così significativa che viene da domandarsi se oggi ha ancor senso uscire di casa con il portafoglio, dato che l’identità, i documenti e i sistemi di pagamento sono stati smaterializzati e possono essere conservati in forma digitale.

Per il momento siamo ancora… tradizionalisti

Una recente ricerca condotta da Human Highway su un campione di 1.000 individui, rappresentativi dei 41 milioni di italiani online, ha posto l’amletica domanda: “Se ieri ti fosse capitato di perdere uno di questi due oggetti, quale preferiresti aver perduto? Il portafoglio o il cellulare?”. Un po’ a sorpresa, il 59,1% degli intervistati dichiara che ieri avrebbe preferito perdere lo smartphone e dà quindi maggior valore al portafoglio. Ma come si spiega questa scelta?

Forse le incombenze burocratiche spaventano maggiormente

Chi ha condotto la ricerca precisa che questa risposta – meglio perdere lo smartphone rispetto al portafoglio – potrebbe essere influenzata da viversi fattori. Mentre pare non esserci un particolare legame con il valore economico dell’oggetto in sé, gli italiani sembrerebbero preoccupati soprattutto dalla conseguente gestione dell’incidente. Insomma, i nostri connazionali temono tutti i passaggi burocratici legati a denuncia, richieste, riconfigurazione, perdita di informazioni, disagi immediati etc. Tuttavia, la semplicità della domanda è efficace nel riassumere una componente importante della trasformazione digitale del nostro tempo. Se al momento il portafoglio vince ancora con una percentuale vicina al 60%, è facile immaginare che il prossimo futuro vedrà numeri orientati dall’altra parte.

Donne, giovani e colti i più attenti al proprio smartphone

Le persone che tengono in misura maggiore al cellulare rispetto alla media sono donne, giovani e individui con titolo di studio elevato. In particolare, la preferenza verso la perdita del portafoglio – e alla conservazione del cellulare – cresce con l’aumento dell’intensità di consumo dei servizi online. Il segmento pro-Smartphone è composto in maggior misura da residenti nelle regioni del Centro e del Sud, abitanti in centri medio-grandi e persone single o che vivono in famiglie numerose.

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Covid e risorse umane, capacità di adattamento essenziale per il 78% dei dirigenti

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Covid e risorse umane, capacità di adattamento essenziale per il 78% dei dirigenti

Da quando è iniziata la pandemia di Covid-19 le aziende hanno dovuto rivedere profondamente il proprio metodo di lavoro, apportando cambiamenti improvvisi, e per certi versi, traumatici. La stessa crisi sanitaria, che ha portato le aziende a ripensare sé stesse in via emergenziale, ha offerto però alle aziende anche la possibilità di reinventare in modo radicale i propri modelli di lavoro per aumentare produttività e benessere. Ed è proprio sugli sforzi compiuti in tal senso dalle aziende che si concentra la ricerca Global Human Capital Trends 2021, The social enterprise in a world disrupted di Deloitte.

Le aziende si stanno muovendo per adottare strategie multi-scenario

Prima dello scorso marzo, evidenzia la ricerca, solamente il 6% dei dirigenti a livello internazionale (il 3% in Italia) prevedeva un impegno da parte della propria azienda nella pianificazione della risposta a eventi improbabili e di alto impatto. Oggi, e quindi dopo il diffondersi della crisi sanitaria, questa stessa fetta è cresciuta fino a raggiungere il 17% a livello internazionale, e il 19% in Italia. Di più: il 47% dei dirigenti a livello globale ha anche specificato che le rispettive realtà aziendali si stanno muovendo per adottare strategie multi-scenario, per ridurre al minimo la possibilità di farsi cogliere impreparati in futuro, nell’eventualità di ulteriori eventi eccezionali e non prevedibili.

Durante i momenti di crisi il futuro è determinato anche dalla capacità della forza lavoro

Ma quali sono gli elementi sui quali un’azienda dove puntare per affrontare in modo efficace, rapido e idoneo le criticità future?

Stando al 78% dei dirigenti italiani, e al 72% dei dirigenti a livello internazionale, la priorità risiede nella capacità dei dipendenti di adattarsi, riqualificarsi e assumere nuovi ruoli in risposta ai mutamenti esterni.

“Le questioni relative al capitale umano non sono più relegate unicamente alle risorse umane spiega Drew Keith, human capital leader Deloitte -. Durante i momenti di crisi come quello che stiamo vivendo il futuro delle aziende è determinato anche dalla capacità della forza lavoro, in particolare sono cruciali collaborazione, creatività, giudizio e flessibilità dei dipendenti”.

Intensificare l’impegno sulle attività di upskilling e reskilling

“Per prepararsi ad affrontare al meglio le criticità future molte aziende stanno intensificando l’impegno sul lato delle attività di upskilling e reskilling – continua Carola Adami, co-fondatrice della società italiana di head hunting Adami & Associati – mentre dal punto di vista dell’acquisizione di nuovi talenti è andata crescendo l’attenzione riservata alla capacità di adattamento dei candidati”.

Le aziende più oculate stanno infatti dando maggiore peso alla flessibilità dei dipendenti, e più precisamente alla loro capacità di leggere il contesto e di andare oltre il consueto, modificando le proprie abitudini.

“Insieme alla capacità di adattamento – sottolinea l’head hunter – un’altra soft skills che ha guadagnato importanza in questi mesi è la resilienza, intesa come capacità di non arrendersi e non farsi sopraffare dalle novità, ma anzi di trarre insegnamento da ogni nuova evenienza, anche e soprattutto dalle avversità”.

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Segnali positivi per l’ambiente nel 2021

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Segnali positivi per l’ambiente nel 2021

Come conseguenza alla grande attenzione alla salute per l’emergenza sanitaria stiamo assistendo a una sorta di invasione delle mascherine monouso, oltre a un forte incremento nell’uso di detersivi e disinfettanti chimici. E l’ambiente? Sembra in secondo piano rispetto alle priorità dettate dalla pandemia. Ma a dispetto del luogo comune che vedrebbe tramontare i Fridays for future e le istanze per salvare il Pianeta, la UE ha firmato il Green Deal, l’accordo che prevede la riduzione delle emissioni dal 40% al 55% entro il 2030. Ed entro l’estate 2021 la Commissione rivedrà la legislazione su clima ed energia per renderla “adatta al 55%”. Il primo passo è proprio la proposta di modificare la legge europea sul clima verso l’obiettivo della neutralità climatica del continente entro il 2050.

I cittadini vogliono cambiare stile di vita in modo sostenibile

Se il 93% dei cittadini vuole cambiare stile di vita in modo sostenibile (fonte Euromedia Research) il 68% ha già intrapreso un percorso in questo senso (+12,4% rispetto al 2019),  scegliendo prodotti ecosostenibili a km zero o di marchi che garantiscono il rispetto dell’ambiente (30%). Oppure realizzando interventi in casa per una maggiore efficienza energetica (29%), scegliendo la mobilità sostenibile, dalla bici, ai mezzi elettrici o i trasporti pubblici (24%), installando pannelli fotovoltaici (9%), o scegliendo energia prodotta da fonti rinnovabili (7%), riferisce Ansa. Tuttavia, secondo il parere degli intervistati il maggior potere nel rallentare il riscaldamento globale è in mano a istituzioni e aziende.

La leva principale per le aziende rimane l’aspetto economico

Il 48% delle aziende è consapevole che i cambiamenti climatici influenzeranno significativamente la propria attività e il proprio settore nei prossimi 5 anni. Il 52% delle imprese ha messo in campo, durante l’emergenza, iniziative per una maggiore sostenibilità.

Il 92% di queste proseguirà anche post pandemia, con iniziative quali lo smart working, percentuale che indica come la leva economica sia un fattore determinante per cittadini e aziende nel perseguire buone abitudini a favore del Pianeta. Infatti la leva principale, nonostante il maggiore interesse per la sostenibilità, rimane l’aspetto economico. Le aziende chiedono infatti contributi a fondo perduto (33,5%), sgravi fiscali (22%), incentivi statali e un quadro normativo più chiaro (19%). 

Il ruolo chiave della tecnologia

Un aspetto che la pandemia ha reso evidente e sul quale ha portato una forte accelerazione è certamente l’adozione di tecnologie digitali, divenute in molti casi improvvisamente indispensabili per permettere la continuità relazionale e aziendale. Il 74% degli italiani è convinto del ruolo chiave di tecnologia e digitalizzazione a supporto della sostenibilità, così anche il 69% delle aziende (picco del 72% nel settore servizi). Il digitale poi è considerato ancora più importante per il monitoraggio delle attività in ottica di rispetto dell’ambiente (79%, che raggiunge l’81% nei servizi).

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Il 6% di italiani in smart working lavora senza vestirsi

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Il 6% di italiani in smart working lavora senza vestirsi

Durante la pandemia molti hanno dovuto trasferire l’ufficio nel salotto di casa, e ciò ha comportato qualche difficoltà nel bilanciare lavoro e vita privata. Con lo smart working però sembra che le persone abbiano riscoperto alcuni piaceri “proibiti” ai quali non vorrebbero rinunciare neanche in futuro. Per il 6% degli italiani, ad esempio, uno dei vantaggi dello smart working è la possibilità di lavorare senza vestirsi, ma tra le altre attività più apprezzate dai dipendenti italiani c’è però anche la possibilità di svegliarsi più tardi nei giorni feriali, il binge watching su Netflix, oppure lavorare all’aperto. È quanto emerge da un’indagine di Kaspersky sui comportamenti di 8.000 dipendenti di aziende di piccole e medie dimensioni in tutto il mondo.

Il 49% vorrebbe mantenere questo stile di vita anche in futuro

Oltre a lavorare poco vestiti, pratica ben lontana dal diventare mainstream, la maggior parte degli italiani ha beneficiato comunque di poter lavorare in abiti comodi. Il 49% si è abituato a questo stile di vita, e vorrebbe poterlo mantenere anche in futuro. Lo stesso vale per il poter dire finalmente addio ai lunghi spostamenti, che ha reso i dipendenti più felici: il 32% ha infatti dichiarato di svegliarsi 5 minuti prima dell’inizio della giornata lavorativa, e di apprezzare la possibilità di poter fare un riposino durante il giorno.

Il 19% fa binge watching su Netflix

Questo periodo ha offerto anche altri benefici ai dipendenti in smart working: il 27% degli italiani ha apprezzato anche la possibilità di poter lavorare all’aperto, in giardino o sul balcone, mentre il 19% è riuscito anche a fare binge watching su Netflix durante il lavoro. Tra gli altri vantaggi graditi dai dipendenti ci sono l’aumento del tempo libero per i videogiochi (11%), i pranzi da asporto (10%), e la possibilità di farsi meno docce (5%). Tuttavia, questa ritrovata libertà impone anche di tenere un certo livello di responsabilità quando si tratta di sicurezza informatica. Disporre di soluzioni di sicurezza affidabili su tutti i dispositivi consente agli utenti di potersi rilassare approfittando delle opportunità dello smart working, e rimanere al contempo protetti.

Una lama a doppio taglio

“Il lockdown si è rivelato una lama a doppio taglio per le persone che possono lavorare da casa – commenta Marina Titova, Head of Consumer Product Marketing di Kaspersky -. Da un lato, i dipendenti hanno finalmente la possibilità di dimenticare i lati negativi della vita caotica delle grandi città e lavorare in un’atmosfera più confortevole. Dall’altro lato, hanno dovuto affrontare molte sfide per riuscire a continuare a essere produttivi, riorganizzando il proprio spazio di lavoro e sviluppando nuove abitudini”.

Ma quando si lavora da casa la privacy è messa ancora più a rischio, per cui è importante ricordarsi anche della sicurezza digitale, propria e dell’azienda per cui si lavora.

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Unioncamere e Google insieme per le eccellenze digitali

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Unioncamere e Google insieme per le eccellenze digitali

Dal 2013 Unioncamere e le Camere di commercio hanno avviato la partnership con Google per la formazione e il potenziamento della presenza online delle imprese. Proprio partendo da questa esperienza Google, come parte del suo nuovo programma di investimento Italia in Digitale, ha deciso di rinnovare il programma Eccellenze in digitale, portando l’attenzione sulla formazione dei lavoratori, le aree e i settori più colpiti dalla crisi. Eccellenze in digitale 2020-21 servirà infatti a raggiungere in particolare le aziende legate al turismo, alla ristorazione e alle filiere del Made in Italy.Come? Formando gratuitamente almeno 30 mila imprenditori, dipendenti, collaboratori e tirocinanti sulle competenze digitali di base, e sull’uso di strumenti sempre più essenziali per superare la seconda ondata della pandemia.

Competenze digitali, una risorsa indispensabile per superare la crisi

La crisi causata dal Covid-19 ha evidenziato l’importanza delle competenze digitali come una risorsa indispensabile per restare in contatto con i propri utenti e colleghi, e portare avanti la propria attività e il proprio lavoro. Recenti analisi di Unioncamere mostrano che nelle imprese italiane le competenze digitali sono richieste per 7 assunti su 10, pari a 3,2 milioni di lavoratori. Ma il 28,9% di questi profili, vale a dire circa 940 mila posizioni, è difficile da trovare per inadeguatezza o ridotto numero di candidati. Il risultato è spesso una carenza, tanto più grave in un momento in cui proprio Internet può offrire strategie di visibilità e di vendita determinanti per superare i limiti imposti dall’emergenza sanitaria.

Un milione di euro e oltre 2000 ore di formazione

Grazie al finanziamento di 1 milione di euro da parte di Google.org, la nuova edizione del progetto ha preso il via da lunedì 23 novembre, con oltre 30 webinar organizzati dai Punti Impresa Digitale delle Camere di Commercio locali. Scopo degli incontri formativi è fornire ai lavoratori strumenti in grado di accrescere o trasformare le proprie abilità, mantenendo o migliorando la propria situazione occupazionale. Con il supporto degli oltre 150 digitalizzatori e digital promoter presenti nei PiD delle Camere di commercio, in oltre 2000 ore di formazione si affronteranno temi e strumenti divenuti fondamentali in questa fase di crisi legata al Covid-19.

La digitalizzazione delle imprese può valere fino a 7 punti del Pil 

Se l’obiettivo di Eccellenze in Digitale 2020-2021 è aiutare le imprese italiane a far crescere le competenze dei propri lavoratori “la digitalizzazione delle imprese può valere da 3 a 7 punti di Pil e dare una forte accelerazione all’economia italiana – sottolinea il segretario generale di Unioncamere, Giuseppe Tripoli- . Con Eccellenze in Digitale vogliamo contribuire a colmare almeno in parte il gap di competenze digitali di lavoratori e imprese, allineandole alle esigenze del mercato, e fornendo strumenti utili ad affrontare questo momento tanto difficile per il nostro Paese”.

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Spesa, carrelli sempre più “green” per gli italiani

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Spesa, carrelli sempre più “green” per gli italiani

Agli italiani piace… verde. Aumenta infatti il numero dei nostri connazionali che, per diverse motivazioni, hanno deciso di eliminare dalle loro tavole e dalla loro dieta alimenti di origine animale. Oggi, infatti,  i vegani e i vegetariani sono circa il 9% sul totale della popolazione, con un aumento del 25% sull’anno precedente. A rivelarlo è un report di Everli, marketplace della spesa online, che ha preso in esame gli ordini effettuati sul sito e via app nell’ultimo anno e ha decretato per il 2020 un aumento del 14% per quanto riguarda l’acquisito di prodotti vegetariani e vegani rispetto allo stesso periodo 2019. Anche l’offerta della grande distribuzione ha seguito questo trend, inimmaginabile fino a pochi anni fa. Oggi nei supermercati è possibile ogni genere di alimento green, a cominciare dal tofu, dall’hummus e dai burger vegetali che nell’ordine dominano la classifica delle principali scelte dei consumatori vegan, mentre per i vegetariani i must have sono i burger vegetali, le cotolette vegetariane e i falafel libanesi.

Al Nord la maggior concentrazione di vegani

A livello territoriale, la ricerca rivela che il maggior numero di vegani italiani si concentra al Nord, e in particolare nella Pianura Padana, mentre i piatti vegetariani sono diffusi in tutto lo Stivale, sempre però con una predominanza delle preferenze al Settentrione. Emilia Romagna e Lombardia sono le regioni più vegan del paese, la Toscana è invece al primo posto tra quelle vegetariane.

Città che vai, carrello che trovi

Ancora più nel dettaglio, quali sono le regioni che prediligono un regime alimentare green? In base agli ordini registrati sulla piattaforma, riporta Ansa, l’Emilia Romagna e la Lombardia si aggiudicano il primo posto come regioni più vegan d’Italia, con tre città ciascuna nella top 10 delle città italiane con il maggior numero di ordini online di questa categoria: Bologna in vetta, Milano al terzo posto e Pavia un gradino sotto al podio, seguite da Bergamo (6°), Modena (7°) e Parma (9°). I vegetariani dello Stivale si concentrano soprattutto in Toscana. Tra le 10 province che nell’ultimo anno hanno registrato il maggior numero di ordini di questi prodotti spiccano infatti ben tre province toscane: Firenze, Livorno e Pisa. Ovviamente, ci sono anche mode e modi nelle scelte di acquisto: una curiosità è scoprire che le creme a base di ceci spopolano ad esempio a Firenze, Bologna, Venezia e Bergamo, mentre sono escluse dalla spesa dei consumatori della provincia di Pesaro e Urbino.

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Il Covid dà impulso al welfare aziendale

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Il Covid dà impulso al welfare aziendale

La pandemia di Covid-19 ha dato impulso alle politiche di welfare aziendale. Per la prima volta infatti le imprese attive superano il 50%, il 79% ha confermato le iniziative di welfare in corso e il 28% ne ha introdotte di nuove, o potenziato quelle esistenti. Nel contesto Covid-19, le Pmi con un welfare più maturo hanno avuto maggiore capacità di reagire all’emergenza e sono state punto di riferimento per la comunità. Si tratta di alcuni dati emersi dalla quinta edizione Welfare Index PMI, promosso da Generali Italia.

“Straordinarie storie di resilienza delle nostre Pmi”

Quest’anno il Welfare Index PMI ha ampliato il proprio quadro di analisi a oltre 6.500 interviste, un numero triplicato in 5 anni. Oltre all’ingresso di Confcommercio l’Index allarga la partnership a tutte le 5 Confederazioni nazionali, e si arricchisce delle analisi su Covid e impatti del welfare sui risultati di bilancio.

“In questo nuovo contesto del Covid-19, attraverso Welfare Index PMI, abbiamo osservato come le imprese hanno agito come soggetto sociale, oltre che economico e di mercato, per la loro diffusione nel territorio e per la vicinanza ai lavoratori e alle famiglie”, commenta Marco Sesana, Country Manager & Ceo Generali Italia e Global Business Lines. Di fatto durante l’emergenza sanitaria le imprese hanno dato vita a un nuovo welfare di sussidiarietà. “Sono straordinarie storie di resilienza delle nostre Pmi – aggiunge Sesana -. Le imprese con un welfare più maturo sono state punto di riferimento delle comunità e hanno avuto maggiore capacità di reazione durante l’emergenza Covid”

Il welfare fa crescere produttività e occupazione

L’analisi dell’impatto delle azioni di welfare sui bilanci di 3 mila Pmi attesta che negli ultimi due anni le imprese più attive nel welfare registrano il maggiore aumento di produttività, pari al (+6% rispetto alla media del +2,1%, e un più alto tasso di occupazione, attestato al +11,5% contro una media del +7,5%.

Insomma, il welfare aziendale fa crescere l’impresa in termini di produttività e occupazione.

“Questo oggi ci conferma che il welfare, oltre a essere strategico per la crescita delle imprese, sarà leva per la ripresa sostenibile del Paese”, sottolinea Sesana.

L’esperienza di crisi ha cambiato la cultura di gestione dell’impresa

Ma quali sono le iniziative di welfare adottate dalle imprese durante l’emergenza? L’80% delle Pmi ha dato materiali e fornito informazioni di tipo sanitario ai lavoratori mentre il 12%  ha attivato canali di supporto e servizi di consulto medico e assistenza sanitaria a distanza. Il 26,4%, inoltre, ha attuato iniziative aperte alla comunità esterna e di sostegno al sistema sanitario nazionale. L’esperienza di crisi ha cambiato la cultura di gestione dell’impresa. Il 91,6% delle Pmi ha dichiarato di avere acquisito maggiore consapevolezza della centralità della salute e della sicurezza dei lavoratori e oltre il 70% ha affermato che in futuro il welfare aziendale avrà maggior rilievo. E  il 65% contribuirà maggiormente alla sostenibilità del territorio in cui opera.

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Il forte impatto dell’Intelligenza Artificiale su manifatturiero, retail e sanità

Posted by Massimo Miceli on
Il forte impatto dell’Intelligenza Artificiale su manifatturiero, retail e sanità

Dai sistemi di smart manufacturing ai dispositivi per di raccogliere e comunicare i dati biometrici dei pazienti in un futuro non troppo lontano si prevede la completa automatizzazione di una serie di processi svolti dagli esseri umani. E i settori manifatturiero, retail e sanità sono i tre ambiti su cui l’Intelligenza artificiale avrà un impatto maggiore. Le nuove tecnologie, e in particolare l’AI, saranno presto in grado di sostituirsi all’uomo nello svolgimento di alcune mansioni, migliorando al contempo il business aziendale. Ma le aziende che resteranno indietro nell’adozione di queste tecnologie subiranno un gap competitivo difficilmente colmabile. È quanto emerge da una ricerca condotta dall’Università Ca’ Foscari di Venezia, che ha analizzato 183 report per definire l’impatto di Intelligenza artificiale e Blockchain sui modelli di business.

Aumento dell’automazione e ottimizzazione delle linee di produzione

Per il settore manifatturiero il 16% delle fonti esaminate dalla ricerca parla di un aumento dell’automazione nei processi di produzione e dell’ottimizzazione delle linee di produzione. In particolare, questo avverrà creando in misura sempre maggiore sistemi di smart manufacturing, ovvero macchinari con nuove capacità cognitive e di apprendimento in grado di migliorare il monitoraggio, l’auto-correzione dei processi e l’aumento della produzione on-demand, su richiesta.

Prodotti e servizi più personalizzati, e dispositivi per raccogliere i dati biometrici dei pazienti

Nel retail, secondo il 15% delle fonti, queste nuove tecnologie già ora permettono di offrire prodotti e servizi più personalizzati, di incrementare l’engagement del cliente e aumentare le vendite. Il maggior impatto però sarà nel settore sanitario (13% delle fonti), dove la possibilità è quella di monitorare lo stato di salute dei pazienti, sia all’interno degli ospedali sia presso le abitazioni private, grazie a dispositivi in grado di raccogliere e comunicare i dati biometrici dei pazienti, riporta Ansa.

AI, un contributo potenziale di 15 trilioni di dollari nel 2030

“Le aziende che per prime adotteranno tali tecnologie, integrandole nelle proprie strategie aziendali, creeranno un gap competitivo difficilmente colmabile dalle altre – spiega Carlo Bagnoli, docente e ideatore dello Strategy Innovation Forum, che ha realizzato il report -. Secondo Gartner (la società di consulenza strategica, ricerca e analisi nel campo della tecnologia dell’informazione) il 59% delle aziende non ha ancora formulato vere e proprie strategie di Intelligenza Artificiale – continua Bagnoli – ma ormai è chiaro che questa tecnologia produrrà i maggiori cambiamenti nel mondo del business”.

Tanto che nel 2030 potrebbe apportare un contributo potenziale di 15 trilioni di dollari all’economia mondiale.