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Perché è importante il timbracartellini in azienda?

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Grazie ad un marcatempo timbracartellini è possibile consentire ai propri dipendenti di segnare in maniera precisa e rapida il proprio orario di ingresso e di uscita dalla sede in cui l’attività lavorativa viene svolta.

Infatti, all’interno della gestione delle presenze, è molto importante che vi sia un timbracartellini per fare in modo che l’organizzazione aziendale possa sempre essere efficace, e per questo avere sempre la possibilità di andare a certificare quelli che sono gli orari di lavoro effettivamente svolti dai propri dipendenti.

Un timbracartellini rende più facile il lavoro del settore contabilità

Si tratta anche di una questione di sicurezza in quanto in caso di evacuazione, grazie ad un sistema di questo tipo, è possibile sapere con esattezza quali persone sono ancora all’interno dell’edificio. Inoltre, un timbracartellini va anche a snellire il lavoro di ufficio e di amministrazione, in quanto consente di andare a contabilizzare le ore lavorative di ciascun dipendente in maniera davvero semplice ed immediata.

I modelli proposti da Cotini srl vanno anche ad evidenziare, tramite apposito asterisco, quelle che sono le anomalie come ad esempio un ingresso ritardato al lavoro o una uscita anticipata, e andare così a facilitare il lavoro di quanti lavorano nel settore contabilità.

Un controllo efficace e costante

Di fatto, dunque, un timbracartellini svolge un’importante funzione da intermediario tra azienda e dipendenti, in quanto consente al datore di lavoro di poter avere quotidianamente un report completo su quelle che sono le presenze dei propri dipendenti e dunque rendere più efficace anche l’analisi dei costi.

In ultima analisi, un timbracartellini è uno strumento perfetto anche per fare in modo che gli orari di lavoro vengano rispettati in maniera scrupolosa, nonché per monitorare periodi di ferie, permessi di astensione dal lavoro e variazioni agli orari di lavoro che saltuariamente i singoli dipendenti possono richiedere. 

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Il piano della cucina: una scelta che dura… una vita

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Il piano della cucina: una scelta che dura… una vita

Le cucine delle case di oggi sono sempre di più sofisticate, scenografiche, oltre che pratiche e funzionali. Si tratta di ambienti che hanno saputo conquistare un posto d’onore all’interno delle abitazioni più moderne e di tendenza, tanto che si tende a prediligere un ambiente open che inglobi zona living e appunto, zona cucina. Ovvio che, con queste premesse, la cucina deve essere un elemento assolutamente glamour, da mostrare oltre che da utilizzare.

I materiali più innovativi

Oltre ai mobili, ai ripiani e agli elettrodomestici, l’elemento caratterizzante di ogni cucina è il piano di lavoro. Attualmente sul mercato si trovano un’infinità di soluzioni adatte a soddisfare tutte le esigenze e ogni gusto. Materiali naturali come il legno, classici come come il marmo o il quarzo, più moderni e “facili” come i laminati permettono di completare e di regalare una spiccata personalità all’ambiente cucina. Certo è che un piano di lavoro dovrà “vivere” per molti anni, senza subire gli effetti di calore, maltrattamenti e del contatto con i cibi. Insomma, un piano che si rispetti deve essere non solo esteticamente bello, ma anche molto, molto resistente e pratico da pulire.

L’ultima novità per vestire la cucina

Tra i materiali più innovativi del momento, ne spicca uno prodotto da Veneta Cucine, la più integrata piattaforma italiana di produzione di mobili per cucina, di cui Pedrazzini Arreda è rivenditore ufficiale per Milano. L’azienda ha infatti dato vita a Caranto, la nuova linea di prodotto specializzata nella realizzazione di piani cucina tecnici. “Caranto è sinonimo di design ed elevate prestazioni professionali, e assicura, per le sue molteplici declinazioni, standard di assoluta qualità e bellezza e propone innumerevoli finiture per la produzione di top, banconi, alzatine, schienali, fianchi e piani di tavoli sia nell’ambito del quarzo che della ceramica, per soddisfare tutte le esigenze di personalizzazione del progetto cucina” fanno sapere dall’azienda.

Caranto Ker e Caranto Quartz

I piani Caranto si suddividono in Caranto Ker, in ceramica e Caranto Quartz, in quarzo. Quali sono le differenze fra i due? Caranto Ker è composto da argille ceramiche e colori minerali inalterabili nel tempo che non risentono dell’effetto del calore, della luce o dell’uso di alcun prodotto chimico per la pulizia e la disinfezione. E’ resistente alle alte temperature: contrariamente ad altri materiali simili non brucia con il fuoco né teme il calore. Caranto Quartz viene realizzato con prodotti lapidei di natura silicea, quindi sabbie silicee, quarzite, quarzi macinati aggregati con vetro, feldspato ed alcuni graniti. Sono piani caratterizzati da alta resistenza ai graffi, basso livello di assorbimento dell’acqua e alta resistenza agli agenti chimici. Gli alimenti non lasciano alcuna macchia sul piano. Le superfici lucide in quarzo sono non porose e altamente resistenti a liquidi e sostanze acide. Una validissima scelta in più per chi sceglie Veneta Cucine, che si aggiunge ai tanti vantaggi già previsti. Ad esempio, ogni cucina è personalizzabile in ogni suo dettaglio: oltre i materiali per il piano di lavoro, si possono scegliere anche i materiali per le ante e naturalmente gli elettrodomestici di qualsiasi marca e genere.

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Caffè, quando la macchina è un oggetto di design

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Caffè, quando la macchina è un oggetto di design

Sono sempre più belle, piccole, colorate, ergonomiche, collezionabili. Così “carine” da aggiudicarsi i più prestigiosi premi internazionali del design contemporaneo. Ecco a voi le macchine da caffè di nuova generazione, dalle linee perfette e dai costi assolutamente democratici. Grazie anche a queste caratteristiche, le ultime macchine da caffè per la casa hanno fatto innamorare gli italiani, tanto che in molti hanno riposto la tradizionale moka in soffitta e adottato un sistema a capsule.

Guarda che look

Ed è proprio ai più giovani (non solo di età, ma anche di gusti) e attenti alla moda che si rivolgono i produttori di queste deliziose macchine da caffè. Più che un elettrodomestico, un must, un pezzo d’arredo, un vero e proprio complemento (ma utile). In questo filone si inserisce anche Lavazza con Tiny, l’ultima macchina caffè Lavazza per l’espresso lanciata dall’azienda torinese. “E’ una macchina importante perchè si inserisce in quel segmento più importante in Italia che sta sotto i 70 euro che oggi rappresentano il 75% del totale delle macchine vendute in Italia. E’ una macchina particolare che si rivolge a un pubblico giovane e attento al design e alle dinamiche legate a settori come quello della moda” ha dichiarato in occasione della presentazione Pietro Mazzà, direttore marketing Lavazza.

Anima pop e tanti colori

Proprio perché le nuove macchine del caffè sono oggetti da esibire, ben vengano i colori e le linee divertenti. Così la “piccola” di casa Lavazza si veste di diversi colori, tutti allegri e positivi, insieme all’immancabile nero. Tiny Lavazza, con la sua estetica ricercata, utilizza le capsule Lavazza a Modo Mio. Sia la macchina, proposta con la vantaggiosa formula Zero Pensieri, sia tutte le scorte che si desiderano di capsule Lavazza a Modo mio sono disponibili anche su CialdaMia, il portale on line del caffè italiano in capsule di qualità. Bianca, rossa o nera Tiny si può avere direttamente attraverso CialdaMia, con 160 o 360 capsule a scelta. Il tutto a un prezzo “ristretto”.

Macchina da premio

Già vicina al mondo dell’arte – è stata coinvolta in un progetto di Maurizio Cattelan durante lo scorso Salone del mobile di Milano – Tiny si è anche aggiudicata il Red Dot Award, uno dei maggiori e più importanti premi del design mondiale. Insomma, il mercato delle capsule di caffè è bello e buono, ma soprattuto da primato. “Il single server è um mercato che continua a crescere importante per Lavazza. In Italia abbiamo una quota del 31% a valore, che è una quota importante è un mercato molto dinamico trainato dalle nuove generazioni che sono il target principale del porzionato e cresce in tutte le categorie. Cresce a doppia cifra da diversi anni, in Italia ha superato il milòione di macchine vendute all’anno e anche le capsule hanno superato il miliardo nella grande distribuzione. Un mercato molto dinamico che essendo trainato dalle nuove generazioni ha motivo di crescere nei prossimi anni” ha dichiarato pochi mesi fa Pietro Mazzà. E il futuro appare sereno e positivo. Sereno e positivo come bere una tazzina di ottimo espresso.

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Privilege Apartments | Soluzioni di alloggio di lusso a Monza

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Gli appartamenti a Monza che Privilege Apartments propone sono perfetti per chi desidera soggiornare in un appartamento esclusivo dal quale è facile raggiungere Milano o qualsiasi altra destinazione data la vicinanza con la rete autostradale. L’atmosfera di cui possono usufruire gli ospiti è estremamente rilassante e confortevole, complice anche lo splendido parco prospicente la struttura ricettiva, il quale vanta oltre 10 mila metri quadri di verde e consente di trovare il giusto relax di cui si avverte la necessità, per staccare un attimo dal caos del traffico cittadino o del lavoro. Gli appartamenti sono eco-friendly, e dunque realizzati secondo i principi di sostenibilità e risparmio energetico. La domotica è inoltre una importante caratteristica aggiuntiva delle soluzioni di alloggio Privilege Apartments perché applica la tecnologia ai dispositivi di casa, rendendo così l’ambiente ancora più piacevole e confortevole da vivere e da scoprire, nonché perfetto sia per le necessità di quanti si spostano per motivi di lavoro che per coloro i quali si concedono una vacanza e necessitano di una base ideale per poter esplorare a dovere la Brianza.

Esistono in proposito due differenti tipologie di appartamenti, entrambe perfettamente in grado di garantire il massimo del comfort ma ciascuna con delle proprie caratteristiche ben definite: gli appartamenti Classic e quelli Executive. Gli appartamenti Classic possono ospitare un massimo di due persone ed hanno una superficie di 30 mq, mentre gli appartamenti Executive sono leggermente più spaziosi (hanno una superficie di 40 mq) e possono ospitare fino a 40 persone. In entrambi i casi gli ospiti potranno approfittare di una bellissima doccia con getti idromassaggio, Wi-Fi gratuito, aria condizionata e riscaldamento, angolo cottura ed un bellissimo balcone che si affaccia sul verde. È possibile richiedere una quotazione personalizzata sfruttando l’apposito form presente sulla pagina dedicata alle prenotazioni.

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Unioncamere e Google insieme per le eccellenze digitali

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Unioncamere e Google insieme per le eccellenze digitali

Dal 2013 Unioncamere e le Camere di commercio hanno avviato la partnership con Google per la formazione e il potenziamento della presenza online delle imprese. Proprio partendo da questa esperienza Google, come parte del suo nuovo programma di investimento Italia in Digitale, ha deciso di rinnovare il programma Eccellenze in digitale, portando l’attenzione sulla formazione dei lavoratori, le aree e i settori più colpiti dalla crisi. Eccellenze in digitale 2020-21 servirà infatti a raggiungere in particolare le aziende legate al turismo, alla ristorazione e alle filiere del Made in Italy.Come? Formando gratuitamente almeno 30 mila imprenditori, dipendenti, collaboratori e tirocinanti sulle competenze digitali di base, e sull’uso di strumenti sempre più essenziali per superare la seconda ondata della pandemia.

Competenze digitali, una risorsa indispensabile per superare la crisi

La crisi causata dal Covid-19 ha evidenziato l’importanza delle competenze digitali come una risorsa indispensabile per restare in contatto con i propri utenti e colleghi, e portare avanti la propria attività e il proprio lavoro. Recenti analisi di Unioncamere mostrano che nelle imprese italiane le competenze digitali sono richieste per 7 assunti su 10, pari a 3,2 milioni di lavoratori. Ma il 28,9% di questi profili, vale a dire circa 940 mila posizioni, è difficile da trovare per inadeguatezza o ridotto numero di candidati. Il risultato è spesso una carenza, tanto più grave in un momento in cui proprio Internet può offrire strategie di visibilità e di vendita determinanti per superare i limiti imposti dall’emergenza sanitaria.

Un milione di euro e oltre 2000 ore di formazione

Grazie al finanziamento di 1 milione di euro da parte di Google.org, la nuova edizione del progetto ha preso il via da lunedì 23 novembre, con oltre 30 webinar organizzati dai Punti Impresa Digitale delle Camere di Commercio locali. Scopo degli incontri formativi è fornire ai lavoratori strumenti in grado di accrescere o trasformare le proprie abilità, mantenendo o migliorando la propria situazione occupazionale. Con il supporto degli oltre 150 digitalizzatori e digital promoter presenti nei PiD delle Camere di commercio, in oltre 2000 ore di formazione si affronteranno temi e strumenti divenuti fondamentali in questa fase di crisi legata al Covid-19.

La digitalizzazione delle imprese può valere fino a 7 punti del Pil 

Se l’obiettivo di Eccellenze in Digitale 2020-2021 è aiutare le imprese italiane a far crescere le competenze dei propri lavoratori “la digitalizzazione delle imprese può valere da 3 a 7 punti di Pil e dare una forte accelerazione all’economia italiana – sottolinea il segretario generale di Unioncamere, Giuseppe Tripoli- . Con Eccellenze in Digitale vogliamo contribuire a colmare almeno in parte il gap di competenze digitali di lavoratori e imprese, allineandole alle esigenze del mercato, e fornendo strumenti utili ad affrontare questo momento tanto difficile per il nostro Paese”.

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Spesa, carrelli sempre più “green” per gli italiani

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Spesa, carrelli sempre più “green” per gli italiani

Agli italiani piace… verde. Aumenta infatti il numero dei nostri connazionali che, per diverse motivazioni, hanno deciso di eliminare dalle loro tavole e dalla loro dieta alimenti di origine animale. Oggi, infatti,  i vegani e i vegetariani sono circa il 9% sul totale della popolazione, con un aumento del 25% sull’anno precedente. A rivelarlo è un report di Everli, marketplace della spesa online, che ha preso in esame gli ordini effettuati sul sito e via app nell’ultimo anno e ha decretato per il 2020 un aumento del 14% per quanto riguarda l’acquisito di prodotti vegetariani e vegani rispetto allo stesso periodo 2019. Anche l’offerta della grande distribuzione ha seguito questo trend, inimmaginabile fino a pochi anni fa. Oggi nei supermercati è possibile ogni genere di alimento green, a cominciare dal tofu, dall’hummus e dai burger vegetali che nell’ordine dominano la classifica delle principali scelte dei consumatori vegan, mentre per i vegetariani i must have sono i burger vegetali, le cotolette vegetariane e i falafel libanesi.

Al Nord la maggior concentrazione di vegani

A livello territoriale, la ricerca rivela che il maggior numero di vegani italiani si concentra al Nord, e in particolare nella Pianura Padana, mentre i piatti vegetariani sono diffusi in tutto lo Stivale, sempre però con una predominanza delle preferenze al Settentrione. Emilia Romagna e Lombardia sono le regioni più vegan del paese, la Toscana è invece al primo posto tra quelle vegetariane.

Città che vai, carrello che trovi

Ancora più nel dettaglio, quali sono le regioni che prediligono un regime alimentare green? In base agli ordini registrati sulla piattaforma, riporta Ansa, l’Emilia Romagna e la Lombardia si aggiudicano il primo posto come regioni più vegan d’Italia, con tre città ciascuna nella top 10 delle città italiane con il maggior numero di ordini online di questa categoria: Bologna in vetta, Milano al terzo posto e Pavia un gradino sotto al podio, seguite da Bergamo (6°), Modena (7°) e Parma (9°). I vegetariani dello Stivale si concentrano soprattutto in Toscana. Tra le 10 province che nell’ultimo anno hanno registrato il maggior numero di ordini di questi prodotti spiccano infatti ben tre province toscane: Firenze, Livorno e Pisa. Ovviamente, ci sono anche mode e modi nelle scelte di acquisto: una curiosità è scoprire che le creme a base di ceci spopolano ad esempio a Firenze, Bologna, Venezia e Bergamo, mentre sono escluse dalla spesa dei consumatori della provincia di Pesaro e Urbino.

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Il Covid dà impulso al welfare aziendale

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Il Covid dà impulso al welfare aziendale

La pandemia di Covid-19 ha dato impulso alle politiche di welfare aziendale. Per la prima volta infatti le imprese attive superano il 50%, il 79% ha confermato le iniziative di welfare in corso e il 28% ne ha introdotte di nuove, o potenziato quelle esistenti. Nel contesto Covid-19, le Pmi con un welfare più maturo hanno avuto maggiore capacità di reagire all’emergenza e sono state punto di riferimento per la comunità. Si tratta di alcuni dati emersi dalla quinta edizione Welfare Index PMI, promosso da Generali Italia.

“Straordinarie storie di resilienza delle nostre Pmi”

Quest’anno il Welfare Index PMI ha ampliato il proprio quadro di analisi a oltre 6.500 interviste, un numero triplicato in 5 anni. Oltre all’ingresso di Confcommercio l’Index allarga la partnership a tutte le 5 Confederazioni nazionali, e si arricchisce delle analisi su Covid e impatti del welfare sui risultati di bilancio.

“In questo nuovo contesto del Covid-19, attraverso Welfare Index PMI, abbiamo osservato come le imprese hanno agito come soggetto sociale, oltre che economico e di mercato, per la loro diffusione nel territorio e per la vicinanza ai lavoratori e alle famiglie”, commenta Marco Sesana, Country Manager & Ceo Generali Italia e Global Business Lines. Di fatto durante l’emergenza sanitaria le imprese hanno dato vita a un nuovo welfare di sussidiarietà. “Sono straordinarie storie di resilienza delle nostre Pmi – aggiunge Sesana -. Le imprese con un welfare più maturo sono state punto di riferimento delle comunità e hanno avuto maggiore capacità di reazione durante l’emergenza Covid”

Il welfare fa crescere produttività e occupazione

L’analisi dell’impatto delle azioni di welfare sui bilanci di 3 mila Pmi attesta che negli ultimi due anni le imprese più attive nel welfare registrano il maggiore aumento di produttività, pari al (+6% rispetto alla media del +2,1%, e un più alto tasso di occupazione, attestato al +11,5% contro una media del +7,5%.

Insomma, il welfare aziendale fa crescere l’impresa in termini di produttività e occupazione.

“Questo oggi ci conferma che il welfare, oltre a essere strategico per la crescita delle imprese, sarà leva per la ripresa sostenibile del Paese”, sottolinea Sesana.

L’esperienza di crisi ha cambiato la cultura di gestione dell’impresa

Ma quali sono le iniziative di welfare adottate dalle imprese durante l’emergenza? L’80% delle Pmi ha dato materiali e fornito informazioni di tipo sanitario ai lavoratori mentre il 12%  ha attivato canali di supporto e servizi di consulto medico e assistenza sanitaria a distanza. Il 26,4%, inoltre, ha attuato iniziative aperte alla comunità esterna e di sostegno al sistema sanitario nazionale. L’esperienza di crisi ha cambiato la cultura di gestione dell’impresa. Il 91,6% delle Pmi ha dichiarato di avere acquisito maggiore consapevolezza della centralità della salute e della sicurezza dei lavoratori e oltre il 70% ha affermato che in futuro il welfare aziendale avrà maggior rilievo. E  il 65% contribuirà maggiormente alla sostenibilità del territorio in cui opera.

Informazioni utili

Il forte impatto dell’Intelligenza Artificiale su manifatturiero, retail e sanità

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Il forte impatto dell’Intelligenza Artificiale su manifatturiero, retail e sanità

Dai sistemi di smart manufacturing ai dispositivi per di raccogliere e comunicare i dati biometrici dei pazienti in un futuro non troppo lontano si prevede la completa automatizzazione di una serie di processi svolti dagli esseri umani. E i settori manifatturiero, retail e sanità sono i tre ambiti su cui l’Intelligenza artificiale avrà un impatto maggiore. Le nuove tecnologie, e in particolare l’AI, saranno presto in grado di sostituirsi all’uomo nello svolgimento di alcune mansioni, migliorando al contempo il business aziendale. Ma le aziende che resteranno indietro nell’adozione di queste tecnologie subiranno un gap competitivo difficilmente colmabile. È quanto emerge da una ricerca condotta dall’Università Ca’ Foscari di Venezia, che ha analizzato 183 report per definire l’impatto di Intelligenza artificiale e Blockchain sui modelli di business.

Aumento dell’automazione e ottimizzazione delle linee di produzione

Per il settore manifatturiero il 16% delle fonti esaminate dalla ricerca parla di un aumento dell’automazione nei processi di produzione e dell’ottimizzazione delle linee di produzione. In particolare, questo avverrà creando in misura sempre maggiore sistemi di smart manufacturing, ovvero macchinari con nuove capacità cognitive e di apprendimento in grado di migliorare il monitoraggio, l’auto-correzione dei processi e l’aumento della produzione on-demand, su richiesta.

Prodotti e servizi più personalizzati, e dispositivi per raccogliere i dati biometrici dei pazienti

Nel retail, secondo il 15% delle fonti, queste nuove tecnologie già ora permettono di offrire prodotti e servizi più personalizzati, di incrementare l’engagement del cliente e aumentare le vendite. Il maggior impatto però sarà nel settore sanitario (13% delle fonti), dove la possibilità è quella di monitorare lo stato di salute dei pazienti, sia all’interno degli ospedali sia presso le abitazioni private, grazie a dispositivi in grado di raccogliere e comunicare i dati biometrici dei pazienti, riporta Ansa.

AI, un contributo potenziale di 15 trilioni di dollari nel 2030

“Le aziende che per prime adotteranno tali tecnologie, integrandole nelle proprie strategie aziendali, creeranno un gap competitivo difficilmente colmabile dalle altre – spiega Carlo Bagnoli, docente e ideatore dello Strategy Innovation Forum, che ha realizzato il report -. Secondo Gartner (la società di consulenza strategica, ricerca e analisi nel campo della tecnologia dell’informazione) il 59% delle aziende non ha ancora formulato vere e proprie strategie di Intelligenza Artificiale – continua Bagnoli – ma ormai è chiaro che questa tecnologia produrrà i maggiori cambiamenti nel mondo del business”.

Tanto che nel 2030 potrebbe apportare un contributo potenziale di 15 trilioni di dollari all’economia mondiale.

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Smart working, il bilancio dei lavoratori

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Smart working, il bilancio dei lavoratori

Secondo un’indagine della Cgil, pubblicata il 18 maggio, gli italiani che hanno lavorato dalla propria abitazione durante il lockdown sono stati circa 8 milioni. Prima della pandemia erano mezzo milione. A diciotto settimane di distanza dall’inizio del lockdown, Lenovo ha pubblicato uno studio, Technology and the Evolving World of Work, in cui si traccia un bilancio sugli esiti del lockdown in ambito lavorativo e tecnologico. A 20.262 dipendenti di 10 Paesi, compresa l’Italia, Lenovo ha chiesto di rispondere ad alcune domande relative all’esperienza con la tecnologia sul luogo di lavoro e all’impatto del Covid-19 su preferenze, connettività ed equilibrio tra vita personale e lavorativa.

Il prezzo di lavorare da casa si paga con il benessere economico, fisico ed emotivo

La maggior parte degli interpellati (63%) ha risposto che lavorando da casa ci si sente più connessi e produttivi rispetto a lavorare in ufficio. Ma anche se la metà del campione (il 52%) pensa di dover continuare a lavorare da casa più di quanto facesse prima, lo smart working (o work from home) secondo gli intervistati non offre soltanto vantaggi. Il timore è infatti quello di dover pagare uno scotto per quanto riguarda non solo il proprio benessere economico, riporta Agi, ma anche fisico ed emotivo.

Quanto hanno speso gli italiani in tecnologia

Tra le conseguenze più immediate dello stravolgimento delle abitudini lavorative c’è stata la necessità di ammodernare l’attrezzatura usata per svolgere le proprie mansioni. A livello globale, sette intervistati su dieci hanno dichiarato di aver acquistato nuovi dispositivi tecnologici per migliorare la propria dotazione. Gli italiani hanno dichiarato di avere speso mediamente 305 euro per aggiornare o migliorare la tecnologia necessaria per lavorare da casa, un dato che ci colloca al terzo posto. Soltanto in Germania (336 euro) e Stati Uniti (307 euro) si è speso di più. La media globale, scrive Lenovo nel suo report, si attesta a 238 euro.

Le conseguenze sulla salute Secondo lo studio il 71% degli intervistati lamenta l’insorgere di nuovi problemi di salute o il peggioramento di alcune condizioni, tra cui mal di testa, dolori alla schiena, al collo, e la difficoltà a dormire. Tra le possibili cause la mancanza di spazi adeguati dove lavorare, ma tra le conseguenze del lavoro da casa rientra anche la diminuzione dei contatti personali con i colleghi, che può influire negativamente sulla capacità di sviluppare relazioni sul posto di lavoro, e quindi sul rendimento. Un altro aspetto negativo che può influire negativamente sula salute psicologica risiede nella difficoltà di separare la vita lavorativa dalla vita domestica. O nella scarsa capacità di concentrarsi durante le ore di lavoro a causa delle tante distrazioni presenti in casa.  

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Per il 97% delle aziende la reputazione online è la chiave del successo

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Per il 97% delle aziende la reputazione online è la chiave del successo

Attuare strategie per far crescere la reputazione online è diventata di vitale importanza per le aziende.Di fronte alla crescente influenza della rete sulle nostre abitudini e sulle nostre scelte, oltre al proliferare di fake news e l’imperversare di attacchi informatici, dare una prima impressione buona a chi cerca informazioni sulla propria azienda in rete, e quindi mostrare risultati positivi nella prima pagina dei motori di ricerca, è un ottimo modo per rendere la “stretta di mano digitale” efficace e persuasiva. Tanto che per il 97% delle aziende la reputazione online è la chiave del successo.

Il 70% dei consumatori non acquista da aziende che hanno commenti negativi su Google

Secondo l’analisi del Centro Studi ReputationUP, il 97% degli imprenditori afferma infatti che la gestione della reputazione sia la carta vincente per il loro business nel 2020. L’analisi rivela poi che “Il 45% degli adulti che nel 2019 ha googlato un potenziale partner commerciale – si legge nello studio – e ha trovato qualcosa online che li ha spinti a scegliere di non fare affari con quel partner”.

Dallo studio emerge però un dato ancora più significativo. “Il 70% dei consumatori ammette che la decisione di acquistare prodotti o servizi dipende essenzialmente dalle recensioni disponibili on line”, continua l’analisi del Centro Studi ReputationUP. Più in particolare, il 70% dei consumatori non acquista da aziende che hanno 4 o più articoli negativi, su brand, prodotti e servizi nei risultati di ricerca Google.

“La qualità della tua vita è data dalle qualità della tua reputazione”

Numeri che destano preoccupazione, e inducono gli operatori economici non tanto a guardarsi alle spalle, quanto a osservare con un’attenzione sempre maggiore la realtà e il sentiment percepiti dall’audience al di là dello schermo. “La qualità della tua vita è data dalle qualità della tua reputazione”, conferma Andrea Baggio, CEO di ReputationUP. Questo perché, così come nella vita reale, ognuno di noi ha un’immagine anche online, che condiziona la qualità e la modalità delle relazioni di coloro con cui interagiamo o vogliamo interagire.

Le tre fasi della reputazione online

Il Centro Studi di ReputationUP è un gruppo internazionale con sedi in Europa, Nord America e Sud America, specializzato in Online Reputation Management e Diritto all’Oblio. L’intero processo di gestione della reputazione online, definito Online Reputation Management, passa attraverso 3 fasi cruciali, la Reputation Cleaning, la Reputation Monitoring, o Protecting, e la Reputation Improving.

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Attenzione al vishing, la frode che arriva via telefono

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Attenzione al vishing, la frode che arriva via telefono

Telefonate da parte di falsi operatori bancari o di società emittenti di carte di credito che con il pretesto di presunte anomalie nella gestione della carta di credito o del conto corrente inducono la vittima ad attivare fantomatiche procedure di sicurezza. Il fine è ovviamente quello di estorcere denaro. Tanto che nell’ultimo periodo la Polizia Postale e delle Comunicazioni ha reso noto un aumento di denunce da parte di cittadini in relazione ad addebiti non autorizzati sulle proprie carte di credito. Si tratta di un raggiro via telefono noto alla polizia postale con il termine di Vishing.

Un codice di sicurezza inviato alla vittima completa la transazione

Più in particolare, nel corso della telefonata i truffatori richiedono quindi alla vittima di leggere a voce alta il codice di conferma che, proprio in quel momento, appare via messaggio sul display del telefono. Tale codice, tuttavia, altro non è che il codice autorizzativo di una transazione che in quel momento i truffatori stanno tentando di effettuare via web ai danni dell’ignara vittima. I cyber-criminali infatti, entrati precedentemente in possesso dei dati della carta di credito (numero di carta, data di scadenza e Cvv), necessitano di conoscere tale codice di sicurezza per completare una transazione in corso, e sottrarre così il denaro della vittima.

Addebiti di migliaia di euro per l’acquisto su piattaforme online

Chi riceve questo tipo di telefonate crede in buona fede di aver agito correttamente per mettere in sicurezza il proprio conto o la propria carta di pagamento, e si accorge solo successivamente, spesso solo al momento della ricezione dell’estratto-conto, che in realtà sono presenti movimentazioni in uscita non autorizzate. Secondo la Polizia Postale si tratta di operazioni pari anche a diverse migliaia di euro per l’acquisto di beni e servizi mai richiesti su piattaforme online, riporta Adnkronos.

Diffidare di chi richiede telefonicamente dati sensibili

In caso si cada nella trappola del vishing è bene rivolgersi al più presto alla Polizia Postale e delle Comunicazioni, sempre a disposizione dei cittadini per ricevere denunce e per fornire ogni supporto e chiarimento, attraverso i propri uffici e i propri canali virtuali, come il sito web commissariatodips.it.

“Si sottolinea ancora una volta l’importanza di non rivelare mai a nessuno, via telefono come via social o via email, i nostri dati più sensibili, le nostre password dispositive, i Pin o i nostri codici di accesso comunque denominati – sottolinea la Polizia Postale e delle Comunicazioni -. È opportuno diffidare sempre di fronte a soggetti che richiedono tali dati, presentandosi come operatori di istituzioni pubbliche, importanti aziende o istituti bancari. Utile invece procedere a semplici e attente verifiche, contattando l’ente coinvolto che potrà confermare i nostri sospetti”.

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Coronavirus e Ssn, punti di forza e criticità della sanità italiana

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Coronavirus e Ssn, punti di forza e criticità della sanità italiana

L’emergenza coronavirus ha evidenziato criticità e punti di forza del Ssn. E se le prime erano presenti ben prima dello scoppio della pandemia il Covid-19 le ha messe drammaticamente in rilievo. È opportuno, quindi, fare una riflessione sul Ssn, anche se una valutazione generale potrà essere fatta solo fra un po’ di tempo. In merito alla reazione del sistema sanitario all’onda d’urto del Covid-19, secondo Maria Cristina Perrelli Branca, Project Manager di Nomisma ed esperta in economia sanitaria, “la capacità che il Servizio Sanitario ha mostrato nel riorganizzarsi, in tempi relativamente brevi, sul fronte ospedaliero”.

Ma fattori come il numero ottimale di posti letto o il numero di medici per paziente “sono aspetti che verranno riletti alla luce di quanto accaduto – aggiunge Perrelli Branca – avendo presente che ciò che è stato considerato sufficiente in momenti di pace non lo è stato in tempo di guerra”.

In poco più di un mese posti di terapia intensiva incrementati del 79%

“Come riportato dalla Protezione Civile in poco più di un mese i posti di terapia intensiva sono stati incrementati del 79%, mentre quelli nei reparti di malattie infettive e pneumologia sono aumentati di oltre 4 volte – continua Perrelli Branca -. Anche sul fronte delle risorse umane c’è stata una grande mobilitazione. Sono state infatti reclutate oltre 20 mila unità di personale di prima linea, di cui circa 4.400 a tempo indeterminato e 6.800 a tempo determinato. Regioni e aziende sanitarie, inoltre, hanno rivisto interamente la loro organizzazione creando ospedali dedicati al Covid, trasferendo o ampliando alcuni reparti, realizzando percorsi dedicati e acquistando attrezzature”.

Negli ultimi trent’anni politiche sanitarie mirate alla deospedalizzazione

Una delle principali carenze del Ssn riguarda il fatto che in questi anni non è stato raggiunto un pieno equilibrio tra assistenza ospedaliera e assistenza distrettuale. E tale deficit è stato messo prepotentemente in evidenza dall’emergenza Coronavirus.

“Negli ultimi trent’anni, in Italia, sono state portate avanti politiche sanitarie mirate alla ‘deospedalizzazione’ dei casi non acuti, che insieme alle manovre di razionalizzazione della spesa, hanno comportato chiusura dei presidi ospedalieri al di sotto di una certa dimensione, taglio dei posti letto, drastica riduzione delle unità di personale” sottolinea la manager.  Questo ha fatto sì che allo scoppio dell’emergenza “il Paese si trovasse non sufficientemente attrezzato – sostiene Perrelli Branca – sia sul fronte ospedaliero, ormai depotenziato, sia su quello territoriale”.

Fase 2, sorveglianza epidemiologica, domiciliarità, piena integrazione ospedale-territorio

La significativa diversità dei modelli regionali ha avuto ripercussioni sulle scelte strategiche di gestione dell’emergenza. Ma in merito alla Fase 2 comunità scientifica e fronte politico sono concordi sulla necessità di attuare sorveglianza epidemiologica, domiciliarità, piena integrazione ospedale-territorio e impiego di gruppi di professionisti integrati (figure dell’assistenza territoriale e dell’assistenza ospedaliera). Nel dopo emergenza si dovrebbe rivedere l’impostazione di alcuni servizi, e riflettere sull’opportunità di continuare a portare avanti modelli obsoleti rispetto ai cambiamenti epidemiologici e sociali in atto.

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Fact-checking su WhatsApp contro le fake news sul Coronavirus

Posted by Massimo Miceli on
Fact-checking su WhatsApp contro le fake news sul Coronavirus

Nell’ambito dell’iniziativa di co-regolamentazione definita da Agcom per contrastare la disinformazione sul Coronavirus Facebook lancia un progetto pilota per il fact-checking su WhatsApp. Il servizio si basa sulla partnership con Facta, il nuovo progetto di Pagella Politica nell’ambito del programma globale di fact-checking, e permetterà agli utenti di WhatsApp di inviare a Facta i messaggi condivisi relativi al Covid-19, in modo che il fact-checker possa verificarne l’accuratezza. Questa soluzione aiuterà anche Facta a creare e pubblicare, sul proprio sito web, un database di fatti e miti sul nuovo coronavirus, a uso del pubblico e dei media come fonte di informazione.

Verificare l’autenticità di messaggi di testo o vocali, video o immagini

Per utilizzare il servizio gratuito di verifica di un’informazione su WhatsApp, il primo passo è quello di salvare il numero di Facta nei contatti del proprio telefono cellulare (+39 345 6022504). Si potranno così inviare a questo numero i messaggi di testo o vocali, video o immagini dei quali si desidera verificare l’autenticità. Facta manderà una notifica all’utente che ha inviato la richiesta, e se si tratta di una nuova notizia falsa, la esaminerà e pubblicherà l’analisi sul suo sito web www.facta.news.

Un’iniziativa di Facebook nell’ambito della Task Force sulle Piattaforme Online e i Big Data

Il fact-checker aggiornerà costantemente il suo stato di WhatsApp con le ultime notizie verificate sul Covid-19, consultabili dagli utenti. Gli utenti che lo richiederanno potranno anche ricevere, sempre via WhatsApp, un resoconto giornaliero di tutte le notizie verificate da Facta. L’iniziativa è stata proposta da Facebook nell’ambito della Task Force sulle Piattaforme Online e i Big Data lanciata da Agcom in risposta alla crisi Covid, a seguito di quanto previsto dal decreto Cura Italia (decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18), di cui Facebook fa parte. L’obiettivo della Task Force è quello di prevenire e contrastare la disinformazione online in ambito medico, sanitario e Covid, riporta Askanews.

Contribuire a ridurre la diffusione della disinformazione

“La priorità di Facebook è assicurarsi che tutti possano accedere a informazioni attendibili e accurate e fermare le bufale e la disinformazione – ha dichiarato Luca Colombo, Country Director di Facebook in Italia -. Siamo molto felici di collaborare con Agcom e Pagella Politica per combattere la diffusione della disinformazione in Italia, soprattutto in questo periodo così delicato e critico. Chiunque utilizzerà questo servizio, condividendo su WhatsApp con il fact-checker i messaggi potenzialmente falsi, contribuirà a ridurre la diffusione della disinformazione in Italia”.