Italia, mondo del lavoro: perché metà delle posizioni resta scoperta?
In Italia le imprese cercano personale, ma non lo trovano. Tanto che 46 contratti su 100 sono difficili da coprire. Eppure, nello stesso momento, cresce il bacino dei giovani potenzialmente disponibili al lavoro. È il quadro che emerge dal secondo Report realizzato da CNEL e Unioncamere, in collaborazione con Istat, che incrocia i dati del Sistema Informativo Excelsior del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali con le statistiche ufficiali sull’offerta di lavoro.
Ciò che emerge è spiazzante. Da una parte le imprese programmano 2,589 milioni di ingressi nel secondo semestre 2025, con un lieve calo rispetto all’anno precedente (-1,7%). Dall’altra, una larga fetta di giovano non riesce a collocarsi.
Occupazione giovanile in calo, inattività in aumento
Secondo i dati Istat al terzo trimestre 2025, l’occupazione tra i giovani diminuisce del 3,5% su base annua. La disoccupazione scende (-4,7%), ma non perché aumentino gli occupati: cresce invece l’inattività (+4%). Un segnale che può indicare percorsi di studio più lunghi, ma anche scoraggiamento o difficoltà concrete di accesso al lavoro.
Il calo dell’occupazione colpisce soprattutto i laureati, in particolare nel Centro-Nord, mentre i diplomati mostrano maggiore tenuta, coerentemente con la domanda di figure tecniche e operative nei servizi e nel commercio. Sul fronte di genere si apre una forbice: la disoccupazione maschile giovanile si attesta al 9,6%, quella femminile sale all’11,4%, con un aumento della disoccupazione di lunga durata che penalizza soprattutto le giovani donne.
Eppure, tra i giovani occupati tra 15 e 24 anni, circa l’80% si dichiara soddisfatto del proprio lavoro, anche se spesso con giudizi cauti, consapevoli di percorsi ancora instabili.
Un mercato a due velocità
Le micro e piccole imprese restano il motore della domanda di lavoro, mentre le aziende medio-grandi adottano strategie più caute. La crescita si concentra nelle professioni qualificate nel commercio e nei servizi (+5,1%). Al contrario, calano le richieste di dirigenti (-20%), professioni intellettuali ad alta specializzazione (-12,4%), impiegati (-8,3%) e tecnici (-4,2%).
Il nodo resta il mismatch: nel 46,1% dei casi le imprese segnalano difficoltà di reperimento. Se si cercano laureati, la quota sale al 51%. I settori più in sofferenza sono costruzioni (oltre il 60% delle posizioni difficili da coprire), industria metalmeccanica ed elettronica (59,2%), servizi informatici e telecomunicazioni (51,4%). I tempi medi di ricerca arrivano a 4,5 mesi, con punte superiori ai sei.
La morale? Forse manca un sistema di orientamento e formazione che faccia davvero incontrare domanda e offerta.



