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Intelligenza artificiale e Blockchain, una ricerca italiana ne svela gli impatti sui modelli di business

Posted by Massimo Miceli on
Intelligenza artificiale e Blockchain, una ricerca italiana ne svela gli impatti sui modelli di business

Una recente ricerca scientifica, alla base dello Strategy Innovation Forum (SIF) presso il Dipartimento di Management dell’Università Ca’ Foscari Venezia,  mette in luce quelli che sono i principali impatti di Intelligenza artificiale e Blockchain sui modelli di business. In base allo studio, il 23% delle fonti sostiene che l’Intelligenza artificiale avrà un impatto notevole a livello di risorse, ad esempio riducendo l’errore umano, gli infortuni sul lavoro e aumentando la produttività: molti compiti fisici verranno sostituiti dai robot e dalle macchine intelligenti, creando i cosiddetti lavori “aumentati”. Anche la Blockchain impatterà le risorse in maniera importante (13% delle fonti analizzate), permettendo di tracciare la proprietà degli asset in tempo reale, aumentando la trasparenza delle transizioni e l’affidabilità delle informazioni scambiate tra due o più parti.

L’impatto dell’Ia avrà un forte riverbero anche sui processi interni, e si tradurrà prevalentemente nell’ottimizzazione dei sistemi produttivi, ad esempio, aumentando l’efficienza nell’assegnazione dei compiti ai macchinari grazie alla previsione dei parametri di produzione. L’impatto della Blockchain sui processi interni è riconosciuto dal 21% delle fonti analizzate; il principale vantaggio risiede nell’automazione dei processi di scambio dei dati, riducendo i costi di transazione e aumentando la sicurezza nel trattamento di dati sensibili e della privacy.

I settori maggiormente coinvolti dall’Ia…

La ricerca, tutta italiana, mette in luce anche quali siano i settori industriali maggiormente coinvolti dalla trasformazione tecnologica di Ia e Blockchain. In primis, nel settore manifatturiero (secondo il 16% delle fonti analizzate) l’Intelligenza artificiale originerà nuovi sistemi di manifattura intelligente con nuove capacità cognitive e di apprendimento. Il secondo settore che subirà forti variazioni grazie all’Ia (15% delle fonti analizzate) è quello del retail, il quale rivoluzionerà l’engagement con il cliente, offrendogli prodotti e servizi più personalizzati. Infine, il settore sanitario (presente nel 13% delle fonti analizzate) si conforma come il migliore laboratorio sperimentale per l’implementazione dell’Intelligenza artificiale. Ad esempio, si tradurrà in sistemi per il monitoraggio dello stato di salute dei pazienti negli ospedali e nelle case private grazie a dispositivi intelligenti in grado di raccogliere dati biometrici dei pazienti stessi.

… e quelli dalla Blockchain

I settori industriali che verranno influenzati maggiormente dalla Blockchain saranno il settore finanziario e il settore sanitario. Nel settore finanziario (rilevante nel 28% delle fonti analizzate) la rivoluzione è direttamente collegata alla natura della tecnologia, che originariamente è connessa alla creazione delle criptovalute. Nelle funzioni finanziarie, le soluzioni di Blockchain riducono i costi e aumentano la fiducia dei servizi, incrementando la sicurezza IT e riducendo il rischio di frode e di riciclaggio del denaro. Nel settore sanitario (15% delle fonti analizzate), l’introduzione della Blockchain permette di facilitare l’efficienza amministrativa dei registi sanitari e di aumentare l’accesso dei ricercatori ai dati storici dei pazienti mantenendone la privacy.

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Milano si conferma la smart city d’Italia

Posted by Massimo Miceli on
Milano si conferma la smart city d’Italia

Milano, con Roma, si conferma la prima smart city d’Italia. In questo comparto, sotto la Madonnina sono attive ben 45mila imprese che occupano 378mila addetti, secondo una recente elaborazione della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi. Sono le grandi città a trainare la crescita dei settori “smart” d’Italia, a Milano le imprese salgono del +1,7% in un anno, a Roma del + 1,7%, a Napoli di +1,9%, con un risultato nazionale di stabilità e quindi di una sempre maggiore attrazione e concentrazione dei grandi centri. Un settore guidato nel Paese da Milano e Roma con circa 100 miliardi ognuna di business su circa 500 miliardi in Italia e 400 mila addetti a Milano e 300 mila a Roma nelle circa 50 mila imprese dei due motori d’Italia.

I numeri dei settori smart in Lombardia…

I settori tradizionalmente smart sono hi-tech, autoveicoli, trasporti e logistica, energia-acqua-rifiuti, costruzioni, commercio online, design. Milano, Monza e Lodi insieme contano oltre 50 mila imprese nei settori smart e oltre 400 mila addetti. In Lombardia si concentrano 103mila imprese smart sulle 572mila in Italia, guidate da Milano (45 mila), Brescia e Bergamo con circa 11mila, Monza e Varese con circa 7mila. Gli addetti sono 603mila, più di uno su quattro dei 2,3 milioni in Italia. Sono 378mila a Milano, circa 47mila a Brescia e Bergamo, circa 36mila a Monza (+0,7%) e 24mila a Varese. A Lodi ci sono circa 2mila imprese nei settori smart e 8mila addetti.

… e quelli a livello nazionale

In Italia ci sono 572mila imprese e 2,3 milioni di addetti. Dopo Roma (52mila, +1,7%) e Milano (45mila, +1,7%), ci sono per imprese Napoli (28mila, +1,9%) e Torino (21mila), Bari, Brescia, Caserta, Salerno, Bologna, Bergamo, con oltre 10mila. Per addetti, prima Milano con 378mila, poi Roma con 297mila, Torino al terzo posto con 138mila, poi Napoli con 76mila, Bologna con 55mila. Superano i 40mila: Bergamo, Brescia, Bari, Firenze.

Il supporto alle imprese lombarde

“La nostra economia ha una forte vocazione all’innovazione, come mostrano i dati sui settori smart. La crescita di questi settori 4.0 è alla base di una maggiore competitività internazionale del nostro territorio” ha dichiarato Massimo Dal Checco, consigliere della Camera di commercio e amministratore unico di Innovhub Stazioni Sperimentali per l’Industria, in occasione di e_mob – Festival della mobilità elettrica . “Come partner europeo nella rete EEN, Enterprise Europe Network, puntiamo promuovere nei suoi vari aspetti ricerca e innovazione, anche con incontri dedicati ai settori ambientali. Cresce infatti il rapporto tra ambiente e tecnologia, a partire dalle imprese. Tra l’altro ci affianchiamo ogni giorno alle aziende con un supporto diretto e personalizzato, per far crescere

ricerca e innovazione”.

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Per i millennials avere figli non è indispensabile

Posted by Massimo Miceli on
Per i millennials avere figli non è indispensabile

Riuscire a costruire una relazione duratura è un obiettivo importante per quasi 8 giovani su 10 ma solo 3 su 10 considerano i figli indispensabili. Per il 9,7% dei millennials non rientra proprio nei progetti di vita. Non sorprende che siano le ragazze ad attribuire più importanza a questo aspetto. Per il 48,8% di loro infatti è ancora “molto” importante, a fronte del 30,3% dei ragazzi. Lo ha scoperto Eurispes tramite la ricerca Soprattutto Io. Coppie millennials tra stereotipi, nuovi valori e libertà, che tenta di comprendere quanto gli stereotipi del passato siano tuttora presenti nell’educazione dei 18/30enni di oggi.

Vita di coppia, il vissuto familiare influisce sulla relazione

La vita di coppia è ancora una delle aspirazioni importanti della vita? I giovani italiani sono disposti a rinunciare alla carriera per curare figli? Qual è e come è cambiato l’atteggiamento rispetto a temi considerati tabù, come ad esempio il legame tra persone tra le quali esiste una notevole differenza di età o di condizione sociale ed economica? E il tradimento all’interno della coppia si può perdonare?  Secondo la ricerca, il vissuto familiare dei millennials influisce sulle scelte e la relazione di coppia. Infatti, per chi è cresciuto con entrambi i genitori avere una relazione duratura rientra “molto” tra i propri desideri nel 45,9% dei casi. I ragazzi cresciuti con genitori separati o divorziati invece rispondono prevalentemente “abbastanza” (41,5%), come per chi è cresciuto con un solo genitore (36,7%).

Non è opportuno rinunciare alla carriera per i figli

La vita di coppia risulta appagante anche senza figli per il 67,6% dei giovani. La presenza dei figli in una coppia non sembra essere particolarmente importante per i giovani e sono meno di un terzo (32,4%) i ragazzi che considerano la presenza dei figli indispensabile per una vita di coppia soddisfacente. La maggior parte dei ragazzi (65,8%), poi è “per niente” (33,8%) o “poco” (32%) d’accordo che una donna rinunci alla propria carriera per occuparsi dei figli. Il 34,2%, invece, ritiene che sia opportuno rinunciare. Lo status economico invece è importante per quasi un terzo del campione. Con i maschi più venali delle donne.

Giovani d’altri tempi ancora vittime di qualche tabù

E cosa succede se una donna ha avuto più di 20 partner? Per il 52,7% del campione è accettabile, ma la percentuale sale di 10 punti se ad aver avuto più di 20 partner è l’uomo. Insomma, i millennials in questo caso dimostrano di essere giovani d’altri tempi. La metà di loro, inoltre, ritiene che sia l’uomo a dover corteggiare. E per le coppie anagraficamente “squilibrate”, per 1 su 5 può avere successo solo se è l’uomo a essere più grande. Quando il partner tradisce, poi, quasi 3 giovani su 10 (32,3%) sicuramente interromperebbero la relazione.

Va meglio per i diritti civili: divorzio, aborto, unioni civili, adozione da parte degli omosessuali per i millennials sono conquiste sociali. Ma più per le donne che per gli uomini.

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Professionisti della birra cercasi, dai sommelier ai digital manager i profili più richiesti

Posted by Massimo Miceli on
Professionisti della birra cercasi, dai sommelier ai digital manager i profili più richiesti

In due anni l’industria della birra ha creato 4.400 posti di lavoro in più, e ora prosegue nella ricerca di nuove figure professionali da assumere. Non solo mastri birrai o sommelier, ma anche Digital innovation manager e altri profili altamente specializzati. Secondo una ricerca di Althesys e Fondazione Birra Moretti tra i profili più strategici e ricercati di questa filiera figurano infatti anche il Tecnologo alimentare, l’Ingegnere chimico alimentare, il Responsabile laboratorio e controllo qualità, il Coordinatore di sostenibilità e l’Automation specialist. Oltre al Brand ambassador e il Beer specialist. Lo studio, dal titolo Le (insospettabili) professioni della birra, è stato realizzato al fine di contribuire alla crescita della cultura della birra in Italia.

Un settore che investe nei lavoratori

Se da quanto rilevato dai dati Istat dal 2015 al 2017 in Italia l’occupazione è cresciuta di circa il 2%, nello stesso arco di tempo gli occupati nell’industria della birra sono aumentati del 5%, ovvero di 4.400 unità. Più del doppio, quindi, rispetto all’andamento medio nazionale. In pratica ogni giorno sono almeno sei persone a trovare lavoro nel settore della birra. Inoltre, dei 3,49 miliardi di euro di valore aggiunto creato dal comparto il 71% (2,47 miliardi di euro) viene destinato alla remunerazione lorda dei lavoratori, sostenendo così l’economia familiare.

Insomma, quello legato alla produzione e vendita di questa bevanda è un ambito industriale che non mostra i segni della crisi.

I tre macro trend del prossimo futuro

Secondo gli attori della filiera, riporta Adnkronos, sono tre i macro trend attesi a 2-5 anni che avranno un impatto diretto sulla richiesta dei profili professionali: sostenibilità, creazione di nuovi gusti e digitalizzazione.

Il 41% degli intervistati dallo studio ha posto l’accento proprio sulla sostenibilità, intesa come attenzione al rispetto dell’ambiente (16%), l’ideazione di pack sostenibili (13%), l’implementazione di materie prime locali (7%), e la gestione dei rifiuti e degli scarti (5%).

L’evoluzione è digitale anche per la birra

Per un altro 32% un’altra tendenza importante per il prossimo futuro riguarda lo sviluppo di nuovi gusti e segmenti nel mercato. Come le birre speciali (14%), quelle artigianali (10%) e il segmento healthy (8%).

Completano il quadro di una filiera in fase di evoluzione strutturale le risposte di un 18% che guarda al futuro digitale, citando innovazione (10%), digitalizzazione (5%), ed e-commerce (3%) come elementi chiave della trasformazione del settore.

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Malattie e vacanze: gli italiani temono gli insetti dei Paesi tropicali

Posted by Massimo Miceli on
Malattie e vacanze: gli italiani temono gli insetti dei Paesi tropicali

Italiani popolo di sognatori, naviganti e viaggiatori? Si, a condizione che non ci siano insetti potenziali portatori di malattie. Sette nostri connazionali su 10, infatti, hanno paura degli insetti dei Paesi più esotici.

Disturbi sì, malattie no

Così, mentre con l’estate si sognano e si programmano viaggi vicini e lontani, gli italiani si rivelano pronti ad affrontare i disturbi più comuni e tipici delle vacanze d’oltremare – gastroenteriti e intossicazioni alimentari in primis – ma non lo sono altrettanto quando si parla della minaccia di insetti. Secondo un’indagine  condotta da Doxa per Rentokil, gruppo leader in servizi di disinfestazione, 7 italiani su 10 sono preoccupati di ‘incontri ravvicinati’ con insetti durante le vacanze: il 32% degli intervistati ha dichiarato un livello di preoccupazione molto alto, un dato che si somma al 38% che si dice abbastanza preoccupato. Un dato che forse non sorprende è che le donne sono maggiormente sensibili e ansiose su questo aspetto (72%), ma ciò che stupisce è che anche gli uomini non sono affatto immuni dall’angoscia ‘da insetto’: il 67% infatti teme di imbattersi in insetti dalla specie sconosciuta.

I più timorosi? I più “grandi”

Per quanto riguarda le fasce d’età, le categorie 18-24 anni e 25-34 anni mostrano preoccupazione, ma in linea con la media nazionale, mentre le fasce più mature 45-54 anni e 55-70 anni sono leggermente sopra la media – mostrando un livello di preoccupazione che raggiunge rispettivamente il 73% e il 74%. Al contrario, gli italiani tra i 35 e i 44 anni sono i meno preoccupati (61%) rispetto alle altre fasce d’età.

Paure giustificate o infondate?

Molto dipende dalle destinazioni scelte. I rischi associati alla possibilità di morsi o punture di insetti è sempre presente, in particolare da parte di specie che sono vettori di malattie anche gravi come nel caso di alcuni tipi di zanzare o cimici che possono causare patologie come la Febbre Gialla, la Febbre Dengue e la Malattia di Chagas, oltre al più noto Virus Zika. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, si stimano fra i 50 e i 100 milioni di infezioni all’anno per la sola Febbre Dengue; fra questi, la maggior parte dei casi riscontrati ha sofferto di lievi malori, mentre circa il 5% ha sviluppato una malattia grave con febbre improvvisa. Pertanto, prima di mettersi in viaggio è importante conoscere le caratteristiche del Paese ospitante e rivolgersi al proprio medico per le eventuali vaccinazioni da eseguire.

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Nel 2018 boom delle fake news online. Soprattutto cronaca, politica, scienza

Posted by Massimo Miceli on
Nel 2018 boom delle fake news online. Soprattutto cronaca, politica, scienza

Nel 2018 il massimo livello di disinformazione su web in Italia è stato raggiunto con le elezioni politiche del 4 marzo, e la successiva formazione del nuovo governo. Nel corso dell’anno passato il volume di disinformazione online in media ha interessato l’8% di tutti i contenuti prodotti mensilmente su internet. E secondo quanto rileva il primo numero dell’Osservatorio sulla disinformazione online, pubblicato dall’Agcom, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, nel 53% dei casi le fake news hanno riguardato soprattutto argomenti di cronaca e di politica, e per il 18% notizie di carattere scientifico.

Un Osservatorio sugli scenari nazionali e il sistema della disinformazione online

Obiettivo dell’Osservatorio è fornire agli stakeholder indicazioni sull’insorgenza e diffusione di contenuti fake rispetto a specifici argomenti, dunque sulle principali tematiche oggetto di disinformazione. In particolare, il primo numero ha esaminato gli scenari nazionali che hanno caratterizzato il sistema della disinformazione online nel 2018.

L’Osservatorio è incentrato sull’analisi statica e dinamica della produzione di disinformazione online, e presenta i risultati delle elaborazioni svolte su un database di milioni di documenti, generati da fonti di informazione e disinformazione. L’impostazione metodologica è quella già adottata per il recente Rapporto di Agcom “News vs. fake nel sistema dell’informazione”.

Criminalità, immigrazione e disoccupazione, i temi fake a livello europeo

Secondo l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, sia durante il periodo elettorale sia durante i mesi successivi, le vicende politiche e di governo, la cronaca nera, le teorie pseudoscientifiche e la salute sono state perciò tra i principali bersagli della disinformazione.

Tra i temi più ampiamente trattati dai siti di disinformazione nell’ultimo anno vi sono però anche quelli di rilevanza europea individuati da Eurobarometro, come criminalità, immigrazione e disoccupazione. In particolare, riporta Ansa, immigrazione e terrorismo hanno segnato la maggiore presenza di disinformazione sul totale dei contenuti online prodotti sui singoli argomenti, con quote rispettivamente pari al 15% e all’11%.

Occhi puntati sulle prossime elezioni europee del 26 maggio 2019

L’Osservatorio sulla disinformazione online si inserisce tra le attività promosse da Agcom per l’individuazione e il contrasto dei fenomeni di disinformazione frutto di strategie mirate. E ha già avviato la sperimentazione di un sistema di monitoraggio a partire dal periodo che precede le elezioni europee del 26 maggio 2019. Già nel secondo semestre del 2018, da quanto riferisce l’Agcom, si è registrato un incremento dell’attenzione da parte dei siti di disinformazione nei confronti della prossima campagna elettorale.

 

 

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L’Accademia della Crusca boccia il termine cyber

Posted by Massimo Miceli on
L’Accademia della Crusca boccia il termine cyber

Non si scrive “cyber”, ma “ciber”. Il monito arriva dall’Accademia della Crusca, la secolare istituzione di Firenze incaricata di custodire la purezza della lingua italiana. Il gruppo di linguisti Incipit ritiene che in italiano la parola “cibernetica”, da cui si fa derivare il prefisso “ciber”, indichi la strada preferibile per la formazione di questo neologismo. Che va pronunciato esattamente com’è scritto. Per l’Accademia non vi è quindi “motivo di costruire ibridi linguistici” con il prefisso cyber. Quanto alla grafia, spiegano gli accademici, è “opportuno privilegiare, quando non vi sono altri inconvenienti, la forma senza trattino, ad esempio ciberdifesa, cibersicurezza, ciberprotezione, ciberminacce, ciberspazio e via dicendo”.

Le eccezioni della fonetica

La soluzione, che spesso è la più lineare, spiega l’Accademia in una nota, “non può comunque essere sempre assunta come vincolante, e va evitata quando produca l’accostamento di due consonanti identiche, come nel caso di ciberrischi”. Del resto anche “ciber rischi” dà luogo a una sequenza inusuale, per cui, in tal caso, sarà vantaggiosamente conservato il trattino: “ciber-rischi”. In questo modo si razionalizza il procedimento di produzione di neologismi e si favorisce la coerenza del sistema, sottolinea l’Accademia della Crusca.

L’uso del trattino: quando è opportuno

Il gruppo Incipt ricorda che sono largamente diffusi i prefissi “cyber” e “ciber” per la formazione di una vasta serie di parole legate alla dimensione virtuale, con varie oscillazioni di grafia e anche di pronuncia, perché il prefisso inglese viene pronunciato “sovente secondo le norme della lingua di origine”. Altre oscillazioni, di natura puramente grafica, sono invece dovute non al prefisso, ma all’uso, talora presente, del trattino, mentre in altri casi si preferisce l’univerbazione. Come nel caso di cyber-protezione, ciber-protezione, ciber protezione, ciberprotezione, cyberprotezione, riferisce Adnkronos. E ancora, si potrebbero citare composti come ciberspazio, ciberterrorismo, ciberbullismo, cibernauta.

“Porre un freno a tutte le oscillazioni”

“La varietà è dunque notevole, e si può pensare a porre vantaggiosamente un freno a tutte queste oscillazioni – sottolineano i linguisti spiegando il senso dell’intervento normativo – Si tenga conto del fatto che molte di queste parole entrano nella comunicazione sociale istituzionale, perché leggi e regolamenti prevedono interventi sulla Rete e controlli per la sicurezza degli utenti”.

Il gruppo Incipit, nato all’interno dell’Accademia della Crusca, si occupa di esaminare e valutare neologismi e forestierismi incipienti, scelti tra quelli impiegati nel campo della vita civile e sociale, nella fase in cui si affacciano alla lingua italiana, al fine di proporre eventuali sostituenti italiani.