Yearly Archives

32 Articles

Articoli utili

In che modo le app disegnano le “nuove” città

Posted on
In che modo le app disegnano le “nuove” città

Oggi sempre più spesso ci facciamo “suggerire” la città in cui viviamo. Un ristorante, una piazza, un percorso, un quartiere “che vale la pena vedere”. Dietro a queste scelte quotidiane, apparentemente innocue, c’è una rete di algoritmi che osserva, apprende e indirizza. E, nel farlo, finisce per cambiare le città stesse.

È questa la fotografia che emerge da una ricerca condotta dal Consiglio nazionale delle ricerche e dalla Scuola Normale Superiore di Pisa, pubblicata sulla rivista Machine Learning. Uno studio che mette sotto la lente d’ingrandimento il rapporto sempre più stretto tra intelligenza artificiale, comportamenti umani e spazio urbano.

Cosa accade dietro l’algoritmo

La novità non sta tanto nell’uso delle app, ormai parte della routine quotidiana, quanto nel meccanismo che si innesca. Gli studiosi parlano di un vero e proprio ciclo di retroazione: l’algoritmo suggerisce, le persone scelgono, i dati si accumulano e il sistema si adatta, rafforzando alcune dinamiche urbane e indebolendone altre.

Secondo Luca Pappalardo del Cnr-Isti di Pisa, è la prima volta che questo “feedback loop” viene modellato in modo esplicito nel contesto urbano. L’obiettivo non è capire quanto un sistema di raccomandazione sia preciso, ma che tipo di città contribuisca a costruire nel tempo. In altre parole, non si guarda più solo all’efficienza dell’algoritmo, ma alle sue conseguenze sociali e spaziali.

Le app non sono consigliere imparziali

A livello individuale, le raccomandazioni possono sembrare una ricchezza. Suggeriscono luoghi nuovi, ampliano l’orizzonte, aiutano a scoprire angoli della città che altrimenti resterebbero invisibili. Ma se si allarga lo sguardo, il quadro cambia.

Nel lungo periodo, spiegano i ricercatori, questi sistemi tendono a concentrare flussi e visite sempre sugli stessi luoghi, rafforzando la popolarità di alcune aree e lasciandone altre ai margini. Il risultato è una polarizzazione dello spazio urbano, con disuguaglianze che si accentuano invece di ridursi.

Simulare la città per capirla meglio

Per studiare questi effetti, il team ha sviluppato un simulatore capace di riprodurre l’interazione continua tra persone e algoritmi. Un modello che permette di osservare non solo le decisioni individuali, ma anche le dinamiche collettive che ne derivano: concentrazione delle visite, perdita di varietà, squilibri territoriali.

Giovanni Mauro, della Scuola Normale Superiore, parla di un cambio di prospettiva nel campo dei sistemi di raccomandazione. E Marco Minici del Cnr-Icar spinge il ragionamento oltre: l’algoritmo non è più solo uno strumento, ma un vero attore urbano.

Serve una responsabilità collettiva nel progettare le città

Il messaggio è chiaro. Se l’intelligenza artificiale contribuisce a disegnare le città del futuro, allora serve una responsabilità collettiva nel progettarla. Non solo per ottimizzare le scelte individuali, ma per tutelare equità, accessibilità e qualità della vita urbana.

Informazioni utili

Retail ed e-commerce: sicurezza informatica in primo piano

Posted on
Retail ed e-commerce: sicurezza informatica in primo piano

Per tutti noi fare acquisti online è diventato un gesto normalissimo, quasi automatico. Un clic per comprare, un altro per pagare, magari dallo smartphone mentre si è in fila o sul divano. Proprio questa normalità, però, è diventata un terreno di caccia per i criminali informatici.

A fotografare la situazione è il Security Bulletin 2025 di Kaspersky, dedicato alla sicurezza nel settore retail ed e-commerce. Il report analizza incidenti e tendenze che riguardano sia i consumatori sia le aziende: lo spaccato che emerge è tutt’altro che rassicurante.

I numeri che raccontano il rischio

I dati parlano chiaro. Nel 2025 il 14,41% degli utenti del settore retail è stato esposto a minacce web, mentre il 22,20% ha subito attacchi direttamente sui propri dispositivi. La situazione per le aziende è ancora più preoccupante: l’8,25% delle imprese retail ed e-commerce ha affrontato attacchi ransomware.

Nel mondo B2B, i rilevamenti di ransomware sono aumentati del 152% rispetto al 2023. Parallelamente, Kaspersky ha bloccato oltre 6,7 milioni di tentativi di phishing rivolti a negozi online, sistemi di pagamento e servizi di consegna, con i siti di e-commerce come bersaglio principale.

Anche le app tradiscono

Il 2025 ha dimostrato che nemmeno gli store ufficiali sono una garanzia assoluta. Malware nascosti in applicazioni apparentemente ufficiali, persino legate alla consegna di cibo o allo shopping, hanno fatto sì che venissero rubati dati personali e credenziali bancarie.
Un campanello d’allarme per utenti sempre più abituati a fidarsi ciecamente di ciò che scaricano.

Ransomware e phishing, un copione che si ripete

Nel settore retail ed e-commerce, la crescita degli attacchi ransomware è stata trainata in larga parte da un unico attore: una variante che sfrutta strumenti legittimi per cifrare i sistemi delle vittime. Il phishing, invece, continua a essere l’arma preferita. Oltre la metà degli attacchi intercettati imitava negozi online, mentre il resto si spacciava per sistemi di pagamento o corrieri.

I momenti in cui si concentrano le truffe sono i periodi di saldi e promozioni: la fretta di aggiudicarsi un buon affare abbassa la soglia di attenzione.

Cosa accadrà nel 2026

Secondo Kaspersky, nel prossimo futuro ci aspettano sfide ancora più complesse. I chatbot diventeranno sempre più centrali nella ricerca di prodotti, e impareranno a raccogliere informazioni dettagliate sulle preferenze degli utenti. Come osserva Anna Larkina, Web Data and Privacy Analysis Expert di Kaspersky, il passaggio verso ricerche conversazionali e visive porterà alla necessità di  gestire i dati in modo ancora più attento.  Pena la sfiducia dei consumatori.

Tra le novità poco piacevoli, potremmo aspettarci che gli assistenti all’acquisto basati sull’intelligenza artificiale si spostino sempre più fuori dalle piattaforme ufficiali. Infine, la ricerca di prodotti tramite immagini aprirà nuove questioni legate alla privacy, tra volti, ambienti domestici e dettagli sensibili immortalati senza pensarci troppo.

La prima difesa è sempre il buon senso (e la consapevolezza)

Il messaggio di fondo è semplice: la tecnologia corre, ma l’attenzione deve correre più veloce. Ogni utente deve necessariamente verificare link e mittenti, informarsi sugli store, controllare le transazioni e proteggere i propri dispositivi.