Massimo Miceli


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Sicurezza informatica, perchè la formazione riveste un ruolo cruciale?  

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Sicurezza informatica, perchè la formazione riveste un ruolo cruciale?  

L’errore umano è una delle principali cause di incidenti informatici. Questo dato allarmante emerge da un recente studio commissionato da Kaspersky, che ha rivelato quasi due terzi di tutti gli incidenti informatici verificatisi negli ultimi due anni sono dovuti a “sbagli” compiuti dagli addetti. La mancanza di competenze specifiche si configura come la radice del problema, con il 50% dei professionisti globali della cybersicurezza che ammette di aver commesso errori all’inizio della propria carriera a causa di lacune teoriche o pratiche. Tale percentuale aumenta al 60% per coloro con un’esperienza inferiore ai cinque anni.

Il rischio aumenta senza le necessarie competenze

Un ulteriore studio condotto da Kaspersky mette in luce che, negli ultimi due anni, le organizzazioni aziendali hanno subito almeno un incidente informatico a causa della carenza di personale qualificato in materia di cybersicurezza. Nonostante la ricerca di personale più preparato possa essere una soluzione, il settore si trova di fronte a una grave carenza di professionisti, con una domanda di circa 4 milioni di addetti.

I giovani devono affrontare nuove sfide

Il gap di competenze è ulteriormente aggravato dal fatto che i neoassunti spesso hanno profonde lacune in materia di cybersicurezza. La scarsa preparazione causa non solo difficoltà iniziali, ma anche errori nello svolgimento del lavoro. Il settore deve quindi affrontare sfide significative: così si spiega anche il fatto per cui quasi la metà dei professionisti InfoSec impiega più di un anno per sentirsi a proprio agio nel proprio ruolo.

Misure preventive e reattive

Per affrontare il gap di conoscenze, Kaspersky raccomanda misure preventive e reattive. A livello didattico, i programmi di formazione dovrebbero essere più flessibili e aggiornati, nonché sviluppati in collaborazione con esperti del settore. Chiunque aspiri a entrare nel mondo della cybersicurezza può acquisire esperienza attraverso stage in dipartimenti di sicurezza informatica o ricerca e sviluppo.

Le aziende, d’altra parte, possono investire in programmi di aggiornamento del personale per rimanere competitivi in un contesto in continua evoluzione.

Un mondo in continuo cambiamento

In conclusione, il report di Kaspersky evidenzia l’importanza di un approccio completo all’onboarding e alla formazione continua degli esperti di cybersicurezza. Solo così è possibile garantire la sicurezza informatica in un mondo digitale in rapida evoluzione.

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Europa: quali sono i paesi con il miglior indice di vivibilità?  

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Europa: quali sono i paesi con il miglior indice di vivibilità?  

Non è certo un segreto che in Europa il costo della vita sia alto. Ci sono però differenze significative fra i vari Paesi del Vecchio Continente e no, l’Italia non si posiziona bene. Lo rivela un recente studio condotto dalla banca online N26, che con il suo Indice di Vivibilità ha esaminato attentamente i dati relativi alle spese di affitto ed elettricità delle nazioni europee. L’obiettivo dello studio è individuare i Paesi che offrono una migliore qualità della vita, considerando non solo gli aumenti salariali ma anche la densità di popolazione e il livello generale di felicità dei residenti.

Nonostante il leggero calo dell’inflazione e dei costi energetici rispetto ai massimi storici degli ultimi anni, il caro affitti e il prezzo dell’energia elettrica persistono come motivo di preoccupazione in Italia e nel resto d’Europa.

Italia: in fondo alla classifica per qualità della vita

Secondo i dati dell’analisi, l’Italia si posiziona al penultimo posto, preceduta solamente dal Regno Unito. La situazione dei costi elevati di affitti ed energia elettrica ha un impatto significativo sugli stipendi mensili degli italiani, già tra i più bassi in Europa. Con oltre il 52% dello stipendio destinato all’affitto, la percentuale più elevata tra i Paesi considerati, l’Italia si trova di fronte a sfide notevoli per quanto riguarda una vivibilità sostenibile.

Le eccellenze europee: Danimarca, Svizzera e Belgio

Al contrario, la Danimarca si posiziona al vertice della classifica, ed è quindi considerata il miglior Paese in Europa in cui vivere. Seguono Svizzera e Belgio al secondo e terzo posto, con percentuali di salario destinate agli affitti rispettivamente del 21% e del 18%. Questi Paesi offrono una situazione più favorevole in termini di equilibrio tra reddito e costi abitativi, garantendo una migliore qualità della vita.

Male anche i Paesi Bassi

I Paesi Bassi si trovano al terzultimo posto nella classifica, con una percentuale di salario destinata all’affitto che si aggira attorno al 37%. Pur non essendo agli estremi della classifica, la situazione olandese indica comunque una sfida significativa per i residenti in termini di accessibilità economica alla casa.

Le sfide future

In conclusione, nonostante il calo dell’inflazione e dei costi energetici, il caro affitti e il costo dell’energia elettrica rappresentano una problematica urgente in molti Paesi europei. Affrontare queste sfide potrebbe richiedere strategie di politica economica mirate e un focus sul miglioramento delle condizioni abitative, al fine di garantire ai cittadini una migliore qualità della vita.

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Come climatizzare un locale commerciale di medie dimensioni

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Godere di una temperatura adeguata e piacevole degli ambienti in un locale commerciale è un qualcosa di davvero piacevole per i clienti.

Soprattutto nelle afose giornate estive, fare accesso in un negozio ed avere la possibilità di usufruire di una buona frescura è un fattore che può indurre le persone ad essere più propense a fare degli acquisti.

La climatizzazione di un locale commerciale non dunque è un aspetto fondamentale solo per offrire il giusto comfort ai clienti, ma è da considerare come una risorsa in grado di aumentare le vendite.

Ovviamente, il sistema di climatizzazione di locali commerciali di medie dimensioni richiede una progettazione accurata, così da ottenere un’efficienza energetica ottimale ed un controllo preciso della temperatura e dell’umidità.

I fattori da considerare

Per climatizzare un locale commerciale di medie dimensioni è necessario considerare una serie di fattori. Ecco i più importanti:

  • La metratura del locale: la dimensione del locale è il fattore principale da considerare nella scelta del sistema di climatizzazione più adeguato. In generale, per un locale di medie dimensioni è consigliabile un sistema di climatizzazione canalizzata, che consente di distribuire l’aria condizionata in modo uniforme in tutto il locale.
  • L’altezza del soffitto: l’altezza del soffitto influisce sulla capacità di raffreddamento del sistema di climatizzazione. In generale, per un locale di medie dimensioni con un’altezza di circa 3 metri è consigliabile un sistema di climatizzazione che abbia una capacità di raffreddamento di circa 20 kW.
  • L’orientamento del locale: l’orientamento del locale influisce sulla quantità di luce solare che riceve. I locali esposti a sud o sud-ovest richiedono un sistema di climatizzazione più potente per compensare il calore proveniente dal sole.
  • La presenza di macchinari o attrezzature: la presenza di macchinari o attrezzature nei locali commerciali può aumentare la temperatura e il livello di umidità dell’aria. In questi casi è necessario scegliere un sistema di climatizzazione che abbia una maggiore capacità di raffreddamento e deumidificazione.
  • Le esigenze dei clienti e dei dipendenti: è importante considerare le esigenze dei clienti e dei dipendenti in termini di comfort termico. In generale, la temperatura ideale per un locale commerciale di medie dimensioni è compresa tra i 24 ed i 25 gradi centigradi.

I sistemi di climatizzazione per locali commerciali

I sistemi di climatizzazione per locali commerciali possono essere suddivisi in due categorie principali:

  • I sistemi di climatizzazione centralizzati: questi sistemi distribuiscono l’aria condizionata in tutto il locale attraverso una rete di tubazioni e unità di trattamento dell’aria. I sistemi di climatizzazione centralizzati sono i più efficienti dal punto di vista energetico, ma richiedono la realizzazione di un controsoffitto o pannelli in cartongesso.
  • I sistemi di climatizzazione split: questi sistemi sono costituiti da varie unità esterne, che prodducono l’aria condizionata, e da una o più unità interne, che distribuiscono l’aria climatizzata all’interno del locale. I sistemi di climatizzazione split sono meno efficienti dal punto di vista energetico dei sistemi di climatizzazione centralizzati, ma sono più rapidi da installare.

La scelta del sistema di climatizzazione

La scelta del sistema di climatizzazione più adatto per un locale commerciale di medie dimensioni dipende dai fattori sopra citati.

In generale, per un locale di medie dimensioni con un’altezza di circa 3 metri e una superficie di circa 150 metri quadrati, è consigliabile un sistema di climatizzazione centralizzato con una capacità di raffreddamento di circa 20 kW.

La progettazione di questo sistema di climatizzazione deve essere affidata ad una ditta qualificata, che potrà valutare i fattori sopra citati e progettare un sistema di climatizzazione che soddisfi le esigenze del locale.

La manutenzione del sistema di climatizzazione

Per avere sempre un buon funzionamento e un’efficienza energetica ideale, il sistema di climatizzazione deve essere sottoposto a manutenzione regolare.

La manutenzione deve essere effettuata da un tecnico qualificato, il quale si occuperà di pulire i filtri, effettuare eventualmente la ricarica del gas refrigerante e controllare il corretto funzionamento dell’impianto.

Conclusioni

La climatizzazione di un locale commerciale è un aspetto davvero importante per il successo di una attività commerciale. Scegliendo il sistema più adatto è possibile ottenere il massimo sia dal punto di vista del comfort (di clienti e dipendenti) che per quanto riguarda l’ottimizzazione dei consumi.

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Opinioni distorte: qual è il divario fra realtà e percezione?

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Opinioni distorte: qual è il divario fra realtà e percezione?

Come interpretiamo i fenomeni del mondo? Siamo sufficientemente informati per farlo? Forse no. A dirlo è una recente indagine Ipsos condotta in 10 grandi Paesi, tra cui l’Italia, che mette in luce un ampio divario tra la percezione delle persone e la realtà oggettiva su questioni sociali ed economiche.

Ad esempio in tutti i Paesi, incluso il nostro, solo poche persone sanno esattamente quale sia il numero di immigrati. La maggior parte, invece, segnala una sovrastima significativa della quota di immigrati presenti nella società. Il divario medio tra percezione e realtà? 24% contro il 12%.

Cultura, religione, omicidi: differenze fra ciò che si crede e ciò che è

Le percezioni errate aumentano sensibilmente se si considera il numero di persone di un’altra religione che vivono nello stesso paese degli intervistati. In Italia, ad esempio, il 19% dei rispondenti al sondaggio stima che la popolazione musulmana sia del 19%, mentre la realtà è solo il 4,8%. Analogamente, in Turchia, si evidenzia una percezione distorta sulla presenza di cristiani.

Lo stesso principio vale anche per la criminalità. La maggioranza crede che il tasso di omicidi sia aumentato dal 2000, nonostante la realtà mostri una diminuzione generale, esclusi gli Stati Uniti. In Italia, il 55% ritiene che gli omicidi siano cresciuti nell’ultimo ventennio.

Sovrastima dell’ineguaglianza economica

La disuguaglianza economica è reale, ma sovrastimata. La quota di ricchezza detenuta dall’1% delle famiglie più abbienti è stimata al 36%, mentre i dati reali la collocano al 13%. Anche in Italia, si evidenzia una percezione distorta (36% vs. 14%).

Diffidenza verso gli scienziati e teoria del complotto

Le credenze irrazionali coinvolgono oltre un quarto del campione in media. In Italia, il 24% crede nei fantasmi, il 17% nella stregoneria e il 16% nella chiaroveggenza, livelli più bassi rispetto alla media dei dieci Paesi. Quasi la metà delle persone è sospettosa nei confronti degli scienziati. Nel contesto delle teorie del complotto mondiali, il 24% degli italiani crede in un progetto organizzato per sostituire la popolazione con immigrati. Il 27% ritiene che il governo ucraino sia infiltrato da gruppi neonazisti, e una quota minore (20%) pensa che le missioni spaziali sulla Luna siano una messinscena.

In conclusione, l’indagine Ipsos mette in evidenza come la percezione distorta possa influenzare le opinioni e le convinzioni delle persone su questioni cruciali, sottolineando la necessità di una maggiore consapevolezza e informazione basata sui dati reali.

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Saldi invernali: cosa comprano gli italiani nel 2024?

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Saldi invernali: cosa comprano gli italiani nel 2024?

Il primo grande appuntamento commerciale dell’anno, uno tra i più attesi dai consumatori e dalle consumatrici, è iniziato mercoledì 3 gennaio in Valle d’Aosta e venerdì 5 gennaio nel resto d’Italia. Per i saldi invernali di questo 2024 quattro italiani su dieci hanno già pianificato qualche acquisto, per un budget medio previsto di 267 euro, anche se il 38% prevede di spendere meno di 150 euro.

Secondo il sondaggio di Ipsos e Confesercenti integrato dalla survey condotta sulle Pmi associate a Fismo (Associazione dei negozi di moda Confesercenti), il 56% acquisterà però soltanto in caso di offerte interessanti, e il cambiamento climatico complica ulteriormente la situazione per i commercianti. 

Il profilo di chi compra

Le temperature eccezionalmente miti registrate tra ottobre e dicembre hanno quasi dimezzato (-46%) gli acquisti delle collezioni autunno-inverno, e i negozi arrivano ai saldi 2024 senza avere praticamente avuto l’occasione di venderle a prezzo pieno.

In ogni caso, il 40% degli italiani dichiara di avere già individuato cosa comprare e di avere proceduto all’acquisto entro domenica 7 gennaio, 

Una polarizzazione confermata dal fatto che la maggior parte dei consumatori e delle consumatrici (56%) comprerà solo di fronte a un’offerta convincente. Una quota in crescita rispetto agli scorsi anni, segnale di maggiore attenzione da parte delle famiglie L’onda lunga dell’inflazione pesa ancora sui bilanci, e l’acquisto in saldo diventa meno impulsivo e più ragionato.

Calzature, intimo, gonne e pantaloni

Le persone intenzionate ad acquistare durante i saldi cercheranno soprattutto calzature (58%), seguite da maglioni e felpe (56%).
La classifica dei desideri degli italiani per i saldi invernali 2024 prosegue con l’intimo (34%), gonne o pantaloni (33%), magliette, canottiere e top (29%), camicie e camicette (27%).

Sotto la media, invece, le indicazioni per capispalla (21%, nel 2023 27%). Il 19% cercherà una borsa, mentre il 17% un abito/completo, il 15% si orienterà invece sulla biancheria per la casa, e il 13% su foulard, cappelli e altri accessori.
Il 12% segnala invece iteresse per l’acquisto di cinture e il 10% per articoli di piccola pelletteria, portafogli e portacarte.

In merito al canale di acquisto, i negozi fisici mantengono saldamente la preferenza dei consumatori. Li sceglie infatti l’83% (contro il 51% che prevede di rivolgersi all’online). Convincente è la sensazione di avere più garanzie presso un punto vendita fisico (47%).

L’impatto del cambiamento climatico

A partecipare alle vendite di fine stagione 2024 sarà l’85,5% delle medie e piccole imprese del commercio moda. Il 92,1% ritiene però che la data di inizio, appena una manciata di giorni dopo l’inizio ‘astronomico’ dell’inverno, il 21 dicembre, sia troppo anticipata.

Una percezione fortemente acuita quest’anno, dopo un autunno e un inizio inverno dalle temperature più miti del normale. Ma un effetto collaterale del cambiamento climatico è l’incidenza sulle vendite del 96% delle imprese. Il calo medio delle vendite dei prodotti delle collezioni autunno-inverno è pari al -46%. 

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La democrazia nel mondo tra segnali preoccupanti e fiducia nei principi

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La democrazia nel mondo tra segnali preoccupanti e fiducia nei principi

Un’indagine condotta da Ipsos in sette Paesi, Croazia, Francia, Italia, Polonia, Regno Unito, Stati Uniti e Svezia, mostra come solo una minoranza dei cittadini sia soddisfatta per il modo in cui la democrazia funziona nel loro Paese. A eccezione della Svezia (58% di soddisfatti), in tutti i Paesi la quota di soddisfatti oscilla tra il 19% (Croazia) e il 34% (Polonia).
L’Italia registra un 24% di soddisfatti a fronte di un 51% di insoddisfatti.

Ancor più preoccupante è il dato sulla tendenza percepita dai cittadini. Solo una minoranza, dal 5% dei francesi al 23% dei polacchi, considera il funzionamento della democrazia migliorato negli ultimi cinque anni, mentre il peggioramento è percepito dal 61% dei britannici, il 70% degli americani e addirittura il 73% dei francesi.
Insomma, l’indagine evidenzia segnali preoccupanti sui livelli di soddisfazione, ma resiste un forte attaccamento ai principi fondamentali dei sistemi democratici.

Come avvolti in un clima di profonda disillusione

Il cattivo stato di salute delle democrazie occidentali è certificato da molti altri elementi su cui l’indagine Ipsos ha sondato l’opinione dei cittadini: la percezione della propria capacità di influenzare i processi decisionali, la rappresentatività delle istituzioni, la capacità del governo di raggiungere risultati nell’interesse di tutti.

Siamo come avvolti in un clima di profonda disillusione e sfiducia. Per quasi 3 italiani su 4 il sistema economico funziona a beneficio dei ricchi e i potenti, e per il 54% la politica non fa che rafforzare quest’ingiustizia, mettendo gli interessi di chi è già avvantaggiato sopra quelli della gente comune.

Un quadro tetro da cui emergono segnali di speranza

I principi democratici di fondo però ‘resistono’. In tutti i Paesi prevale l’idea che l’essenza della politica, e il compito dei leader politici, sia la ricerca del compromesso piuttosto che l’imposizione di una visione di parte.

Viene quindi chiaramente bocciata l’opzione ‘leaderistica’. Non è nel rafforzamento del potere dei capi di stato o governo la chiave per risolvere i problemi.
Nonostante la tendenza, registrata un po’ ovunque, a una crescita dell’astensionismo, la maggioranza degli intervistati in tutti i Paesi continua a essere convinta che andare a votare sia ancora utile.

La ‘tenuta’ democratica a livello locale

In quasi tutti i Paesi prevale la quota di cittadini soddisfatti per il funzionamento della democrazia quando si parla di comuni, città o comunità locali.
In Italia si raggiunge un sostanziale pareggio: 37% di soddisfatti contro 38% di insoddisfatti.
È quindi forse proprio dall’idea di una ‘democrazia di prossimità’ e inclusiva che occorre ripartire.
Un cambiamento radicale è necessario per migliorare il funzionamento dei sistemi politici, ma la richiesta non è di un maggior decisionismo verticale.

Secondo i cittadini, partecipazione, ascolto, coinvolgimento e rappresentanza sono i grandi assenti nel gioco democratico odierno.
Sono questi gli elementi da recuperare per rinsaldare i due pilastri fondamentali dei sistemi democratici, rappresentatività e capacità di produrre decisioni nell’interesse collettivo.

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Viva Natale, anzi che stress!

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Viva Natale, anzi che stress!

Per la maggior parte degli italiani (83%) le festività natalizie sono un momento felice, e alcuni ne sono letteralmente entusiasti (38%). Ma un’ampia fetta di italiani (78%) a Natale almeno una volta nella vita ha vissuto sensazioni di pesantezza, e ad alcuni capita spesso (32%). Addirittura, a più di 1 italiano su 10 (11%), capita ogni volta che arriva il mese di dicembre.
Ma cosa impensierisce i nostri connazionali?

In vista del periodo più luccicante, e per alcuni, stressante, dell’anno, Everli ha indagato come percepiscono il Natale gli italiani. E ha scoperto che se i motivi di stress sono molteplici, l’ansia viene generata soprattutto dalle attività legate a dover pensare a preparare, cucinare e allestire pranzi e cene a casa propria.

A tavola con i parenti: a pensarci manca il fiato

Oltre 1 italiano su 4 (27%) si sente mancare il fiato perché durante i giorni natalizi è coinvolto a tavola con parenti da cui non può sottrarsi, mentre 1 su 10 si sente sotto esame come cuoco e padrone di casa 
Nonostante l’agitazione, o forse proprio a causa di quella, quasi la metà degli italiani (49%) non delega l’organizzazione e la realizzazione dei pasti.

Dunque, tra i maniaci del controllo (14%) e chi prova ad affidare qualche attività ad altri (35%), gli italiani non accennano ad abbassare la guardia.
Andrebbe meglio se i pasti venissero ideati in modo che ogni commensale portasse qualcosa di già cucinato (22%), e ancora meglio, se partecipassero da semplici invitati in case altrui e non dovessero occuparsi di nulla (28%).

L’ansia sale al supermercato

L’elenco di cose da fare è corposo, e va dalla pianificazione del menu alla lista della spesa fino al lucidare le stoviglie e creare decorazioni per la tavola.
Tra le voci della to-do-list alcuni task più di altri sono considerati snervanti. Più di 1 italiano su 10 (15%) deve respirare profondamente prima di entrare al supermercato, perché è già in ansia nella ricerca di parcheggio.

La tensione cresce (56%) quando è il momento di districarsi tra la folla, nelle corsie del super, ma è fonte di stress anche la ricerca di prodotti solitamente non usti durante l’anno (13%), e la scelta tra quelli proposti (12%).
Alla cassa, poi, l’obiettivo di pagare e andarsene in fretta è una chimera: stare fermi in coda è un momento di nervosismo per 1 italiano su 3 (33%). Ma neanche all’uscita la tensione si placa, perché si farebbe volentieri a meno di trasportare le molteplici e pesanti buste della spesa (8%).

Come allentare la tensione?

Secondo gli italiani un modo per allentare la tensione ci sarebbe.
Molti intervistati (78%) ritengono che semplificare la gestione della spesa durante le festività potrebbe contribuire a rendere il periodo meno stressante (35%), e di conseguenza, più piacevole.

L’energia e il tempo guadagnati si investirebbero nella sfera personale, regalandosi momenti per ricentrarsi (48%) e coltivare i propri hobby e interessi (31%).
E solo in seconda battuta per nutrire le relazioni sociali, trascorrendo più tempo in famiglia (40%) o con gli amici (26%).

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Italia, quanto crescono gli investimenti digitali?

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Italia, quanto crescono gli investimenti digitali?

Nonostante uno scenario geopolitico non esattamente semplice, in Italia si registra una costante crescita degli investimenti digitali. Tanto che le stime parlano di un aumento dell’1,9% nei budget ICT delle aziende entro il 2024. Tale tendenza, ormai costante negli ultimi 8 anni, supera le previsioni di crescita del PIL nazionale. 

Sicurezza informatica, Business Intelligence e Big Data Management  i settori sui quali si investe di più

Le grandi imprese concentrano la loro spesa principalmente su sistemi di sicurezza informatica (57%), soluzioni di Business Intelligence e visualizzazione dati (45%), e Big Data Management e architettura dati (37%). Sorprendentemente, al quarto posto (31%) emergono gli investimenti in Artificial Intelligence, Cognitive Computing e Machine Learning, in netta crescita rispetto all’anno precedente. 

Secondo i manager intervistati, l’innovazione digitale ha contribuito a una crescita dell’organico grazie a maggiore attrattività e sviluppo (24% delle imprese), piuttosto che a una riduzione del personale per efficienza dei processi e automazione (14%). Tuttavia, il principale impatto risulta essere la crescita della qualificazione professionale, segnalata dal 50% delle aziende.

L’Open Innovation è un catalizzatore di trasformazione

In un mondo in continua evoluzione, l’Open Innovation si rivela un catalizzatore di trasformazione. Nel 2023, l’86% delle grandi aziende italiane adotta pratiche di innovazione aperta, mentre nelle PMI la percentuale si ferma a poco meno della metà, registrando una crescita più lenta.
I risultati provengono dalla ricerca condotta dagli Osservatori Startup Thinking e Digital Transformation Academy della School of Management del Politecnico di Milano, presentata nel convegno “Digital & Open Innovation 2024: nuove sfide per imprese e startup”.

I nuovi modelli organizzativi

Nel contesto italiano, emergono nuovi modelli organizzativi e ruoli con responsabilità diffuse sull’innovazione. Il 41% delle grandi aziende ha istituito una Direzione Innovazione, mentre il 51% ha definito figure di Innovation Champion.
Il 74% adotta azioni di Corporate Entrepreneurship per stimolare approcci imprenditoriali, con un focus sulla formazione digitale e imprenditoriale (55%) e stili di leadership orientati al change management (52%).

Le sfide per la trasformazione digitale includono la mancanza di competenze digitali (47% delle grandi imprese), la reticenza nell’adozione di soluzioni digitali (44%), e la difficoltà nell’attrarre professionisti con competenze STEM e digitali (34%). Nonostante una riduzione del 10% dell’organico negli ultimi 3 anni, si è verificata una crescita del 19% grazie alle soluzioni di Innovazione Digitale.
Riguardo all’Open Innovation, nel 2023, l’86% delle grandi aziende italiane adotta iniziative in questo ambito, con una crescita anche nelle PMI. L’approccio “Inbound” prevale, basato sull’assorbire opportunità esterne, mentre il 32% delle aziende con un budget dedicato lo ha autonomo e specifico.

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Comfort food: i preferiti per gli italiani sono pizze e focacce

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Comfort food: i preferiti per gli italiani sono pizze e focacce

Cos’è per gli italiani il comfort food? Quale cibo per loro è considerato più consolatorio?
Risponde una ricerca condotta da Bva Doxa per il food delivery Just Eat: il concetto di comfort food per il 40% degli italiani è legato a piatti familiari, e per il 38% a quelli che possono migliorare il nostro stato d’animo.

E quali sono questi cibi? Per il 60% dei nostri connazionali si tratta di pizza e focacce, ma anche dolci (40%), gelati (38%) e l’immancabile cioccolato, cibo consolatorio per eccellenza, ma citato ‘solo’ dal 32% degli intervistati.
Quanto alle emozioni più comuni che si provano dopo aver gustato il proprio cibo preferito, per gli italiani riguardano soprattutto una sensazione di gratificazione (44%) e felicità (41%).

Ordinare cibo a domicilio: un’abitudine rilassante e soddisfacente

L’indagine mette in risalto in particolare come l’atto di ordinare cibo a domicilio sia spesso associato a emozioni positive, come soddisfazione e relax.

In particolare, lo studio ha rilevato come oltre il 90% degli italiani affermi di ordinare un piatto basandosi su emozioni o ricordi positivi.
Inoltre, l’80% degli italiani si dice interessato a provare un alimento ‘progettato’ per migliorare l’umore.

Il cibo e le nuove abitudini tra i social e la sostenibilità

Non è tutto. I risultati dello studio segnalano poi che il 70% degli italiani dichiari di aver provato almeno una volta a replicare ricette o piatti che hanno visto realizzare da influencer o personaggi famosi sui canali social, mentre il 50% ‘segue’ almeno un ristorante sui social network.

Tra i dati emerge però anche l’importanza da padre degli italiani della provenienza delle materie prime e dell’uso di prodotti locali e a chilometro zero (44%), oltre all’adozione di iniziative anti-spreco (42%).
Sono questi gli elementi chiave per definire un ristorante come sostenibile.

La Gen Z è pronta a sperimentare

Più nel dettaglio, il 65% degli intervistati si dice disposto a pagare di più per una consegna più sostenibile, specialmente tra i membri della Generazione Z. Ma in Italia la ricerca ha rilevato anche ‘un forte interesse’ per la sperimentazione di sapori nuovi e intensi (22%), ancora una volta, soprattutto tra i giovani (25-34 anni). Sperimentazione che resta però spesso associata a un forte legame con i piatti familiari (36%).

L’indagine Bva Doxa / Just Eat è relativa alla settima edizione della Mappa del cibo a domicilio in Italia, ed è finalizzata a scoprire quali sono i nuovi driver che plasmeranno il mondo gastronomico e del food delivery. Alla ricerca ha collaborato anche Wgsn, l’istituto di ricerca sulle tendenze dei consumi.

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Furto in casa: per il 52,8% degli italiani è la preoccupazione principale

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Furto in casa: per il 52,8% degli italiani è la preoccupazione principale

Qual è il timore più diffuso tra gli italiani nel 2023? Il furto in casa. Il 52,8% della popolazione, infatti, identifica questa minaccia come la più temibile. Tale preoccupazione raggiunge il 58,6% tra coloro che risiedono in abitazioni singole o ville, e il 57,6% tra gli anziani. I dati emergono dal 2° Rapporto dell’Osservatorio sulla Sicurezza della Casa di Verisure Italia, intitolato “La casa che vorrei. Spazio sicuro e che rassicura,” realizzato in collaborazione con il Censis e il contributo del Servizio Analisi Criminale del Ministero degli Interni.

Reati in aumento nelle aree metropolitane

Nel 2022, si è registrato un aumento del 7,2% nei furti e rapine in abitazione, totalizzando 135.447 casi. Nonostante questa crescita, si è ancora lontani dai numeri pre-Covid e da quelli dell’inizio del decennio. Nel periodo 2013-2022, si è osservata una diminuzione del 46,9% di furti e rapine in casa.
Però va sottolineato che la situazione varia nelle diverse aree geografiche, con una concentrazione maggiore nelle grandi città metropolitane. Roma, Milano e Torino guidano le statistiche. In queste località si concentrano il 20% di tutti i furti in abitazione in Italia nel 2022.

Indice regionale della sicurezza domestica: Lazio fanalino di coda

Il Censis ha elaborato il primo Indice della Sicurezza Domestica a livello regionale per Verisure Italia, posizionando le Marche al primo posto con un indice di 117,3 su 100. Il Friuli-Venezia Giulia e il Trentino-Alto Adige seguono con valori rispettivamente di 111,9 e 111,7.
Al contrario, il Lazio si colloca all’ultimo posto con un indice di sicurezza domestica di 73,8, seguito da Campania (82,4) e Puglia (89,8). La Lombardia si posiziona diciassettesima con 93,3 punti.

Investimenti in sicurezza

In questo contesto, non sorprende che sia diffusa la consapevolezza dell’utilità dei sistemi di sicurezza. Il 76,1% degli italiani è convinto che tali dispositivi scoraggino i ladri. Il 75,4% ritiene che possedere sistemi di sicurezza renda la vita più tranquilla e quindi migliore. La metà della popolazione (50,6%) è propensa a investire di più nei prossimi anni per garantire la sicurezza domestica.
La capacità di rilevare tentativi di furto prima che avvengano è il requisito più importante per il 94,4% degli italiani. Il fatto di poter disporre di sistemi facili da usare è cruciale per il 36,3% del campione. Inoltre, il 23,7% degli intervistati ritiene essenziale l’assistenza gratuita nelle varie fasi di vita del prodotto.