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Innovazione: in Lombardia più investimenti e preparazione della media italiana 

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Innovazione: in Lombardia più investimenti e preparazione della media italiana 

Il tessuto imprenditoriale lombardo mostra un’alta propensione ad aumentare gli investimenti ICT, a dimostrazione di non aver subito rallentamenti durante i periodi di crisi, ma, al contrario, di avere saputo cogliere le opportunità offerte dalla trasformazione digitale.
Nel 2025, il 32,2% delle imprese lombarde prevede un incremento del budget dedicato alle tecnologie emergenti. La media italiana si attesta al 30,1%.

La Lombardia, dunque, anche quest’anno si conferma una delle regioni trainanti nel panorama ICT italiano, con un elevato livello di dotazioni tecnologiche, una forte spinta agli investimenti digitali, una maggiore attenzione alla sostenibilità e una migliore preparazione sul fronte digitale. Spesso superiori alla media nazionale.
Questo il quadro emerso dall’Assintel Report Lombardia, curato dall’Istituto Ixé.

Dotazioni digitali

Le imprese lombarde registrano un tasso di adozione superiore alla media italiana nelle principali aree ICT, con un numero di dotazioni per azienda pari al 6,8% contro il 6,4% della media nazionale.
I servizi di consulenza e system integration sono invece presenti nel 52,5% delle aziende lombarde (+8,2% rispetto Italia), mentre le infrastrutture IT raggiungono il 62% (+3,5%).

Sopra la media nazionale anche le dotazioni di servizi di sicurezza informatica, presenti nell’81,1% delle imprese lombarde, contro la media nazionale del 76,3%.
Valori superiori al resto d’Italia si registrano poi anche per quanto riguarda la dotazione di servizi per la gestione dei dati, presente nel 46,7% delle imprese lombarde, contro il 41,5% della media nazionale. 

Tecnologie emergenti 

Per quanto riguarda la dotazione di tecnologie emergenti la Lombardia mostra maggiore familiarità rispetto ad altre regioni (7,3% imprese lombarde contro una media nazionale del 4%). 

Più in particolare, il 43% delle imprese lombarde utilizza una o più soluzioni di AI, e il 33,5% ha l’intenzione di adottarle nei prossimi anni. Le applicazioni più diffuse includono l’assistenza clienti tramite chatbot, l’automazione di processi ripetitivi e l’analisi predittiva. L’adozione dell’AI risulta particolarmente significativa tra le medie e grandi imprese, mentre i principali ostacoli alla sua adozione sono legati alla capacità di spesa per gli investimenti e alla mancanza di competenze.

Formazione continua essenziale per restare competitivi

Parallelamente, le imprese del territorio segnalano un’attenzione crescente alla sostenibilità e alla riduzione dell’impatto ambientale, con il 21,5% delle imprese (+5% rispetto media nazionale) che adottano politiche e pratiche volte all’efficienza energetica e alla riduzione delle emissioni.

In Lombardia c’è inoltre maggiore attenzione alla gestione dei processi di lavoro ibrido e da remoto, adottati dal 7,5% delle imprese (+3,3%), e all’internazionalizzazione (8%). 
Nonostante la solidità del contesto territoriale, e nonostante le imprese lombarde siano dotate di maggiori competenze digitali rispetto alla media nazionale (+4,9%), il 60,8% delle aziende lombarde evidenzia la necessità di ampliare le proprie competenze ICT (68,7% media nazionale), sottolineando la centralità della formazione continua per restare competitivi in un mercato in evoluzione.

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Dazi e strategie: cosa vorrebbero gli europei?

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Dazi e strategie: cosa vorrebbero gli europei?

Prosegue il clima di incertezza generato dalla politica commerciale statunitense. Il presidente Donald Trump ha annunciato nei giorni scorsi una sospensione temporanea dei dazi su alcuni prodotti tecnologici provenienti dall’estero, in particolare dalla Cina.

Si tratta di una risposta tattica dopo che Pechino aveva applicato tariffe “speculari” su beni americani, in un crescendo di tensioni che ha avuto impatti visibili sulle borse internazionali e sull’andamento dell’economia globale.

Tregua temporanea 

L’escalation tra le due superpotenze ha scatenato timori non solo a livello politico, ma anche tra gli operatori economici, in particolare nel comparto hi-tech.

Le misure protezionistiche mettono a rischio filiere complesse e fortemente delocalizzate, dove molte aziende statunitensi producono all’estero – specialmente in Cina e Vietnam – per poi esportare verso il mercato interno.

Settore Hi-Tech sotto pressione

Molti colossi tecnologici USA sono coinvolti in questa guerra commerciale, nonostante abbiano sede negli Stati Uniti. Produrre in Asia è una scelta economica ormai consolidata, ma che ora potrebbe rivelarsi addirittura un boomerang. Il congelamento dei dazi da parte di Trump rappresenta, quindi, una misura temporanea per evitare ripercussioni economiche interne troppo pesanti, ma non si può escludere che le tariffe vengano reintrodotte nel prossimo futuro.

L’Europa risponde: più investimenti per diventare tecnologicamente autonoma

Di fronte a queste tensioni, in Europa cresce il sentimento di autonomia strategica. Secondo un sondaggio realizzato da Euromedia Research il 7 aprile 2025, con metodologia CATI/CAWI su un campione rappresentativo di 1.000 cittadini italiani maggiorenni, il 65,3% degli intervistati si dice favorevole a una maggiore indipendenza tecnologica dagli Stati Uniti. Una visione condivisa anche in altri Paesi europei: in Francia e Spagna il sostegno supera il 75% della popolazione.

I cittadini chiedono a gran voce che l’Unione Europea aumenti gli investimenti in ricerca, sviluppo e innovazione, per non restare ostaggio delle scelte commerciali di altri stati o delle dinamiche geopolitiche globali.

Un’occasione per ripensare il futuro industriale dell’Europa

Questa fase di instabilità potrebbe trasformarsi in un’opportunità. L’Europa, spinta dai cittadini e dalla consapevolezza dei rischi attuali, potrebbe finalmente compiere un salto di qualità, puntando su sovranità digitale e tecnologie europee.

Un passo necessario per restare competitivi e indipendenti in un mondo sempre più instabile.

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Milano Cortina 2026: è vero che per le PMI è un’occasione d’oro?

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Milano Cortina 2026: è vero che per le PMI è un’occasione d’oro?

I Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026 rappresentano un’opportunità straordinaria per le piccole e medie imprese (PMI) del Nord Italia. Secondo una ricerca commissionata da Visa e realizzata da Ipsos, il 95% delle aziende locali prevede un impatto economico positivo legato all’evento sportivo. Di queste, il 64% si aspetta benefici concreti per la propria attività.

Prospettive differenti tra città e montagna

Se è vero che il sentiment positivo è diffuso, è altrettanto vero che ci sono sfumature diverse a seconda della zona. A Milano, le imprese puntano su un aumento dei visitatori italiani, mentre nelle aree montane l’83% delle PMI prevede un afflusso importante di turisti internazionali.

In entrambi i casi, le aziende vedono nei Giochi una spinta per la visibilità e il rilancio dell’economia territoriale.

Innovazione e infrastrutture: opportunità per il territorio

Oltre all’impatto immediato, l’84% degli imprenditori ritiene che l’evento porterà miglioramenti duraturi: dalla riqualificazione urbana allo sviluppo di infrastrutture, fino al potenziamento della mobilità pubblica. Un esempio? Visa sta lavorando per estendere i pagamenti contactless ai trasporti pubblici nelle città coinvolte, tra cui Milano, Venezia e Verona, con un’eredità che andrà ben oltre i Giochi.

Digitalizzazione e investimenti: sistemi di pagamento al centro della trasformazione

I dati raccolti mostrano che il 53% delle PMI ha già investito o intende investire in soluzioni digitali, con un focus particolare sui sistemi di pagamento. I settori dell’accoglienza e della ristorazione guidano la corsa all’innovazione, confermando l’importanza di offrire servizi moderni e rapidi a una clientela internazionale sempre più esigente.

Oltre il 90% delle imprese intervistate prevede un uso massiccio dei pagamenti digitali da parte dei visitatori, con percentuali quasi totali per lo shopping (99%), la ristorazione (98%) e i trasporti (97%).

Verso il futuro: l’eredità di Milano Cortina 2026

L’entusiasmo non si limita al periodo dei Giochi: il 49% delle PMI basate nelle aree direttamente coinvolte è convinto che i benefici si protrarranno nel tempo. A livello economico, il 47% si aspetta una crescita del fatturato, mentre il 39% prevede vantaggi legati al territorio, come un maggiore afflusso turistico e migliori condizioni di sviluppo.

Un’opportunità da cogliere

Come sottolineato da Stefano M. Stoppani, Country Manager di Visa Italia, grandi eventi come i Giochi Olimpici possono rappresentare una spinta decisiva per la crescita delle PMI. 

Anche per Nevio Devidé, Chief Revenue Officer della Fondazione Milano Cortina 2026, lo studio rappresenta un tassello fondamentale nella costruzione della legacy dei Giochi, offrendo dati concreti su cui basare strategie e investimenti futuri.

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E-commerce in Italia: sono 9.100 le imprese che vendono online 

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E-commerce in Italia: sono 9.100 le imprese che vendono online 

In Italia continua l’espansione dell’e-commerce, che si conferma un settore chiave per la trasformazione del commercio. Secondo i dati dell’Osservatorio Siti E-commerce Italiani di Netcomm, realizzato in collaborazione con Cribis, nel 2025 il numero di aziende con un sito di vendita online è cresciuto del +3,4% rispetto all’anno precedente, raggiungendo quota 91.000 imprese.

Un dato rilevante riguarda l’aumento delle società di capitale con e-commerce, passate da 47.000 nel 2024 a 51.000 nel 2025 (+8,5%). Questo evidenzia un mercato sempre più strutturato, con aziende che puntano su strategie digitali avanzate per competere su scala globale.

Obiettivo: rafforzare il Made in Italy e potenziare l’integrazione online e offline

I risultati dell’Osservatorio verranno presentati alla ventesima edizione del Netcomm Forum, evento di riferimento per l’e-commerce e il Digital Retail, che si terrà il 15 e 16 aprile 2025 a Milano.
Secondo Roberto Liscia, Presidente di Netcomm, il settore sta maturando, con investimenti crescenti in innovazione e digitalizzazione. Tuttavia, permangono alcuni nodi da sciogliere, come la necessità di rafforzare la presenza internazionale del Made in Italy e di integrare in modo più efficace i canali online e offline.

Anche Marco Preti, Amministratore Delegato di Cribis, sottolinea l’importanza dell’e-commerce per le imprese italiane: oltre a espandere il mercato, consente di sperimentare nuovi modelli di business e interazione con i consumatori. Per massimizzare le opportunità offerte dal digitale, le aziende devono continuare a investire in tecnologie avanzate e formazione.

Distribuzione delle eziende e-commerce in Italia

L’analisi evidenzia una distribuzione geografica eterogenea, con una maggiore concentrazione nelle regioni più sviluppate economicamente. La Lombardia raccoglie il 19% delle aziende e-commerce, il Lazio l’11,6%, la Campania l’
11,3%.
A livello provinciale, i principali poli del commercio digitale sono Milano (9,6%), Roma (9,3%) e Napoli (6,2%). Interessante notare che la maggior parte delle società di capitale con e-commerce è localizzata nel Sud Italia e nelle Isole (31%).

I canali digitali delle aziende

Il settore è dominato da micro e piccole imprese, ma cresce la presenza di aziende più grandi con un impatto significativo sul mercato. L’età media delle imprese si sta allungando, segnale di una stabilizzazione del settore.
I settori più rilevanti sono Commercio (47,5%); Servizi (24%); Industria delle Bevande (25,5%); Attività Editoriali (18,6%); Fabbricazione di Prodotti Chimici (12,6%); Industrie Alimentari (12,1%).

Sul fronte digitale, le aziende e-commerce si distinguono per una forte presenza sui social media, strumenti essenziali per promozione e customer engagement. Il 82,7% delle imprese analizzate utilizza almeno una piattaforma sociale, con una predominanza di Facebook (84,4%) e Instagram (69,6%), seguiti da YouTube, LinkedIn e X.

Esperienze di acquisto sempre più personalizzate

Il mercato dell’e-commerce italiano è in continua crescita e sempre più aziende investono in digitale per migliorare la competitività. La sfida principale sarà integrare l’online con i canali fisici e rafforzare la presenza internazionale del Made in Italy, garantendo esperienze di acquisto sempre più personalizzate e fluide per i consumatori.

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Pagamenti digitali in Italia: il 2024 segna il sorpasso sul contante

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Pagamenti digitali in Italia: il 2024 segna il sorpasso sul contante

Per la prima volta, in Italia i pagamenti digitali hanno superato il contante. Secondo l’Osservatorio Innovative Payments del Politecnico di Milano, nel 2024 il 43% delle spese è stato effettuato con strumenti elettronici, mentre l’utilizzo del contante si è fermato al 41%. Il restante 16% è stato regolato tramite bonifici, addebiti diretti e assegni.

L’incremento dei pagamenti digitali ha raggiunto numeri importanti: ha infatti raggiunto un totale di 481 miliardi di euro, con una crescita dell’8,5% rispetto all’anno precedente. In particolare, sono stati i pagamenti contactless a trascinare questo cambiamento: rappresentano quasi il 90% delle transazioni elettroniche nei negozi, con un volume di 291 miliardi di euro (+19%).

Il cambio di passo dei commercianti 

L’adozione dei pagamenti elettronici da parte degli esercenti ha giocato un ruolo fondamentale in questa transizione. Se in passato i piccoli commercianti si mostravano scettici verso le novità, oggi il 53,5% di loro preferisce accettare pagamenti con carta piuttosto che con contante, segno di un cambio di mentalità.

Smartphone e wearable spingono i pagamenti digitali

Oltre alle carte, stanno emergendo nuove soluzioni di pagamento basate su smartphone e dispositivi wearable (smartwatch, anelli e portachiavi). Nel 2024, queste tecnologie hanno generato un transato di 56,7 miliardi di euro, con un aumento del 53% rispetto all’anno precedente.

Crescono in particolare i dispositivi wearable, che hanno raggiunto 2,5 miliardi di euro di transato (+57%). Un’altra area emergente è quella degli in-car payments, ossia i pagamenti effettuati direttamente dai veicoli, destinati a rivoluzionare il settore automotive con soluzioni specifiche per il rifornimento e il parcheggio.

Boom per il Buy Now Pay Later 

Tra le modalità di pagamento in espansione spicca anche il Buy Now Pay Later (BNPL), che consente ai consumatori di dilazionare gli acquisti senza interessi. Nel 2024, il BNPL ha registrato un volume di 6,8 miliardi di euro, con un +46% rispetto al 2023.

Questa soluzione è utilizzata principalmente nel settore dell’eCommerce, che copre il 77% del totale BNPL e rappresenta l’8,9% del mercato online italiano.

L’evoluzione nei punti vendita

Nei punti vendita fisici, il valore delle transazioni digitali ha raggiunto 385 miliardi di euro, con un incremento del 7% rispetto all’anno prima. Di questi, 43 miliardi di euro derivano da pagamenti effettuati da turisti stranieri in Italia, segnale dell’importanza dell’accettazione dei pagamenti digitali a livello internazionale.

Il numero di POS attivi in Italia è aumentato, toccando quota 3,5 milioni a fine 2024. Particolarmente rilevante è la crescita dei Software POS, che hanno raggiunto 152.000 unità rispetto alle 40.000 del 2023. Questi sistemi offrono maggiore flessibilità, permettendo di accettare pagamenti digitali direttamente da smartphone o tablet.
Una novità importante introdotta dalla legge di bilancio 2025 riguarda l’obbligo di collegamento tra POS e registratore telematico, al fine di automatizzare la registrazione delle transazioni e migliorarne la tracciabilità fiscale.

Le preferenze degli esercenti

L’Osservatorio Innovative Payments, in collaborazione con Ipsos, ha condotto un’indagine tra gli esercenti italiani, rivelando un forte interesse per i pagamenti digitali.

Infatti ben il 53,5% del campione preferisce le carte al contante, mentre il restante 43,5% continua a prediligere monete e banconote. I settori più propensi al digitale sono il commercio al dettaglio, la ristorazione e i servizi alla persona, mentre bar, tabaccherie e banchi dei mercati utilizzano ancora il contante.

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Finanziamenti: nel 2024 cala l’indebitamento medio, crescono i crediti 

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Finanziamenti: nel 2024 cala l’indebitamento medio, crescono i crediti 

Lo conferma la Mappa del Credito realizzata da Mister Credit sull’analisi dei dati EURISC, il sistema di informazioni creditizie gestito da CRIF: nel 2024 la rata rimborsata dagli italiani a livello pro-capite ogni mese è stata pari a 277 euro, in calo dello 0,2% rispetto all’anno precedente. Cala anche l’importo medio residuo ancora da rimborsare, che rispetto al 2023 scende del 9,8%, pari a 31.653 euro.
Al contempo, si registra un allargamento della platea dei cittadini maggiorenni con un mutuo o un prestito (59,1%, +12,8%).

Per quanto riguarda la tipologia dei finanziamenti più diffusi, tra le famiglie italiane si confermano i prestiti finalizzati all’acquisto di beni e servizi, che si attestano al 47,6% del totale (-0,5%) con una rata media di 134 euro (+1,2%). 

Mutui: rata media mensile -1,2%

Al secondo posto, i prestiti personali (28,9%, +1,6%), con una rata media di 252 euro (+1,4%), seguiti dai mutui per acquisto di abitazioni (23,5%, -1,1%), con una rata media di 591 euro (-1,2%).
Le regioni in cui i cittadini ogni mese rimborsano la rata media più elevata sono Trentino-Alto Adige (402 euro), Lombardia (319 euro), e Veneto (306 euro).

L’analisi delle variazioni sulla rata media rimborsata ogni mese evidenzia significative differenze tra le regioni. Se il Trentino–Alto Adige registra un +7% in un anno la Campania segna un +2,4%, la decrescita più marcata avviene in Piemonte (-2,5%).

Solo in Trentino-Alto Adige aumenta il debito residuo

Nel complesso, rispetto al 2023 si registra un decremento del debito residuo in tutte le regioni, tranne nel Trentino-Alto Adige (+3,2%), dove si rileva un aumento della quota dei mutui (da 25,7% a 28,4%) sul totale dei finanziamenti. Nelle altre regioni crescono soprattutto i prestiti personali o finalizzati.
La provincia italiana con il debito residuo più elevato è Milano, con quasi 55.000 euro (-8,8%), seguita da Bolzano (53.000 euro, +7,9%), e Bologna, (46.644 euro).

Al Sud e nelle Isole si trovano invece le province in cui l’indebitamento medio risulta più contenuto, anche in virtù della minor presenza di contratti di mutuo tra le famiglie.
Reggio Calabria, Agrigento, Crotone, Enna e Vibo Valentia si attestano poco al di sotto dei 20.000 euro.

Il profilo di chi ha finanziamenti in corso

Sono soprattutto gli appartenenti alle fasce di età da 30 a 60 anni ad avere finanziamenti in corso. Infatti, sono oltre 4 persone su 5 nella fascia 41-50 anni, mentre superano il 30% nella fascia 18-30 anni.

Per quanto riguarda il genere, sono in maggioranza gli uomini (59,1%) a essere attivi nel mondo del credito (40,9% donne). Gli uomini hanno la tendenza a utilizzare più frequentemente il credito rispetto alle donne, con una media di contratti attivi pari a 1,1.
La quota delle donne si alza però riguardo ai mutui (45,7%), anche perché probabilmente per poter sostenere le rate più elevate è preferibile suddividerle tra più soggetti.

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Lavoro e assunzioni: a febbraio previste 404mila entrate

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Lavoro e assunzioni: a febbraio previste 404mila entrate

A delineare lo scenario è il Bollettino del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali: a febbraio 2025 sono circa 404mila le assunzioni previste dalle imprese, 4.000 in meno rispetto a febbraio 2024 (-1,0%). Per il trimestre febbraio-aprile, sono invece quasi 1,4 milioni, +81mila (+6,1%) riaspetto al medesimo periodo 2024.

Nel suo complesso, l’industria a febbraio programma quasi 127mila entrate e circa 380mila nel trimestre, entrambe in flessione rispettivamente del -4,0%  e del -2,7% nel confronto con l’anno passato.
Ancora elevata la difficoltà di reperimento, che nel mese corrente coinvolge quasi il 48% delle assunzioni programmate.

Frenano manifatturiero e costruzioni, commercio cresce a due cifre

Il manifatturiero è alla ricerca di quasi 79mila lavoratori (-4,2%) e circa 238mila nel trimestre (-2,8%), mentre il comparto delle costruzioni programma per il mese oltre 48mila entrate (-3,7%) e circa 141mila nel trimestre (-2,5%). 

Bene, invece, i servizi, che programmano oltre 277mila entrate nel mese (+0,5%) e oltre 1 milione nel trimestre (+9,9%).
Ma a creare maggiori opportunità di lavoro è il commercio, con circa 75mila assunzioni programmate nel mese (+24,6%) e oltre 257mila nel trimestre (+36,1%).

A Nord-Est difficoltà per oltre metà delle posizioni

A febbraio sono difficili da reperire 193mila profili professionali (47,9% del totale assunzioni programmate), soprattutto a causa della mancanza di candidati (30,0%), seguita dalla preparazione inadeguata (14,7%).
Nel Nord-Est la difficolta di reperimento continua a interessare il 52,5% delle assunzioni.

A risentire maggiormente del mismatch sono le imprese delle costruzioni (63,8%), della metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo (61,8%), industrie tessili, abbigliamento e calzature (56,5%), del legno e del mobile (56,2%) e della meccatronica (55,9%).
Dal Borsino delle professioni sono difficili da reperire tecnici della gestione dei processi produttivi (72,8%), operai specializzati addetti alle rifiniture delle costruzioni (72,0%), fabbri (71,3%), meccanici artigianali (69,4%), carpentieri metallici (68,7%), tecnici ingegneri (63,3%) e tecnici della salute (62,7%).

Crescono i contratti a immigrati, a tempo indeterminato e al Sud

Sono circa 79mila le assunzioni di personale immigrato (19,5% delle entrate) soprattutto nei servizi operativi di supporto a imprese e persone (34,4%), nei settori dei trasporti, logistica e magazzinaggio (28,0%) e costruzioni (26,7%).

I contratti a tempo determinato sono proposti a 215mila unità (53,4% del totale), in leggero aumento rispetto a febbraio 2024, quando erano 211mila (51,9%). Crescono anche i contratti a tempo indeterminato, con 86mila unità nel mese  (21,4%), mentre erano 82mila a febbraio 2024 (20,1%).
A livello territoriale, 123mila entrate sono previste dalle imprese del Sud e Isole, seguite dalle imprese del Nord-Ovest (110mila), del Nord-Est (92mila) e del Centro (78mila).

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GenZ: per il 45% vita online e offline sono disconnesse 

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GenZ: per il 45% vita online e offline sono disconnesse 

Per più di un terzo dei giovani della Gen Z (38%) è più facile esprimersi online piuttosto che offline, mentre il 75% vorrebbe poter avere conversazioni delicate e profonde con la famiglia e i propri cari nella vita reale.
In Italia, quasi 1 giovane su 2 (45%) tra 18 e 28 anni dichiara di percepire almeno ogni tanto una disconnessione tra la vita online e quella offline, e a causa di questa disconnessione prova solitudine, frustrazione e ansia.

Secondo la ricerca condotta da Doxa e commissionata da Lenovo, in Italia quasi la metà degli intervistati della Gen Z (49%) afferma però che parlare con un professionista qualificato restituirebbe la fiducia necessaria a parlare più apertamente con le persone amate nel mondo reale.

Comprendere il digitale per non farsi manipolare

“Quando conversiamo con una macchina possiamo perdere consapevolezza di ciò che abbiamo davanti – commenta Massimo Chiriatti, Chief Technology & Innovation Officer di Lenovo in Italia -. È una condizione che può essere percepita come negativa, se utilizzata per manipolare le persone. In Lenovo, invece, abbiamo il compito di aiutare a comprendere la natura e l’uso del digitale, che è esterno agli umani. Al tempo stesso, mettendo a disposizione le nostre soluzioni, riteniamo che la tecnologia sia uno strumento fondamentale per medici, professionisti ed esperti della salute mentale”.

Una collaborazione con Telefono Amico Italia

In occasione della giornata mondiale per la sicurezza in rete, Lenovo ha annunciato la collaborazione con ‘Telefono Amico Italia’, il servizio telefonico e messaggistica di testo gratuito e confidenziale, disponibile 7 giorni su 7.
Nel 2024 Telefono Amico ha gestito oltre 12 mila richieste di aiuto provenienti da under 26, un dato in costante crescita negli ultimi 4 anni.

Attualmente, i giovani rappresentano oltre il 30% dell’utenza del servizio di ascolto via e-mail e quasi il 40% dell’utenza del servizio di ascolto via WhatsApp. Quest’ultimo è un servizio aperto a tutti, ma istituito proprio per offrire ai più giovani un canale di comunicazione più vicino alle loro esigenze e più affine alle loro abitudini.

Stare dietro uno schermo rende più liberi? 

Per stimolare il confronto sulle sfide alla salute mentale che vivono i giovani, Lenovo ha anche promosso un podcast, ‘Tentativi di connessione’, realizzato in collaborazione con la youtuber e scrittrice Sofia Viscardi.

Si tratta di quattro episodi che raccontano come le nuove generazioni vivono il rapporto tra vita online e offline ed evidenziano le ripercussioni di un utilizzo inconsapevole del digitale sulla salute mentale.
“Con Tentativi di Connessione abbiamo provato a indagare, senza filtri, le sfide che i giovani affrontano nel bilanciare vita online e offline – commenta Sofia Viscardi -. Spesso ci sentiamo più liberi dietro uno schermo, ma trovare il modo di esprimerci anche nella realtà è fondamentale per il nostro benessere. Questo podcast è un’occasione per aprire un dialogo sincero su un tema che riguarda tutti”.

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Intelligenza Artificiale tra uso quotidiano e timori: cosa ne pensano gli Italiani?

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Intelligenza Artificiale tra uso quotidiano e timori: cosa ne pensano gli Italiani?

L’intelligenza artificiale è ormai entrata nella routine degli italiani, con un utilizzo medio di circa tre volte alla settimana. Tuttavia, sebbene la tecnologia offra numerosi vantaggi, persistono forti timori legati alla privacy, alla disinformazione e all’impatto sul mondo del lavoro. È quanto emerge dalla ricerca “Gli italiani tra sostenibilità e intelligenza artificiale: generazioni a confronto”, condotta da BVA Doxa e presentata in occasione della terza edizione del Forum Multistakeholder organizzato da Cassa Depositi e Prestiti (CDP) a Milano.

I Giovani e l’AI: uno strumento per imparare (e per giocare)

I giovani risultano essere i principali utilizzatori dell’intelligenza artificiale: il 68% di loro la impiega regolarmente, soprattutto per il supporto nello studio (64%) e per lo svago (56%). Per questa fascia di età, l’AI rappresenta un nuovo strumento di ricerca, capace di fornire risposte rapide e personalizzate.

Nonostante l’ampio utilizzo, i giovani sono consapevoli dei possibili effetti negativi, come la riduzione delle capacità critiche e analitiche. Tuttavia, la comodità e l’efficienza offerte dalla tecnologia sembrano prevalere sui timori.

Privacy, disinformazione e lavoro

L’uso dell’intelligenza artificiale solleva dubbi trasversali a tutte le fasce d’età. Il 72% degli italiani teme che l’AI possa diventare una minaccia per l’uomo, una paura che cresce tra le donne (77%). Inoltre, il 52% si preoccupa per la possibile violazione della privacy e la diffusione di fake news, mentre il 51% teme una riduzione dei posti di lavoro a causa dell’automazione.

Un aspetto meno discusso, ma ugualmente rilevante, riguarda l’impatto ambientale: il 15% degli intervistati e il 21% dei giovani ritiene che l’utilizzo dell’AI possa contribuire all’aumento dell’inquinamento e delle emissioni di CO₂, evidenziando come le nuove generazioni siano particolarmente sensibili ai temi della sostenibilità.

AI e sostenibilità

Nel corso del Forum, il presidente di CDP, Giovanni Gorno Tempini, ha definito l’intelligenza artificiale il “fattore di svolta del secolo”, sottolineando la necessità di un cambiamento di paradigma per gestirne l’impatto.

Anche la sostenibilità è stata al centro della discussione. L’amministratore delegato di CDP, Dario Scannapieco, ha ricordato come le tematiche ambientali, sociali e di governance (ESG) siano sempre più cruciali per il futuro dell’economia e del territorio. Ha inoltre sottolineato che il 2024 è stato l’anno più caldo mai registrato, mentre nel 2023 gli eventi climatici estremi sono aumentati del 22%, evidenziando l’urgenza di un approccio responsabile all’innovazione e alla sostenibilità.

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Viaggi: in Italia le famiglie partono con i figli

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Viaggi: in Italia le famiglie partono con i figli

Lo ha scoperto l’indagine di Evaneos: il 71% delle famiglie italiane preferisce viaggiare in coppia con i figli, con una preferenza maggiore tra gli uomini (73,7%) rispetto alle donne (68,9).
Confrontando i dati complessivi e suddividendoli per tipologia familiare, la percentuale di viaggio con i figli è particolarmente alta nelle famiglie tradizionali (82,5%).

Un dato che infatti si riduce notevolmente nel caso delle famiglie allargate (49%), con genitori divorziati (39%) o monoparentali (27%).
E se per i genitori divorziati o separati emerge la tendenza a viaggiare in compagnia di amici (19,1% vs 7% famiglie tradizionali) o da soli (16,9% vs 5%), i genitori monoparentali mostrano maggiore propensione a viaggiare con la famiglia allargata (22,7%) o da soli (19,1% vs 5%).

Esperienze divertenti, ma impegnative

In generale, il 95% degli intervistati attribuisce ai viaggi in famiglia un significato positivo di condivisione (33%), relax (31%) e felicità (31%).
Per il 63%, poi, i viaggi con i figli sono esperienze divertenti che arricchiscono, anche se il 15% li percepisce come impegnativi, e il 5% considera ‘vere’ vacanze solo quelle senza figli.

Quando si è in vacanza, le opinioni si dividono su cosa fare e ‘come’. Il 51% dei genitori preferisce fare tutto insieme ai figli, mentre il 49% ritiene importante mantenere un equilibrio tra momenti condivisi e attività autonome.
Solo il 18% dichiara di fare assolutamente tutto insieme ai figli, mentre una minoranza del 5% indica di preferire attività completamente autonome tra genitori e figli.

Vacanze in villaggio, on the road o su misura?

Il 33% delle famiglie sceglie villaggi turistici, seguiti dai viaggi itineranti (23%) e quelli su misura organizzati da un agente di viaggio (20%).
Appartamenti o alberghi con angolo cucina restano meno popolari, rispettivamente con l’11% e il 9% delle preferenze.

Per più della metà del campione (53%), si evidenzia una preferenza per la programmazione semplificata del viaggio, mentre il viaggio itinerante riflette maggiore volontà di libertà.
Per i genitori monoparentali, la scelta di un villaggio dove tutto è organizzato e non c’è nulla da programmare risulta più forte (36% vs 33%), mentre i genitori divorziati o separati si distinguono per una preferenza verso il viaggio itinerante (30% vs 23%).

Obiettivo: trovare una soluzione che piaccia a tutti

Per metà delle famiglie (50%), pianificare e organizzare il viaggio è un piacere. Tuttavia, il 29% lo considera una necessità, e il 12% lo percepisce come un’incombenza stressante.
Gli ostacoli principali includono trovare una vacanza che piaccia a tutti (41%) e coordinare le disponibilità di tempo dei membri della famiglia (32%).

La maggior parte delle famiglie (70%), riporta Askanews, coinvolge i figli nella scelta delle vacanze, includendoli pienamente come co-decisori (30%), anche se la decisione finale spetta poi agli adulti (40%).
Un approccio che riflette il desiderio di creare vacanze che rispecchino i desideri di tutta la famiglia.