Massimo Miceli


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Portafoglio contro smartphone: chi vince e perché

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Portafoglio contro smartphone: chi vince e perché

Fino a pochi anni fa il portafoglio era il “contenitore” di tutti gli aspetti più significativi della nostra vita. Documenti, carte di credito, patente, banconote trovavano tutti posto dentro il portafoglio, che in qualche modo rappresentava anche l’oggetto “simbolo” dell’età adulta. Ma è ancora così? Non esattamente. Oggi i compiti che tradizionalmente sono stati affidati e rinchiusi tra gli scomparti di portafogli più o meno corposi sono stati trasferiti allo smartphone, che di fatto ha sostituito le funzionalità di soldi, carte fisiche, addirittura dei documenti. Una rivoluzione così significativa che viene da domandarsi se oggi ha ancor senso uscire di casa con il portafoglio, dato che l’identità, i documenti e i sistemi di pagamento sono stati smaterializzati e possono essere conservati in forma digitale.

Per il momento siamo ancora… tradizionalisti

Una recente ricerca condotta da Human Highway su un campione di 1.000 individui, rappresentativi dei 41 milioni di italiani online, ha posto l’amletica domanda: “Se ieri ti fosse capitato di perdere uno di questi due oggetti, quale preferiresti aver perduto? Il portafoglio o il cellulare?”. Un po’ a sorpresa, il 59,1% degli intervistati dichiara che ieri avrebbe preferito perdere lo smartphone e dà quindi maggior valore al portafoglio. Ma come si spiega questa scelta?

Forse le incombenze burocratiche spaventano maggiormente

Chi ha condotto la ricerca precisa che questa risposta – meglio perdere lo smartphone rispetto al portafoglio – potrebbe essere influenzata da viversi fattori. Mentre pare non esserci un particolare legame con il valore economico dell’oggetto in sé, gli italiani sembrerebbero preoccupati soprattutto dalla conseguente gestione dell’incidente. Insomma, i nostri connazionali temono tutti i passaggi burocratici legati a denuncia, richieste, riconfigurazione, perdita di informazioni, disagi immediati etc. Tuttavia, la semplicità della domanda è efficace nel riassumere una componente importante della trasformazione digitale del nostro tempo. Se al momento il portafoglio vince ancora con una percentuale vicina al 60%, è facile immaginare che il prossimo futuro vedrà numeri orientati dall’altra parte.

Donne, giovani e colti i più attenti al proprio smartphone

Le persone che tengono in misura maggiore al cellulare rispetto alla media sono donne, giovani e individui con titolo di studio elevato. In particolare, la preferenza verso la perdita del portafoglio – e alla conservazione del cellulare – cresce con l’aumento dell’intensità di consumo dei servizi online. Il segmento pro-Smartphone è composto in maggior misura da residenti nelle regioni del Centro e del Sud, abitanti in centri medio-grandi e persone single o che vivono in famiglie numerose.

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Covid e risorse umane, capacità di adattamento essenziale per il 78% dei dirigenti

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Covid e risorse umane, capacità di adattamento essenziale per il 78% dei dirigenti

Da quando è iniziata la pandemia di Covid-19 le aziende hanno dovuto rivedere profondamente il proprio metodo di lavoro, apportando cambiamenti improvvisi, e per certi versi, traumatici. La stessa crisi sanitaria, che ha portato le aziende a ripensare sé stesse in via emergenziale, ha offerto però alle aziende anche la possibilità di reinventare in modo radicale i propri modelli di lavoro per aumentare produttività e benessere. Ed è proprio sugli sforzi compiuti in tal senso dalle aziende che si concentra la ricerca Global Human Capital Trends 2021, The social enterprise in a world disrupted di Deloitte.

Le aziende si stanno muovendo per adottare strategie multi-scenario

Prima dello scorso marzo, evidenzia la ricerca, solamente il 6% dei dirigenti a livello internazionale (il 3% in Italia) prevedeva un impegno da parte della propria azienda nella pianificazione della risposta a eventi improbabili e di alto impatto. Oggi, e quindi dopo il diffondersi della crisi sanitaria, questa stessa fetta è cresciuta fino a raggiungere il 17% a livello internazionale, e il 19% in Italia. Di più: il 47% dei dirigenti a livello globale ha anche specificato che le rispettive realtà aziendali si stanno muovendo per adottare strategie multi-scenario, per ridurre al minimo la possibilità di farsi cogliere impreparati in futuro, nell’eventualità di ulteriori eventi eccezionali e non prevedibili.

Durante i momenti di crisi il futuro è determinato anche dalla capacità della forza lavoro

Ma quali sono gli elementi sui quali un’azienda dove puntare per affrontare in modo efficace, rapido e idoneo le criticità future?

Stando al 78% dei dirigenti italiani, e al 72% dei dirigenti a livello internazionale, la priorità risiede nella capacità dei dipendenti di adattarsi, riqualificarsi e assumere nuovi ruoli in risposta ai mutamenti esterni.

“Le questioni relative al capitale umano non sono più relegate unicamente alle risorse umane spiega Drew Keith, human capital leader Deloitte -. Durante i momenti di crisi come quello che stiamo vivendo il futuro delle aziende è determinato anche dalla capacità della forza lavoro, in particolare sono cruciali collaborazione, creatività, giudizio e flessibilità dei dipendenti”.

Intensificare l’impegno sulle attività di upskilling e reskilling

“Per prepararsi ad affrontare al meglio le criticità future molte aziende stanno intensificando l’impegno sul lato delle attività di upskilling e reskilling – continua Carola Adami, co-fondatrice della società italiana di head hunting Adami & Associati – mentre dal punto di vista dell’acquisizione di nuovi talenti è andata crescendo l’attenzione riservata alla capacità di adattamento dei candidati”.

Le aziende più oculate stanno infatti dando maggiore peso alla flessibilità dei dipendenti, e più precisamente alla loro capacità di leggere il contesto e di andare oltre il consueto, modificando le proprie abitudini.

“Insieme alla capacità di adattamento – sottolinea l’head hunter – un’altra soft skills che ha guadagnato importanza in questi mesi è la resilienza, intesa come capacità di non arrendersi e non farsi sopraffare dalle novità, ma anzi di trarre insegnamento da ogni nuova evenienza, anche e soprattutto dalle avversità”.

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Segnali positivi per l’ambiente nel 2021

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Segnali positivi per l’ambiente nel 2021

Come conseguenza alla grande attenzione alla salute per l’emergenza sanitaria stiamo assistendo a una sorta di invasione delle mascherine monouso, oltre a un forte incremento nell’uso di detersivi e disinfettanti chimici. E l’ambiente? Sembra in secondo piano rispetto alle priorità dettate dalla pandemia. Ma a dispetto del luogo comune che vedrebbe tramontare i Fridays for future e le istanze per salvare il Pianeta, la UE ha firmato il Green Deal, l’accordo che prevede la riduzione delle emissioni dal 40% al 55% entro il 2030. Ed entro l’estate 2021 la Commissione rivedrà la legislazione su clima ed energia per renderla “adatta al 55%”. Il primo passo è proprio la proposta di modificare la legge europea sul clima verso l’obiettivo della neutralità climatica del continente entro il 2050.

I cittadini vogliono cambiare stile di vita in modo sostenibile

Se il 93% dei cittadini vuole cambiare stile di vita in modo sostenibile (fonte Euromedia Research) il 68% ha già intrapreso un percorso in questo senso (+12,4% rispetto al 2019),  scegliendo prodotti ecosostenibili a km zero o di marchi che garantiscono il rispetto dell’ambiente (30%). Oppure realizzando interventi in casa per una maggiore efficienza energetica (29%), scegliendo la mobilità sostenibile, dalla bici, ai mezzi elettrici o i trasporti pubblici (24%), installando pannelli fotovoltaici (9%), o scegliendo energia prodotta da fonti rinnovabili (7%), riferisce Ansa. Tuttavia, secondo il parere degli intervistati il maggior potere nel rallentare il riscaldamento globale è in mano a istituzioni e aziende.

La leva principale per le aziende rimane l’aspetto economico

Il 48% delle aziende è consapevole che i cambiamenti climatici influenzeranno significativamente la propria attività e il proprio settore nei prossimi 5 anni. Il 52% delle imprese ha messo in campo, durante l’emergenza, iniziative per una maggiore sostenibilità.

Il 92% di queste proseguirà anche post pandemia, con iniziative quali lo smart working, percentuale che indica come la leva economica sia un fattore determinante per cittadini e aziende nel perseguire buone abitudini a favore del Pianeta. Infatti la leva principale, nonostante il maggiore interesse per la sostenibilità, rimane l’aspetto economico. Le aziende chiedono infatti contributi a fondo perduto (33,5%), sgravi fiscali (22%), incentivi statali e un quadro normativo più chiaro (19%). 

Il ruolo chiave della tecnologia

Un aspetto che la pandemia ha reso evidente e sul quale ha portato una forte accelerazione è certamente l’adozione di tecnologie digitali, divenute in molti casi improvvisamente indispensabili per permettere la continuità relazionale e aziendale. Il 74% degli italiani è convinto del ruolo chiave di tecnologia e digitalizzazione a supporto della sostenibilità, così anche il 69% delle aziende (picco del 72% nel settore servizi). Il digitale poi è considerato ancora più importante per il monitoraggio delle attività in ottica di rispetto dell’ambiente (79%, che raggiunge l’81% nei servizi).

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Il 6% di italiani in smart working lavora senza vestirsi

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Il 6% di italiani in smart working lavora senza vestirsi

Durante la pandemia molti hanno dovuto trasferire l’ufficio nel salotto di casa, e ciò ha comportato qualche difficoltà nel bilanciare lavoro e vita privata. Con lo smart working però sembra che le persone abbiano riscoperto alcuni piaceri “proibiti” ai quali non vorrebbero rinunciare neanche in futuro. Per il 6% degli italiani, ad esempio, uno dei vantaggi dello smart working è la possibilità di lavorare senza vestirsi, ma tra le altre attività più apprezzate dai dipendenti italiani c’è però anche la possibilità di svegliarsi più tardi nei giorni feriali, il binge watching su Netflix, oppure lavorare all’aperto. È quanto emerge da un’indagine di Kaspersky sui comportamenti di 8.000 dipendenti di aziende di piccole e medie dimensioni in tutto il mondo.

Il 49% vorrebbe mantenere questo stile di vita anche in futuro

Oltre a lavorare poco vestiti, pratica ben lontana dal diventare mainstream, la maggior parte degli italiani ha beneficiato comunque di poter lavorare in abiti comodi. Il 49% si è abituato a questo stile di vita, e vorrebbe poterlo mantenere anche in futuro. Lo stesso vale per il poter dire finalmente addio ai lunghi spostamenti, che ha reso i dipendenti più felici: il 32% ha infatti dichiarato di svegliarsi 5 minuti prima dell’inizio della giornata lavorativa, e di apprezzare la possibilità di poter fare un riposino durante il giorno.

Il 19% fa binge watching su Netflix

Questo periodo ha offerto anche altri benefici ai dipendenti in smart working: il 27% degli italiani ha apprezzato anche la possibilità di poter lavorare all’aperto, in giardino o sul balcone, mentre il 19% è riuscito anche a fare binge watching su Netflix durante il lavoro. Tra gli altri vantaggi graditi dai dipendenti ci sono l’aumento del tempo libero per i videogiochi (11%), i pranzi da asporto (10%), e la possibilità di farsi meno docce (5%). Tuttavia, questa ritrovata libertà impone anche di tenere un certo livello di responsabilità quando si tratta di sicurezza informatica. Disporre di soluzioni di sicurezza affidabili su tutti i dispositivi consente agli utenti di potersi rilassare approfittando delle opportunità dello smart working, e rimanere al contempo protetti.

Una lama a doppio taglio

“Il lockdown si è rivelato una lama a doppio taglio per le persone che possono lavorare da casa – commenta Marina Titova, Head of Consumer Product Marketing di Kaspersky -. Da un lato, i dipendenti hanno finalmente la possibilità di dimenticare i lati negativi della vita caotica delle grandi città e lavorare in un’atmosfera più confortevole. Dall’altro lato, hanno dovuto affrontare molte sfide per riuscire a continuare a essere produttivi, riorganizzando il proprio spazio di lavoro e sviluppando nuove abitudini”.

Ma quando si lavora da casa la privacy è messa ancora più a rischio, per cui è importante ricordarsi anche della sicurezza digitale, propria e dell’azienda per cui si lavora.

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Unioncamere e Google insieme per le eccellenze digitali

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Unioncamere e Google insieme per le eccellenze digitali

Dal 2013 Unioncamere e le Camere di commercio hanno avviato la partnership con Google per la formazione e il potenziamento della presenza online delle imprese. Proprio partendo da questa esperienza Google, come parte del suo nuovo programma di investimento Italia in Digitale, ha deciso di rinnovare il programma Eccellenze in digitale, portando l’attenzione sulla formazione dei lavoratori, le aree e i settori più colpiti dalla crisi. Eccellenze in digitale 2020-21 servirà infatti a raggiungere in particolare le aziende legate al turismo, alla ristorazione e alle filiere del Made in Italy.Come? Formando gratuitamente almeno 30 mila imprenditori, dipendenti, collaboratori e tirocinanti sulle competenze digitali di base, e sull’uso di strumenti sempre più essenziali per superare la seconda ondata della pandemia.

Competenze digitali, una risorsa indispensabile per superare la crisi

La crisi causata dal Covid-19 ha evidenziato l’importanza delle competenze digitali come una risorsa indispensabile per restare in contatto con i propri utenti e colleghi, e portare avanti la propria attività e il proprio lavoro. Recenti analisi di Unioncamere mostrano che nelle imprese italiane le competenze digitali sono richieste per 7 assunti su 10, pari a 3,2 milioni di lavoratori. Ma il 28,9% di questi profili, vale a dire circa 940 mila posizioni, è difficile da trovare per inadeguatezza o ridotto numero di candidati. Il risultato è spesso una carenza, tanto più grave in un momento in cui proprio Internet può offrire strategie di visibilità e di vendita determinanti per superare i limiti imposti dall’emergenza sanitaria.

Un milione di euro e oltre 2000 ore di formazione

Grazie al finanziamento di 1 milione di euro da parte di Google.org, la nuova edizione del progetto ha preso il via da lunedì 23 novembre, con oltre 30 webinar organizzati dai Punti Impresa Digitale delle Camere di Commercio locali. Scopo degli incontri formativi è fornire ai lavoratori strumenti in grado di accrescere o trasformare le proprie abilità, mantenendo o migliorando la propria situazione occupazionale. Con il supporto degli oltre 150 digitalizzatori e digital promoter presenti nei PiD delle Camere di commercio, in oltre 2000 ore di formazione si affronteranno temi e strumenti divenuti fondamentali in questa fase di crisi legata al Covid-19.

La digitalizzazione delle imprese può valere fino a 7 punti del Pil 

Se l’obiettivo di Eccellenze in Digitale 2020-2021 è aiutare le imprese italiane a far crescere le competenze dei propri lavoratori “la digitalizzazione delle imprese può valere da 3 a 7 punti di Pil e dare una forte accelerazione all’economia italiana – sottolinea il segretario generale di Unioncamere, Giuseppe Tripoli- . Con Eccellenze in Digitale vogliamo contribuire a colmare almeno in parte il gap di competenze digitali di lavoratori e imprese, allineandole alle esigenze del mercato, e fornendo strumenti utili ad affrontare questo momento tanto difficile per il nostro Paese”.

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Migliorare la produzione con i laser industriali

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Realtà industriali e produttive di qualsiasi tipo sono oggi interessate a trovare nuovi strumenti che consentano loro di migliorare la produzione. Chiaramente parliamo di una produzione rinnovata che non preveda la diminuzione della qualità ma al contrario un incremento in tal senso, riuscendo al tempo stesso a velocizzare quelli che sono i tempi di lavorazione. Questa è la grande sfida di mercato alla quale al momento sono chiamate aziende e realtà produttive di ogni settore, le quali cercano di andare incontro alle necessità dei clienti.

I moderni laser industriali

I moderni laser industriali a tal proposito, rappresentano la soluzione perfetta per tutte quelle realtà produttive che sono alla ricerca di uno strumento che consenta loro di fare questo balzo in avanti per quel che riguarda la qualità.

Un moderno laser industriale infatti, azionato da un robot, consente di ottenere una precisione di taglio davvero impensabile fino a qualche anno fa, anche riguardo alle curvature più particolari o ai tagli più complicati. Inoltre un moderno laser industriale è in grado di effettuare operazioni di marcatura o saldatura in maniera rapida, precisa e affidabile.

Vi sono chiaramente degli aspetti positivi da considerare anche a livello economico, dato che per gestire un laser industriale è necessaria una quantità inferiore di manodopera e i tempi di lavorazione sono sicuramente ridotti. Questo è il motivo per il quale oggi realtà produttive dei settori più disparati fanno ricorso ai laser industriali: parliamo del settore scientifico, aerospaziale, medico e automobilistico, tra gli altri.

Un’ampia gamma di laser industriali

Optoprim srl è un’azienda della provincia di Monza che opera su tutto il territorio nazionale, e offre una vasta gamma di laser industriali ciascuno dei quali ben si adatta a necessità produttive specifiche del settore in cui opera. Lo staff è lieto di offrire una consulenza specializzata che consente di individuare esattamente la soluzione di cui si ha bisogno in base al settore in cui si opera e alle necessità specifiche.

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Spesa, carrelli sempre più “green” per gli italiani

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Spesa, carrelli sempre più “green” per gli italiani

Agli italiani piace… verde. Aumenta infatti il numero dei nostri connazionali che, per diverse motivazioni, hanno deciso di eliminare dalle loro tavole e dalla loro dieta alimenti di origine animale. Oggi, infatti,  i vegani e i vegetariani sono circa il 9% sul totale della popolazione, con un aumento del 25% sull’anno precedente. A rivelarlo è un report di Everli, marketplace della spesa online, che ha preso in esame gli ordini effettuati sul sito e via app nell’ultimo anno e ha decretato per il 2020 un aumento del 14% per quanto riguarda l’acquisito di prodotti vegetariani e vegani rispetto allo stesso periodo 2019. Anche l’offerta della grande distribuzione ha seguito questo trend, inimmaginabile fino a pochi anni fa. Oggi nei supermercati è possibile ogni genere di alimento green, a cominciare dal tofu, dall’hummus e dai burger vegetali che nell’ordine dominano la classifica delle principali scelte dei consumatori vegan, mentre per i vegetariani i must have sono i burger vegetali, le cotolette vegetariane e i falafel libanesi.

Al Nord la maggior concentrazione di vegani

A livello territoriale, la ricerca rivela che il maggior numero di vegani italiani si concentra al Nord, e in particolare nella Pianura Padana, mentre i piatti vegetariani sono diffusi in tutto lo Stivale, sempre però con una predominanza delle preferenze al Settentrione. Emilia Romagna e Lombardia sono le regioni più vegan del paese, la Toscana è invece al primo posto tra quelle vegetariane.

Città che vai, carrello che trovi

Ancora più nel dettaglio, quali sono le regioni che prediligono un regime alimentare green? In base agli ordini registrati sulla piattaforma, riporta Ansa, l’Emilia Romagna e la Lombardia si aggiudicano il primo posto come regioni più vegan d’Italia, con tre città ciascuna nella top 10 delle città italiane con il maggior numero di ordini online di questa categoria: Bologna in vetta, Milano al terzo posto e Pavia un gradino sotto al podio, seguite da Bergamo (6°), Modena (7°) e Parma (9°). I vegetariani dello Stivale si concentrano soprattutto in Toscana. Tra le 10 province che nell’ultimo anno hanno registrato il maggior numero di ordini di questi prodotti spiccano infatti ben tre province toscane: Firenze, Livorno e Pisa. Ovviamente, ci sono anche mode e modi nelle scelte di acquisto: una curiosità è scoprire che le creme a base di ceci spopolano ad esempio a Firenze, Bologna, Venezia e Bergamo, mentre sono escluse dalla spesa dei consumatori della provincia di Pesaro e Urbino.

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Il Covid dà impulso al welfare aziendale

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Il Covid dà impulso al welfare aziendale

La pandemia di Covid-19 ha dato impulso alle politiche di welfare aziendale. Per la prima volta infatti le imprese attive superano il 50%, il 79% ha confermato le iniziative di welfare in corso e il 28% ne ha introdotte di nuove, o potenziato quelle esistenti. Nel contesto Covid-19, le Pmi con un welfare più maturo hanno avuto maggiore capacità di reagire all’emergenza e sono state punto di riferimento per la comunità. Si tratta di alcuni dati emersi dalla quinta edizione Welfare Index PMI, promosso da Generali Italia.

“Straordinarie storie di resilienza delle nostre Pmi”

Quest’anno il Welfare Index PMI ha ampliato il proprio quadro di analisi a oltre 6.500 interviste, un numero triplicato in 5 anni. Oltre all’ingresso di Confcommercio l’Index allarga la partnership a tutte le 5 Confederazioni nazionali, e si arricchisce delle analisi su Covid e impatti del welfare sui risultati di bilancio.

“In questo nuovo contesto del Covid-19, attraverso Welfare Index PMI, abbiamo osservato come le imprese hanno agito come soggetto sociale, oltre che economico e di mercato, per la loro diffusione nel territorio e per la vicinanza ai lavoratori e alle famiglie”, commenta Marco Sesana, Country Manager & Ceo Generali Italia e Global Business Lines. Di fatto durante l’emergenza sanitaria le imprese hanno dato vita a un nuovo welfare di sussidiarietà. “Sono straordinarie storie di resilienza delle nostre Pmi – aggiunge Sesana -. Le imprese con un welfare più maturo sono state punto di riferimento delle comunità e hanno avuto maggiore capacità di reazione durante l’emergenza Covid”

Il welfare fa crescere produttività e occupazione

L’analisi dell’impatto delle azioni di welfare sui bilanci di 3 mila Pmi attesta che negli ultimi due anni le imprese più attive nel welfare registrano il maggiore aumento di produttività, pari al (+6% rispetto alla media del +2,1%, e un più alto tasso di occupazione, attestato al +11,5% contro una media del +7,5%.

Insomma, il welfare aziendale fa crescere l’impresa in termini di produttività e occupazione.

“Questo oggi ci conferma che il welfare, oltre a essere strategico per la crescita delle imprese, sarà leva per la ripresa sostenibile del Paese”, sottolinea Sesana.

L’esperienza di crisi ha cambiato la cultura di gestione dell’impresa

Ma quali sono le iniziative di welfare adottate dalle imprese durante l’emergenza? L’80% delle Pmi ha dato materiali e fornito informazioni di tipo sanitario ai lavoratori mentre il 12%  ha attivato canali di supporto e servizi di consulto medico e assistenza sanitaria a distanza. Il 26,4%, inoltre, ha attuato iniziative aperte alla comunità esterna e di sostegno al sistema sanitario nazionale. L’esperienza di crisi ha cambiato la cultura di gestione dell’impresa. Il 91,6% delle Pmi ha dichiarato di avere acquisito maggiore consapevolezza della centralità della salute e della sicurezza dei lavoratori e oltre il 70% ha affermato che in futuro il welfare aziendale avrà maggior rilievo. E  il 65% contribuirà maggiormente alla sostenibilità del territorio in cui opera.

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Il forte impatto dell’Intelligenza Artificiale su manifatturiero, retail e sanità

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Il forte impatto dell’Intelligenza Artificiale su manifatturiero, retail e sanità

Dai sistemi di smart manufacturing ai dispositivi per di raccogliere e comunicare i dati biometrici dei pazienti in un futuro non troppo lontano si prevede la completa automatizzazione di una serie di processi svolti dagli esseri umani. E i settori manifatturiero, retail e sanità sono i tre ambiti su cui l’Intelligenza artificiale avrà un impatto maggiore. Le nuove tecnologie, e in particolare l’AI, saranno presto in grado di sostituirsi all’uomo nello svolgimento di alcune mansioni, migliorando al contempo il business aziendale. Ma le aziende che resteranno indietro nell’adozione di queste tecnologie subiranno un gap competitivo difficilmente colmabile. È quanto emerge da una ricerca condotta dall’Università Ca’ Foscari di Venezia, che ha analizzato 183 report per definire l’impatto di Intelligenza artificiale e Blockchain sui modelli di business.

Aumento dell’automazione e ottimizzazione delle linee di produzione

Per il settore manifatturiero il 16% delle fonti esaminate dalla ricerca parla di un aumento dell’automazione nei processi di produzione e dell’ottimizzazione delle linee di produzione. In particolare, questo avverrà creando in misura sempre maggiore sistemi di smart manufacturing, ovvero macchinari con nuove capacità cognitive e di apprendimento in grado di migliorare il monitoraggio, l’auto-correzione dei processi e l’aumento della produzione on-demand, su richiesta.

Prodotti e servizi più personalizzati, e dispositivi per raccogliere i dati biometrici dei pazienti

Nel retail, secondo il 15% delle fonti, queste nuove tecnologie già ora permettono di offrire prodotti e servizi più personalizzati, di incrementare l’engagement del cliente e aumentare le vendite. Il maggior impatto però sarà nel settore sanitario (13% delle fonti), dove la possibilità è quella di monitorare lo stato di salute dei pazienti, sia all’interno degli ospedali sia presso le abitazioni private, grazie a dispositivi in grado di raccogliere e comunicare i dati biometrici dei pazienti, riporta Ansa.

AI, un contributo potenziale di 15 trilioni di dollari nel 2030

“Le aziende che per prime adotteranno tali tecnologie, integrandole nelle proprie strategie aziendali, creeranno un gap competitivo difficilmente colmabile dalle altre – spiega Carlo Bagnoli, docente e ideatore dello Strategy Innovation Forum, che ha realizzato il report -. Secondo Gartner (la società di consulenza strategica, ricerca e analisi nel campo della tecnologia dell’informazione) il 59% delle aziende non ha ancora formulato vere e proprie strategie di Intelligenza Artificiale – continua Bagnoli – ma ormai è chiaro che questa tecnologia produrrà i maggiori cambiamenti nel mondo del business”.

Tanto che nel 2030 potrebbe apportare un contributo potenziale di 15 trilioni di dollari all’economia mondiale.

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Perché è importante il timbracartellini in azienda?

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Grazie ad un marcatempo timbracartellini è possibile consentire ai propri dipendenti di segnare in maniera precisa e rapida il proprio orario di ingresso e di uscita dalla sede in cui l’attività lavorativa viene svolta.

Infatti, all’interno della gestione delle presenze, è molto importante che vi sia un timbracartellini per fare in modo che l’organizzazione aziendale possa sempre essere efficace, e per questo avere sempre la possibilità di andare a certificare quelli che sono gli orari di lavoro effettivamente svolti dai propri dipendenti.

Un timbracartellini rende più facile il lavoro del settore contabilità

Si tratta anche di una questione di sicurezza in quanto in caso di evacuazione, grazie ad un sistema di questo tipo, è possibile sapere con esattezza quali persone sono ancora all’interno dell’edificio. Inoltre, un timbracartellini va anche a snellire il lavoro di ufficio e di amministrazione, in quanto consente di andare a contabilizzare le ore lavorative di ciascun dipendente in maniera davvero semplice ed immediata.

I modelli proposti da Cotini srl vanno anche ad evidenziare, tramite apposito asterisco, quelle che sono le anomalie come ad esempio un ingresso ritardato al lavoro o una uscita anticipata, e andare così a facilitare il lavoro di quanti lavorano nel settore contabilità.

Un controllo efficace e costante

Di fatto, dunque, un timbracartellini svolge un’importante funzione da intermediario tra azienda e dipendenti, in quanto consente al datore di lavoro di poter avere quotidianamente un report completo su quelle che sono le presenze dei propri dipendenti e dunque rendere più efficace anche l’analisi dei costi.

In ultima analisi, un timbracartellini è uno strumento perfetto anche per fare in modo che gli orari di lavoro vengano rispettati in maniera scrupolosa, nonché per monitorare periodi di ferie, permessi di astensione dal lavoro e variazioni agli orari di lavoro che saltuariamente i singoli dipendenti possono richiedere.