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Natale 2024, quanto costerà agli italiani? Anche il 300% in più

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Natale 2024, quanto costerà agli italiani? Anche il 300% in più

Dagli addobbi ai regali, dai viaggi agli alberghi agli skipass il rapporto congiunto Facile.it – Consumerismo No Profit fa il punto su quanto spenderanno le famiglie italiane per il periodo natalizio. E ha scoperto che per i soli regali di Natale gli italiani spenderanno quasi 11 miliardi di euro, con un esborso pro capite di 256 euro.

Tanti connazionali (6,2 milioni), però, spenderanno meno rispetto allo scorso anno. Tra questi, il 47% (oltre 2,9 milioni) preferirà tagliare sui costi natalizi, mentre il 40% spenderà meno perché si trova in difficoltà economica.
Ma una cosa è certa: quest’anno il Natale agli italiani costerà decisamente tanto. Il rapporto di Facile.it  parla di aumenti che per alcune voci di spesa arriveranno addirittura al 300% in più.

Per pranzo e cenone rincari del +84% in 10 anni

Per il pranzo o il cenone di Natale gli intervistati dall’indagine hanno dichiarato di mettere a budget in media 83 euro, per una spesa complessiva stimata di oltre 3,5 miliardi di euro.
Per i prezzi del pranzo o del cenone bisogna guardare anche al settore alimentare, che secondo le stime di Consumerismo no Profit, ha guidato l’aumento dell’inflazione, con un incremento dei prezzi del 2,4% rispetto all’1,1% di settembre 2024.

I rincari maggiori riguardano i beni di prima necessità, come pasta, olio, riso, farina e pane, con incrementi che vanno fino al +84% rispetto al 2014.

Per albero, luci, addobbi, decorazioni si sborsano circa 270 euro 

Nel 2023, la spesa media per decorare un albero di Natale tradizionale (albero, luci e addobbi), era stimata intorno a 233,33 euro. Nel 2024, la cifra è salita a circa 270 euro, circa il +16%, ovvero, 37 euro in più rispetto all’anno precedente.
Il costo per addobbare un albero di Natale nel 2024 può variare significativamente. Ad esempio, per l’albero artificiale, da 30 a 500 euro, a seconda di altezza, qualità e caratteristiche. Per palline e ornamenti da 10 a 100 euro per set, a seconda del materiale e del design, per le luci da 15 a 100 euro, ghirlande e festoni, da 10 a 50 euro, puntale, da 10 a 50 euro.

Vacanze: stimati 4 miliardi di spesa

Tra Natale e Capodanno saranno 11 milioni e mezzo gli italiani che si concederanno una vacanza con pernottamento di almeno una notte, per una spesa media di 335 euro e una stima complessiva di quasi 4 miliardi.
Durante le festività i voli subiranno poi rincari fino al 100%, mentre viaggiare in treno potrà costare fino al 300% in più. Sui traghetti rincari più contenuti, ma comunque a doppia cifra, mentre gli skipass hanno subito aumenti fino al +30% negli ultimi tre anni.
Il 97% delle agenzie di viaggi riscontra una media di aumento di prezzi per pacchetto vacanze del 20%. Quanto agli hotel, l’incremento è dell’8,1% sul prezzo medio di una camera (151,47 euro).

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Inquinamento: italiani poco informati sui benefici degli alberi nelle città

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Inquinamento: italiani poco informati sui benefici degli alberi nelle città

Quasi 3 italiani su 4, il 73%, sanno che gli alberi abbassano la temperatura laddove sono piantati, limitando la formazione delle cosiddette ‘isole di calore’. Inoltre, la maggior parte sa che le foreste sono in grado di assorbire grandi quantità di CO2: una consapevolezza meno diffusa tra i giovani (58% tra i18-24enni) rispetto ai 55-64enni (65%).

Ma 1 italiano su 5 non sa che gli alberi mitigano gli effetti della pioggia intensa e limitano gli allagamenti, e il 30% ignora che sono in grado di assorbire la CO2 nelle città.
Emerge da una ricerca della divisione Annalect di Omnicom Media Group per Prospettiva Terra, progetto fondato da Stefano Mancuso (accademico e divulgatore scientifico) e Marco Girelli, ceo Omnicom Media Group Italia.

Torino batte Palermo per percentuale di superficie “verde”

Per 3 italiani su 4, gli alberi sono diffusi nel proprio quartiere (75%). Tuttavia, se a Torino e Roma la percentuale è del 90%, a Milano dell’80%, a Palermo del 63%, a Napoli solo del 51%.

Di fatto, Torino ha la più alta percentuale della superficie comunale occupata da aree verdi (18,2%), mentre Palermo si ferma al 4,8%. Inoltre, la percezione cambia anche in base alla zona della città in cui si vive: il dato è più forte man mano che dal centro (72%) ci si avvicina al semi-centro della città (75%), fino alla periferia (77%).

In particolare, la percezione della forte presenza degli alberi cresce, anche fino al 30%, in periferia, mentre nelle aree centrali e semi-centrali si attesta intorno al 20%.

Chi abita in centro ne vorrebbe di più

Non a caso, dunque, Napoli e Palermo sono le città in cui gli alberi sono più desiderati, rispettivamente dal 93% e 87% di abitanti. Anche a Torino e a Milano la percentuale di chi vorrebbe più verde in città  è alta, e si attesta intorno al 75%, mentre a Roma, al 69%.

Altro dato rilevante è quello della posizione delle aree con alberi rispetto alla zona della città.
Il desiderio di avere più alberi, senza differenze sostanziali tra Nord, Centro e Sud, è molto più sentito nel centro della città (87%) rispetto al semi-centro (80%), e soprattutto, rispetto alla periferia (68%), dove la presenza degli alberi è tipicamente più forte.

Preziosi alleati anche del benessere mentale

Una cosa sicuramente mette tutti d’accordo: da Nord a Sud, per la quasi totalità del campione (96%) essere circondati da può donare benessere mentale, serenità e gioia.
Napoli, una delle due città che lamentano una scarsa presenza di alberi, è quella dove agli alberi viene maggiormente associata l’idea di maggior aiuto per il benessere mentale e la serenità.

E quando agli italiani viene chiesto quali pensieri e stati d’animo associano agli alberi, la risposta è un sentimento di serenità e leggerezza.
La prima idea,  riporta Adnkronos, è quella di relax (33%), seguita da purezza (22%), forza (17%), spiritualità (9%) e gioia (7%).

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Terzo trimestre 2024: aumentano le imprese nel turismo e nei servizi

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Terzo trimestre 2024: aumentano le imprese nel turismo e nei servizi

L’estate 2024 è stata caratterizzata da segnali altalenanti per quanto riguarda l’andamento dell’economia del nostro Paese. Da un lato settori come turismo e servizi professionali mostrano un buon dinamismo, dall’altro commercio, manifattura e artigianato segnano il passo. Il settore delle costruzioni rappresenta una nota positiva, ma la componente manifatturiera artigianale continua a perdere terreno.

Il numero di imprese cresce di 15mila unità

Tra luglio e settembre 2024, il Registro delle Imprese delle Camere di Commercio ha registrato un saldo positivo di 15.227 attività economiche, con 62.599 nuove iscrizioni e 47.372 cessazioni. L’artigianato ha contribuito in modo modesto con un saldo positivo di 1.153 unità, risultato della nascita di 16.459 nuove imprese artigiane e della chiusura di 15.306. Tuttavia, questo risultato è al di sotto della media degli ultimi dieci anni e riflette una vitalità imprenditoriale limitata.

A livello nazionale, il tasso di crescita si è attestato allo 0,26%, in linea con il 2023, ma le imprese artigiane hanno mostrato segnali di rallentamento, con una crescita dello 0,09%, in calo rispetto allo 0,22% dell’anno precedente.

Dinamiche territoriali: Lombardia e Lazio al comando

Dal punto di vista territoriale, tutte le regioni italiane hanno registrato un saldo positivo, con la Lombardia in testa: qui il saldo tra nuove aperture e cessazioni è stato di 3.322 unità, pari a un tasso di crescita dello 0,35%. Milano e Roma si confermano poli imprenditoriali cruciali, con tassi di crescita rispettivamente dello 0,46% e 0,44%. Tra le province, Rieti, Latina e Frosinone si sono distinte con tassi di crescita superiori all’1%.

Settori in salute e settori in stallo 

Il settore delle costruzioni ha registrato il saldo più alto in termini assoluti, con 3.841 nuove imprese. Anche i servizi professionali (+1,09%) e il turismo (+0,65%) hanno mostrato buone performance, grazie alla stagione estiva che ha spinto l’alloggio e la ristorazione. Al contrario, commercio e manifattura hanno registrato saldi prossimi allo zero.

Quale forma giuridica?  

L’impresa individuale rimane la forma preferita dai neo-imprenditori, con oltre 36.000 nuove iscrizioni, ma ha generato un saldo complessivo di sole 2.000 unità. In crescita, invece, le società di capitali, che hanno registrato un saldo positivo di 13.752 unità (+0,72%).
Continua il declino delle società di persone, con un saldo negativo di 1.179 unità.

Momento no per l’artigianato

Il settore artigianale resta in difficoltà: nonostante un saldo positivo di 1.153 imprese, questo è il risultato più basso degli ultimi cinque anni. La crescita dello 0,09% evidenzia un rallentamento rispetto allo stesso periodo del 2023, segnalando la necessità di politiche di supporto per sostenere il comparto.

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Salute e benessere: in che modo gli italiani cercano l’equilibrio tra mente e corpo? 

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Salute e benessere: in che modo gli italiani cercano l’equilibrio tra mente e corpo? 

Il benessere degli italiani è sempre più legato alla ricerca di un equilibrio tra la mente e il corpo, un bilanciamento tra “stare bene” e “sentirsi bene”. Questo bisogno di armonia richiede oggi l’intervento di nuove e specifiche figure professionali per supportare le persone nel raggiungimento di questo equilibrio.

Questo è quanto emerge dalla quarta edizione dell’Osservatorio “Change Lab, Italia 2030”, condotta da BVA Doxa su iniziativa di Groupama Assicurazioni.

Il ruolo dell’Osservatorio “Change Lab, Italia 2030”

L’Osservatorio si propone di esplorare i principali trend che, entro il 2030, cambieranno le abitudini di vita degli italiani. Quest’anno, l’indagine si è concentrata sull’approccio degli italiani verso la salute e il benessere, analizzando come questi temi evolveranno nel prossimo decennio, con particolare attenzione alle paure emergenti in questo contesto.

Per il 45% degli italiani la salute è un obiettivo difficile da raggiungere

La ricerca, condotta ad aprile 2024 su un campione di 1.000 italiani tra i 18 e i 74 anni, rivela che quasi un italiano su due (45%) considera la salute come un equilibrio complesso da raggiungere, che coinvolge tanto il corpo quanto la mente.

Oltre la metà degli intervistati (52%) si dichiara soddisfatta del proprio stato di salute, sia fisico che psicologico, dimostrando una forte attenzione alla prevenzione: il 66% effettua regolarmente analisi del sangue o delle urine, il 47% si sottopone a screening di controllo, e il 44% pratica attività fisica in modo regolare.

Il ruolo del medico e delle nuove figure professionali

Solo il 16% degli intervistati considera il medico di base come l’unico riferimento per la salute, mentre per il 36% rappresenta una figura centrale ma non esclusiva. Quasi 9 italiani su 10 (88%) hanno infatti consultato specialisti come fisioterapisti, osteopati, nutrizionisti o psicologi negli ultimi anni.

Le preoccupazioni degli italiani

Nonostante una fiducia generale nel sistema sanitario italiano, gli intervistati sottolineano la necessità di miglioramenti in aree specifiche, come un maggior accesso ai servizi sanitari digitali (60%), migliori servizi di assistenza scolastica (38%) e la disponibilità di uno psicologo di base (35%).

Guardando al futuro, il 42% degli italiani teme un peggioramento delle proprie condizioni di salute senza poter accedere alle cure necessarie. Questo timore ha spinto il 65% degli intervistati a considerare la sottoscrizione di un’assicurazione sanitaria.

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Bollette elettriche, costi a +108% tra il 2019 e il 2023

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Bollette elettriche, costi a +108% tra il 2019 e il 2023

Tra il 2019 e il 2023, le bollette dell’energia elettrica sono aumentate del 108%, mentre quelle del gas del 72,1%. Altri servizi monitorati nel report della CGIA Mestre hanno subito aumenti più contenuti: le forniture dell’acqua (+13,2%), i servizi postali (+8,6%), il trasporto urbano (+6,3%), il trasporto ferroviario (+4,5%), i taxi (+3,9%), i rifiuti (+3,5%) e i pedaggi autostradali (+3,3%).

Questi incrementi sono stati inferiori rispetto all’aumento del costo della vita, che nello stesso periodo è stato del 16,3%. L’unica voce a registrare una riduzione di costo sono stati i servizi telefonici, diminuiti dello 0,8%.

Impatto post Covid e guerra in Ucraina

La ripresa post Covid e la guerra tra Russia e Ucraina hanno provocato un aumento vertiginoso dei prezzi tra la fine del 2021 e la primavera del 2023. Nonostante la recente riduzione dei prezzi, le bollette di luce e gas sono ancora notevolmente più alte rispetto al periodo pre-pandemico. In valore assoluto, le tariffe monitorate in questo studio hanno un costo medio per le famiglie italiane di poco più di 2.900 euro all’anno, corrispondenti al 12% della spesa familiare annua.

Nel 2024 le tariffe sono scese 

Nel primo semestre del 2024, rispetto allo stesso periodo del 2023, le bollette della luce sono diminuite del 34,2% e quelle del gas del 19,6%. Tuttavia, altre tariffe hanno registrato aumenti significativi, nonostante l’inflazione sia salita solo dello 0,9%. Il trasporto ferroviario è aumentato del 7,5%, le bollette dell’acqua del 7%, i servizi postali del 4,9%, il trasporto urbano del 4,3%, i taxi del 2,6%, i rifiuti del 1,7%, i pedaggi e i parchimetri del 2,1% e i servizi telefonici dello 0,5%.

Renato Mason, Segretario della CGIA, ha dichiarato che la drastica riduzione delle bollette di luce e gas è positiva, ma la crisi energetica del 2022 e 2023 ha avuto un forte impatto su artigiani e commercianti, che hanno dovuto pagare gli aumenti sia per uso domestico che per le loro attività. Le grandi società energetiche, invece, hanno pagato meno della metà del contributo di solidarietà previsto.

Extraprofitto delle società energetiche

Durante la crisi energetica, le maggiori società del settore hanno totalizzato 70 miliardi di euro di extraprofitti, in gran parte a spese delle famiglie e delle imprese. Il Governo Draghi ha introdotto un prelievo straordinario che ha generato 2,76 miliardi nel 2022 e 82 milioni nel 2023, per un totale di 2,84 miliardi, molto meno dei 10,8 miliardi previsti. Il contributo di solidarietà del Governo Meloni ha invece incassato 3,4 miliardi nel 2023.

I costi per le famiglie italiane

Nel 2024, le famiglie italiane hanno speso in media 2.906 euro per le tariffe monitorate, di cui 855 euro per le bollette della luce, 787 per il gas, 667 per telefonia/internet, 238 per i rifiuti e 190 per l’acqua. Questi costi rappresentano il 12% della spesa familiare annua media, pari a poco più di 24.200 euro.

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La pubblicità sulla Tv in Italia vale 4,3 miliardi di euro

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La pubblicità sulla Tv in Italia vale 4,3 miliardi di euro

In Italia nel 2024 la raccolta pubblicitaria legata al ‘device’ Televisione vale il 39% degli investimenti complessivi in advertising, raggiungendo 4,3 miliardi di euro, il +6% rispetto al 2023.
Di questi, gli investimenti dedicati alla sola Tv 2.0, ovvero le Televisioni connesse, rappresentano il 13% e raggiungono 568 milioni di euro (+21% vs 2023).

La raccolta pubblicitaria su Tv 2.0 comprende l’Addressable Tv (raccolta su lineare targetizzato e Tv digitale ibrida, HbbTv), la componente app su Connected Tv, e la parte raccolta direttamente dalle aziende produttrici per gli spazi pubblicitari inseriti nei menu di navigazione delle Smart Tv.
A trainare questo mercato è soprattutto l’ampliamento dell’offerta pubblicitaria lato Broadcaster e lato applicazioni Video.
Emerge dall’Osservatorio Internet Media della School of Management del Politecnico di Milano.

La raccolta pubblicitaria su formato Video

“Guardando ai numeri del mercato italiano, la raccolta pubblicitaria dedicata al formato Video pesa nel 2024 il 55% della raccolta complessiva italiana. Quando parliamo però di Video a 360° – commenta Denise Ronconi, direttrice dell’Osservatorio – non tutta la raccolta Video viene veicolata all’interno dei contenuti dello stesso tipo. Ad esempio, il Video Outstream sfrutta l’esistenza di spazi display standard per offrire l’esperienza Video, o al contrario alcuni contenuti televisivi trasmessi su grande schermo spesso presentano banner pubblicitari più assimilabili a un formato statico o immagine”.

Flussi televisivi diversificati

Nel 2024 l’incidenza della pubblicità inserita nei contenuti Video sul totale della raccolta advertising è del 43%. In valori assoluti, è un mercato che raggiunge 4,7 miliardi di euro.
In particolare, il 79% di questo valore è attribuibile ai flussi televisivi (Tradizionali o HbbTv), il 20% alle piattaforme di Video online, tra app dei Broadcaster, AVOD (Advertising Video On Demand, operatori che permettono di accedere ai propri contenuti video gratuitamente o a prezzo ridotto, inserendo pubblicità nell’offerta) e FAST Channel (Free Ad Supported Streaming Tv, servizi di streaming gratuiti supportati dalla pubblicità).

Il restante 1% è legato alla GoTv, ossia, sugli schermi che trasmettono contenuti editoriali nei luoghi di passaggio come stazioni ferroviarie, metropolitane o aeroporti.

L’approccio degli investitori

Il panorama degli advertiser si divide tra chi segue un approccio per mezzi che vede nella Tv il Media principale, con la pianificazione degli altri mezzi realizzata con una logica di reach incrementale, e chi segue un approccio di Total Video Strategy o Video 360°, che consiste nel pianificare le campagne tra i diversi mezzi video senza riservare un ruolo centrale ad un mezzo specifico.
A sua volta, l’approccio di Total Video Strategy si declina in due modalità principali, lo sviluppo delle creatività a partire dalle specificità del Media su cui verrà veicolata, e lo sviluppo in modo neutro rispetto ai Media (Media neutral), con successiva declinazione rispetto ai mezzi utilizzati nelle iniziative di comunicazione.

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I laureati Stem aumentano, non le laureate: solo 14 su 1000

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I laureati Stem aumentano, non le laureate: solo 14 su 1000

Lo confermano i dati contenuti nell’ultimo ‘Rapporto Bes 2023’ di Istat: se tra i laureati italiani le donne sono in aumento (76,8 ogni mille contro 40,9 uomini ogni mille nel 2021), nelle discipline Stem le differenze di genere continuano a restare evidenti, con un quadro che posiziona l’Italia ancora indietro rispetto alla media europea. 

A livello europeo dei Paesi UE27, nel 2021 circa 4 milioni e 300 mila persone hanno conseguito un diploma di laurea, di cui 459 mila in Italia, con una crescita di 65 mila persone rispetto al 2020.
Tuttavia, mentre nell’UE27 sono 86 giovani ogni mille nella fascia d’età 20-29 anni  a ottenere un titolo terziario, in Italia questo valore si attesta a 76,4 ogni mille.

Ancora marcate differenze di genere per le discipline tecnico scientifiche

I dati Istat costituiscono terreno fertile su cui innestare il dibattito attorno agli stereotipi di genere che ancora esistono nel mondo scientifico.
Se entriamo nel particolare delle discipline Stem, 18,3 giovani ogni mille in Italia conseguono una laurea, contro i 58,1 ogni mille che ottengono un titolo in discipline non Stem, con marcate differenze di genere.

Infatti, ogni 1000 ragazze, di età compresa tra i 20 e i 29 anni, nel nostro Paese, solo 14,3 portano a termine gli studi nei percorsi scientifici e tecnologici, contro 21 ragazzi.

Come incrementare le “quote rosa”?

Mentre il rapporto presenta un quadro in generale positivo, con un miglioramento significativo della percentuale di giovani che scelgono percorsi di studi nelle materie scientifiche (17,8 giovani ogni mille tra 20-29 anni, rispetto ai 16,5 nel 2020 e 16,1 nel 2019) persistono le differenze di genere nelle scelte educative.

Dati che mettono in luce la necessità e l’urgenza di iniziative volte a incentivare l’incremento delle ‘quote rosa’ nelle discipline scientifiche, promuovendo un’equità di genere che possa contribuire a eliminare qualsiasi barriera impedisca la realizzazione formativa e professionale in queste aree.

“È giunto il momento di avviare proposte concrete per superare gli stereotipi di genere nelle discipline scientifiche”

“La fotografia presentata da Istat impone un momento di riflessione – commenta Laura Basili, presidente Stem women congress e co-founder di Women at Business insieme a Ilaria Cecchini -: è giunto il momento di avviare proposte concrete per superare gli stereotipi di genere nelle discipline scientifiche e costruire un futuro in cui uomini e donne abbiano pari opportunità di contribuire allo sviluppo tecnologico e scientifico del nostro Paese. In questa direzione lo Stem women congress rappresenta un’opportunità cruciale, un megafono per raggiungere quante più persone possibile”.

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Lavoro, record di nuovi occupati: +471 mila rispetto al periodo pre-Covid

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Lavoro, record di nuovi occupati: +471 mila rispetto al periodo pre-Covid

Il mercato del lavoro italiano sta vivendo un periodo estremamente positivo, caratterizzato da record storici di occupazione, un aumento dei contratti a tempo indeterminato e un incremento significativo del personale altamente qualificato.

Nel 2023, il numero di occupati in Italia ha raggiunto un picco di 23,6 milioni di persone, con un aumento di 471 mila rispetto al periodo pre-Covid. Questo incremento, riferisce un’analisi della CGIA di Mestre, è stato particolarmente evidente nel Mezzogiorno, che ha registrato un aumento percentuale del +3,5%, con 213 mila nuovi occupati. Le previsioni indicano che il totale degli occupati è destinato a crescere ulteriormente, avvicinandosi ai 24 milioni entro il 2025.

L’84% dei lavoratori dipendenti ha un contratto a tempo indeterminato

L’84% dei lavoratori dipendenti ha un contratto a tempo indeterminato, evidenziando una maggiore stabilità nel mercato del lavoro. Rispetto al periodo pre-pandemico, il numero di lavoratori con contratto a tempo indeterminato è aumentato del 5%, con un incremento di 742 mila unità.

Cresce la domanda di personale qualificato

Inoltre, c’è stata una crescente domanda di personale altamente qualificato, con un aumento del 5,8% (+464 mila persone) nel 2023. Questo gruppo rappresenta il 96,5% dei nuovi posti di lavoro creati nell’ultimo anno, indicando una tendenza verso ruoli sempre più specializzati.

Le principali criticità

Nonostante questi risultati positivi, persistono alcune criticità nel mercato del lavoro italiano. Il tasso di occupazione rimane basso, con l’Italia fanalino di coda tra i paesi dell’Area dell’Euro. Inoltre, i lavoratori autonomi hanno registrato un calo rispetto al 2019, sebbene ci sia stato un lieve aumento nell’ultimo anno.

Anche i livelli retributivi rimangono inferiori rispetto ad altri paesi dell’Unione Europea, a causa di una bassa produttività del lavoro e di un tasso di NEET elevato. Tuttavia, ci sono segnali positivi di ripresa, soprattutto al Sud, dove alcune regioni hanno registrato significativi incrementi occupazionali.

Conclusioni

In generale, il mercato del lavoro italiano mostra segni di miglioramento, ma è necessario affrontare le sfide rimanenti per garantire una crescita sostenibile e inclusiva. Le buone notizie riguardano in particolare modo le regioni del Mezzogiorno, che hanno registrato incrementi occupazionali significativi, con la Puglia in testa con un aumento del 6,3% rispetto al 2019.

D’altro canto, alcune province della Sardegna, della Sicilia e delle Marche hanno registrato invece una contrazione occupazionale.

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Lavoro: a gennaio occupazione in calo, -34mila unità rispetto a dicembre 2023

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Lavoro: a gennaio occupazione in calo, -34mila unità rispetto a dicembre 2023

Rispetto a dicembre 2023, a gennaio 2024 gli occupati e i disoccupati diminuiscono, ma aumentano gli inattivi. Secondo le rilevazioni diffuse dall’Istat, il tasso di occupazione scende al 61,8% (-0,1%).
In particolare, l’occupazione cala tra gli uomini, gli under 34, i dipendenti a termine, gli autonomi (pari a -34mila unità), mentre cresce tra le donne e chi ha almeno 50 anni.  

Ma confrontando il trimestre novembre 2023-gennaio 2024 con quello precedente (agosto-ottobre 2023), l’Istat registra un aumento del livello di occupazione pari allo 0,4%, per un totale di 90mila occupati.
La crescita dell’occupazione, osservata nel confronto trimestrale, si associa alla diminuzione delle persone in cerca di lavoro (-3,5%, pari a -67mila unità) e alla stabilità degli inattivi.

Ma in un anno +362mila occupati

A gennaio 2024 il numero di occupati supera quello di gennaio 2023 dell’1,6% (+362mila unità).
L’aumento coinvolge uomini, donne e tutte le classi d’età, a eccezione dei 35-49enni per effetto della dinamica demografica negativa. Il tasso di occupazione, che nel complesso è in aumento di 0,8%, sale anche in questa classe di età (+0,4%) perché la diminuzione del numero di occupati 35-49enni è meno marcata di quella della corrispondente popolazione complessiva.

Rispetto a gennaio 2023, calano sia il numero di persone in cerca di lavoro (-8,1%, -162mila unità) sia quello degli inattivi tra 15-64 anni (-1,3%, -157mila).

Il tasso di inattività sale al 33,3%

A gennaio 2024 la diminuzione del numero di persone in cerca di lavoro (-0,2%, -4mila unità) coinvolge gli uomini, i 15-24enni e i 35-49enni. Al contrario, la disoccupazione aumenta lievemente tra le donne e gli ultracinquantenni.

Il tasso di disoccupazione totale è stabile al 7,2%, quello giovanile sale al 21,8% (+0,2 punti).
La crescita del numero di inattivi (+0,5%, pari a +61mila unità, tra 15 e 64 anni) si osserva tra gli uomini e tra chi ha un’età compresa tra 15 e 49 anni. L’inattività diminuisce invece tra le donne e gli ultracinquantenni. Ma il tasso di inattività sale al 33,3% (+0,2 punti).

Inflazione: a febbraio si attesta +2,4%

L’Istat ha diffuso anche le stime preliminari sull’inflazione, da cui emerge che come nel mese precedente, anche a febbraio l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (Nic), al lordo dei tabacchi, aumenta dello 0,1% su base mensile e dello 0,8% su base annua.

La stabilizzazione del ritmo di crescita dei prezzi al consumo si deve principalmente all’affievolirsi delle tensioni sui prezzi dei Beni alimentari, non lavorati e lavorati, i cui effetti compensano l’indebolimento delle spinte deflazionistiche provenienti dal settore dei beni energetici.
In particolare, riporta Adnkronos, si attenua la flessione su base tendenziale dei prezzi dei beni energetici, che a febbraio risale al -17,3% (gennaio -20,5%). Si riduce il tasso di crescita in ragione d’anno dei prezzi del ‘carrello della spesa’ (+3,7%), mentre l’inflazione di fondo si attesta al +2,4% (gennaio +2,7%).

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Saldi invernali: cosa comprano gli italiani nel 2024?

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Saldi invernali: cosa comprano gli italiani nel 2024?

Il primo grande appuntamento commerciale dell’anno, uno tra i più attesi dai consumatori e dalle consumatrici, è iniziato mercoledì 3 gennaio in Valle d’Aosta e venerdì 5 gennaio nel resto d’Italia. Per i saldi invernali di questo 2024 quattro italiani su dieci hanno già pianificato qualche acquisto, per un budget medio previsto di 267 euro, anche se il 38% prevede di spendere meno di 150 euro.

Secondo il sondaggio di Ipsos e Confesercenti integrato dalla survey condotta sulle Pmi associate a Fismo (Associazione dei negozi di moda Confesercenti), il 56% acquisterà però soltanto in caso di offerte interessanti, e il cambiamento climatico complica ulteriormente la situazione per i commercianti. 

Il profilo di chi compra

Le temperature eccezionalmente miti registrate tra ottobre e dicembre hanno quasi dimezzato (-46%) gli acquisti delle collezioni autunno-inverno, e i negozi arrivano ai saldi 2024 senza avere praticamente avuto l’occasione di venderle a prezzo pieno.

In ogni caso, il 40% degli italiani dichiara di avere già individuato cosa comprare e di avere proceduto all’acquisto entro domenica 7 gennaio, 

Una polarizzazione confermata dal fatto che la maggior parte dei consumatori e delle consumatrici (56%) comprerà solo di fronte a un’offerta convincente. Una quota in crescita rispetto agli scorsi anni, segnale di maggiore attenzione da parte delle famiglie L’onda lunga dell’inflazione pesa ancora sui bilanci, e l’acquisto in saldo diventa meno impulsivo e più ragionato.

Calzature, intimo, gonne e pantaloni

Le persone intenzionate ad acquistare durante i saldi cercheranno soprattutto calzature (58%), seguite da maglioni e felpe (56%).
La classifica dei desideri degli italiani per i saldi invernali 2024 prosegue con l’intimo (34%), gonne o pantaloni (33%), magliette, canottiere e top (29%), camicie e camicette (27%).

Sotto la media, invece, le indicazioni per capispalla (21%, nel 2023 27%). Il 19% cercherà una borsa, mentre il 17% un abito/completo, il 15% si orienterà invece sulla biancheria per la casa, e il 13% su foulard, cappelli e altri accessori.
Il 12% segnala invece iteresse per l’acquisto di cinture e il 10% per articoli di piccola pelletteria, portafogli e portacarte.

In merito al canale di acquisto, i negozi fisici mantengono saldamente la preferenza dei consumatori. Li sceglie infatti l’83% (contro il 51% che prevede di rivolgersi all’online). Convincente è la sensazione di avere più garanzie presso un punto vendita fisico (47%).

L’impatto del cambiamento climatico

A partecipare alle vendite di fine stagione 2024 sarà l’85,5% delle medie e piccole imprese del commercio moda. Il 92,1% ritiene però che la data di inizio, appena una manciata di giorni dopo l’inizio ‘astronomico’ dell’inverno, il 21 dicembre, sia troppo anticipata.

Una percezione fortemente acuita quest’anno, dopo un autunno e un inizio inverno dalle temperature più miti del normale. Ma un effetto collaterale del cambiamento climatico è l’incidenza sulle vendite del 96% delle imprese. Il calo medio delle vendite dei prodotti delle collezioni autunno-inverno è pari al -46%.