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Neolaureati e primo impiego: settori, titoli e competenze più richieste

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Neolaureati e primo impiego: settori, titoli e competenze più richieste

Dopo il conseguimento della laurea, il percorso verso la prima occupazione si presenta spesso complesso per i neolaureati italiani, caratterizzato da elevata competitività, retribuzioni iniziali inferiori alla media europea, e una crescente tendenza a “fuggire” all’estero. 
Tra i settori in crescita per i giovani professionisti italiani, la Ricerca appare in cima alle funzioni più richieste, e l’Intelligenza Artificiale è una competenza trasversale emergente. Lo rivela il barometro del primo impiego di LinkedIn.

Al fine di fornire un orientamento strategico ai neolaureati italiani, LinkedIn ha pubblicato la quinta edizione del suo Barometro del primo impiego, un’analisi approfondita delle funzioni aziendali, dei settori, dei titoli professionali e delle competenze che hanno registrato la maggiore crescita di domanda nel corso del 2024, in Italia e a livello globale.

Settori in crescita: Formazione, Ristorazione, Finanza

L’indagine, condotta da LinkedIn Notizie su dati aggregati relativi all’anno 2024, delinea un quadro delle opportunità professionali in evoluzione per i giovani laureati italiani.
In Italia, i cinque settori che hanno manifestato la maggiore crescita nella richiesta di laureati magistrali nel 2024 sono: Formazione, Servizi di alloggio e ristorazione, Servizi finanziari, Pubblica amministrazione e Servizi amministrativi e di supporto.
Un confronto con il contesto europeo rivela alcune similitudini con la Spagna, dove gran parte dei settori in crescita coincidono, sebbene con un diverso ordine di priorità.

Analogamente alla Francia, Turismo e Ristorazione si confermano un importante bacino di opportunità occupazionali per i neolaureati. Al contrario, in Germania, Paesi Bassi e Regno Unito si osserva un incremento delle offerte di primo impiego in ambiti come il supporto ai consumatori e i servizi di assistenza sanitaria.

Aumenta la domanda per Ricerca, Informatica, Risorse umane

La domanda di neolaureati nel 2024 è cresciuta maggiormente per funzioni aziendali quali Ricerca, Informatica, Risorse umane, Vendite, Marketing, Amministrativo, Operazioni e Program e Project Management.

Elemento distintivo del mercato italiano rispetto agli altri Paesi europei è il primato della Ricerca, un percorso ad alta specializzazione che evidenzia una crescente domanda a fronte di un numero di laureati magistrali ancora inferiore alla media europea.
Inoltre, l’Informatica, un settore dinamico in Italia ma non altrettanto negli altri Paesi, risulta in seconda posizione. Anche le Risorse Umane, al terzo posto, altrove sono meno rilevanti, risultando presenti al settimo posto in Francia e assenti altrove.

Competenze digitali e scientifiche apprezzate in tutta Europa

Al contrario, servizi e consulenza legale, in forte crescita nel resto d’Europa, in Italia non figurano tra le prime posizioni.

In linea con questo scenario, i titoli professionali in crescita per i neolaureati italiani (laurea magistrale) nel 2024 sono stati Ricercatore post-doc, Ingegnere AI, Responsabile vendite, Specialista di supporto, Psicologo, Architetto, Insegnante di inglese, Specialista in salute, sicurezza e ambiente, Ingegnere di sistemi, Designer di interfacce utente.
La tendenza generale in Europa evidenzia una crescente e trasversale domanda di competenze digitali e scientifiche, con l’Italia che si distingue per il forte posizionamento di profili accademici e di ricerca tra i titoli professionali più richiesti.

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Milano Cortina 2026: è vero che per le PMI è un’occasione d’oro?

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Milano Cortina 2026: è vero che per le PMI è un’occasione d’oro?

I Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026 rappresentano un’opportunità straordinaria per le piccole e medie imprese (PMI) del Nord Italia. Secondo una ricerca commissionata da Visa e realizzata da Ipsos, il 95% delle aziende locali prevede un impatto economico positivo legato all’evento sportivo. Di queste, il 64% si aspetta benefici concreti per la propria attività.

Prospettive differenti tra città e montagna

Se è vero che il sentiment positivo è diffuso, è altrettanto vero che ci sono sfumature diverse a seconda della zona. A Milano, le imprese puntano su un aumento dei visitatori italiani, mentre nelle aree montane l’83% delle PMI prevede un afflusso importante di turisti internazionali.

In entrambi i casi, le aziende vedono nei Giochi una spinta per la visibilità e il rilancio dell’economia territoriale.

Innovazione e infrastrutture: opportunità per il territorio

Oltre all’impatto immediato, l’84% degli imprenditori ritiene che l’evento porterà miglioramenti duraturi: dalla riqualificazione urbana allo sviluppo di infrastrutture, fino al potenziamento della mobilità pubblica. Un esempio? Visa sta lavorando per estendere i pagamenti contactless ai trasporti pubblici nelle città coinvolte, tra cui Milano, Venezia e Verona, con un’eredità che andrà ben oltre i Giochi.

Digitalizzazione e investimenti: sistemi di pagamento al centro della trasformazione

I dati raccolti mostrano che il 53% delle PMI ha già investito o intende investire in soluzioni digitali, con un focus particolare sui sistemi di pagamento. I settori dell’accoglienza e della ristorazione guidano la corsa all’innovazione, confermando l’importanza di offrire servizi moderni e rapidi a una clientela internazionale sempre più esigente.

Oltre il 90% delle imprese intervistate prevede un uso massiccio dei pagamenti digitali da parte dei visitatori, con percentuali quasi totali per lo shopping (99%), la ristorazione (98%) e i trasporti (97%).

Verso il futuro: l’eredità di Milano Cortina 2026

L’entusiasmo non si limita al periodo dei Giochi: il 49% delle PMI basate nelle aree direttamente coinvolte è convinto che i benefici si protrarranno nel tempo. A livello economico, il 47% si aspetta una crescita del fatturato, mentre il 39% prevede vantaggi legati al territorio, come un maggiore afflusso turistico e migliori condizioni di sviluppo.

Un’opportunità da cogliere

Come sottolineato da Stefano M. Stoppani, Country Manager di Visa Italia, grandi eventi come i Giochi Olimpici possono rappresentare una spinta decisiva per la crescita delle PMI. 

Anche per Nevio Devidé, Chief Revenue Officer della Fondazione Milano Cortina 2026, lo studio rappresenta un tassello fondamentale nella costruzione della legacy dei Giochi, offrendo dati concreti su cui basare strategie e investimenti futuri.

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Lavoro e assunzioni: a febbraio previste 404mila entrate

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Lavoro e assunzioni: a febbraio previste 404mila entrate

A delineare lo scenario è il Bollettino del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali: a febbraio 2025 sono circa 404mila le assunzioni previste dalle imprese, 4.000 in meno rispetto a febbraio 2024 (-1,0%). Per il trimestre febbraio-aprile, sono invece quasi 1,4 milioni, +81mila (+6,1%) riaspetto al medesimo periodo 2024.

Nel suo complesso, l’industria a febbraio programma quasi 127mila entrate e circa 380mila nel trimestre, entrambe in flessione rispettivamente del -4,0%  e del -2,7% nel confronto con l’anno passato.
Ancora elevata la difficoltà di reperimento, che nel mese corrente coinvolge quasi il 48% delle assunzioni programmate.

Frenano manifatturiero e costruzioni, commercio cresce a due cifre

Il manifatturiero è alla ricerca di quasi 79mila lavoratori (-4,2%) e circa 238mila nel trimestre (-2,8%), mentre il comparto delle costruzioni programma per il mese oltre 48mila entrate (-3,7%) e circa 141mila nel trimestre (-2,5%). 

Bene, invece, i servizi, che programmano oltre 277mila entrate nel mese (+0,5%) e oltre 1 milione nel trimestre (+9,9%).
Ma a creare maggiori opportunità di lavoro è il commercio, con circa 75mila assunzioni programmate nel mese (+24,6%) e oltre 257mila nel trimestre (+36,1%).

A Nord-Est difficoltà per oltre metà delle posizioni

A febbraio sono difficili da reperire 193mila profili professionali (47,9% del totale assunzioni programmate), soprattutto a causa della mancanza di candidati (30,0%), seguita dalla preparazione inadeguata (14,7%).
Nel Nord-Est la difficolta di reperimento continua a interessare il 52,5% delle assunzioni.

A risentire maggiormente del mismatch sono le imprese delle costruzioni (63,8%), della metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo (61,8%), industrie tessili, abbigliamento e calzature (56,5%), del legno e del mobile (56,2%) e della meccatronica (55,9%).
Dal Borsino delle professioni sono difficili da reperire tecnici della gestione dei processi produttivi (72,8%), operai specializzati addetti alle rifiniture delle costruzioni (72,0%), fabbri (71,3%), meccanici artigianali (69,4%), carpentieri metallici (68,7%), tecnici ingegneri (63,3%) e tecnici della salute (62,7%).

Crescono i contratti a immigrati, a tempo indeterminato e al Sud

Sono circa 79mila le assunzioni di personale immigrato (19,5% delle entrate) soprattutto nei servizi operativi di supporto a imprese e persone (34,4%), nei settori dei trasporti, logistica e magazzinaggio (28,0%) e costruzioni (26,7%).

I contratti a tempo determinato sono proposti a 215mila unità (53,4% del totale), in leggero aumento rispetto a febbraio 2024, quando erano 211mila (51,9%). Crescono anche i contratti a tempo indeterminato, con 86mila unità nel mese  (21,4%), mentre erano 82mila a febbraio 2024 (20,1%).
A livello territoriale, 123mila entrate sono previste dalle imprese del Sud e Isole, seguite dalle imprese del Nord-Ovest (110mila), del Nord-Est (92mila) e del Centro (78mila).

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Intelligenza Artificiale tra uso quotidiano e timori: cosa ne pensano gli Italiani?

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Intelligenza Artificiale tra uso quotidiano e timori: cosa ne pensano gli Italiani?

L’intelligenza artificiale è ormai entrata nella routine degli italiani, con un utilizzo medio di circa tre volte alla settimana. Tuttavia, sebbene la tecnologia offra numerosi vantaggi, persistono forti timori legati alla privacy, alla disinformazione e all’impatto sul mondo del lavoro. È quanto emerge dalla ricerca “Gli italiani tra sostenibilità e intelligenza artificiale: generazioni a confronto”, condotta da BVA Doxa e presentata in occasione della terza edizione del Forum Multistakeholder organizzato da Cassa Depositi e Prestiti (CDP) a Milano.

I Giovani e l’AI: uno strumento per imparare (e per giocare)

I giovani risultano essere i principali utilizzatori dell’intelligenza artificiale: il 68% di loro la impiega regolarmente, soprattutto per il supporto nello studio (64%) e per lo svago (56%). Per questa fascia di età, l’AI rappresenta un nuovo strumento di ricerca, capace di fornire risposte rapide e personalizzate.

Nonostante l’ampio utilizzo, i giovani sono consapevoli dei possibili effetti negativi, come la riduzione delle capacità critiche e analitiche. Tuttavia, la comodità e l’efficienza offerte dalla tecnologia sembrano prevalere sui timori.

Privacy, disinformazione e lavoro

L’uso dell’intelligenza artificiale solleva dubbi trasversali a tutte le fasce d’età. Il 72% degli italiani teme che l’AI possa diventare una minaccia per l’uomo, una paura che cresce tra le donne (77%). Inoltre, il 52% si preoccupa per la possibile violazione della privacy e la diffusione di fake news, mentre il 51% teme una riduzione dei posti di lavoro a causa dell’automazione.

Un aspetto meno discusso, ma ugualmente rilevante, riguarda l’impatto ambientale: il 15% degli intervistati e il 21% dei giovani ritiene che l’utilizzo dell’AI possa contribuire all’aumento dell’inquinamento e delle emissioni di CO₂, evidenziando come le nuove generazioni siano particolarmente sensibili ai temi della sostenibilità.

AI e sostenibilità

Nel corso del Forum, il presidente di CDP, Giovanni Gorno Tempini, ha definito l’intelligenza artificiale il “fattore di svolta del secolo”, sottolineando la necessità di un cambiamento di paradigma per gestirne l’impatto.

Anche la sostenibilità è stata al centro della discussione. L’amministratore delegato di CDP, Dario Scannapieco, ha ricordato come le tematiche ambientali, sociali e di governance (ESG) siano sempre più cruciali per il futuro dell’economia e del territorio. Ha inoltre sottolineato che il 2024 è stato l’anno più caldo mai registrato, mentre nel 2023 gli eventi climatici estremi sono aumentati del 22%, evidenziando l’urgenza di un approccio responsabile all’innovazione e alla sostenibilità.

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Italiani e politica internazionale: pessimisti, ma con qualche aspettativa per il 2025

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Italiani e politica internazionale: pessimisti, ma con qualche aspettativa per il 2025

Quali sono le percezioni degli italiani sul panorama geopolitico del 2024 e del nuovo anno? Lo rivelano i risultati dell’Osservatorio ISPI-Ipsos ItaliaInsight, ‘Gli italiani e la politica internazionale’: nella percezione degli italiani oggi viviamo in un mondo sempre più insicuro (88%) e frammentato (91%) e con più diseguaglianze (76%). 

La terza guerra mondiale? Un’eventualità ‘probabile’ nei prossimi tre anni per il 47%, mentre solo il 15% la ritiene ‘altamente improbabile’.
Insomma, le percezioni, già negative a inizio anno, sono via via peggiorate, confermando un clima di grande preoccupazione e profondo pessimismo.

È un mondo difficile

È un mondo minacciato innanzitutto dalle guerre (49%), anche se gli spiragli di negoziati sui vari fronti fanno scendere del 5% questo valore nell’ultima rilevazione.
La quota di menzioni del cambiamento climatico, invece, si riduce dell’11% nel quarto trimestre. Per l’Italia, tuttavia, la minaccia rimane soprattutto legata all’andamento dell’economia internazionale.

Da notare come stia maturando una prospettiva diversa su questo tema: non è più solamente un problema di crisi economiche ‘esogene’ (dal 51% al 41%), ma anche di distribuzione delle risorse, quindi, di diseguaglianze economiche e sociali (dal 34% al 41%).
Quanto all’elezione di Donald Trump, per il 38% è ‘una cattiva notizia per l’Europa e per il mondo’. Il 24% è però di parere opposto, mentre colpisce il 38% di giudizi ‘sospesi’ sul suo ritorno alla Casa Bianca 

L’elezione di Donald Trump

L’inizio della seconda presidenza Trump rappresenta però anche (ex aequo con la pace in Ucraina e in Medio Oriente) l’elemento di maggiore speranza per il 2025, tutti menzionati dal 22% degli intervistati. 
Solo l’11%, al contrario, la indica come la fonte di maggiore preoccupazione per il 2025.

In cima a questa classifica si trova una possibile crisi economica in Europa (26%), il protrarsi della guerra in Ucraina (25%), un aumento degli eventi atmosferici estremi (24%) e un’ulteriore escalation in Medio Oriente (23%).
Ma per l’Europa una seconda presidenza Trump significa soprattutto decidere come affrontare la realistica prospettiva di un crescente disimpegno militare degli USA dallo scacchiere del Vecchio Continente. 

Il disimpegno USA e la spesa militare europea

Su questo punto è chiara la propensione degli italiani: solo il 10% è a favore dell’aumento delle spese militari, mentre il 34% ritiene che i livelli attuali di spesa siano ‘adeguati anche senza gli Stati Uniti’ e il 26% sarebbe per ridurre la spesa.

Quanto alla guerra in Ucraina, la maggioranza (60%) ritiene che a questo punto del conflitto l’Ucraina debba accettare un accordo con la Russia, anche a costo di perdere parti significative del proprio territorio. E per un 21%, Europa e USA devono addirittura interrompere la fornitura di armi all’Ucraina, anche se questo dovesse comportare la conquista da parte della Russia. Rimane un 19% che ritiene che si debba continuare a fornire armi all’Ucraina fino a quando non avrà riconquistato il suo territorio.

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Luce e gas: gli italiani non sanno qual è la propria tariffa

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Luce e gas: gli italiani non sanno qual è la propria tariffa

Circa 4 italiani su 10 non hanno la minima idea della tariffa applicata dal proprio fornitore luce e gas. In particolare, secondo l’indagine commissionata da Facile.it all’istituto di ricerca Annalect, la percentuale di chi non conosce la propria tariffa è pari al 39% per quanto riguarda la fornitura di energia elettrica, mentre sale addirittura al 43% per quella del gas.
Leggere le bollette energetiche e orientarsi tra le tariffe luce e gas non è sempre semplice, ma anche capire quanto si sta pagando l’energia di casa può diventare un’impresa ardua. Ma non finisce qui. Verificando le risposte di coloro che hanno dichiarato di conoscere la propria offerta, emerge un quadro in chiaroscuro.

Per l’energia elettrica, ad esempio, appena il 27% dei clienti ha dimostrato di conoscere realmente il prezzo della fornitura, il 23% ha indicato una tariffa superiore rispetto a quella reale, l’11%, invece, era convinto di pagare meno.

“Conoscere il prezzo della propria fornitura è indispensabile per valutare se stiamo pagando più del dovuto”

Per la fornitura di gas, invece, solo il 26% degli intervistati ha indicato il prezzo corretto, il 15% lo ha sovrastimato e un altro 15% lo ha sottostimato.

“Conoscere il prezzo della propria fornitura luce e gas è un elemento indispensabile per valutare se stiamo pagando più del dovuto e per capire se sul mercato esistono opportunità di risparmio – spiega Silvia Rossi, Direttore Commerciale Utilities di Facile.it -. Risparmiare è un diritto di tutti, ma per aiutare i consumatori a perseguire questo obiettivo è necessario rendere le informazioni in bolletta sempre più accessibili e chiare, a partire proprio dalle condizioni economiche applicate dal fornitore”.

Che confusione!

Tanti gli italiani insoddisfatti dalla chiarezza delle bollette, tanto è vero che appena il 7% degli intervistati ha dichiarato di conoscere il significato della maggior parte delle sigle contenute in bolletta.
Ma, bolletta alla mano, quali sono le sezioni ritenute più complesse dai consumatori? 

Il quadro che emerge fa riflettere: appena 2 italiani su 10 hanno dichiarato di riuscire a interpretare con sicurezza i consumi e le letture del contatore indicati in fattura. Ancora meno quelli in grado di capire il riquadro dedicato ai consumi storici (15%) o quello contenente il dettaglio degli importi fatturati (14%).
Per non parlare della sezione relativa al dettaglio delle imposte. Solo il 13% ha detto di riuscire a districarsi tra queste voci.

Il consiglio? Imparare a leggere le bollette

“Saper leggere e comprendere la bolletta è essenziale, non solo per capire quanto spendiamo ma anche per tutelarci dalle truffe – avverte Luigi Gabriele, Presidente di Consumerismo No Profit -.  Spesso riceviamo telefonate con promesse di sconti incredibili o tariffe super vantaggiose. È fondamentale avere una conoscenza di base per valutare queste offerte con attenzione ed evitare brutte sorprese. La scienza comportamentale dimostra che un consumatore disorientato e confuso è più incline a fare scelte casuali, con il rischio di finire per pagare di più”.

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Patente digitale sullo smartphone: come ottenerla?

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Patente digitale sullo smartphone: come ottenerla?

In attesa della piena operatività del Sistema di portafoglio digitale, l’IT-Wallet, è partito dal 23 ottobre il rilascio pubblico di tre documenti su IO. Si tratta della nuova funzionalità che permette ai cittadini italiani di aggiungere al portafoglio di app IO la versione digitale di patente di guida, tessera sanitaria e Carta Europea della Disabilità.

Per poter ottenere la patente digitale sarà necessario scaricare sul proprio smartphone l’app IO, accedere con il proprio Spid o con la Cie (Carta d’identità elettronica) e quindi generare la patente digitale seguendo le istruzioni fornite dalla piattaforma.

Dal 4 dicembre disponibile per tutti gli utenti dell’app IO

A partire dal 23 ottobre sarà progressivamente estesa ai cittadini italiani l’opportunità di avere accesso ai documenti, conferendo così piena validità legale alle versioni digitali dei documenti.
Il rilascio per i cittadini, si legge in una nota, vedrà un calendario di abilitazione: dal 23 ottobre 50.000 cittadini, dal 6 novembre 250.000, dal 30 novembre 1.000.000, dal 4 dicembre per tutti gli utenti dell’app IO.

Nel rispetto della tutela della privacy e della normativa sulla protezione dei dati personali, gli utenti, all’interno delle prime tre finestre temporali di abilitazione sopracitate, saranno selezionati con criterio randomico all’interno della base utenti dell’app IO,

“Il primo passo verso l’IT-Wallet”

“Dopo due anni di lavoro costante e discreto, il governo ha mosso il primo passo verso la realizzazione del Sistema IT-Wallet, una rivoluzione digitale che ho fortemente sostenuto fin dal mio insediamento e che andrà a regime nel 2025 – ha dichiarato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’innovazione tecnologica, Alessio Butti -. Con l’introduzione dell’IT-Wallet, e anticipando i tempi del regolamento europeo EIDAS 2 – sottolinea Butti – l’Italia intraprende un percorso ambizioso verso l’evoluzione dei servizi digitali. Questo strumento offrirà ai cittadini nuove opportunità per l’utilizzo della loro identità digitale, garantendo al tempo stesso massima sicurezza e tutela dei dati personali”.

In una prima fase i documenti digitali potranno essere utilizzati solo per interazioni offline

La funzionalità Documenti su IO è stata sperimentata nei mesi scorsi da un gruppo tecnico di valutazione, composto da addetti ai lavori che ne hanno valutato l’efficacia generale.
In pratica, patente di guida, tessera sanitaria e Carta Europea della Disabilità potranno essere utilizzati in sostituzione dei corrispettivi documenti fisici, ma in questa prima fase, solo per interazioni offline.

Nello specifico, riporta AGI, la patente potrà essere utilizzata solo in Italia per dimostrare di essere abilitato alla guida in caso di controlli delle forze dell’ordine, la tessera sanitaria permetterà di accedere alle prestazioni fornite dal Servizio Sanitario Nazionale, la Carta Europea della Disabilità avrà i medesimi utilizzi già previsti con la versione del documento fisico.

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Italia, campionessa europea di biologico 

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Italia, campionessa europea di biologico 

L’Italia si posiziona al vertice della classifica europea per l’agricoltura biologica, grazie alle oltre 84.000 aziende agricole attive nel settore. Questo numero è il doppio rispetto a quello della Germania e supera di un terzo quello della Francia. Lo evidenzia un’analisi di Coldiretti, basata sui dati del SINAB, presentata durante l’Expo dell’agricoltura a Siracusa, in occasione della Giornata Europea del Biologico.

Attualmente, l’agricoltura biologica in Italia copre circa 2,5 milioni di ettari, con una crescita del 4,5% rispetto all’anno precedente, raggiungendo un ettaro su cinque della superficie agricola nazionale. Questo porta l’Italia sempre più vicina al traguardo del 25% di superfici bio previsto entro il 2030 dalla strategia Farm to Fork dell’Unione Europea.

La minaccia delle importazioni biologiche dall’estero

Nonostante i successi nazionali, l’aumento delle importazioni di prodotti biologici rappresenta una sfida crescente per il settore. Nel 2023, le importazioni dall’estero sono cresciute del 40%, a fronte di una riduzione complessiva del 9% all’interno dell’Unione Europea. In particolare, i cereali biologici utilizzati per la produzione di pasta e pane, così come gli ortaggi e l’olio d’oliva, hanno registrato aumenti significativi.

Secondo Coldiretti, gli arrivi di cibo bio extra UE in Italia sono passati da 177 milioni di chili nel 2022 a 248 milioni nel 2023. Questo fenomeno mette in difficoltà i produttori italiani e rischia di penalizzare il consumo di prodotti biologici locali.

Come evitare le frodi 

Per tutelare i consumatori e valorizzare i prodotti italiani, Coldiretti Bio ha elaborato un decalogo per scegliere correttamente i prodotti biologici. Il primo passo è verificare la presenza del logo europeo del biologico, l’eurofoglia, sull’etichetta del prodotto. È inoltre fondamentale controllare l’origine italiana, che deve essere indicata chiaramente.
Coldiretti consiglia di acquistare direttamente dai produttori locali, nei mercati contadini come quelli di Campagna Amica, preferendo sempre prodotti freschi e di stagione. Inoltre, è opportuno orientarsi verso prodotti che recuperano varietà tradizionali e razze autoctone, evitando quelli ultraprocessati e con confezioni non ecosostenibili.

Salvaguardare il bio “Made in Italy”

Coldiretti Bio insiste sulla necessità di introdurre il principio di reciprocità nelle importazioni, garantendo che i prodotti biologici provenienti da Paesi terzi rispettino le stesse regole applicate all’interno dell’Unione Europea. La presidente di Coldiretti Bio, Maria Letizia Gardoni, ha sottolineato l’importanza di fermare la concorrenza sleale dei prodotti a basso costo provenienti dall’estero, valorizzando al contempo le filiere biologiche italiane, per garantire qualità e trasparenza dal campo alla tavola.

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Mutui: segnali positivi, richieste a +15% nei primi 6 mesi dell’anno

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Mutui: segnali positivi, richieste a +15% nei primi 6 mesi dell’anno

Lo confermano i dati emersi dall’osservatorio congiunto di Facile.it e Mutui.it: nei primi sei mesi del 2024 le richieste di finanziamenti per l’acquisto di un’abitazione raccolte online sono cresciute del 15% rispetto allo stesso periodo del 2023.

Sul fronte dei finanziamenti concessi alle famiglie per acquistare una casa, le aspettative sono di valori in crescita anche per il secondo semestre dell’anno.
Sebbene il mercato dei prestiti sia ancora lontano dai livelli raggiunti negli anni precedenti, e le erogazioni ancora sottotono (secondo Assofin, -13% nei flussi finanziati nel primo trimestre 2024), la ripresa della domanda fa ben sperare. 

Aumentano del +3% importo medio e valore medio dell’immobile

Guardando all’identikit di chi ha presentato domanda di mutuo emerge che l’importo medio richiesto nei primi sei mesi del 2024 è stato pari a 133.389 euro, valore in aumento del 3% rispetto al 2023.
Stesso aumento (+3%) per il valore medio dell’immobile oggetto di mutuo, salito nel 2024 a 207.614 euro. In lieve crescita anche l’età media degli aspiranti mutuatari, passata da 40 a 41 anni.

L’incremento dell’età media va letto alla luce dell’aumento del peso percentuale delle richieste di surroga, passate dal 19% del 2023 al 27% del 2024, valore cresciuto grazie al calo dei tassi che ha fatto da traino a questo tipo di operazione.

Tasso fisso: resta basso e conviene

Dal punto di vista dell’offerta, i primi sei mesi dell’anno sono stati caratterizzati da buone condizioni sul fronte dei tassi fissi.
L’IRS, l’indice di riferimento per i mutui fissi, nonostante un andamento altalenante dovuto alle performance del mercato obbligazionario, è rimasto su livelli bassi per tutto il semestre, con fluttuazioni che guardando ai valori medi mensili, sono state nell’ordine di una manciata di punti base.

Ad esempio, l’IRS a 25 anni è passato da 249 punti base di marzo 2024 a 263 punti base di maggio 2024, con un delta di 14 punti base.
Oggi l’indice è sceso sotto i 260 punti base. Questo ha permesso alle banche di mantenere bassi i tassi proposti alla clientela.

Tasso variabile in calo, ma ancora elevato

Secondo le simulazioni di Facile.it per un mutuo medio da 126.000 euro in 25 anni (LTV 70%) le migliori offerte disponibili online partono da un tasso (TAN) del 2,86%, con rata di 588 euro.
Tariffe ancora più convenienti per gli immobili di classe A o B, con i mutui green che partono da tassi (TAN) pari a 2,72% e una rata di 579 euro.
Per quanto riguarda il tasso variabile, nonostante il calo degli indici dovuto al taglio della BCE, i valori restano ancora elevati. Per un mutuo medio, le migliori offerte partono da un tasso (TAN) del 4,34%, con una rata di 682 euro.

Stando alle previsioni dei futures sugli euribor, che rappresentano le aspettative degli operatori di mercato, l’indice di riferimento per i mutui a tasso variabile da qui a fine anno potrebbe scendere ulteriormente, ma il beneficio sarebbe comunque limitato in termini di risparmio sulle rate.

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Le prospettive globali sulle disuguaglianze nel 2024

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Le prospettive globali sulle disuguaglianze nel 2024

Le disuguaglianze sono il problema più importante, o uno dei più importanti che ogni Paese deve affrontare. Secondo l’Ipsos Equality Index 2024, la pensa così più della metà (52%) dei cittadini intervistati in 29 Paesi (51% in Italia).

Tra i gruppi sociali considerati più discriminati, le persone con disabilità fisiche formano il gruppo che oggi affronta il trattamento più iniquo o ingiusto (33%), seguito da quello delle donne (26%), degli anziani e le persone con problemi di salute mentale (entrambi 24%).
In Italia, sono invece le donne (31%), gli immigrati (29%), le persone con disabilità fisica (29%) e le persone LGBTQIA+ (26%) i gruppi indicati come più discriminati.

Generazione Z: mind the gender gap

I giovani sono generalmente più sensibili rispetto agli adulti sul tema delle disuguaglianze sociali, e riconoscono maggiormente le discriminazioni subite da donne, persone LGBTQIA+, con neurodiversità e di diverse religioni.

All’interno della GenZ si nota però un divario di genere. Le ragazze GenZ dimostrano una sensibilità più spiccata rispetto ai loro coetanei maschi, esprimendo opinioni che si discostano in modo evidente da quelle delle generazioni più anziane.
Una divergenza di opinioni tra uomini e donne all’interno della GenZ confermata anche da altri studi Ipsos, che evidenziano proprio come ci sia un divario generazionale in crescita per quanto riguarda la percezione delle disuguaglianze.

Gli sforzi per promuovere l’uguaglianza sono sufficienti?

A livello globale, la maggioranza dei cittadini ritiene che si debba fare di più per promuovere l’uguaglianza. Quasi la metà della popolazione (47%, 42% Italia) crede che gli sforzi per raggiungere questo obiettivo debbano essere intensificati. Ma una persona su cinque (19%) indica una certa resistenza verso un cambiamento radicale in questa direzione.

La percezione di un’eccessiva spinta verso l’uguaglianza è più diffusa nei paesi anglofoni, con Stati Uniti (29%), Polonia e Canada (27%) in testa a questa classifica. 
E se a livello globale, il 42% delle persone crede che il successo personale dipenda principalmente dai propri meriti e sforzi, per il 30% il successo è determinato da fattori esterni al proprio controllo.

Un appello ai governi ad agire

A livello globale, la maggioranza (67%) ritiene che i governi abbiano la responsabilità principale di agire per ridurre le disuguaglianze. Opinione particolarmente diffusa in Indonesia (82%), Perù e Corea del Sud (77%). Gli Stati Uniti, (51%) registrano il dato più basso tra i 29 Paesi analizzati.

Inoltre, per un quarto della popolazione totale (26%) i media hanno un ruolo importante nell’affrontare le disuguaglianze, seguiti da datori di lavoro (24%), genitori e insegnanti (22%) e responsabilità individuale (21%).
Anche in questo caso si osserva un divario generazionale: i Baby Boomers (71%) e la Generazione X (69%) sono più propensi a credere che i governi debbano essere i principali attori nella lotta alle disuguaglianze.