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Come scegliere la caldaia a condensazione?

Posted by Massimo Miceli on

Anche se non sei un esperto, avrai certamente sentito parlare delle caldaie a condensazione.

Questi moderni dispositivi consentono di risparmiare notevolmente sulla bolletta del gas, dato che sono particolarmente efficienti e per questo in grado di offrire un risparmio considerevole.

Nel momento in cui decidiamo di sostituire la nostra vecchia caldaia con una nuova, certamente quella a condensazione è la prima che ci viene in mente. Ma quale scegliere tra tutte?

Si tratta di una decisione non indifferente perché la caldaia ha l’importante compito di offrire acqua calda sanitaria e riscaldamento in casa, dunque ci teniamo ad acquistare un modello particolarmente efficiente. Vediamo allora di capirne di più di seguito.

Caldaia a condensazione vs caldaia tradizionale

Ci sono delle differenze che chiaramente caratterizzano le caldaie a condensazione e quelle di tipo tradizionale.

Per quel che riguarda le caldaie a condensazione diciamo che queste vanno a condensare il vapore acqueo dei gas di scarico che producono.

Il calore che viene estratto da questa condensazione viene adoperato dalla stessa caldaia e ciò le consente di avere un rendimento più alto ottimale rispetto i modelli di caldaia tradizionale.

Le caldaie normali infatti, non consentono di recuperare il calore dei fumi e si tratta dunque di un evidente spreco energetico. Ad ogni modo c’è da dire che le caldaie di tipo tradizionale sono più economiche.

Quale caldaia a condensazione scegliere?

Oggi il mercato offre una grande varietà di caldaie a condensazione. Per scegliere quella più adatta dobbiamo anche considerare le dimensioni del nostro appartamento o eventuali esigenze specifiche.

La potenza

Se il nostro appartamento è infatti abbastanza grande e ci sono tante stanze, o se addirittura la casa si sviluppa su più piani, certamente sarà necessario un modello particolarmente potente.

Se al contrario si tratta di un appartamento standard, e dunque di quadratura che non supera i 120 metri quadri, va bene una caldaia con potenza di 24 kW per acqua calda sanitaria e riscaldamento.

Certamente nel computo della scelta va tenuto conto anche di quello che è l’isolamento termico dell’appartamento ed il tipo di radiatori o il sistema di riscaldamento presente in casa.

Il rapporto qualità prezzo

Bisogna sempre considerare il rapporto qualità prezzo quando si valuta l’acquisto di un dispositivo per casa.

Nel caso di una caldaia bisogna considerare ad esempio la qualità dello scambiatore di calore e del bruciatore, perché da questi dipende il buon funzionamento della caldaia.

Accertiamoci per questo che ciascun elemento della nostra caldaia sia realizzato con elementi di qualità e che siano certificati.

Avremo certamente così una caldaia più efficiente che ci consentirà di risparmiare energia e dunque gas.

La classe energetica

La classe energetica è un fattore che non può essere trascurato quando ci si chiede quale possa essere la caldaia giusta da acquistare.

La classe energetica infatti ci dice quale sia il consumo di un determinato modello e quali possano essere alcune sue specifiche funzioni.

In base al loro livello di efficienza energetica, le caldaie sono classificate secondo quattro differenti classi:

  • Una stella
  • Due stelle
  • Tre stelle
  • Quattro stelle

Le caldaie a 4 stelle sono quelle che consentono di ottenere un risparmio energetico maggiore e chiaramente hanno un costo più elevato rispetto le altre.

Se stai pensando dunque di acquistare una nuova caldaia, quella a condensazione potrebbe fare al caso tuo.

Essa è infatti in grado di garantirti un interessante risparmio economico e consentirti di contribuire a rispettare maggiormente l’ambiente. Parlane per questo con il tuo tecnico di installazione caldaie di fiducia e chiedi il suo parere circa le moderne caldaie a condensazione.

Informazioni utili

Come ripristinare la luce quando salta

Posted by Massimo Miceli on

Prima di iniziare, ti informiamo che le interruzioni di corrente possono generalmente derivare da uno sbalzo di tensione nell’impianto dovuto alla presenza di troppi dispositivi elettrici collegati alla rete.

Se stai riscontrando questo problema, non preoccuparti, potesti risolverlo anche senza dover chiamare un tecnico. In questo post ti spieghiamo come fare.

In caso di incidente grave, sarà necessario sentire direttamente la società che gestisce la tua fornitura elettrica. Semplicemente consultando il loro sito ufficiale, puoi reperire i numeri di telefono che ti consentiranno di contattarli per avere lumi circa il problema.

Passaggi per ripristinare il contatore elettrico

Raggiungi il contatore elettrico. Il primo passo è quello di verificare se l’interruzione di corrente è dovuta ad uno sbalzo di tensione o meno. Per riuscirci devi fare quanto segue:

Vai al quadro elettrico che di solito si trova all’ingresso di casa o in cucina e aprilo. Vedrai che ci sono degli interruttori. Quindi abbassali tutti e attendi 10 secondi. A questo punto rimettili su, procedendo da destra verso sinistra. L’elettricità tornerà automaticamente.

Se non ha funzionato, e gli interruttori si abbassano di nuovo automaticamente, prova a leggere la sezione successiva.

Contatta il tuo distributore di energia elettrica

Se non sei riuscito a ripristinare l’elettricità seguendo i passaggi del punto precedente, dovresti fare quanto segue. Innanzitutto dovrai chiamare il fornitore di energia elettrica che opera nella tua zona, poiché è l’azienda che gestisce il servizio erogato in casa tua e magari possono avvisarti relativamente ad eventuali lavori di manutenzione presenti nella strada in cui vivi.

Ricorda che per identificarti con il distributore dovrai indicare il tuo numero cliente, puoi trovarlo su ogni bolletta (solitamente è indicato in alto a sinistra). Ad ogni modo se gli episodi per i quali salta la luce sono costanti, dovrai verificare che la tua potenza contrattata sia adeguata: potrebbe infatti essere necessario aumentare la potenza del contatore.

Raccomandazioni tecniche

Se invece il problema non è relativo al tuo fornitore, e dunque l’anomalia tecnica è presente solo nel tuo appartamento, in questo caso il consiglio è quello di contattare un servizio di pronto intervento 24.

Ricorda inoltre che se si tratta di un guasto che non sei in grado di individuare, né tantomeno riparare, fai bene ad evitare di procedere a tentativi perché in quel caso metteresti a repentaglio la tua sicurezza e quella di tutte le altre persone presenti in casa.

Meglio per questo motivo lasciar fare ad un tecnico e capire il perché non sia possibile ripristinare la corrente nonostante tu abbia già provato a rimettere nella posizione corretta gli interruttori.

Potrebbe ad esempio trattarsi di un corto circuito presente in casa, in quanto magari qualcuno potrebbe avere accidentalmente bagnato una presa con dell’acqua e per questo motivo il sistema va in blocco di sicurezza.

Ecco perché diventa necessario attendere l’intervento di un tecnico specializzato ed evitare di effettuare operazioni fai da te.

Raccomandazioni finali

Per dispositivi come il frigorifero, la prima cosa da fare è tenere chiusa la porta del dispositivo, così che la temperatura degli alimenti rimarrà invariata fino a 12 ore dopo il suo spegnimento, più o meno.

Da quel momento, il cibo inizierà a scongelarsi. Se il problema non sarà stato ancora risolto, dovresti riempire il frigorifero con impacchi di ghiaccio per mantenerlo freddo; nel caso in cui il frigorifero sia pieno questo sarà certamente un vantaggio, in quanto la presenza di più cibi aiuta a mantenere meglio la temperatura.

Solitamente un tecnico specializzato è in grado di risolvere problemi di questo tipo in breve tempo, per cui se ne chiami uno non appena riscontrato questo problema, la luce tornerà a presto in casa ed anche il frigorifero tornerà a refrigerare correttamente i cibi.

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Per Instagram in arrivo 7 novità per la chat

Posted by Massimo Miceli on
Per Instagram in arrivo 7 novità per la chat

Lo ha annunciato Meta, che in una nota ufficiale della compagnia ha dichiarato che le novità in arrivo per la chat di Instagram saranno disponibili per tutti. Dalla posta silenziosa ai sondaggi nelle chat di gruppo fino alle condivisioni rapide di canzoni, le aggiunte verranno infatti progressivamente estese a tutto il mondo, e saranno valide sia per i sistemi iOS sia per quelli Android. Insomma, è ufficiale: ha inizio il roll out di un aggiornamento di Instagram, che introdurrà diverse novità nella sezione di messaggistica della nota app del Gruppo Meta. Si tratta di revisioni che puntano alla strategia a lungo termine di Meta, che desidera in futuro unificare l’app di messaggistica Messenger di Facebook, quella di Instagram e WhatsApp.

Chattare sarà più facile, rapido e comodo

La prima novità riguarda le risposte durante la navigazione. Quando si riceve un nuovo messaggio mentre si naviga nel feed sarà possibile rispondere senza andare nella casella di posta. Questa nuova funzionalità rende molto più facile e comodo chattare quando si è già all’interno dell’app. La seconda novità è la condivisione rapida. Toccando e tenendo premuto il pulsante di condivisione si potrà ricondividere facilmente i post. Mentre la terza, verrà introdotta per scoprire chi è online. Nella parte superiore della casella di posta si potrà infatti vedere chi è libero di chattare in quel momento.

Un’integrazione con Apple Music, Amazon Music e Spotify

La quarta novità darà la possibilità agli utenti di Instagram di riprodurre, mettere in pausa e ripetere brani musicali. Grazie all’integrazione con Apple Music, Amazon Music e Spotify, si potrà condividere nei messaggi un’anteprima di 30 secondi di un brano e i gli amici potranno ascoltarlo direttamente dalla finestra della chat. Quinta novità, inviare messaggi “silenziosi”. Con questa funzionalità sarà possibile inviare messaggi senza avvisare gli amici a tarda notte, o quando gli interlocutori sono occupati, aggiungendo ‘@silent’ al messaggio, senza perciò preoccuparsi di inviare notifiche indesiderate.

Dal tema lo-fi ai sondaggi

La penultima novità per la messaggistica di Instagram, riporta Adnkronos, è il tema lo-fi per la chat. Si tratta di un nuovo tema della chat lo-fi (bassa fedeltà, contrazione del termine in lingua inglese low fidelity) per rendere le conversazioni più personali e creative. Infine, la settima e ultima novità annunciata da Meta riguarda la possibilità di creare un sondaggio. Questa è già una delle funzionalità di chat di gruppo più amate di Messenger per creare un sondaggio direttamente nella chat di gruppo, e verrà estesa anche al sistema di messaggistica di Instagram.

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Fake news, gli italiani sanno riconoscerle?

Posted by Massimo Miceli on
Fake news, gli italiani sanno riconoscerle?

Gli italiani sanno riconoscere le fake news? E come si rapportano al vasto – e non sempre attendibile – mondo dell’informazione? Questo difficile rapporto tra verità e bufale è stato al centro di una recente ricerca Ipsos per IDMO (Italian Digital Media Observatory), l’hub nazionale contro la disinformazione coordinato dal centro di ricerca Data Lab dell’Università Luiss Guido Carli, che ha esplorato la fiducia e i comportamenti degli italiani nei confronti dell’informazione e delle fake news. Dall’indagine emerge come gli italiani non hanno dubbi sul significato stesso di “fake news”, ne sono a conoscenza e il 73% dichiara di essere in grado di riconoscerle (percentuale che aumenta a quasi l’80% tra i più giovani). La medesima fiducia, però, non è risposta nella capacità altrui: soltanto il 35% crede che le altre persone siano in grado di distinguere notizie vere da notizie false. In generale, tra i più giovani (18-30 anni) e i più scolarizzati le attività di controllo per analizzare l’attendibilità e affidabilità delle informazione online e, quindi, proteggersi dalla disinformazione sono maggiormente frequenti. 

I giovani credono di essere più preparati

La stragrande maggioranza degli italiani (7 su 10) si informa esclusivamente tramite fonti gratuite o solo 1 su 4 è disposto a pagare per accedere ad informazioni di cui si fida. Il termine “fake news” è ampiamente conosciuto e associato a diverse tipologie di notizie. Quelle considerate più diffuse e più pericolose dagli intervistati sono le notizie tendenziose, ovvero comunicate o interpretate in modo intenzionalmente modificato allo scopo di favorire particolari interessi. La maggioranza – più del 60% – sostiene che chi diffonde fake news sia consapevole del fatto che sono notizie false e che la principale motivazione sia economica (37%). Il restante 36% sostiene che chi diffonde fake news nella maggior parte dei casi pensa che la notizia sia vera e che la principale motivazione sia sociale (29%). Tra i più scolarizzati il quadro cambia: è il 57% a ritenere che chi diffonde una fake news non sia consapevole del fatto che la notizia sia falsa. L’indagine ha anche rilevato un ampio scostamento tra la percezione di essere personalmente in grado di distinguere fatti reali dalle fake news (73% crede di esserne in grado) e la considerazione di quanto le altre persone siano capaci di farlo (solo il 35% crede che siano in grado). Tra i più giovani e i più scolarizzati è più diffusa la fiducia nella propria capacità di distinguere fatti reali da fake news (quote sopra al 75%), mentre tra i più adulti è maggiormente diffusa la fiducia nella capacità delle altre persone in Italia (40%).

Come si scopre una bufala?

Quasi il 90% degli intervistati sostiene che la disinformazione sia diffusa in Italia e una quota simile si dichiara preoccupato per questo. Quest’ultimo dato risulta più basso tra i più giovani dove i preoccupati ammontano al 78%. Il 90% degli italiani dichiara di fare almeno un’attività di controllo davanti a un’informazione online. Le due più frequenti sono il controllo della credibilità dell’informazione e il controllo dell’informazione su diversi siti web e risultano eseguite da circa 1 cittadino su 2.
A seguire, il 44% controlla l’autenticità dell’indirizzo del sito web e il 31% controlla se regolarmente aggiornato. Altre attività vengono svolte da meno del 30% e non risultano essere particolarmente diffuse nel nostro Paese. Tra i più giovani e i più scolarizzati tutte le attività di controllo sono più frequenti: il 61% si accerta di autori e link, il 56% fa comparazioni con altri indirizzi web, il 38% bada che il sito sia aggiornato. Percentuali che crollano tra i più adulti e i meno scolarizzati.  

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La lingua inglese è un “motore mentale” per gli italiani

Posted by Massimo Miceli on
La lingua inglese è un “motore mentale” per gli italiani

L’inglese è considerato dagli italiani uno strumento fondamentale non solo a livello professionale, ma anche per una maggiore apertura mentale verso altre culture e per stringere nuovi rapporti. Secondo i risultati della ricerca commissionata da Novakid, la scuola di inglese online, all’Istituto AstraRicerche, per oltre quattro italiani su dieci l’inglese è un “motore mentale” che ha spinto a stringere rapporti più stimolanti. In pratica, chi conosce l’inglese oggi probabilmente non sarebbe la stessa persona se non l’avesse studiato, non avrebbe avuto la stessa apertura verso le culture straniere, e probabilmente non avrebbe fatto le stesse esperienze in tema di viaggi. Grazie alla spinta ricevuta dalla conoscenza dell’inglese gli italiani si definiscono persone diverse. Una spinta ancora più importante per i giovani, per i quali la padronanza della lingua può cambiare le future opportunità sociali (87%) e lavorative (80%).

Fondamentale per i più giovani e per fare carriera

Secondo gli intervistati, una buona padronanza dell’inglese è essenziale soprattutto per i più giovani: il 59% dichiara sia importantissimo per i bambini nell’ambito di un percorso di apprendimento più fluido, per il 66% è essenziale per gli adolescenti, che un domani dovranno affacciarsi al mondo del lavoro, e il 62% lo ritiene fondamentale per i giovani alle prese con i primi passi della propria carriera.
Ma l’Inglese è ritenuto fondamentale (85%) non solo per i più giovani, ma anche per gli adulti e per i soggetti che hanno difficoltà lavorative. Il 67% degli intervistati è convinto che incida nell’occupazione e nel percorso di carriera, e il 28% pensa addirittura che faccia la differenza.
La percentuale più alta di chi lo ritiene fondamentale è composta principalmente da giovani dai 18-24 anni, e dal range più senior, dai 55-65 anni.

Una funzione sociale e culturale

Ma l’inglese non è considerato utile solo per la vita lavorativa: il 49% degli intervistati dichiara che la conoscenza di questa lingua è stata più che utile anche nella vita sociale e di relazione. In particolare, la conoscenza dell’inglese ha aiutato gli intervistati ad ‘aprirsi’ al mondo, alle culture straniere (56%), a viaggi ed esperienze (54%), e ai rapporti di amicizia (41%). È proprio questa funzione sociale e culturale dell’inglese che spinge molte persone a prediligere un metodo di apprendimento autonomo e personale, fatto di azioni quotidiane.

A mettere in crisi è soprattutto la pronuncia

Tanto che il 52% afferma di avere migliorato le proprie competenze grazie alla visione di contenuti multimediali in lingua, il 49% dà il merito a viaggi in paesi anglofoni, il 43% alla lettura di libri in inglese e il 40% all’ascolto di musica internazionale. Quanto agli aspetti della lingua che la popolazione italiana ritiene più difficili e ostici è la ‘conversazione’ l’elemento che più mette alla prova gli intervistati. Il 61% ritiene infatti difficile conseguire un buon livello di confidenza nel parlare, mentre il 59% ha difficoltà nell’ascolto e nella comprensione. A mettere in crisi gli italiani è soprattutto la pronuncia (difficile per il 69%), ma anche il vocabolario e la grammatica (rispettivamente 58% e 57%).

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Il mercato dei farmaci generici

Posted by Massimo Miceli on
Il mercato dei farmaci generici

L’Osservatorio sul sistema dei farmaci generici realizzato da Nomisma per Egualia (già Assogenerici) ha esaminato le principali voci di bilancio di 335 società di capitali, divise in 81 imprese di farmaci generici e 254 di farmaci non generici.

“Osservando l’andamento del volume d’affari delle imprese di farmaci generici si nota una crescita strutturale tra il 2014 e il 2019: i ricavi sono aumentati del +8% ogni anno e del +47,9% complessivamente, attestandosi nel 2019 a oltre 4,3 miliardi di euro”, commenta Lucio Poma, coordinatore scientifico Nomisma. Inoltre, nel periodo 2014-2019 l’incremento occupazionale supera il 31% tra le imprese di farmaci generici, e a fine periodo il numero di dipendenti si attesta a oltre 8.600 unità, 400 in più rispetto all’anno precedente.

Redditività ed EBITDA meno performanti dei farmaci non generici 

Nonostante un volume di ricavi che cresce a un ritmo più sostenuto, le imprese di farmaci generici presentano una minor capacità di generare redditività rispetto alle società che si occupano di farmaci non generici. Il margine operativo lordo (EBITDA) registra una tendenza, rispetto ai ricavi, strutturalmente meno performante per le imprese di farmaci generici, oscillando nel periodo 2014-2019 tra il 10,6% del 2019 e l’11,3% del 2017. Le imprese che si occupano di farmaci non generici, invece, mostrano valori costantemente superiori, attestandosi al 15,1% nel 2019, segnalando una distanza di redditività che tende ad amplificarsi.

La farmaceutica territoriale

Nel 2020 la spesa farmaceutica territoriale totale, pubblica e privata, ammontava a 20,5 miliardi di euro, -2,6% rispetto al 2019, allineandosi a valori simili a quelli del 2018. L’analisi per tipologia di farmaci venduti mette in evidenza un dato interessante: fra il 2009 al 2020 le vendite di generici sono aumentate del 119% a volume e del 148% a valore. Parallelamente si è verificata una graduale diminuzione della presenza di farmaci coperti da brevetto, le cui confezioni sul mercato si sono ridotte di circa 328 milioni di unità (-65%), circa -5,6 miliardi di euro (-63%) a valore. Ciò ha determinato una riconfigurazione delle quote delle tipologie di farmaci sul mercato totale, e dal 2009 al 2020 il peso dei farmaci generici è passato dal 14% al 30% in volumi e dal 7% al 21% in valori.

La spesa per la farmaceutica ospedaliera

Al fianco della farmaceutica territoriale, il canale di vendita più importante dei farmaci generici è costituito dalla farmaceutica ospedaliera. I dati 2020 evidenziano come l’emergenza pandemica abbia ridotto i consumi ospedalieri a volume, passati da 1,5 miliardi di unità minime frazionabili di medicinali a 1,3 miliardi (-14,1%). Tuttavia, i risultati dell’ultimo anno non hanno alterato le quote sul mercato. “Continua, infatti, l’ascesa dei farmaci generici, che nonostante il decremento assoluto in termini di incidenza sul totale mantengono il proprio posizionamento, passando dal 29,8% del 2019 al 30% del 2020”, prosegue Poma. Inoltre, si conferma il trend favorevole che ha visto aumentare le vendite dell’11,5% nell’ultimo quadriennio, con un guadagno di quota del 6,6%.

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Chi sono i ragazzi della Gen Z? Da uno studio poche conferme e molte novità

Posted by Massimo Miceli on
Chi sono i ragazzi della Gen Z? Da uno studio poche conferme e molte novità

I ragazzi della Generazione Z continuano a cambiare ancora prima di riuscire a comprenderli, e se gli ultimi due anni sono stati molto particolari questo ha influito parecchio sull’idea che ci si è fatti di loro. Di fatto, nella ‘narrazione’ corrente sui ragazzi nati dal 1995 al 2010 alcune cose vanno riviste.
È quanto emerge da un’indagine realizzata da Eumetra International condotta tramite 10.000 interviste effettuate in Italia, Francia, Germania, Uk e Spagna, che mette a confronto la Gen Z con le altre generazioni, approfondendone i valori e gli atteggiamenti di base.

I più ‘anziani’ li superano per rispetto della natura

Quando si parla di Gen Z si pensa ai paladini assoluti del rispetto della natura, votati all’indipendenza, portatori di un nuovo modo di pensare e relazionarsi al mondo del lavoro, più libero, magari basato sulla capacità di fare di necessità virtù. Ma adesso non è più del tutto così. Su alcuni aspetti sono stati superati dai più anziani, ad esempio, proprio sul rispetto della natura. Su altri i Gen Z si sono avvicinati a modelli più consueti, ad esempio, nella relazione con il denaro e nelle aspettative sul lavoro, non più necessariamente indipendente e in divenire, ma, se possibile, sicuro e remunerativo, e soprattutto, calzante con le loro esigenze. Il passaggio chiave è proprio questo: la Gen Z sembra possedere una maggiore centratura su di sé, forse proprio in conseguenza della pandemia.

Fare i conti con un futuro che nessuno prima di loro ha dovuto affrontare

Di certo questo periodo ha lasciato molti strascichi su di loro: rabbia in alcuni, voglia di recuperare il tempo perduto in altri e in tanti una sensazione di solitudine ineluttabile, prima obbligata e ora voluta, necessaria al loro equilibrio. Cicatrici che si sono mescolate ai cambiamenti fisiologici della crescita, soprattutto al dover iniziare a fare i conti con un futuro che forse nessuna delle generazioni precedenti ha dovuto affrontare in condizioni di simile incertezza. Trovare il legame tra ogni singola causa e il relativo effetto è esercizio complesso, tanto più che alcuni di questi ragazzi hanno ormai 25 anni, e il futuro hanno già iniziato a viverlo.

Guardiamoli per quello che sono: individui che si accingono all’età adulta in un contesto difficile

Dunque, guardiamoli per quello che sono: individui che si accingono all’età adulta, destinati a ricoprire un ruolo fondamentale in un contesto difficile. E quando sono obbligati a sperimentarsi con gli snodi della vita finiscono per assomigliarci più di quanto noi stessi crediamo.
Inoltre, che fossero lontani dal mondo delle marche è una conferma. Ma adesso hanno l’esigenza di orientarsi nelle scelte di consumo che sono tenuti a praticare: come riuscire a ingaggiarli in queste scelte?

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Influencer marketing, aumentano i post ‘trasparenti’

Posted by Massimo Miceli on
Influencer marketing, aumentano i post ‘trasparenti’

Creator e influencer indirizzano sempre più le scelte di acquisto dei propri follower, spingendoli all’acquisto di prodotti e servizi. Per farlo devono però inserire gli hashtag della trasparenza, ovvero segnalando che il post è di carattere commerciale. Una pratica che si sta consolidando nel tempo, anche parallelamente all’incremento delle campagne adv.  Nell’ultimo anno, ad esempio, su Instagram i post trasparenti sono aumentati del +69%. È quanto emerge dall’analisi condotta dall’Osservatorio istituito da Buzzoole, tech company specializzata in tecnologie e servizi per l’Influencer Marketing, che ha analizzato tutti i post pubblicati in lingua italiana che utilizzano gli hashtag della trasparenza suddivisi per settore, oltre ai brand più attivi sui social.

Instagram si riconferma luogo preferito per le attività dei creator

Lo studio La trasparenza nell’Influencer Marketing ha interessato tutti i post (a esclusione delle Storie) pubblicati su Instagram, Youtube, Twitter e Facebook, contenenti gli hashtag della trasparenza più utilizzati: #ad, #adv, #sponsorizzato, #sponsored, #sponsoredby, #gifted, #giftedby, #supplied e #advertising. Dall’analisi emerge che nel 2021 sono stati pubblicati 426.233 contenuti trasparenti, per 214 milioni di interazioni.
Anche nel 2021 Instagram viene riconfermato come luogo preferito per le attività dei creator, con il 65,4% dei post e l’88,2% delle interazioni generate. Al secondo posto c’è Twitter (30,3% dei post), mentre per quanto riguarda  Facebook il dato è sottostimato (3,7%), in quanto per motivi di privacy la piattaforma non permette di effettuare rilevazioni puntuali.

Moda e cosmetica i settori più attenti alle regole

La moda (abbigliamento e calzature) si riconferma l’industria più attenta alle regole, con il 29,2% dei post trasparenti. Al secondo posto, la cosmetica (prodotti per la cura del corpo), con il 13,9%, e al terzo il food, che diventa protagonista con il 9,8% dei post, guadagnando 3,3 punti percentuali.
A seguire il mondo della tecnologia (elettronica di consumo), con il 9% dei post, l’intrattenimento (tv, gaming), con l’8,7% dei post, gli accessori (borse, orologi e gioielli), con l’8,6%, e il beverage, con il 4,4%.
Come nel 2020 anche nell’ultimo anno emerge il comparto health care, con un 3,1% di post trasparenti, incentrati soprattutto sull’igiene personale e i dispositivi di sicurezza per proteggersi dal contagio.

Stagionalità e interazioni

In concomitanza alle prime riaperture da parte del governo, riporta Ansa, c’è stato un aumento anche delle campagne sponsorizzate da parte dei brand. Un altro momento particolarmente attivo è stato quello a ridosso del Black Friday e quello delle feste di fine anno.
In particolare, il settore della moda ha registrato un picco durante il mese di settembre durante la Fashion Week.
I mesi estivi, invece, hanno rappresentato il periodo ideale da parte dei brand food per promuovere i prodotti attraverso il coinvolgimento degli influencer. Rispetto alle interazioni totali (like, commenti, condivisioni) la moda cattura il 33,3% delle interazioni complessive, mentre la bellezza il 13,7% e l’entertainment l’11,3%.

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Caro bollette, le strategie degli italiani per spendere meno

Posted by Massimo Miceli on
Caro bollette, le strategie degli italiani per spendere meno

Non è certo un segreto che dall’inizio dell’anno ci sia stata una vera e propria stangata sui costi energetici. E i cittadini si sono visti recapitare bollette di luce e gas decisamente più pesanti rispetto a quelle dell’anno scorso. Per contrastare il caro bollette, i nostri connazionali hanno attivato una serie di strategie: dallo spegnere la luce al rinunciare alla colazione al bar fino a tagliare gli abbonamenti alle piattaforme streaming.

Quanto pesano luce e gas sui bilanci familiari? 

Una recente indagine condotta da Condexo, azienda che si occupa di gestioni condominiali, ha esplorato le opinioni della famiglie italiane che devono fare i conti con gli aumenti dei costi di elettricità e gas. Il nuovo anno per gli italiani si è aperto con una stangata: dal primo gennaio sono scattati gli aumenti che per il primo trimestre saranno del +55% per l’elettricità e +41,8% per il gas. Secondo la stima dell’Arera, l’Autorità di regolazione per Energia Reti e Ambiente, le nuove tariffe si tradurranno in una spesa per la famiglia-tipo di: +68% per la bolletta elettrica (circa 823 euro); +64% per la bolletta del gas (circa 1560 euro). Un caro bollette che peserà “molto” sull’economia familiare per il 75% degli intervistati da Condexo; “abbastanza” per il restante 25%. A pesare di più per il 60% dei 640 che hanno risposto al sondaggio il rincaro sull’elettricità. 

Obiettivo risparmio

Spinto dal desiderio di riuscire a risparmiare qualcosa, il 50% degli italiani intervistati sceglie di tenere meno luci accese in casa; il 44% farà invece un uso minore degli elettrodomestici, per far fronte al caro bollette meno lavatrici e lavastoviglie. Tra i rimedi il 25% degli intervistati ha dichiarato che sostituirà le vecchie lampadine con quelle a basso consumo; il 6% pensa invece di sostituire i vecchi elettrodomestici; il 3% l’impianto di riscaldamento. Solo il 19% è disposto ad abbassare le temperature dei termosifoni sotto i 22° nonostante ad ogni grado in meno rispetto a questo livello corrisponda un risparmio compreso tra i 6% e il 10% sul consumo. Per il 44% meglio optare per la minor dispersione del calore in casa: infissi ben chiusi, ambienti isolati e porte serrate, niente panni sui termosifoni da sottoporre a manutenzione insieme alla caldaia. Rincari che si ripercuotono anche sulle abitudini. Per far fronte alle maggiori spese per luce e gas il 65% degli intervistati da Condexo rinuncerà a pranzi e cene fuori; il 36% alla colazione al bar dove i rincari hanno fatto schizzare in alto il prezzo del caffè: secondo i calcoli di Assoutenti in alcuni casi raggiunge il prezzo di 1,50 euro la tazzina, con un rincaro del 37,6%. Il 33% taglierà su eventi sportivi dal vivo, quindi partite viste allo stadio o nei palazzetti dello sport. Il 25% rinuncerà agli abbonamenti a piattaforme streaming, stessa percentuale per chi dirà no a gite fuoriporta e piccoli viaggi o eventi culturali come cinema, teatro e mostre. Infine, un 8% ha dichiarato che taglierà le sigarette.

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Italia, cresce la spesa per l’IT

Posted by Massimo Miceli on
Italia, cresce la spesa per l’IT

L’Italia è sempre più orientata verso l’Information Technology, tanto che nel 2022 la spesa in questo settore aumenterà addirittura dell’11%. Si tratta di un incremento che significa un controvalore di 300 miliardi di euro. A dare i numeri è il report Information Technology di 24 Ore Ricerche e Studi (Gruppo 24 Ore) che ha preso in esame i dati di bilancio storici per le prime 20 aziende in Italia, le prime 30 in Europa e le prime 50 nel mondo. 

Cybersecurity in primo piano

Tra le voci più strategiche pare esserci, stando al report ripreso da Ansa, proprio la cybersecurity, un tema sempre più sensibile. A livello mondiale gli investimenti in cybersecurity dovrebbero aver raggiunto 150,4 miliardi di dollari a fine 2021 (+12,4% rispetto al 2020), trainati dalla Cloud Security.

La fotografia delle imprese IT in Europa

In Europa le aziende IT con almeno 20 milioni di ricavi sono circa 5.000 e in Italia 600, con un fatturato complessivo di oltre 75 miliardi. L’analisi del rapporto riferisce che i 75% delle società del settore, anche di piccole dimensioni, ha una probabilità di insolvenza inferiore allo 0,5%. Per quanto riguarda la sicurezza, quelli più solidi sarebbero quelli dei servizi per Artificial Intelligence e della Cybersecurity.

Le aziende top del settore

L’analisi ha compreso i più rilevanti dati di bilancio storici per le prime 20 aziende in Italia le prime 30 in Europa e le prime 50 nel mondo, e per le società quotate vengono indicate anche le stime di consensus degli analisti sul futuro. E’ inoltre presente un importante outlook del settore a cura di Strategic Management Partners, per esplorare in profondità quali siano lo stato dell’arte e le tendenze del comparto.
Emerge così, riporta Ansa, che tra le aziende IT non quotate 3 italiane si classificano nella Top 30 europea per fatturato e addetti – Computer Gross, Zucchetti e Almaviva – mentre per le società italiane quotate del settore nel 2021 – 2023 le stime di crescita sono a doppia cifra, con indicazioni particolarmente positive per Reply e, su scala dimensionale più piccola, per Cy4Gate, Vantea Smart e Almawave. L’analisi del Report IT, aggiornata a novembre 2021, riporta anche le più recenti e rilevanti operazioni di M&A nel settore IT e le principali emissioni obbligazionarie effettuate dalle società del settore.