Category Archives

110 Articles

Informazioni utili

Il cibo straniero è più pericoloso di quello Made in Italy? Servono etichette “trasparenti”

Posted on
Il cibo straniero è più pericoloso di quello Made in Italy? Servono etichette “trasparenti”

Il numero di prodotti agroalimentari provenienti dall’estero che presentano residui chimici considerati irregolari dalla normativa UE è pari al 5,6% del totale. Per quelli di provenienza nazionale, la percentuale è appena dello 0,7%.
In pratica, il cibo e le bevande che provengono da Paesi extra UE sono otto volte più pericolosi di quelli ‘Made in Italy’.
È quanto emerge dall’analisi della Coldiretti su dati Efsa, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare.

I dati dello studio sono stati diffusi in occasione della ‘Giornata per il vero Made in Italy’, promossa da Fondazione Campagna Amica nei mercati contadini presenti lungo tutta la Penisola.
Durante l’evento è stata rilanciata anche la raccolta firme per chiedere più trasparenza sulle etichette dei prodotti alimentari.

La Dieta Mediterranea è un patrimonio che va difeso

Nel corso della Giornata per il vero Made in Italy, nei mercati di Campagna Amica i cuochi contadini e gli agricoltori hanno organizzato degustazioni, show cooking e giochi per spiegare ad adulti e bambini la grande qualità del cibo 100% italiano.
È stata anche sottolineata l’importanza di seguire i principi della Dieta Mediterranea, un patrimonio del Paese che va difeso dai rischi connessi all’attuale normativa.

Inoltre, per l’occasione, è stata organizzata la raccolta di firme per la proposta di legge di iniziativa popolare che renda obbligatoria l’origine degli ingredienti sulle etichette di tutti gli alimenti in commercio all’interno dell’Unione Europea.

Basta poco per diventare 100% italiano

L’ultima trasformazione prevista dal codice doganale dei cibi permette ai prodotti esteri di diventare 100% italiani. Basta che vengano utilizzati metodi di lavorazione specifici anche minimi.

E così, dalle cosce di maiale olandesi che diventano ‘prosciutti tricolori’ ai semilavorati cinesi usati nei prodotti trasformati di frutta e ortaggi, solo due esempi della scarsa tutela del Made in Italy, questo scandalo è favorito anche dalla scarsità di controlli a livello comunitario. E non si tratta solo dei controlli relativi alla documentazione allegata.

Meno del 10% dei prodotti agroalimentari in arrivo in Europa viene controllato “fisicamente”

Si stima infatti che solo meno del 10% dei prodotti agroalimentari in arrivo in Europa dai Paesi extra UE venga sottoposto a verifiche fisiche, ovvero, tese a testarne la salubrità.
Ci sono poi porti “colabrodo”, come quello di Rotterdam, dove vige una totale inadeguatezza dei controlli, e passa di tutto.

Da qui. l’iniziativa di Coldiretti che ha portato oltre diecimila agricoltori alle frontiere italiane, dal Brennero ai porti di Civitavecchia, Salerno e Bari, per chiedere un cambio di passo, con la raccolta di firme per una legge popolare che garantisca l’introduzione dell’obbligo dell’indicazione del Paese d’origine in etichetta.
Questo, su tutti i prodotti alimentari in commercio all’interno dei territori dell’Unione Europea.

Informazioni utili

Innovazione: in Lombardia più investimenti e preparazione della media italiana 

Posted on
Innovazione: in Lombardia più investimenti e preparazione della media italiana 

Il tessuto imprenditoriale lombardo mostra un’alta propensione ad aumentare gli investimenti ICT, a dimostrazione di non aver subito rallentamenti durante i periodi di crisi, ma, al contrario, di avere saputo cogliere le opportunità offerte dalla trasformazione digitale.
Nel 2025, il 32,2% delle imprese lombarde prevede un incremento del budget dedicato alle tecnologie emergenti. La media italiana si attesta al 30,1%.

La Lombardia, dunque, anche quest’anno si conferma una delle regioni trainanti nel panorama ICT italiano, con un elevato livello di dotazioni tecnologiche, una forte spinta agli investimenti digitali, una maggiore attenzione alla sostenibilità e una migliore preparazione sul fronte digitale. Spesso superiori alla media nazionale.
Questo il quadro emerso dall’Assintel Report Lombardia, curato dall’Istituto Ixé.

Dotazioni digitali

Le imprese lombarde registrano un tasso di adozione superiore alla media italiana nelle principali aree ICT, con un numero di dotazioni per azienda pari al 6,8% contro il 6,4% della media nazionale.
I servizi di consulenza e system integration sono invece presenti nel 52,5% delle aziende lombarde (+8,2% rispetto Italia), mentre le infrastrutture IT raggiungono il 62% (+3,5%).

Sopra la media nazionale anche le dotazioni di servizi di sicurezza informatica, presenti nell’81,1% delle imprese lombarde, contro la media nazionale del 76,3%.
Valori superiori al resto d’Italia si registrano poi anche per quanto riguarda la dotazione di servizi per la gestione dei dati, presente nel 46,7% delle imprese lombarde, contro il 41,5% della media nazionale. 

Tecnologie emergenti 

Per quanto riguarda la dotazione di tecnologie emergenti la Lombardia mostra maggiore familiarità rispetto ad altre regioni (7,3% imprese lombarde contro una media nazionale del 4%). 

Più in particolare, il 43% delle imprese lombarde utilizza una o più soluzioni di AI, e il 33,5% ha l’intenzione di adottarle nei prossimi anni. Le applicazioni più diffuse includono l’assistenza clienti tramite chatbot, l’automazione di processi ripetitivi e l’analisi predittiva. L’adozione dell’AI risulta particolarmente significativa tra le medie e grandi imprese, mentre i principali ostacoli alla sua adozione sono legati alla capacità di spesa per gli investimenti e alla mancanza di competenze.

Formazione continua essenziale per restare competitivi

Parallelamente, le imprese del territorio segnalano un’attenzione crescente alla sostenibilità e alla riduzione dell’impatto ambientale, con il 21,5% delle imprese (+5% rispetto media nazionale) che adottano politiche e pratiche volte all’efficienza energetica e alla riduzione delle emissioni.

In Lombardia c’è inoltre maggiore attenzione alla gestione dei processi di lavoro ibrido e da remoto, adottati dal 7,5% delle imprese (+3,3%), e all’internazionalizzazione (8%). 
Nonostante la solidità del contesto territoriale, e nonostante le imprese lombarde siano dotate di maggiori competenze digitali rispetto alla media nazionale (+4,9%), il 60,8% delle aziende lombarde evidenzia la necessità di ampliare le proprie competenze ICT (68,7% media nazionale), sottolineando la centralità della formazione continua per restare competitivi in un mercato in evoluzione.

Informazioni utili

E-commerce in Italia: sono 9.100 le imprese che vendono online 

Posted on
E-commerce in Italia: sono 9.100 le imprese che vendono online 

In Italia continua l’espansione dell’e-commerce, che si conferma un settore chiave per la trasformazione del commercio. Secondo i dati dell’Osservatorio Siti E-commerce Italiani di Netcomm, realizzato in collaborazione con Cribis, nel 2025 il numero di aziende con un sito di vendita online è cresciuto del +3,4% rispetto all’anno precedente, raggiungendo quota 91.000 imprese.

Un dato rilevante riguarda l’aumento delle società di capitale con e-commerce, passate da 47.000 nel 2024 a 51.000 nel 2025 (+8,5%). Questo evidenzia un mercato sempre più strutturato, con aziende che puntano su strategie digitali avanzate per competere su scala globale.

Obiettivo: rafforzare il Made in Italy e potenziare l’integrazione online e offline

I risultati dell’Osservatorio verranno presentati alla ventesima edizione del Netcomm Forum, evento di riferimento per l’e-commerce e il Digital Retail, che si terrà il 15 e 16 aprile 2025 a Milano.
Secondo Roberto Liscia, Presidente di Netcomm, il settore sta maturando, con investimenti crescenti in innovazione e digitalizzazione. Tuttavia, permangono alcuni nodi da sciogliere, come la necessità di rafforzare la presenza internazionale del Made in Italy e di integrare in modo più efficace i canali online e offline.

Anche Marco Preti, Amministratore Delegato di Cribis, sottolinea l’importanza dell’e-commerce per le imprese italiane: oltre a espandere il mercato, consente di sperimentare nuovi modelli di business e interazione con i consumatori. Per massimizzare le opportunità offerte dal digitale, le aziende devono continuare a investire in tecnologie avanzate e formazione.

Distribuzione delle eziende e-commerce in Italia

L’analisi evidenzia una distribuzione geografica eterogenea, con una maggiore concentrazione nelle regioni più sviluppate economicamente. La Lombardia raccoglie il 19% delle aziende e-commerce, il Lazio l’11,6%, la Campania l’
11,3%.
A livello provinciale, i principali poli del commercio digitale sono Milano (9,6%), Roma (9,3%) e Napoli (6,2%). Interessante notare che la maggior parte delle società di capitale con e-commerce è localizzata nel Sud Italia e nelle Isole (31%).

I canali digitali delle aziende

Il settore è dominato da micro e piccole imprese, ma cresce la presenza di aziende più grandi con un impatto significativo sul mercato. L’età media delle imprese si sta allungando, segnale di una stabilizzazione del settore.
I settori più rilevanti sono Commercio (47,5%); Servizi (24%); Industria delle Bevande (25,5%); Attività Editoriali (18,6%); Fabbricazione di Prodotti Chimici (12,6%); Industrie Alimentari (12,1%).

Sul fronte digitale, le aziende e-commerce si distinguono per una forte presenza sui social media, strumenti essenziali per promozione e customer engagement. Il 82,7% delle imprese analizzate utilizza almeno una piattaforma sociale, con una predominanza di Facebook (84,4%) e Instagram (69,6%), seguiti da YouTube, LinkedIn e X.

Esperienze di acquisto sempre più personalizzate

Il mercato dell’e-commerce italiano è in continua crescita e sempre più aziende investono in digitale per migliorare la competitività. La sfida principale sarà integrare l’online con i canali fisici e rafforzare la presenza internazionale del Made in Italy, garantendo esperienze di acquisto sempre più personalizzate e fluide per i consumatori.

Informazioni utili

Finanziamenti: nel 2024 cala l’indebitamento medio, crescono i crediti 

Posted on
Finanziamenti: nel 2024 cala l’indebitamento medio, crescono i crediti 

Lo conferma la Mappa del Credito realizzata da Mister Credit sull’analisi dei dati EURISC, il sistema di informazioni creditizie gestito da CRIF: nel 2024 la rata rimborsata dagli italiani a livello pro-capite ogni mese è stata pari a 277 euro, in calo dello 0,2% rispetto all’anno precedente. Cala anche l’importo medio residuo ancora da rimborsare, che rispetto al 2023 scende del 9,8%, pari a 31.653 euro.
Al contempo, si registra un allargamento della platea dei cittadini maggiorenni con un mutuo o un prestito (59,1%, +12,8%).

Per quanto riguarda la tipologia dei finanziamenti più diffusi, tra le famiglie italiane si confermano i prestiti finalizzati all’acquisto di beni e servizi, che si attestano al 47,6% del totale (-0,5%) con una rata media di 134 euro (+1,2%). 

Mutui: rata media mensile -1,2%

Al secondo posto, i prestiti personali (28,9%, +1,6%), con una rata media di 252 euro (+1,4%), seguiti dai mutui per acquisto di abitazioni (23,5%, -1,1%), con una rata media di 591 euro (-1,2%).
Le regioni in cui i cittadini ogni mese rimborsano la rata media più elevata sono Trentino-Alto Adige (402 euro), Lombardia (319 euro), e Veneto (306 euro).

L’analisi delle variazioni sulla rata media rimborsata ogni mese evidenzia significative differenze tra le regioni. Se il Trentino–Alto Adige registra un +7% in un anno la Campania segna un +2,4%, la decrescita più marcata avviene in Piemonte (-2,5%).

Solo in Trentino-Alto Adige aumenta il debito residuo

Nel complesso, rispetto al 2023 si registra un decremento del debito residuo in tutte le regioni, tranne nel Trentino-Alto Adige (+3,2%), dove si rileva un aumento della quota dei mutui (da 25,7% a 28,4%) sul totale dei finanziamenti. Nelle altre regioni crescono soprattutto i prestiti personali o finalizzati.
La provincia italiana con il debito residuo più elevato è Milano, con quasi 55.000 euro (-8,8%), seguita da Bolzano (53.000 euro, +7,9%), e Bologna, (46.644 euro).

Al Sud e nelle Isole si trovano invece le province in cui l’indebitamento medio risulta più contenuto, anche in virtù della minor presenza di contratti di mutuo tra le famiglie.
Reggio Calabria, Agrigento, Crotone, Enna e Vibo Valentia si attestano poco al di sotto dei 20.000 euro.

Il profilo di chi ha finanziamenti in corso

Sono soprattutto gli appartenenti alle fasce di età da 30 a 60 anni ad avere finanziamenti in corso. Infatti, sono oltre 4 persone su 5 nella fascia 41-50 anni, mentre superano il 30% nella fascia 18-30 anni.

Per quanto riguarda il genere, sono in maggioranza gli uomini (59,1%) a essere attivi nel mondo del credito (40,9% donne). Gli uomini hanno la tendenza a utilizzare più frequentemente il credito rispetto alle donne, con una media di contratti attivi pari a 1,1.
La quota delle donne si alza però riguardo ai mutui (45,7%), anche perché probabilmente per poter sostenere le rate più elevate è preferibile suddividerle tra più soggetti.

Informazioni utili

GenZ: per il 45% vita online e offline sono disconnesse 

Posted on
GenZ: per il 45% vita online e offline sono disconnesse 

Per più di un terzo dei giovani della Gen Z (38%) è più facile esprimersi online piuttosto che offline, mentre il 75% vorrebbe poter avere conversazioni delicate e profonde con la famiglia e i propri cari nella vita reale.
In Italia, quasi 1 giovane su 2 (45%) tra 18 e 28 anni dichiara di percepire almeno ogni tanto una disconnessione tra la vita online e quella offline, e a causa di questa disconnessione prova solitudine, frustrazione e ansia.

Secondo la ricerca condotta da Doxa e commissionata da Lenovo, in Italia quasi la metà degli intervistati della Gen Z (49%) afferma però che parlare con un professionista qualificato restituirebbe la fiducia necessaria a parlare più apertamente con le persone amate nel mondo reale.

Comprendere il digitale per non farsi manipolare

“Quando conversiamo con una macchina possiamo perdere consapevolezza di ciò che abbiamo davanti – commenta Massimo Chiriatti, Chief Technology & Innovation Officer di Lenovo in Italia -. È una condizione che può essere percepita come negativa, se utilizzata per manipolare le persone. In Lenovo, invece, abbiamo il compito di aiutare a comprendere la natura e l’uso del digitale, che è esterno agli umani. Al tempo stesso, mettendo a disposizione le nostre soluzioni, riteniamo che la tecnologia sia uno strumento fondamentale per medici, professionisti ed esperti della salute mentale”.

Una collaborazione con Telefono Amico Italia

In occasione della giornata mondiale per la sicurezza in rete, Lenovo ha annunciato la collaborazione con ‘Telefono Amico Italia’, il servizio telefonico e messaggistica di testo gratuito e confidenziale, disponibile 7 giorni su 7.
Nel 2024 Telefono Amico ha gestito oltre 12 mila richieste di aiuto provenienti da under 26, un dato in costante crescita negli ultimi 4 anni.

Attualmente, i giovani rappresentano oltre il 30% dell’utenza del servizio di ascolto via e-mail e quasi il 40% dell’utenza del servizio di ascolto via WhatsApp. Quest’ultimo è un servizio aperto a tutti, ma istituito proprio per offrire ai più giovani un canale di comunicazione più vicino alle loro esigenze e più affine alle loro abitudini.

Stare dietro uno schermo rende più liberi? 

Per stimolare il confronto sulle sfide alla salute mentale che vivono i giovani, Lenovo ha anche promosso un podcast, ‘Tentativi di connessione’, realizzato in collaborazione con la youtuber e scrittrice Sofia Viscardi.

Si tratta di quattro episodi che raccontano come le nuove generazioni vivono il rapporto tra vita online e offline ed evidenziano le ripercussioni di un utilizzo inconsapevole del digitale sulla salute mentale.
“Con Tentativi di Connessione abbiamo provato a indagare, senza filtri, le sfide che i giovani affrontano nel bilanciare vita online e offline – commenta Sofia Viscardi -. Spesso ci sentiamo più liberi dietro uno schermo, ma trovare il modo di esprimerci anche nella realtà è fondamentale per il nostro benessere. Questo podcast è un’occasione per aprire un dialogo sincero su un tema che riguarda tutti”.

Informazioni utili

Viaggi: in Italia le famiglie partono con i figli

Posted on
Viaggi: in Italia le famiglie partono con i figli

Lo ha scoperto l’indagine di Evaneos: il 71% delle famiglie italiane preferisce viaggiare in coppia con i figli, con una preferenza maggiore tra gli uomini (73,7%) rispetto alle donne (68,9).
Confrontando i dati complessivi e suddividendoli per tipologia familiare, la percentuale di viaggio con i figli è particolarmente alta nelle famiglie tradizionali (82,5%).

Un dato che infatti si riduce notevolmente nel caso delle famiglie allargate (49%), con genitori divorziati (39%) o monoparentali (27%).
E se per i genitori divorziati o separati emerge la tendenza a viaggiare in compagnia di amici (19,1% vs 7% famiglie tradizionali) o da soli (16,9% vs 5%), i genitori monoparentali mostrano maggiore propensione a viaggiare con la famiglia allargata (22,7%) o da soli (19,1% vs 5%).

Esperienze divertenti, ma impegnative

In generale, il 95% degli intervistati attribuisce ai viaggi in famiglia un significato positivo di condivisione (33%), relax (31%) e felicità (31%).
Per il 63%, poi, i viaggi con i figli sono esperienze divertenti che arricchiscono, anche se il 15% li percepisce come impegnativi, e il 5% considera ‘vere’ vacanze solo quelle senza figli.

Quando si è in vacanza, le opinioni si dividono su cosa fare e ‘come’. Il 51% dei genitori preferisce fare tutto insieme ai figli, mentre il 49% ritiene importante mantenere un equilibrio tra momenti condivisi e attività autonome.
Solo il 18% dichiara di fare assolutamente tutto insieme ai figli, mentre una minoranza del 5% indica di preferire attività completamente autonome tra genitori e figli.

Vacanze in villaggio, on the road o su misura?

Il 33% delle famiglie sceglie villaggi turistici, seguiti dai viaggi itineranti (23%) e quelli su misura organizzati da un agente di viaggio (20%).
Appartamenti o alberghi con angolo cucina restano meno popolari, rispettivamente con l’11% e il 9% delle preferenze.

Per più della metà del campione (53%), si evidenzia una preferenza per la programmazione semplificata del viaggio, mentre il viaggio itinerante riflette maggiore volontà di libertà.
Per i genitori monoparentali, la scelta di un villaggio dove tutto è organizzato e non c’è nulla da programmare risulta più forte (36% vs 33%), mentre i genitori divorziati o separati si distinguono per una preferenza verso il viaggio itinerante (30% vs 23%).

Obiettivo: trovare una soluzione che piaccia a tutti

Per metà delle famiglie (50%), pianificare e organizzare il viaggio è un piacere. Tuttavia, il 29% lo considera una necessità, e il 12% lo percepisce come un’incombenza stressante.
Gli ostacoli principali includono trovare una vacanza che piaccia a tutti (41%) e coordinare le disponibilità di tempo dei membri della famiglia (32%).

La maggior parte delle famiglie (70%), riporta Askanews, coinvolge i figli nella scelta delle vacanze, includendoli pienamente come co-decisori (30%), anche se la decisione finale spetta poi agli adulti (40%).
Un approccio che riflette il desiderio di creare vacanze che rispecchino i desideri di tutta la famiglia.

Informazioni utili

Cybersecurity e intelligenza artificiale: la nuova sfida delle aziende italiane 

Posted on
Cybersecurity e intelligenza artificiale: la nuova sfida delle aziende italiane 

Secondo un recente studio condotto da Kaspersky, le aziende di tutto il mondo si trovano ad affrontare un aumento delle minacce legate all’uso dell’intelligenza artificiale (AI) nei cyberattacchi. In Italia, l’84% dei professionisti IT prevede che nei prossimi due anni i cybercriminali utilizzeranno sempre di più l’AI per perfezionare le proprie strategie di attacco.

Uno scenario simile spinge le organizzazioni a rafforzare le difese informatiche, adottando nuove competenze e collaborando con fornitori specializzati in cybersecurity.

I dati della ricerca

Lo studio “Cyber defense & AI: sono pronte le aziende a proteggersi?” ha raccolto opinioni di esperti IT e responsabili della sicurezza informatica in PMI e grandi imprese italiane. I risultati sottolineano la necessità di un’immediata preparazione contro i cyberattacchi basati sull’AI.

Quasi nove professionisti su dieci si aspettano un forte aumento di tali minacce, e quindi il miglioramento delle strategie di difesa è un’assoluta priorità.

Formazione interna e consulenza esterna

Le aziende italiane stanno puntando su un approccio combinato che integra competenze interne ed esterne. L’82% degli intervistati ritiene essenziale investire nella formazione del personale per migliorare le capacità di difesa informatica, mentre l’80% considera fondamentale affidarsi a esperti esterni, come vendor di cybersecurity, per affrontare minacce sempre più sofisticate.

Queste necessità riguardano tutti i settori, dalle infrastrutture al commercio. La domanda di soluzioni avanzate è orami generalizzata.

Collaborazioni con gli esperti

Attualmente, il 42% delle aziende italiane ha già avviato o pianificato collaborazioni con fornitori esterni per gestire l’evoluzione delle minacce, mentre il 48% si concentra sulla formazione interna del personale. Circa il 49% utilizza regolarmente competenze di esperti esterni, mentre il 51% porta avanti programmi di aggiornamento per il proprio staff, dimostrando un impegno bilaterale per rafforzare la sicurezza.

“Le imprese sono sempre più consapevoli delle minacce”

Vladislav Tushkanov, responsabile del Kaspersky AI Technology Research Center, sottolinea come le aziende stiano adottando un approccio proattivo: “La nostra ricerca dimostra che le imprese sono sempre più consapevoli delle minacce basate sull’intelligenza artificiale. Sfruttare le potenzialità dell’AI consente di rafforzare le difese e innovare nelle strategie di cybersecurity, garantendo una preparazione adeguata per fronteggiare i rischi futuri”.

Informazioni utili

Social media: servono davvero a vendere di più i prodotti Non Food?

Posted on
Social media: servono davvero a vendere di più i prodotti Non Food?

A rivelarlo è l’indagine svolta per l’Osservatorio Non Food 2024 di GS1 Italy da Metrica Ricerche: negli ultimi due anni oltre un italiano su tre ha comprato un prodotto non food o un servizio perché lo ha visto sui social media.

Dall’Osservatorio emerge, inoltre, che tra i social media che veicolano più frequentemente gli acquisti al primo posto si posiziona Instagram (55,9%) seguito a poca distanza da Facebook (53,2%), e con un certo stacco da TikTok, con una quota pari al 14,5%.

Il 72,7% degli acquisti tramite Instagram è da parte della Generazione Z

Ad acquistare tramite Instagram (72,7%) e TikTok sono soprattutto i giovani della Generazione Z, mentre i Baby Boomer preferiscono Facebook (64,6%).
In generale, sono comunque le generazioni più giovani a essere più coinvolte in questo comportamento d’acquisto.

Infatti, se la media nazionale di chi compra tramite i social i prodotti delle categorie non food è del 37,4%, nella Generazione Z la quota sale al 46,7%, e tra i Millennial si attesta al 42,7%.

Nel 73,3% dei casi l’acquisto viene effettuato direttamente online

Abbigliamento, calzature, intimo e accessori, con il 47,9% (ma tra la Generazione Z sale al 55,6%), profumeria e cosmesi (31,9%) ed elettronica di consumo (30,2%, ma tra i Baby Boomer sale al 39,7% e al 34,2% tra i Millennial) sono le categorie di prodotti non alimentari con la maggior percentuale di acquirenti trainata dai social.
Nel 73,3% dei casi l’acquisto viene effettuato direttamente online, attraverso un sito o il social network su cui è stato visualizzato il prodotto, e solo nel 17,1% l’acquisto avviene in negozio.

Ma su questo fronte le generazioni evidenziano comportamenti differenti, anche in funzione delle diverse categorie di prodotto acquistate.

I numeri dell’Osservatorio Non Food di GS1 Italy

La ricerca è stata realizzata a maggio 2024 da Metrica Ricerche (gruppo TradeLab) per GS1 Italy, con metodologia CAWI (Computer Web Interviewing) su un campione di 1.000 consumatori compresi nella fascia di età tra 18 e 70 anni.
L’Osservatorio Non Food di GS1 Italy raccoglie informazioni su 13 comparti: abbigliamento e calzature, elettronica di consumo, mobili e arredamento, bricolage, articoli per lo sport, prodotti di profumeria, casalinghi, prodotti di automedicazione, edutainment, prodotti di ottica, tessile casa, cancelleria, giocattoli.

L’Osservatorio viene aggiornato annualmente coinvolgendo partner riconosciuti, come TradeLab, per l’elaborazione dei risultati finali che si basano sui dati rilevati dalle più note e affidabili fonti informative, come Istat, Sita Ricerca, NielsenIQ e Gfk.

Informazioni utili

Cyberattacchi: aumenta il furto di dati sul dark web

Posted on
Cyberattacchi: aumenta il furto di dati sul dark web

I nuovi dati personali in circolazione sul dark web sono in aumento e sono sempre più completi, così da rendere più efficaci i tentativi di frode.
Nei primi sei mesi del 2024 cresce del 10% anche il numero degli alert inviati da utenti e aziende relativi all’esposizione di dati sul dark web, che si attestano a 978.957, confermando le difficoltà degli utenti a difendersi da attacchi di phishing, smishing, vishing, o spear phishing.

L’Osservatorio Cyber di CRIF evidenzia, inoltre, l’emergente utilizzo di exploit zero-click, che permette di eseguire codice malevolo con un semplice SMS senza che l’utente debba interagire in alcun modo con il messaggio.

Indirizzo di residenza associato alla e-mail, +146%

In controtendenza, nello stesso periodo di rilevazione, diminuisce del 34% il numero degli alert inviati relativi all’esposizione di dati sul web pubblico, pari a 23.500.
Un dato positivo, in parte determinato dal quadro normativo sulla privacy che ha imposto una maggiore regolamentazione mirata a fornire un maggiore controllo da parte dell’utente sull’esposizione dei propri dati personali.

Quanto alla tipologia dati più frequentemente esposti alle frodi, emerge come appetibile per i cybercriminali la combinazione dell’indirizzo di residenza completo associato alla e-mail (65,36% dei casi rilevati, +146%), così come è aumentata del 142% (37,22%) la combinazione del numero di telefono sempre associato alla e-mail.

La situazione in Italia

Anche l’Italia non è esente da questa minaccia cyber, infatti, nei primi 6 mesi del 2024 il 36,8% degli utenti ha ricevuto almeno un alert per dati rilevati sul dark web, mentre solo il 9,3% per dati rilevati sul web pubblico.

L’Italia si è posizionata al 5° posto nella classifica mondiale per quanto riguarda il numero di indirizzi e-mail compromessi e messi in circolazione sul dark web. Per quanto riguarda i dati frodati delle carte di credito in circolazione, l’Italia è al 18° posto.
Tra le caratteristiche comuni riscontrate tra i soggetti privati allertati, le fasce di età maggiormente coinvolte sono quelle di 51-60 anni (25,8%), seguite di 41-50 anni (25,5%), pari con gli over 60 (25,5%). Gli uomini rappresentano la maggioranza degli utenti (64,0%).

Sull’open web il CF è il più rubato

Sempre per quanto riguarda il nostro Paese, nel primo semestre 2024 i dati più frequentemente rilevati sull’open web, quindi pubblicamente accessibili da chiunque su Internet, sono stati il codice fiscale (63,1% dei dati rilevati) e l’e-mail (28,8%), seguiti a distanza da numero di telefono (5,4%), username (1,7%) e indirizzo civico (1%).

Nel dark web, invece, sono state le credenziali e-mail a essere più frequentemente rilevate, seguite dai numeri di telefono e i codici fiscali. Questi ultimi, in particolare, potrebbero essere utilizzati per cercare di compiere truffe attraverso le sempre più frequenti tecniche di phishing o smishing.

Informazioni utili

Bancomat da record in Italia: prelevati 360 miliardi di euro nel 2023

Posted on
Bancomat da record in Italia: prelevati 360 miliardi di euro nel 2023

Nel 2023, gli italiani hanno ritirato 360 miliardi di euro dagli sportelli automatici, segnando un incremento di 10 miliardi rispetto all’anno precedente e di 18 miliardi rispetto al 2021. Questo corrisponde a circa un miliardo di euro al giorno prelevato attraverso gli ATM.

Sebbene i pagamenti con carte di credito e prepagate siano in crescita, i prelievi in contante hanno registrato un significativo aumento (+10 miliardi).

Il contante, il più amato dagli italiani  

Nonostante l’espansione dei pagamenti elettronici, il contante continua a essere molto apprezzato dagli italiani. L’Italia, infatti, è all’ultimo posto nell’area euro per l’uso di strumenti di pagamento alternativi al contante. Con solo 200 operazioni pro capite per anno (inclusi carte di credito, bonifici e assegni), il nostro Paese si dimostra ancora molto legato alla moneta fisica.

Il raffronto con il resto d’Europa

La media dell’area euro per i pagamenti alternativi al contante è di 370 operazioni pro capite. Paesi come la Spagna (290 operazioni), la Germania (329) e la Francia (424) mostrano un utilizzo molto più alto di strumenti di pagamento elettronici. I Paesi Bassi e le nazioni nordiche, come la Finlandia e l’Estonia, superano significativamente questi valori.

L’Italia, con le sue 199,5 operazioni, si trova in fondo alla classifica europea, evidenziando una netta differenza rispetto ad altre economie europee.

Cresce però l’uso delle carte 

Nonostante la preferenza per il contante, i pagamenti digitali sono in forte crescita. Nel 2023, le transazioni con carte di pagamento hanno raggiunto 426 miliardi di euro, con un incremento del 11,5% rispetto all’anno precedente.

Le carte in circolazione sono aumentate a oltre 120 milioni, con una crescita di circa 5 milioni in un anno (+4,5%). Le carte prepagate, particolarmente diffuse tra i genitori per gestire le paghette dei figli, sono aumentate di 2,1 milioni (+7,1%).

La moneta fisica è uno “strumento di libertà”  

Giovanna Ferrara, presidente di Unimpresa, sottolinea che il contante rappresenta uno strumento di libertà individuale, permettendo transazioni senza tracce digitali e mantenendo la privacy. Contrariamente all’associazione tra contante e evasione fiscale, Ferrara sostiene che la lotta all’evasione deve avvenire attraverso controlli mirati e non penalizzando l’uso legittimo del contante.

Il giusto mix fra banconote e pagamenti digitali

La diffusione dei pagamenti digitali offre vantaggi in termini di comodità e sicurezza, ma è essenziale che tale evoluzione avvenga senza costringere gli individui ad abbandonare il contante. L’innovazione tecnologica deve essere inclusiva e rispettare le preferenze personali. Un equilibrio tra i due metodi di pagamento può garantire libertà di scelta e inclusività, rispettando le esigenze di tutti i cittadini.