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Bancomat da record in Italia: prelevati 360 miliardi di euro nel 2023

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Bancomat da record in Italia: prelevati 360 miliardi di euro nel 2023

Nel 2023, gli italiani hanno ritirato 360 miliardi di euro dagli sportelli automatici, segnando un incremento di 10 miliardi rispetto all’anno precedente e di 18 miliardi rispetto al 2021. Questo corrisponde a circa un miliardo di euro al giorno prelevato attraverso gli ATM.

Sebbene i pagamenti con carte di credito e prepagate siano in crescita, i prelievi in contante hanno registrato un significativo aumento (+10 miliardi).

Il contante, il più amato dagli italiani  

Nonostante l’espansione dei pagamenti elettronici, il contante continua a essere molto apprezzato dagli italiani. L’Italia, infatti, è all’ultimo posto nell’area euro per l’uso di strumenti di pagamento alternativi al contante. Con solo 200 operazioni pro capite per anno (inclusi carte di credito, bonifici e assegni), il nostro Paese si dimostra ancora molto legato alla moneta fisica.

Il raffronto con il resto d’Europa

La media dell’area euro per i pagamenti alternativi al contante è di 370 operazioni pro capite. Paesi come la Spagna (290 operazioni), la Germania (329) e la Francia (424) mostrano un utilizzo molto più alto di strumenti di pagamento elettronici. I Paesi Bassi e le nazioni nordiche, come la Finlandia e l’Estonia, superano significativamente questi valori.

L’Italia, con le sue 199,5 operazioni, si trova in fondo alla classifica europea, evidenziando una netta differenza rispetto ad altre economie europee.

Cresce però l’uso delle carte 

Nonostante la preferenza per il contante, i pagamenti digitali sono in forte crescita. Nel 2023, le transazioni con carte di pagamento hanno raggiunto 426 miliardi di euro, con un incremento del 11,5% rispetto all’anno precedente.

Le carte in circolazione sono aumentate a oltre 120 milioni, con una crescita di circa 5 milioni in un anno (+4,5%). Le carte prepagate, particolarmente diffuse tra i genitori per gestire le paghette dei figli, sono aumentate di 2,1 milioni (+7,1%).

La moneta fisica è uno “strumento di libertà”  

Giovanna Ferrara, presidente di Unimpresa, sottolinea che il contante rappresenta uno strumento di libertà individuale, permettendo transazioni senza tracce digitali e mantenendo la privacy. Contrariamente all’associazione tra contante e evasione fiscale, Ferrara sostiene che la lotta all’evasione deve avvenire attraverso controlli mirati e non penalizzando l’uso legittimo del contante.

Il giusto mix fra banconote e pagamenti digitali

La diffusione dei pagamenti digitali offre vantaggi in termini di comodità e sicurezza, ma è essenziale che tale evoluzione avvenga senza costringere gli individui ad abbandonare il contante. L’innovazione tecnologica deve essere inclusiva e rispettare le preferenze personali. Un equilibrio tra i due metodi di pagamento può garantire libertà di scelta e inclusività, rispettando le esigenze di tutti i cittadini.

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Salute e benessere: in che modo gli italiani cercano l’equilibrio tra mente e corpo? 

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Salute e benessere: in che modo gli italiani cercano l’equilibrio tra mente e corpo? 

Il benessere degli italiani è sempre più legato alla ricerca di un equilibrio tra la mente e il corpo, un bilanciamento tra “stare bene” e “sentirsi bene”. Questo bisogno di armonia richiede oggi l’intervento di nuove e specifiche figure professionali per supportare le persone nel raggiungimento di questo equilibrio.

Questo è quanto emerge dalla quarta edizione dell’Osservatorio “Change Lab, Italia 2030”, condotta da BVA Doxa su iniziativa di Groupama Assicurazioni.

Il ruolo dell’Osservatorio “Change Lab, Italia 2030”

L’Osservatorio si propone di esplorare i principali trend che, entro il 2030, cambieranno le abitudini di vita degli italiani. Quest’anno, l’indagine si è concentrata sull’approccio degli italiani verso la salute e il benessere, analizzando come questi temi evolveranno nel prossimo decennio, con particolare attenzione alle paure emergenti in questo contesto.

Per il 45% degli italiani la salute è un obiettivo difficile da raggiungere

La ricerca, condotta ad aprile 2024 su un campione di 1.000 italiani tra i 18 e i 74 anni, rivela che quasi un italiano su due (45%) considera la salute come un equilibrio complesso da raggiungere, che coinvolge tanto il corpo quanto la mente.

Oltre la metà degli intervistati (52%) si dichiara soddisfatta del proprio stato di salute, sia fisico che psicologico, dimostrando una forte attenzione alla prevenzione: il 66% effettua regolarmente analisi del sangue o delle urine, il 47% si sottopone a screening di controllo, e il 44% pratica attività fisica in modo regolare.

Il ruolo del medico e delle nuove figure professionali

Solo il 16% degli intervistati considera il medico di base come l’unico riferimento per la salute, mentre per il 36% rappresenta una figura centrale ma non esclusiva. Quasi 9 italiani su 10 (88%) hanno infatti consultato specialisti come fisioterapisti, osteopati, nutrizionisti o psicologi negli ultimi anni.

Le preoccupazioni degli italiani

Nonostante una fiducia generale nel sistema sanitario italiano, gli intervistati sottolineano la necessità di miglioramenti in aree specifiche, come un maggior accesso ai servizi sanitari digitali (60%), migliori servizi di assistenza scolastica (38%) e la disponibilità di uno psicologo di base (35%).

Guardando al futuro, il 42% degli italiani teme un peggioramento delle proprie condizioni di salute senza poter accedere alle cure necessarie. Questo timore ha spinto il 65% degli intervistati a considerare la sottoscrizione di un’assicurazione sanitaria.

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Bollette elettriche, costi a +108% tra il 2019 e il 2023

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Bollette elettriche, costi a +108% tra il 2019 e il 2023

Tra il 2019 e il 2023, le bollette dell’energia elettrica sono aumentate del 108%, mentre quelle del gas del 72,1%. Altri servizi monitorati nel report della CGIA Mestre hanno subito aumenti più contenuti: le forniture dell’acqua (+13,2%), i servizi postali (+8,6%), il trasporto urbano (+6,3%), il trasporto ferroviario (+4,5%), i taxi (+3,9%), i rifiuti (+3,5%) e i pedaggi autostradali (+3,3%).

Questi incrementi sono stati inferiori rispetto all’aumento del costo della vita, che nello stesso periodo è stato del 16,3%. L’unica voce a registrare una riduzione di costo sono stati i servizi telefonici, diminuiti dello 0,8%.

Impatto post Covid e guerra in Ucraina

La ripresa post Covid e la guerra tra Russia e Ucraina hanno provocato un aumento vertiginoso dei prezzi tra la fine del 2021 e la primavera del 2023. Nonostante la recente riduzione dei prezzi, le bollette di luce e gas sono ancora notevolmente più alte rispetto al periodo pre-pandemico. In valore assoluto, le tariffe monitorate in questo studio hanno un costo medio per le famiglie italiane di poco più di 2.900 euro all’anno, corrispondenti al 12% della spesa familiare annua.

Nel 2024 le tariffe sono scese 

Nel primo semestre del 2024, rispetto allo stesso periodo del 2023, le bollette della luce sono diminuite del 34,2% e quelle del gas del 19,6%. Tuttavia, altre tariffe hanno registrato aumenti significativi, nonostante l’inflazione sia salita solo dello 0,9%. Il trasporto ferroviario è aumentato del 7,5%, le bollette dell’acqua del 7%, i servizi postali del 4,9%, il trasporto urbano del 4,3%, i taxi del 2,6%, i rifiuti del 1,7%, i pedaggi e i parchimetri del 2,1% e i servizi telefonici dello 0,5%.

Renato Mason, Segretario della CGIA, ha dichiarato che la drastica riduzione delle bollette di luce e gas è positiva, ma la crisi energetica del 2022 e 2023 ha avuto un forte impatto su artigiani e commercianti, che hanno dovuto pagare gli aumenti sia per uso domestico che per le loro attività. Le grandi società energetiche, invece, hanno pagato meno della metà del contributo di solidarietà previsto.

Extraprofitto delle società energetiche

Durante la crisi energetica, le maggiori società del settore hanno totalizzato 70 miliardi di euro di extraprofitti, in gran parte a spese delle famiglie e delle imprese. Il Governo Draghi ha introdotto un prelievo straordinario che ha generato 2,76 miliardi nel 2022 e 82 milioni nel 2023, per un totale di 2,84 miliardi, molto meno dei 10,8 miliardi previsti. Il contributo di solidarietà del Governo Meloni ha invece incassato 3,4 miliardi nel 2023.

I costi per le famiglie italiane

Nel 2024, le famiglie italiane hanno speso in media 2.906 euro per le tariffe monitorate, di cui 855 euro per le bollette della luce, 787 per il gas, 667 per telefonia/internet, 238 per i rifiuti e 190 per l’acqua. Questi costi rappresentano il 12% della spesa familiare annua media, pari a poco più di 24.200 euro.

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Quali sono il futuro e le priorità dell’Europa secondo gli italiani?

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Quali sono il futuro e le priorità dell’Europa secondo gli italiani?

Secondo gli italiani, nei prossimi cinque anni (2024-2029), la Commissione Europea dovrebbe concentrarsi principalmente su due aspetti: abbassare il costo della vita, in particolare quello dell’energia (priorità indicata da quasi un italiano su tre), e difendere la democrazia e lo stato di diritto (28%). Al terzo posto tra le priorità, troviamo l’urgenza di accelerare la transizione verde (22%). Sebbene il cambiamento climatico sia un tema rilevante, resta cruciale la necessità di mantenere bassi i costi dell’energia. Sorprendentemente, solo il 13% degli italiani ritiene essenziale proteggere l’industria europea dalla concorrenza estera, segnalando una scarsa preoccupazione per il protezionismo. Sono alcuni dei dati emersi dall’ultimo sondaggio ISPI-Ipsos

Dopo le Europee: il peso del Belpaese nell’UE

Circa quattro italiani su dieci ritengono che, dopo le elezioni europee, l’Italia abbia mantenuto lo stesso grado di influenza di prima. Più di tre su dieci credono invece che l’influenza del Paese sia diminuita. Il ruolo del primo ministro Giorgia Meloni nella nomina dei nuovi vertici europei e il fatto che il Partito Democratico sia il gruppo con più parlamentari nel gruppo dei Socialisti e Democratici (S&D) sembrano avere scarso impatto sulla percezione pubblica.

Elezioni USA: Trump e le relazioni UE-Stati Uniti

Otto italiani su dieci credono che con Donald Trump alla Casa Bianca, le relazioni tra Stati Uniti e UE peggiorerebbero. Tuttavia, metà degli intervistati ritiene che l’elezione di Trump potrebbe spingere l’UE a essere più coesa, mentre il 29% pensa che l’UE sarebbe ancora più divisa. C’è molta incertezza su cosa accadrebbe in un secondo mandato Trump: il 42% degli intervistati non sa rispondere.

La questione Ucraina

Il 37% degli italiani dichiara di non sapere cosa accadrebbe all’Ucraina in caso di rielezione di Trump. Tra chi ha un’opinione, solo il 15% crede che gli Stati Uniti continuerebbero ad aiutare Kiev. Oltre il 30% pensa che la riduzione degli aiuti americani permetterebbe alla Russia di avanzare, mentre quasi la metà ritiene che un esito del conflitto ci sarebbe, con Kiev costretta a cedere territorio (28%) o con la Russia che si ritira (20%).

Le differenze tra UE e Italia

Gli italiani individuano come priorità regionali per l’UE e per l’Italia l’Europa e l’Occidente, la Russia e gli ex paesi sovietici, l’Africa e l’Asia orientale (Cina inclusa). Tuttavia, per l’Italia l’Africa (17%) è una priorità maggiore rispetto alla Russia (14%), a differenza delle priorità dell’UE.

Gli aiuti destinati all’Africa

Quasi nove italiani su dieci (86%) ritengono giusti gli aiuti allo sviluppo destinati all’Africa, motivati principalmente da interessi nazionali come limitare l’immigrazione (34%) e aprire nuovi mercati (21%). Il restante 32% li vede come un dovere morale. 

Ancora, quattro italiani su dieci (39%) ritengono che la Cina sia oggi l’attore più influente in Africa. Tuttavia, sommando le opinioni su ex potenze coloniali (20%), Stati Uniti (19%) e UE (8%), l’Occidente viene percepito come più influente della Cina (47% contro 40%). La Russia (10%) e altri attori (4%) sono ancora distanti.

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Mutui: segnali positivi, richieste a +15% nei primi 6 mesi dell’anno

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Mutui: segnali positivi, richieste a +15% nei primi 6 mesi dell’anno

Lo confermano i dati emersi dall’osservatorio congiunto di Facile.it e Mutui.it: nei primi sei mesi del 2024 le richieste di finanziamenti per l’acquisto di un’abitazione raccolte online sono cresciute del 15% rispetto allo stesso periodo del 2023.

Sul fronte dei finanziamenti concessi alle famiglie per acquistare una casa, le aspettative sono di valori in crescita anche per il secondo semestre dell’anno.
Sebbene il mercato dei prestiti sia ancora lontano dai livelli raggiunti negli anni precedenti, e le erogazioni ancora sottotono (secondo Assofin, -13% nei flussi finanziati nel primo trimestre 2024), la ripresa della domanda fa ben sperare. 

Aumentano del +3% importo medio e valore medio dell’immobile

Guardando all’identikit di chi ha presentato domanda di mutuo emerge che l’importo medio richiesto nei primi sei mesi del 2024 è stato pari a 133.389 euro, valore in aumento del 3% rispetto al 2023.
Stesso aumento (+3%) per il valore medio dell’immobile oggetto di mutuo, salito nel 2024 a 207.614 euro. In lieve crescita anche l’età media degli aspiranti mutuatari, passata da 40 a 41 anni.

L’incremento dell’età media va letto alla luce dell’aumento del peso percentuale delle richieste di surroga, passate dal 19% del 2023 al 27% del 2024, valore cresciuto grazie al calo dei tassi che ha fatto da traino a questo tipo di operazione.

Tasso fisso: resta basso e conviene

Dal punto di vista dell’offerta, i primi sei mesi dell’anno sono stati caratterizzati da buone condizioni sul fronte dei tassi fissi.
L’IRS, l’indice di riferimento per i mutui fissi, nonostante un andamento altalenante dovuto alle performance del mercato obbligazionario, è rimasto su livelli bassi per tutto il semestre, con fluttuazioni che guardando ai valori medi mensili, sono state nell’ordine di una manciata di punti base.

Ad esempio, l’IRS a 25 anni è passato da 249 punti base di marzo 2024 a 263 punti base di maggio 2024, con un delta di 14 punti base.
Oggi l’indice è sceso sotto i 260 punti base. Questo ha permesso alle banche di mantenere bassi i tassi proposti alla clientela.

Tasso variabile in calo, ma ancora elevato

Secondo le simulazioni di Facile.it per un mutuo medio da 126.000 euro in 25 anni (LTV 70%) le migliori offerte disponibili online partono da un tasso (TAN) del 2,86%, con rata di 588 euro.
Tariffe ancora più convenienti per gli immobili di classe A o B, con i mutui green che partono da tassi (TAN) pari a 2,72% e una rata di 579 euro.
Per quanto riguarda il tasso variabile, nonostante il calo degli indici dovuto al taglio della BCE, i valori restano ancora elevati. Per un mutuo medio, le migliori offerte partono da un tasso (TAN) del 4,34%, con una rata di 682 euro.

Stando alle previsioni dei futures sugli euribor, che rappresentano le aspettative degli operatori di mercato, l’indice di riferimento per i mutui a tasso variabile da qui a fine anno potrebbe scendere ulteriormente, ma il beneficio sarebbe comunque limitato in termini di risparmio sulle rate.

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Documenti di Trasporto digitali: il paradosso italiano del Digital B2b

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Documenti di Trasporto digitali: il paradosso italiano del Digital B2b

L’Italia vive un vero e proprio paradosso digitale: è prima in Europa nella fatturazione elettronica e nella conservazione digitale, ma è in grave ritardo nei Documenti di Trasporto elettronici (DdT )e nell’e-commerce B2b. 
Infatti, solo il 35% delle imprese italiane emette DdT e solo il 22% li riceve.

Eppure, i benefici della digitalizzazione di questa fase intermedia del ciclo dell’ordine sono evidenti.
Se in Italia si introducesse un obbligo generalizzato di trasmissione dei DdT in formato elettronico  si otterrebbe un risparmio di 18 miliardi di euro, in gran parte grazie a un aumento di produttività (99,7%), oltre che a una riduzione di materiali (0,2%) e del tempo di ricerca in archivio (0,1%).

Scelte di investimento ancora poco strategiche

Secondo l’Osservatorio Digital B2b della School of Management del Politecnico di Milano, si tratterebbe di un risparmio pari a oltre 8 volte la spesa attuale delle imprese italiane in cybersecurity. E oltre 20 volte il mercato dell’AI. Risorse che potrebbero essere reinvestite in dotazione tecnologica o contribuire al raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione dell’Italia.

Guardando ai prossimi 12 mesi, le priorità per le imprese sono chiare. Per il 35%, gli investimenti in tecnologie per il Digital B2b si concentreranno su sistemi di gestione elettronica documentale, per il 22% cloud  e per il 19% sistemi ERP.
Ma un terzo delle aziende investirà meno dell’1% del fatturato e solamente lo 0,4% ha allocato un budget che supera il 10% del fatturato. Numeri troppo bassi per soluzioni integrate che siano alla base della strategia di digitalizzazione dell’impresa.

“Si procede a due velocità”

“La digitalizzazione nel B2b procede a due velocità – afferma Riccardo Mangiaracina, responsabile scientifico dell’Osservatorio -: da un lato gli obblighi normativi ci hanno portati a essere primi in Europa per la fatturazione elettronica, dall’altro l’adozione spontanea di soluzioni digitali nelle imprese fatica a procedere. Sul primo fronte siamo così avanti rispetto all’Europa che ora paradossalmente le Direttive rischiano di obbligarci a ripartire da zero, su altri siamo così indietro da faticare a competere alla pari con le imprese europee.”.

“La digitalizzazione dei documenti di trasporto è ancora ferma al palo”

“La digitalizzazione dei documenti di trasporto è ancora ferma al palo, in larga parte per le resistenze culturali dei partner di business – rileva Paola Olivares, direttrice dell’Osservatorio Digital B2b -. I tempi sono maturi per ipotizzare in questo ambito un approccio ‘top-down law-driven’ che imponga a livello nazionale un obbligo generalizzato di trasmissione del DdT in formato elettronico strutturato. Una tale scelta consentirebbe al sistema Italia di raggiungere enormi vantaggi, e di posizionarsi come leader nella transizione al digitale dei documenti e dei flussi informativi”.

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La pubblicità sulla Tv in Italia vale 4,3 miliardi di euro

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La pubblicità sulla Tv in Italia vale 4,3 miliardi di euro

In Italia nel 2024 la raccolta pubblicitaria legata al ‘device’ Televisione vale il 39% degli investimenti complessivi in advertising, raggiungendo 4,3 miliardi di euro, il +6% rispetto al 2023.
Di questi, gli investimenti dedicati alla sola Tv 2.0, ovvero le Televisioni connesse, rappresentano il 13% e raggiungono 568 milioni di euro (+21% vs 2023).

La raccolta pubblicitaria su Tv 2.0 comprende l’Addressable Tv (raccolta su lineare targetizzato e Tv digitale ibrida, HbbTv), la componente app su Connected Tv, e la parte raccolta direttamente dalle aziende produttrici per gli spazi pubblicitari inseriti nei menu di navigazione delle Smart Tv.
A trainare questo mercato è soprattutto l’ampliamento dell’offerta pubblicitaria lato Broadcaster e lato applicazioni Video.
Emerge dall’Osservatorio Internet Media della School of Management del Politecnico di Milano.

La raccolta pubblicitaria su formato Video

“Guardando ai numeri del mercato italiano, la raccolta pubblicitaria dedicata al formato Video pesa nel 2024 il 55% della raccolta complessiva italiana. Quando parliamo però di Video a 360° – commenta Denise Ronconi, direttrice dell’Osservatorio – non tutta la raccolta Video viene veicolata all’interno dei contenuti dello stesso tipo. Ad esempio, il Video Outstream sfrutta l’esistenza di spazi display standard per offrire l’esperienza Video, o al contrario alcuni contenuti televisivi trasmessi su grande schermo spesso presentano banner pubblicitari più assimilabili a un formato statico o immagine”.

Flussi televisivi diversificati

Nel 2024 l’incidenza della pubblicità inserita nei contenuti Video sul totale della raccolta advertising è del 43%. In valori assoluti, è un mercato che raggiunge 4,7 miliardi di euro.
In particolare, il 79% di questo valore è attribuibile ai flussi televisivi (Tradizionali o HbbTv), il 20% alle piattaforme di Video online, tra app dei Broadcaster, AVOD (Advertising Video On Demand, operatori che permettono di accedere ai propri contenuti video gratuitamente o a prezzo ridotto, inserendo pubblicità nell’offerta) e FAST Channel (Free Ad Supported Streaming Tv, servizi di streaming gratuiti supportati dalla pubblicità).

Il restante 1% è legato alla GoTv, ossia, sugli schermi che trasmettono contenuti editoriali nei luoghi di passaggio come stazioni ferroviarie, metropolitane o aeroporti.

L’approccio degli investitori

Il panorama degli advertiser si divide tra chi segue un approccio per mezzi che vede nella Tv il Media principale, con la pianificazione degli altri mezzi realizzata con una logica di reach incrementale, e chi segue un approccio di Total Video Strategy o Video 360°, che consiste nel pianificare le campagne tra i diversi mezzi video senza riservare un ruolo centrale ad un mezzo specifico.
A sua volta, l’approccio di Total Video Strategy si declina in due modalità principali, lo sviluppo delle creatività a partire dalle specificità del Media su cui verrà veicolata, e lo sviluppo in modo neutro rispetto ai Media (Media neutral), con successiva declinazione rispetto ai mezzi utilizzati nelle iniziative di comunicazione.

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I laureati Stem aumentano, non le laureate: solo 14 su 1000

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I laureati Stem aumentano, non le laureate: solo 14 su 1000

Lo confermano i dati contenuti nell’ultimo ‘Rapporto Bes 2023’ di Istat: se tra i laureati italiani le donne sono in aumento (76,8 ogni mille contro 40,9 uomini ogni mille nel 2021), nelle discipline Stem le differenze di genere continuano a restare evidenti, con un quadro che posiziona l’Italia ancora indietro rispetto alla media europea. 

A livello europeo dei Paesi UE27, nel 2021 circa 4 milioni e 300 mila persone hanno conseguito un diploma di laurea, di cui 459 mila in Italia, con una crescita di 65 mila persone rispetto al 2020.
Tuttavia, mentre nell’UE27 sono 86 giovani ogni mille nella fascia d’età 20-29 anni  a ottenere un titolo terziario, in Italia questo valore si attesta a 76,4 ogni mille.

Ancora marcate differenze di genere per le discipline tecnico scientifiche

I dati Istat costituiscono terreno fertile su cui innestare il dibattito attorno agli stereotipi di genere che ancora esistono nel mondo scientifico.
Se entriamo nel particolare delle discipline Stem, 18,3 giovani ogni mille in Italia conseguono una laurea, contro i 58,1 ogni mille che ottengono un titolo in discipline non Stem, con marcate differenze di genere.

Infatti, ogni 1000 ragazze, di età compresa tra i 20 e i 29 anni, nel nostro Paese, solo 14,3 portano a termine gli studi nei percorsi scientifici e tecnologici, contro 21 ragazzi.

Come incrementare le “quote rosa”?

Mentre il rapporto presenta un quadro in generale positivo, con un miglioramento significativo della percentuale di giovani che scelgono percorsi di studi nelle materie scientifiche (17,8 giovani ogni mille tra 20-29 anni, rispetto ai 16,5 nel 2020 e 16,1 nel 2019) persistono le differenze di genere nelle scelte educative.

Dati che mettono in luce la necessità e l’urgenza di iniziative volte a incentivare l’incremento delle ‘quote rosa’ nelle discipline scientifiche, promuovendo un’equità di genere che possa contribuire a eliminare qualsiasi barriera impedisca la realizzazione formativa e professionale in queste aree.

“È giunto il momento di avviare proposte concrete per superare gli stereotipi di genere nelle discipline scientifiche”

“La fotografia presentata da Istat impone un momento di riflessione – commenta Laura Basili, presidente Stem women congress e co-founder di Women at Business insieme a Ilaria Cecchini -: è giunto il momento di avviare proposte concrete per superare gli stereotipi di genere nelle discipline scientifiche e costruire un futuro in cui uomini e donne abbiano pari opportunità di contribuire allo sviluppo tecnologico e scientifico del nostro Paese. In questa direzione lo Stem women congress rappresenta un’opportunità cruciale, un megafono per raggiungere quante più persone possibile”.

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Le prospettive globali sulle disuguaglianze nel 2024

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Le prospettive globali sulle disuguaglianze nel 2024

Le disuguaglianze sono il problema più importante, o uno dei più importanti che ogni Paese deve affrontare. Secondo l’Ipsos Equality Index 2024, la pensa così più della metà (52%) dei cittadini intervistati in 29 Paesi (51% in Italia).

Tra i gruppi sociali considerati più discriminati, le persone con disabilità fisiche formano il gruppo che oggi affronta il trattamento più iniquo o ingiusto (33%), seguito da quello delle donne (26%), degli anziani e le persone con problemi di salute mentale (entrambi 24%).
In Italia, sono invece le donne (31%), gli immigrati (29%), le persone con disabilità fisica (29%) e le persone LGBTQIA+ (26%) i gruppi indicati come più discriminati.

Generazione Z: mind the gender gap

I giovani sono generalmente più sensibili rispetto agli adulti sul tema delle disuguaglianze sociali, e riconoscono maggiormente le discriminazioni subite da donne, persone LGBTQIA+, con neurodiversità e di diverse religioni.

All’interno della GenZ si nota però un divario di genere. Le ragazze GenZ dimostrano una sensibilità più spiccata rispetto ai loro coetanei maschi, esprimendo opinioni che si discostano in modo evidente da quelle delle generazioni più anziane.
Una divergenza di opinioni tra uomini e donne all’interno della GenZ confermata anche da altri studi Ipsos, che evidenziano proprio come ci sia un divario generazionale in crescita per quanto riguarda la percezione delle disuguaglianze.

Gli sforzi per promuovere l’uguaglianza sono sufficienti?

A livello globale, la maggioranza dei cittadini ritiene che si debba fare di più per promuovere l’uguaglianza. Quasi la metà della popolazione (47%, 42% Italia) crede che gli sforzi per raggiungere questo obiettivo debbano essere intensificati. Ma una persona su cinque (19%) indica una certa resistenza verso un cambiamento radicale in questa direzione.

La percezione di un’eccessiva spinta verso l’uguaglianza è più diffusa nei paesi anglofoni, con Stati Uniti (29%), Polonia e Canada (27%) in testa a questa classifica. 
E se a livello globale, il 42% delle persone crede che il successo personale dipenda principalmente dai propri meriti e sforzi, per il 30% il successo è determinato da fattori esterni al proprio controllo.

Un appello ai governi ad agire

A livello globale, la maggioranza (67%) ritiene che i governi abbiano la responsabilità principale di agire per ridurre le disuguaglianze. Opinione particolarmente diffusa in Indonesia (82%), Perù e Corea del Sud (77%). Gli Stati Uniti, (51%) registrano il dato più basso tra i 29 Paesi analizzati.

Inoltre, per un quarto della popolazione totale (26%) i media hanno un ruolo importante nell’affrontare le disuguaglianze, seguiti da datori di lavoro (24%), genitori e insegnanti (22%) e responsabilità individuale (21%).
Anche in questo caso si osserva un divario generazionale: i Baby Boomers (71%) e la Generazione X (69%) sono più propensi a credere che i governi debbano essere i principali attori nella lotta alle disuguaglianze. 

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Intelligenza artificiale: nuove regole europee imposte al mercato

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Intelligenza artificiale: nuove regole europee imposte al mercato

Con l’approvazione dell’IA Act, la normativa sull’Intelligenza artificiale, l’Europa è la prima a dettare una serie di obblighi a fornitori e sviluppatori di sistemi della nuova tecnologia in base ai diversi livelli di rischio identificati.

Tra i divieti delle pratiche di AI che comportano un rischio inaccettabile per i diritti fondamentali, sono inclusi i sistemi di categorizzazione biometrica che utilizzano caratteristiche sensibili, il riconoscimento delle emozioni sul posto di lavoro e nelle scuole, il social scoring, le tecniche manipolative, e le pratiche di polizia predittiva.
In alcune situazioni specifiche espressamente previste dalla legge le forze dell’ordine potranno fare ricorso ai sistemi di identificazione biometrica, altrimenti vietati. L’identificazione in tempo reale potrà essere usata solo se saranno rispettate garanzie rigorose.

Sostegno all’innovazione e sanzioni

La legge europea promuove regulatory sandboxes e real-world-testing, istituite dalle autorità nazionali per sviluppare e addestrare i sistemi di Intelligenza artificiale innovativa prima dell’immissione sul mercato.

A seconda della violazione e delle dimensioni dell’azienda, saranno comminate multe che possono andare da un minimo di 7,5 milioni di euro o l’1,5% del fatturato, fino a 35 milioni di euro, o il 7% del fatturato globale. 

L’impatto sul lavoro

Secondo i risultati della ricerca dell’Osservatorio Artificial Intelligence della School of Management del Politecnico di Milano, in Italia il mercato dell’AI nel 2023 ha segnato +52% raggiungendo il valore di 760 milioni di euro. Da qui a 10 anni le nuove capacità delle macchine potrebbero svolgere il lavoro di 3,8 milioni di persone. E 6 grandi imprese italiane su 10 hanno già avviato qualche progetto di AI. 

“Nel valutare il reale impatto sul lavoro bisogna tenere in considerazione le previsioni demografiche – commenta Giovanni Miragliotta, Direttore dell’Osservatorio -. In questa prospettiva, la possibile automazione di 3,8 milioni di posti di lavoro equivalenti appare quasi una necessità per ribilanciare un enorme problema”.

Cosa ne sanno gli italiani?

Gran parte degli investimenti nel nostro Paese riguarda soluzioni di analisi e interpretazione testi per ricerca semantica, classificazione, sintesi e spiegazione di documenti o agenti conversazionali tradizionali, mentre sono ancora limitati al 5% i progetti di AI generativa.

Il 77% degli italiani (+4% sul 2022) guarda con timore all’AI, soprattutto in relazione ai possibili impatti sul mondo del lavoro. Tuttavia, solo il 17% è fermamente contrario al suo ingresso nelle attività professionali. Nel 2023 quasi tutti gli italiani (98%) hanno sentito parlare di AI, e più di uno su quattro (29%) ne ha una conoscenza medio-alta.
Inoltre, un italiano su quattro dichiara di aver interagito almeno una volta con il ChatGPT.